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Tokyo Blade - Hoist the Colours High
19/09/2026
( 811 letture )
Ci sono gruppi che alla sigla NWOBHM sono rimasti legati quasi per diritto di nascita, anche quando la loro carriera ha seguito percorsi assai più accidentati rispetto a quelli dei nomi maggiori del movimento. I Tokyo Blade appartengono certamente a questa categoria. Nati nel Wiltshire all'inizio degli anni Ottanta e passati attraverso diverse denominazioni prima di assumere definitivamente quella con cui li conosciamo, hanno consegnato alla storia del metal britannico almeno due dischi che si possono definire seminali sia pure se in una forma grezza e agli albori del genere: l'omonimo Tokyo Blade e soprattutto Night of the Blade. Non hanno mai raggiunto le dimensioni di Iron Maiden ma nemmeno dei Saxon, né la continuità commerciale di altri protagonisti dell'epoca, la loro storia è stata anzi caratterizzata da cambi di formazione, scioglimenti, ritorni e periodi qualitativamente molto differenti. Eppure Andy Boulton ha continuato ostinatamente a tenere accesa la fiamma, e il ritorno di Alan Marsh, voce delle origini, ha restituito alla band una parte importante della propria identità. Negli ultimi anni questa ritrovata stabilità ha prodotto una sequenza discografica sorprendentemente regolare, fino ad arrivare a Hoist the Colours High, pubblicato a poca distanza dal precedente Time Is the Fire. Una produttività encomiabile per musicisti con oltre quarant'anni di carriera sulle spalle, ma anche un'arma a doppio taglio: scrivere molto non significa necessariamente avere sempre qualcosa di indispensabile da dire, e proprio questo è il limite principale di un album che possiede cuore, autenticità e mestiere, ma avrebbe probabilmente guadagnato parecchio da una selezione più severa del materiale.

L'apertura affidata a Screaming Evil è comunque convincente grazie a riff corposo, passo deciso e quell'inconfondibile sapore britannico che riporta direttamente alle radici della band senza trasformarsi in una caricatura nostalgica. Too Wired to Sleep continua su coordinate ancora più esplicitamente NWOBHM, sostenuta da un Alan Marsh inevitabilmente segnato dal trascorrere del tempo ma ancora capace di utilizzare con personalità una voce più ruvida e vissuta rispetto agli anni Ottanta. Get Me Outa This lascia emergere invece quelle armonizzazioni chitarristiche che appartengono alla grande tradizione inglese, con qualche eco dei Thin Lizzy, mentre la maggiormente strutturata title track Hoist the Colours High prova ad assumere dimensioni maggiormente epiche, oltre sei minuti costruiti su riff, cambi d'atmosfera e melodie che funzionano bene, pur senza raggiungere la memorabilità dei classici del gruppo. Tra gli episodi migliori va certamente inserita I'm Gonna Rise, più pesante e moderna nell'impatto, mentre Sweet Desolation rallenta il passo e concede maggiore spazio al feeling chitarristico di Andy Boulton, ancora oggi il vero motore musicale dei Tokyo Blade. When the Hammer Falls è probabilmente il pezzo che più direttamente riporta al DNA della NWOBHM, semplice, quadrato e orgogliosamente old school, e anche Last Man Standing possiede un titolo che sembra quasi autobiografico per una band sopravvissuta a tutto e a tutti. Il problema comincia a manifestarsi con maggiore evidenza nella seconda metà: This Time, Mr. Nobody e Don't Need No More Enemies sono brani dignitosi, ben suonati e costruiti secondo regole che questi musicisti conoscono alla perfezione, ma progressivamente aumenta la sensazione di avere già ascoltato le idee migliori. Devil in the Red Mist recupera mordente e She Was a Soldier possiede una buona componente narrativa e melodica, prima che Wasting My Time chiuda un viaggio arrivato ormai vicino ai settanta minuti. Quattordici canzoni sono semplicemente troppe quando l'ispirazione non rimane costante, e almeno tre o quattro tagli avrebbero probabilmente restituito un album molto più compatto ed efficace. Ed è un peccato, perché Hoist the Colours High non è affatto il disco di una band che continua a incidere soltanto per inerzia. Nei Tokyo Blade esiste ancora un evidente piacere nel suonare heavy metal, e soprattutto Andy Boulton continua a produrre riff con una naturalezza che molti musicisti più giovani potrebbero invidiargli. Anche Alan Marsh, senza tentare inutilmente di nascondere gli anni trascorsi, mette la propria esperienza al servizio delle canzoni e conserva un'identità vocale perfettamente riconoscibile. Il punto è che nel 2026 la sola autenticità non può essere sufficiente per trasformare un disco discreto in un grande disco. Hoist the Colours High possiede diversi buoni momenti, una produzione adeguatamente potente e un'attitudine assolutamente sincera, ma raramente riesce a generare quella scarica elettrica che ancora oggi rende irresistibili brani come If Heaven Is Hell, Night of the Blade, Midnight Rendezvous o Powergame. Soprattutto, la durata eccessiva diluisce le idee migliori e rende più evidente una certa ripetitività strutturale: meno brani e una maggiore capacità di autocensura avrebbero probabilmente alzato sensibilmente il livello complessivo. Rimane comunque ammirevole vedere una formazione della prima ondata NWOBHM rifiutare il ruolo di semplice macchina della nostalgia e continuare a pubblicare materiale nuovo con questa frequenza.

I Tokyo Blade non devono più dimostrare nulla e Hoist the Colours High non aggiungerà molto alla loro leggenda, ma neppure la danneggia, nel complesso è un album onesto, energico e profondamente fedele alla loro storia, con alcuni lampi dell'antico splendore e parecchio mestiere a tenere insieme il resto. Per i fedelissimi sarà comunque piacevole issare ancora una volta la bandiera; per tutti gli altri, i veri tesori della lama di Tokyo continuano a trovarsi soprattutto nel glorioso passato.



VOTO RECENSORE
67
VOTO LETTORI
71.33 su 3 voti [ VOTA]
Dobyk
Venerdì 25 Settembre 2026, 16.59.13
2
Onestissimo come back in formazione originale
Duke
Domenica 20 Settembre 2026, 15.08.47
1
...vedi un po\' chi si rivede.... Lo cercherò....
INFORMAZIONI
2026
Dissonance Productions
Heavy
Tracklist
1. Screaming Evil
2. Too Wired to Sleep
3. Get Me Outa This
4. Hoist the Colours High
5. I’m Gonna Rise
6. Sweet Desolation
7. When the Hammer Falls
8. Last Man Standing
9. This Time
10. Mr. Nobody
11. Don’t Need No More Enemies
12. Devil in the Red Mist
13. She Was a Soldier
14. Wasting My Time


Line Up
Alan Marsh (Voce)
Andy Boulton (Chitarra)
John Wiggins (Chitarra)
Andy Wrighton (Basso)
Steve Pierce (Batteria)
 
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