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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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Dozer - In the Tail of a Comet
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27/09/2026
( 240 letture )
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Ascoltare In the Tail of a Comet al giorno d’oggi equivale a sottoporsi all’ennesima dose di stoner rock californiano iper derivativo, ma nel 2000 la situazione era lontano dall’essere ridondante. La Svezia si approcciava per la prima volta ad un genere lontano anni luce dalle atmosfere glaciali che avevano ammantato le fredde lande scandinave, e fu proprio grazie al lavoro dei Dozer che la porta verso le sonorità di Palm Desert venne spalancata. Il full length si approccia in maniera solida all’ascoltatore, catapultandolo in 37 minuti all’interno di una summa del genere, quando ancora tali canoni erano labili e indefiniti. I massimi esempi erano appunto i Kyuss e i Fu Manchu, ma la diffusione era sicuramente inferiore, così come le composizioni rispondevano a ideali di ricercatezza che attualmente risultano automatici e che rinveniamo in quasi ogni stoner record.
È difficile non sentire l’ascendente di John Garcia e Josh Homme, nella voce e nelle chitarre di Fredrik Nordin e Tommi Holappa. Speeder, Inside the Falcon, Riding Machine, la psichedelica Grand Dragon sono allineate a quel genere di sound, mentre Lightyears Ahead vira più in territori fumancheschi. Nonostante tali analogie, vengono piantati i semi che definiranno le composizioni future e che sono già ben più visibili nel terzo album Call It Conspiracy per poi esplodere in Beyond Colossal del 2008; Supersoul è un brano adrenalinico in cui la sezione ritmica, curata da Johan Roackner ed Erik Backwall, martella in maniera insistente e in cui le chitarre divengono acidissime, risultando a distanza di anni tra i brani più rappresentativi del progetto svedese. Il meglio il combo lo esprime proprio nei momenti in cui bpm salgono come in Cupola, ad esempio, in cui anche il riffing e la linea vocale risultano accattivanti. La già citata Speeder per quanto derivativa e rallentata nel suo incedere dimostra una propria identità, impressione replicata anche su High Roller, ancora più monolitica nel suo incedere. La fuzzosa Captain Spaceheart è un’altra bella traccia che trova massima espressione nella fase dei fraseggi, del solo e nelle rullate di Backwall.
In virtù di questo, non vi può essere la volontà di bocciare un disco del genere, bollando magari il progetto come un gruppo clone, perché il tutto va contestualizzato nel periodo in cui In the Tail of a Comet vedeva la luce, primo esempio di una codificazione dello stoner sound europeo, ed è chiarissimo come al giorno d’oggi viene difficile rapportarsi all’esordio dei Dozer in maniera entusiasta, ma il tutto va rivalutato e a loro riconosciuto il merito di aver avviato tali sonorità oltre oceano e permettendo prima a Lowrider, poi a Truckfighters e oggi a Slomosa di affiliarsi a quel sound e di innovare, anche se parzialmente ciò che era stato fatto sottotraccia da questo quartetto che continua con ottimi risultati a propugnare quanto iniziato 26 anni fa.
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Grandi Dozer. Assieme agli Spiritual Beggars e ai Lowrider tra i primi esponenti della scena stoner svedese negli anni novanta, che nel tempo ha regalato band di assoluto rilievo. |
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1
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Ottima band, qui era ancora debitrice del suono dei Kyuss, farà meglio in seguito, pubblicando un paio di album strepitosi. A questo comune 7.5 ci sta |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Supersoul 2. Lightyear Ahead 3. Speeder 4. Inside the Falcon 5. Riding Machine 6. Cupola 7. Grand Dragon 8. Captain Spaceheart 9. High Roller
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Line Up
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Fredrik Nordin (Voce, Chitarra) Tommi Holappa (Chitarra) Johan Roackner (Basso) Erik Backwall (Batteria)
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