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Pride of Lions - Unbridled
27/09/2026
( 794 letture )
Tornano sugli scaffali i Pride of Lions, con il loro nuovo album, Unbridled, guidati, come sempre, dall’accoppiata Jim Peterik-Toby Hitchcock. 12 pezzi nuovi di zecca, per quasi un’ora di musica, usciti il 10 luglio scorso per Frontiers Music, prodotti dallo stesso Peterik e mixati da Larry Millas, storico collaboratore del combo. Il presente disco rappresenta il loro ottavo lavoro da studio, una dichiarazione di forza da parte di una delle band più longeve del rock melodico, che con il precedente Dream Higher del 2023, aveva un po’ fossilizzato la propria proposta. Inutile ricordare il curriculum magniloquente di Peterik come mente creativa degli immensi Survivor e della super hit Eye of the Tiger, il quintetto in questione continua a sfoggiare maturità, esperienza e capacità di elevato rango, sin dal loro esordio del 2003, con un singer espressivo e bravissimo come Toby Hitchcock, dietro al microfono. I due bandmaster resistono all’usura del tempo che scorre e pubblicano con il resto del gruppo, a distanza di oltre due decenni dalla loro nascita, un’opera che resta in prima linea nel genere, offrendo costantemente brani ricchi di profondità, emozioni e ritornelli bellissimi e memorizzabili. Anche le tematiche risultano interessanti, Edge of Forever, in particolare, rappresenta un monito riguardo a un pianeta fragile sull'orlo del collasso, esprimendo un concetto ormai condiviso da molti: 'È davvero troppo tardi per tornare indietro nel tempo?' La risposta è: 'No, non se lavoriamo tutti insieme per salvarlo'. Ogni segmento di questa release esprime preoccupazione, ma lascia sempre intravedere all'orizzonte un raggio di speranza per un mondo migliore. Argomenti moderni e al passo con i tempi, dibattuti ormai da tutti i media, con un’idea salvifica, a patto che si faccia davvero qualcosa e in fretta, vero politicanti di tutto il mondo? Musicalmente il platter resta nel solco della melodia e delle song levigate che mostrano, indubbiamente, la classe che scaturisce dagli strumenti e dalla penna creativa degli interpreti, per un coacervo che va ascoltato con attenzione in tutte le sue sfumature.

La titletrack stappa la scaletta con un saggio di bravura del chitarrista Mike Aquino, che si lancia in un mega assolo di un minuto, incalzato poi da una drums battente e da sei corde serrate che lanciano un refrain brillante e un ottimo intermezzo delle key, con una stratificazione melodica da veri maestri; buona la prima insomma. Edge of Forever mostra un AOR con accenti e chitarre vive, andamento da power ballad e temi attualissimi come già anticipato sopra, ottime le armonizzazioni che consegnano un prodotto finale d’atmosfera, con la guitar a fare la voce grossa con inserti e fibrillazioni e un bell’assolo, mentre Don’t Waste a Wish on Me è una slow song pura e sognante, con un cantante in piena forma e una base pianistica brividosa. Una resa da grande canzone dei tempi andati e una sensazione che il genere non morirà mai, fino a quando esisteranno ancora interpreti di calibro assoluto come quelli qui presenti: un piccolo capolavoro per chi ha nostalgia dei decenni trascorsi. 1000 Long Goodbyes gode di vaghe sensazioni western-country mixate a impulsi provenienti della new wave ottantiana inglese, confezionando un brano originale, saltellante, con interventi della guitar azzeccatissimi e assai piacevoli, e un incremento coadiuvato da cori femminili che si elevano e legano ogni centimetro della composizione: finale scintillante e magico. What the Whole World Needs to Know ricalca lo stilema della traccia numero 3 grazie ad un lignaggio aureo che lascia l’ascoltatore pienamente satollo di impronte alla Elton John dei periodi luccicanti, un pezzo meraviglioso fatto di mille incastri e una penna scrittoria de luxe, senza dimenticare il lavoro eccellente di tastiere, basso, e dei cori, con un Hitchcock cantore sommo ed evocativo. I’ll Be Your Rock ha una stesura intermittente in apertura, per poi virare su un anthem AOR con vene palpitanti ed estensione vocale da empireo, il tutto rilegato da una bravura globale emozionante. Hell or High Water è un ritaglio soffice con orchestrazioni soul/rhythm and blues, mantenendo un’anima rock e sfoggiando un’ottima performance vocale del frontman, condita da cori suggestivi. Ride the Lightning è AOR cromato che le radio yankee adoreranno, e si inserisce nel solco del genere con un bagaglio tecnico e compositivo brillante, che richiama alla mente gli alfieri indiscussi del passato. Lose Like a Winner si adegua alla direzionalità del brano precedente, con un paio di fulminei guitar solo scatenati, mentre I Can See in the Dark appare solare, ritmata e corale, sfoggiando un ritornello e arrangiamenti setosi. I Can’t Let Go mostra, ancora una volta, l’intonazione stentorea e profonda del cantante per una traccia americanissima in ogni sua scansione, poi A Mighty Noise fa scorrere il sipario, regalando l’ennesima canzone delicata, con impuntature rock e arrangiamenti tipici della band.

Unbridled, parafrasando il titolo, non è un album senza freni, ciò che si denota rispetto al predecessore è un ammorbidimento generale del sound, con parecchia differenza tra la vocalità di Peterik e quella di Hitchcock. Rispetto all’ultimo disco rilasciato, qui spunta la voglia di variegare maggiormente la proposta in alcuni brani, senza per forza riproporre la ricetta che li ha resi apprezzati e celebri tra i fan del rock melodico. Uscita certamente lodevole e di grande goduria, anche se il tempo passa per tutti, ma la classe racchiusa su questi solchi non è mai in discussione; personalmente lo trovo un disco riuscito anche se alcune sonorità, alla lunga e per qualcuno, potrebbero risultare poco attraenti e con richiamo esiguo. Ad ogni modo, fatte le specifiche del caso, Unbridled risulta un lavoro che farà felici tantissimi fan di questo gruppo, pollice alto per questo nuovo capitolo della saga: i Pride of Lions rappresentano un marchio ormai divenuto certezza di qualità sopraffina.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
81.33 su 6 voti [ VOTA]
Aceshigh
Lunedì 5 Ottobre 2026, 9.42.00
4
Ennesimo ottimo album per i Pride of Lions. Concordo sul fatto che ci sia stato un leggero ammorbidimento rispetto a quanto fatto in precedenza, ma la qualità con Peterik & co. è sempre garantita. Alla fine un paio di pezzi un po’ innocui li si trova anche, ma altri come Edge of Forever o I Can’t Let Go sono tanta roba. Concordo anch’io col voto. 81
Sandro70
Giovedì 1 Ottobre 2026, 13.13.49
3
Grande band ed ennesimo ottimo album. Recensione e voto perfetti.
Vitadathrasher
Mercoledì 30 Settembre 2026, 22.13.59
2
Questa band non mi è mai piaciuta, già in questo genere è facile cadere in una sorta di cliché: una linea sottile tra \"buona\" musica suonata bene e banalità che può cadere nell\'anacronismo. Qui mi trovo ad scoltare un AOR bacchettone con il papillon, sono davvero manieristici, non hanno uno spunto, non gli trovo degni di nota. Voti troppo alti!!
Duke
Mercoledì 30 Settembre 2026, 12.12.33
1
...un altro ottimo lavoro....di un maestro dell\' aor....80....
INFORMAZIONI
2026
Frontiers
AOR
Tracklist
1. Unbridled
2. Edge of Forever
3. Don’t Waste a Wish on Me
4. 1000 Long Goodbyes
5. What the Whole World Needs to Know
6. I’ll Be Your Rock
7. Hell or High Water
8. Ride the Lightning
9. Lose Like a Winner
10. I Can See in the Dark
11. I Can’t Let Go
12. A Mighty Noise
Line Up
Toby Hitchcock (Voce)
Jim Peterik (Voce, tastiere e chitarra)
Mike Aquino (Chitarra solista, acustica)
Bob Lizik (Basso)
Ed Breckenfeld (Batteria, percussioni)
 
RECENSIONI
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