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17/11/26
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Drudkh - Blood in Our Wells
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27/09/2026
( 537 letture )
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La musica dei Drudkh possiede una capacità singolare di far emergere le sensazioni più profonde, come volesse scavare un solco nell’ascoltatore, irretito dalla potenza evocativa del combo. Le composizioni degli ucraini, soprattutto in quelle dei primi, storici dischi, non presentano un riff che sia di troppo o che si trattenga più del dovuto, e ogni volta che si pensa che si sia raggiunto l’apice emotivo, la band alza ancor di più l’asticella sfornando un’altra melodia ancor più commovente, che si aggrappa con gli artigli al cuore, incidendolo in maniera permanente.
Anche in Blood in Our Wells, disperazione e tristezza, rabbia e malinconia, maestosità e solitudine si avvicendano e si incontrano così sullo sfondo della natura e delle allegorie che permeano i versi delle poesie in ucraino. Il quarto lavoro del terzetto seguiva le orme lasciatesi dietro dai primi due, eccezionali dischi e dal pur buono, ma forse meno memorabile The Swan Road, andando quindi a consolidare uno stile già distintivo e ben rodato, ma che era ancora ben lontano dal mollare le redini dell’ispirazione, e che pure aveva subito qualche modificazione nel disco del 2005. The Swan Road, indubbiamente inferiore rispetto all’onirico Forgotten Legends e al boschivo Autumn Aurora, aveva infatti provato ad introdurre, con risultati alterni, momenti più violenti e passaggi veloci e in blast-beat, riducendo l’apporto delle tastiere e degli inserti folk, integrati in maniera meno fluida nel tessuto sonoro. Con Blood in Our Wells si tornava invece fermamente su quel black metal melodico e tendenzialmente su tempi medio/lenti che già era diventato trademark di Saenko e soci, in cui pochi riff, ma essenziali e ciascuno studiato con attenzione, si ripetono anche per qualche minuto senza mai stancare grazie all’intensa carica emotiva e, dettaglio non meno importante, agli eccellenti arrangiamenti. Questi permettono a ogni melodia di svilupparsi, di esprimere tutta la propria potenzialità e, al contempo, di puntellarsi di piccole variazioni, armonizzazioni appena accennate, che rendono l’ascolto più interessante pur senza destare dalla catarsi in cui si viene gettati. Le tastiere restano ancora in secondo piano rispetto ai primi due lavori, senza però che questo infici l’atmosfera che permea i brani, mentre i blast beat e le parti veloci tornano, momentaneamente, nel cassetto. Rimangono invece e per certi versi sono anche più presenti, gli inserti di chitarra acustica e di strumenti tradizionali, che in questo caso si arricchiscono anche di passaggi tratti dalla colonna sonora del film Mamay, incentrato proprio sul folklore ucraino. L’approccio epico ed aggressivo che accompagnava dunque le battaglie narrate nel predecessore lascia nuovamente lo spazio alla più pura e intima introspezione, che dopo l’introduzione di Nav’, si materializza con Furrows of God, triste e inesorabile, con i suoi pochi, potenti accordi di chitarra che sembrano stagliarsi sulle foreste ucraine e le delicate sezioni acustiche in cui emergono le tastiere. Il suono è pieno e tagliente come da buona tradizione della band, mentre tutta la raffinatezza nel maneggiare gli strumenti emerge negli assoli di Saenko, che oltre a sfoggiare una tecnica invidiabile costituiscono delle vere e proprie trame sonore, e nel groove e nei fill eccellenti di Amorth, nell’ultima apparizione con la band del batterista morto in guerra nel 2024. Il lirismo dei solos di Furrows of God cede poi il passo a delle sezioni ancor più emozionanti, prima guidate dalla doppia cassa e poi più lente, che lasciano l’ascoltatore ad assorbire tutta l’intensità delle melodie e dei testi sempre ottimamente interpretati da Thurios. Un altro incipit e un assolo memorabili si insinuano tra le note disperate di When the Flames Turn to Ashes, malinconica e sognante, costruita sulle armonizzazioni delle chitarre; poi, giusto il tempo di un ben piazzato intermezzo acustico, che ci introduce ad una seconda parte ancora più lenta e tragica. Dopo un inizio più irrequieto segnato dalla doppia cassa, Solitude, brano più lungo del lotto, si dipana ancora una volta in un andamento ipnotico e commovente dettato dagli arpeggi discendenti e dalle melodie cesellate dalla chitarra solista. Più lineare e distesa invece Eternity, il cui regolare incedere in mid-tempo accompagna alla chiusura epica di Ukranian Insurgent Army, outro strumentale costruito praticamente su soli due, bellissimi riff.
Blood in Our Wells si può quindi a tutti gli effetti designare come il cosiddetto “album della maturità” per i Drudkh, forse più ragionato, meno istintuale rispetto, ad esempio, ad Autumn Aurora, ma egualmente capace di emozionare e di tracciare paesaggi sonori unici. Si tratta anche del disco dove emergono maggiormente intriso delle adesioni politiche del trio, con la dedica ad una figura come Stepan Bandera posta sul retro del CD e l’intitolazione del brano conclusivo che rimanda ad un gruppo militare nazionalista altrettanto controverso. I sentimenti politici non sviliscono però la qualità eccellente del quarto lavoro del combo, che dal punto di vista lirico quanto da quello musicale, rimane incastonato tra la più antica tradizione folk, la ricercatezza poetica e la potenza evocativa del black metal. Un album che rappresenta forse l’ultimo grande apice degli ucraini, che pure si sarebbero ancora espressi ad ottimi livelli nel futuro, senza però forse riuscire ad eguagliare quanto prodotto fino a questo punto.
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4
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Gran bel disco che fa parte di una gran bella discografia. Voto 92. |
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3
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Primo loro Album ascoltato, attirato dalla Copertina.. In questo caso \"l\' abito fa il monaco\".. Per Me, dopo Autumn Aurora, viene questa Uscita come gradimento.. Ho letto un po\' di articoli sulla vita di Stepan Bandera.. Effettivamente personaggio controverso. |
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2
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Tutte le band black vanno ascoltate, e questo è il miglior disco dei Drudkh anche se in verità hanno una grande discografia, ma questo è un capolavoro per me da 90 secco |
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1
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...una delle pochissime bands black ...che vale la pena.... ascoltare... Superlativi...87 pure per me.... |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Навь (Nav') 2. Борозни богів (Furrows of Gods) 3. Коли пломінь перетворюється на попіл (When the Flame Turns to Ashes) 4. Самітність (Solitude) 5. Вічність (Eternity) 6. Українська повстанська армія (Ukrainian Insurgent Army)
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Line Up
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Thurios (Voce, Tastiera) Roman Saenko (Chitarra, Basso) Amorth (Batteria, Tastiera)
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