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Triosphere - Oceans Above, Stars Below
19/09/2026
( 1856 letture )
Dopo dodici anni, i Triosphere tornano a farsi sentire con un album che riprende un discorso rimasto sospeso, appunto, parecchio tempo fa, cercando allo stesso tempo di aggiornarne le coordinate. La formazione norvegese ha sempre occupato una posizione piuttosto particolare all'interno del panorama heavy, grazie a una miscela nella quale potenza, melodia e progressioni più elaborate convivono senza che nessuno di questi elementi riesca a prendere completamente il sopravvento sugli altri.
La lunga pausa avrebbe potuto lasciare qualche segno, soprattutto considerando quanto tempo è trascorso dall'ultimo The Heart of the Matter, ma Oceans Above, Stars Below dimostra una band ancora perfettamente consapevole delle proprie qualità. Marius Bergesen e Ida Haukland, affiancati da Tor Ole Byberg e Kenneth Tårneby, hanno mantenuto una formazione stabile e questo equilibrio si riflette anche nel modo in cui le composizioni vengono sviluppate. Ogni musicista dispone di uno spazio adeguato, ma il risultato rimane sempre orientato verso la canzone.

L'apertura affidata a Premonition ha soprattutto il compito di introdurre gradualmente l'atmosfera del disco. L'arpeggio iniziale cresce fino a lasciare spazio a Of Tyrants, dove i Triosphere entrano immediatamente nel vivo con chitarre pesanti, una sezione ritmica incisiva e una voce capace di conservare grande nitidezza anche quando la musica aumenta la propria intensità. Il brano mette subito in evidenza una delle caratteristiche fondamentali della formazione, ovvero la capacità di accostare energia e ricerca melodica senza trasformare la tecnica in semplice esibizione.
La title track Oceans Above, Stars Below prosegue lungo questa strada, alternando momenti più aggressivi ad aperture maggiormente articolate. Le chitarre di Marius Bergesen e Tor Ole Byberg costruiscono un tessuto ricco di variazioni, mentre la sezione ritmica mantiene una precisione quasi geometrica. La complessità rimane comunque abbastanza controllata e questo permette al brano di conservare una buona immediatezza anche nei passaggi più elaborati.
Con Monster's Ball emerge invece il lato più esplosivo della band. Il riff possiede un'impronta decisamente heavy e la struttura punta con maggiore decisione sulla melodia vocale, arrivando a un ritornello facilmente memorizzabile. È uno dei brani nei quali il gruppo riesce a trovare il compromesso più efficace tra le proprie ambizioni progressive e una forma più immediata, evitando che la ricercatezza finisca per appesantire l'ascolto.
Più articolata è Through the Phantom Wall, dove le diverse componenti del sound vengono messe in relazione con maggiore libertà. La chitarra passa da soluzioni muscolari a passaggi più raffinati, mentre la batteria di Kenneth Tårneby accompagna i cambiamenti con grande precisione. Anche in questo caso, tuttavia, la band dimostra di avere ben presente la necessità di mantenere una direzione riconoscibile all'interno del brano.
Shorelines sposta il baricentro verso una dimensione più accessibile a tutti. La composizione perde parte dell'urgenza dei pezzi precedenti e lascia maggior spazio alla voce di Ida Haukland, sempre molto personale e capace di passare da un'impostazione energica a una più morbida. Il contributo delle chitarre rimane comunque importante, soprattutto quando arriva il momento dell'assolo, caratterizzato da un'impronta bluesy che introduce una sfumatura diversa rispetto al resto del disco.
Il percorso va avanti con Lightning in a Bottle, altro episodio nel quale il gruppo guarda maggiormente all'heavy melodico. La composizione è ben costruita e possiede una buona fluidità, anche se proprio qui iniziano a emergere alcuni dei limiti dell'album. I Triosphere sanno perfettamente come muoversi all'interno del proprio linguaggio, ma in diversi passaggi la sensazione è quella di ascoltare una formula ormai consolidata, riproposta con grande professionalità ma con una capacità di sorpresa più contenuta.
Encore rappresenta invece uno dei momenti più atmosferici della scaletta. La componente sinfonica viene utilizzata per ampliare il respiro della composizione e la voce assume un carattere più raccolto. La posizione all'interno della sequenza aiuta inoltre il brano a funzionare come momento di pausa prima della ripartenza, mostrando un lato più introspettivo della band.
Tra gli attimi più convincenti troviamo anche Embers, dove le chitarre tornano protagoniste e la costruzione melodica riesce a imprimersi con maggiore facilità. Il ritornello possiede una buona capacità di presa e il lavoro strumentale mantiene un livello tecnico elevato senza compromettere l'equilibrio generale. È uno dei brani che meglio rappresentano la natura del disco, sospesa tra heavy metal tradizionale, power e aperture progressive.
Con Orpheus' Bane il gruppo introduce una componente più cupa, mentre Cadence of Chaos accentua ulteriormente gli aspetti drammatici e malinconici. Sono composizioni che contribuiscono a dare profondità alla scaletta, anche se alcune soluzioni risultano meno immediate rispetto ai momenti più diretti dell'album. Gjenklang chiude invece il percorso lasciando emergere una dimensione più raccolta, quasi contemplativa, coerente con il carattere complessivo dell'opera.

Uno dei punti di forza dei Triosphere rimane senza dubbio l'intesa tra i musicisti. Le due chitarre possono muoversi con grande libertà, passando dalle ritmiche più pesanti agli interventi solistici, mentre basso e batteria forniscono una base estremamente precisa. Ida Haukland rappresenta però il vero elemento distintivo della formazione. La sua voce possiede un timbro riconoscibile e soprattutto una notevole capacità di adattarsi alle differenti situazioni, contribuendo tanto ai passaggi più energici quanto a quelli più delicati.
Anche la produzione contribuisce alla buona riuscita dell'album. Il suono è pulito, potente e sufficientemente dettagliato da permettere di distinguere le numerose sfumature presenti negli arrangiamenti. Le chitarre mantengono il giusto peso, la batteria conserva una buona definizione e la voce rimane sempre in primo piano senza risultare eccessivamente dominante.
Il limite principale di Oceans Above, Stars Below riguarda invece la capacità di spingersi davvero oltre quanto già mostrato dalla band. Dodici anni rappresentano un periodo enorme per qualsiasi gruppo e un ritorno dopo una pausa simile porta inevitabilmente con sé aspettative elevate. I Triosphere tornano con un lavoro solido, curato e tecnicamente molto valido, ma raramente riescono a dare la sensazione di avere completamente reinventato il proprio approccio. Le contaminazioni sono numerose e ben integrate, mentre l'effetto sorpresa rimane più limitato.
Oceans Above, Stars Below è sicuramente un ritorno convincente per una band che evidentemente ha ancora qualcosa da dire. La qualità dei musicisti è fuori discussione, la voce di Ida Haukland continua a rappresentare un valore aggiunto e diversi brani possiedono una scrittura di buon livello. Il disco alterna potenza, melodia, passaggi progressivi e momenti più atmosferici mantenendo una discreta coesione, anche quando la formula tende a diventare prevedibile.
Per chi conosce già i Triosphere, questo nuovo capitolo offre quindi motivi sufficienti per tornare ad ascoltarli, mentre chi non ha mai seguito la formazione norvegese può trovare in Oceans Above, Stars Below un buon punto di accesso alla loro musica. Dodici anni di attesa hanno prodotto un album maturo e ben suonato, capace di confermare le qualità della band senza però consegnarci un'opera destinata a cambiare le coordinate del genere. Un ritorno riuscito, dunque, con qualche ottimo episodio e una solidità generale che merita attenzione, pur lasciando spazio a qualche rimpianto per ciò che avrebbe potuto osare in più.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
81.8 su 5 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2026
Frontiers
Heavy
Tracklist
1. Premonition
2. Of Tyrants
3. Oceans Above, Stars Below
4. Monster's Ball
5. Through the Phantom Wall
6. Shorelines
7. Lightning in a Bottle
8. Encore
9. Embers
10. Orpheus' Bane
11. Cadence of Chaos
12. Gjenklang
Line Up
Ida Haukland (Voce, basso)
Marius Bergesen (Chitarra)
Tor Ole Byberg (Chitarra)
Kenneth Tårneby (Batteria)
 
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