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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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29/08/2026
( 393 letture )
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Esistono cambi di formazione che costringono una band a ricominciare da capo e altri che, al contrario, le permettono finalmente di mettere a fuoco ciò che aveva inseguito per anni. Nel caso dei DGM, l’ingresso di Simone Mularoni al posto dello storico chitarrista e fondatore Diego Reali appartiene decisamente alla seconda categoria. Pubblicato nel 2007, Different Shapes non è soltanto il primo album con il nuovo axeman, ma rappresenta uno degli snodi fondamentali dell’intera discografia del gruppo romano: il disco nel quale il passato progressive hard rock della band viene definitivamente rielaborato in una forma più moderna, muscolare e internazionale. Il cambiamento è tutt’altro che marginale. Con l’uscita di Reali, ultimo dei tre fondatori ancora presente nella formazione, si interrompe il legame diretto con il nucleo dal quale era nato l’acronimo DGM. Contemporaneamente, anche il tastierista Fabio Sanges lascia il posto a Emanuele Casali. A garantire continuità rimangono la sezione ritmica composta da Andrea Arcangeli e Fabio Costantino e, soprattutto, Titta Tani, qui alla propria ultima prova in studio con la band.
Proprio questa sovrapposizione tra inizio e conclusione rende Different Shapes particolarmente significativo: è il primo capitolo della futura identità strumentale dei DGM, ma anche l’atto finale dell’era Tani. Una formazione destinata a durare lo spazio di un solo album, eppure capace di produrre quello che può essere considerato probabilmente il lavoro più completo della prima parte della carriera del gruppo. L’impronta di Mularoni si avverte immediatamente. Il chitarrista non cerca di riprodurre lo stile di Reali, ma introduce un suono più compatto e contemporaneo, fatto di riff scanditi con precisione, frequenti accelerazioni e assoli tecnicamente impeccabili. Il nuovo arrivato porta con sé un approccio più duro e moderno, ma anche una notevole sensibilità melodica, contribuendo a definire quella sintesi tra potenza, tecnica e accessibilità che diventerà centrale nei lavori successivi. Il salto rispetto al passato non consiste soltanto nell’aumento della pesantezza. Le composizioni appaiono più compatte e concentrate, con una maggiore attenzione alla continuità tra strofe, ritornelli e sezioni strumentali. La tecnica rimane un elemento centrale, ma viene generalmente utilizzata per rafforzare le canzoni invece di trasformarle in semplici dimostrazioni di abilità. La prestazione di Titta Tani merita un discorso a parte. Il cantante affronta il materiale con sicurezza, alternando registri alti, linee melodiche e passaggi più ruvidi. Nei brani costruiti attorno al ritornello la sua voce conserva calore e riconoscibilità, mentre nelle sezioni più tese riesce spesso a sostenere la pressione delle chitarre senza arretrare. Non tutto, però, funziona allo stesso livello. Quando la scrittura forza eccessivamente l’aggressività, il timbro appare meno naturale e le harsh vocals sembrano applicate dall’esterno anziché appartenere realmente al suo linguaggio. Non si tratta di una prova insufficiente, tutt’altro, ma di un’interpretazione a tratti meno duttile di quanto richieda la nuova direzione musicale. Si inizia con New Life, e, come il titolo recita, chiarisce subito il cambio di passo. Dopo una breve introduzione, il brano parte con riff serrati, doppia cassa e un’alternanza efficace tra pressione ritmica e aperture melodiche. È una opener costruita per presentare la nuova versione dei DGM: più pesante, più rapida e meno legata alla patina progressive hard rock dei primi lavori. Il ritornello è immediato senza risultare banale e Mularoni trova già spazio per mostrare una tecnica funzionale alla canzone, non ridotta a semplice esibizione. Ancora più convincente è The Alliance, una delle composizioni meglio equilibrate dell’album. Il riffing moderno si intreccia con le tastiere e con un refrain capace di restare impresso senza sacrificare complessità. Qui il gruppo riesce a combinare aggressività, melodia e dinamica con grande naturalezza. Anche Tani offre una prova efficace, sostenendo le linee vocali più energiche senza perdere definizione. Some Day, One Day prosegue lungo coordinate power metal, mantenendo velocità e tensione. Le variazioni ritmiche impediscono alla struttura di diventare troppo prevedibile, anche se il brano risulta meno personale rispetto ai primi due. L’esecuzione rimane di livello elevato e il ritornello svolge bene la propria funzione, ma la sensazione è quella di una composizione costruita con mestiere più che di un episodio realmente imprescindibile. Il disco cambia decisamente passo con Unkept Promises: è uno dei momenti migliori per valutare la voce di Tani, che interpreta il brano con misura, trovando un buon equilibrio tra energia e malinconia. Gli arrangiamenti sono ricchi ma leggibili, mentre il lavoro congiunto di chitarra e tastiere dimostra quanto la nuova formazione sia già affiatata. Collocata al centro della scaletta, The Fallen Angel rappresenta il principale momento di decompressione. L’introduzione pianistica apre una semi-ballad che rischia inizialmente di scivolare in territori eccessivamente sentimentali, ma viene progressivamente irrobustita dalle chitarre e da un crescendo ben calibrato. La durata, tuttavia, appare decisamente eccessiva rispetto alle idee sviluppate e finisce per diluire parte dell’impatto emotivo. Mularoni costruisce uno dei suoi interventi solistici più espressivi, rinunciando almeno in parte alla pura velocità, mentre Tani offre una prova sentita, pur senza possedere sempre la morbidezza necessaria per valorizzare pienamente le sezioni più intime. Con Peace of Mind il disco compie una brusca inversione. Il riffing assume tonalità quasi thrash, la ritmica accelera e fanno la propria comparsa le harsh vocals. Dal punto di vista tecnico il brano è eseguito in maniera ineccepibile e testimonia la volontà dei DGM di esplorare territori più estremi, anche se il risultato appare forzato e fuori contesto. L’aggressività sembra diventare un obiettivo anziché uno strumento espressivo e le parti vocali ruvide mal si integrano sia con il timbro di Tani sia con la natura prevalentemente melodica dell’album. Frontiers recupera immediatamente equilibrio, affidandosi a orchestrazioni più ampie e a una scrittura melodica nella quale le tastiere assumono un ruolo centrale senza oscurare la chitarra. Il brano si sviluppa con fluidità e consente a Tani di tornare su registri più congeniali. Il ritornello non possiede l’impatto di quelli di The Alliance o Unkept Promises, ma l’eleganza dell’arrangiamento ne fa uno degli episodi più rappresentativi del lato progressive del disco. Signs of Time riporta in primo piano velocità e doppia cassa. La matrice prog-power è evidente, tra cambi di tempo, inserti di tastiera e una struttura pensata per alternare immediatezza e virtuosismo. Non tutte le transizioni risultano memorabili e alcuni passaggi seguono formule già ascoltate all’interno dell’album, ma la qualità esecutiva e la precisione dell’insieme mantengono alto il livello. Più diretta è Close to You, brano veloce e aggressivo nel quale il gruppo riduce le divagazioni progressive per concentrarsi sull’impatto. Tani spinge la voce verso registri più potenti, sostenendo con energia un arrangiamento dominato dalla sezione ritmica e dalle chitarre. La canzone funziona soprattutto per compattezza, ma conferma anche come il disco tenda occasionalmente a insistere sulla velocità più del necessario. La conclusiva A Man I'll Never Be recupera, infine, una forma più classica di progressive metal. Il dialogo tra chitarra e tastiera e la maggiore articolazione dello sviluppo riportano in primo piano la componente tecnica del gruppo. È un brano meno audace rispetto ad altri, ma anche uno dei più completi: melodia, intensità e virtuosismo trovano un punto d’incontro convincente, permettendo all’album di chiudersi con una sensazione di equilibrio anziché con l’ennesima accelerazione.
Con Different Shapes i DGM non si limitano a superare il precedente Misplaced: costruiscono le fondamenta della band che conosceremo negli anni successivi. La precisione di Mularoni, le orchestrazioni di Casali e la solidità della sezione ritmica anticipano chiaramente la crescita che proseguirà con Frame e troverà ulteriore maturazione in Momentum. Manca ancora, tuttavia, una completa uniformità tra il nuovo linguaggio strumentale e la componente vocale. Titta Tani lascia la band con una prova complessivamente solida e spesso convincente, soprattutto quando può lavorare su melodia, potenza controllata e ritornelli ampi. Nei passaggi più estremi emergono invece i limiti di un approccio che non sembra appartenere fino in fondo alla sua natura. L’arrivo successivo di Mark Basile renderà il suono dei DGM più omogeneo e versatile, ma ciò non riduce il valore di questo ultimo capitolo dell’era Tani.
Tracce imperdibili: New Life – The Alliance – Unkept Promises – Frontiers
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2
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Grande album, uno dei migliori della discografia. Personalmente mi piace un filo di più di Misplaced e un po’ meno di Hidden Place. Bellissima specialmente la prima parte, con pezzi come New Life e Unkept Promises. Anche la ballad ha un bellissimo refrain. Comunque i quattro con Titta Tani alla voce sono tutti da avere. Ciò non toglie che anche dopo abbiano fatto cose di alto livello, vedi per esempio The Passage. Voto 87 |
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1
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Ottimo lavoro come quasi sempre, ma la creatività e l\'estro dei due album precedenti cala leggermente. Con la dipartita di Titta Tani e da Frame in poi la band perderà un bel po\' di personalità e le produzioni diverranno sempre più prevedibili e omogenee. Saranno più perfetti tecnicamente parlando ma perderanno quell\' unicità che fino a questo album li aveva comunque resi una piccola perla del panorama metal Made in Italy e non solo. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. New Life 2. The Alliance 3. Some Day, One Day 4. Unkept Promises 5. The Fallen Angel 6. Peace of Mind 7. Frontiers 8. Signs of Time 9. Close to You 10. A Man I'll Never Be
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Line Up
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Titta Tani (Voce, Cori) Simone Mularoni (Chitarra, Orchestrazioni, Cori) Emanuele Casali (Tastiera) Andrea Arcangeli (Basso) Fabio Costantino (Batteria)
Musicista Ospite: Andrea Casali (Cori)
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