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Epicurean - A Consequence of Design
29/08/2026
( 381 letture )
Di tutti i segreti ben custoditi nel cassetto degli heavy-ricordi, ritroviamo sicuramente il sestetto di Minneapolis. Band a dir poco travagliata, gli Epicurean si sono formati, sciolti e riformati diverse volte (2001-2002, 2003-2011), e proprio questa tendenza ballerina li ha portati a finire la corsa anzitempo, con ancora molto da dire e parecchia benzina nel serbatoio. Ma procediamo con criterio: spuntano fuori nel 2001 e nel 2003 escono allo scoperto con il misconosciuto V.II R.VI tramite JCM, ma è nel 2006 che le cose si fanno serie e la legna inizia ad ardere, grazie al possente e multisfaccettato semi-concept The Consequence of Design (ristampato dalla Metal Blade con due brani in più nel 2008), un monolite di oltre 60 minuti che ci prende per mano e ci scuote con veemenza, attraversando una marea di sfaccettature sonore con un bel po’ di materiale interessante. Astuti e di difficile classificazione, gli Epicurean, formati da John Laramy (voce), John Major e Jared Mills (chitarre), Jared Schneider (tastiera), Eli Pete (basso) e John Gensner si liberano di schemi fissi ed etichette per abbracciare la loro musica senza nascondere le influenze.

Parte così l’interessante intreccio prog/power di The Author and the Architect e rimaniamo piacevolmente colpiti e spiazzati: un bel mix di nuovo e “già sentito” ci attacca alla gola con elegante delicatezza agropiccante. Come se Children of Bodom, Norther e Freedom Call avessero preparato una pietanza a base di death melodic, power melodico e progressive. Una roba che sfiora il borderline e ne esce in qualche modo vincente contro tutte le previsioni. Tastiere barocche duettano con riff e assoli neoclassici, mentre il buon John Laramy si diletta con growl, scream, harsh e una piacevolissima voce pulita. John Major piazza diversi assoli memorabili e i riff di melodeath di Jared Mills vengono perfettamente accompagnati e supportati dalla sezione ritmica. In un buon divenire si muove anche la successiva Behind the Chapel Walls che rincara la dose con una massiccia iniezione di Bodom-ritagli, contro-cori patinati e doppia cassa a go-go. Un brano meno impegnato e decisamente più orientato alla forma del singolo (nonostante la durata), Chapel Walls strizza l’occhio al metal-core dei primi 2000 anche per l’impostazione strofa/voce, salvo poi riprendersi i barocchismi e le progressioni prog/power. L’accelerazione prima del bridge è una piacevole digressione da scapocciamento e la lunga porzione strumentale non delude, evidenziando chitarre soliste e tastiere. La marcia prosegue nello stesso senso con la bella introduzione melodico-chitarristica di The Burden of Eternity, altro brano lungo e strutturato che si concede tempi medi, aperture atmosferiche, brevi accelerazioni e parecchi richiami ai Children of Bodom di Hatebreeder. Ogni deviazione sonora è ponderata e ben inserita e, nonostante alcune svisate di troppo dovute alla voglia di brillare, non possiamo non godere delle atmosfere caleidoscopiche. Una lunga porzione strumentale ci guida verso le sinfonie direttamente in grembo alla iper-pomposa Illumination (dal retrogusto Dimmu Borgir) e Dividing the Distance, brano dalle fosche tinte prog/death che riprende alcune caratteristiche di The Author and the Architect e mette in bella mostra una muscolatura fatta di riff al granito. La prova vocale di John Laramy, qui un po’ forzata, non fa decollare veramente il brano, confinandolo nella media. Un peccato, perché la fuga sulla tre-quarti è da brividi. Le tastiere gotiche di Of Malice and Majesty sono tinte di black sinfonico nonostante il brano si discosti parecchio da Illumination, creando un perfetto bilanciamento tra power, death e tecnicismi progressivi (il finale è molto vicino ai Threshold).
Potremmo rimproverare una certa ridondanza stilistica agli Epicurean, ma l’imprinting di The Consequence of Design è proprio questo: teatralità al servizio dell’anima metallica. Potevano esserci alcuni tagli e un editing maggiore? Certamente, e la lunghissima Anathema: The Gatekeeper è l’esempio perfetto. Tra chitarre acustiche, un’intro strumentale dilatata e le sovrastrutture sinfoniche (che qui raggiungono la grandeur) dimostrano che gli americani vogliono lasciare un’impronta convincente e personale. Pur imperfetta, Anathema si palesa come il brano più “avanti” del lavoro anche a livello melodico (il primo assolo è semplicemente strepitoso in quanto a pathos ed emozione), mentre il finale dell’opera -costruito su To Cast the Mourning Shadow e Departure- non fa che confermare tutte le buone impressioni avute durante l’ascolto di The Consequence of Design, con un epilogo/contenitore che mescola alle perfezione gli influssi melodeath con il power sinfonico e gli spunti progressivi. E se To Cast the Mourning Shadow è a briglia sciolta e forse troppo condita, Departure si manifesta subito come la chiosa (im)perfetta anche grazie a un refrain sognante.

Concludendo, The Consequence of Design è un piccolo-grande album che ha pienamente meritato la ristampa ‘08 con mamma Metal Blade e, nonostante la travagliata (a dir poco) carriera dei Nostri, merita in toto la vostra attenzione. Il consiglio non è per tutti, però: album complesso e ridondante, ricchissimo e lungo. Un po’ di ruffianeria del periodo, nostalgie melodeath e power/prog metal anni ’90 e chi più ne ha più ne metta. Insomma, una raccolta completa che -a tratti- esalta. Un gioiellino grezzo trovato sotto le macerie dei tempi andati. Sembra ieri, ma sono passati vent’anni. Benvenuti nel mondo moderno.

If I gave all control, the destructive love we hide will be defined in the shadow of mourning to come. Where I stand free before life, for the first time I'll bask in its glow with all of my soul



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
78 su 1 voti [ VOTA]
Transcendence
Domenica 30 Agosto 2026, 18.30.07
2
Album del 2006, di 20 anni prima, errore nella data a dx.
Skydancer
Domenica 30 Agosto 2026, 17.42.19
1
Bellino bellino, non lo conoscevo, nulla di trascendentale ma l\'ascolto scorre via che è un piacere nonostante la durata. Confermo il 79
INFORMAZIONI
2006
JCM / Metal Blade
Symphonic Death
Tracklist
1. The Author and the Architect
2. Behind the Chapel Walls
3. The Burden of Eternity
4. Illumination
5. Dividing the Distance
6. Of Malice and Majesty
7. Anathema: The Gatekeeper
8. To Cast the Mourning Shadow
9. The Departure
Line Up
John Laramy (Voce)
John Major (Chitarra)
Jared Mills (Chitarra)
Jared Schneider (Tastiera)
Eli Pete (Basso)
John Gensner (Batteria)
 
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