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Lacrimas Profundere - Lay Me Down O Silent Fear
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03/10/2026
( 641 letture )
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Nel corso della propria carriera una band può arrivare a un punto nel quale deve decidere se continuare a muoversi su territori conosciuti oppure provare a cambiare qualcosa, con tutti i rischi che una scelta del genere comporta. I Lacrimas Profundere hanno deciso di seguire la seconda strada e Lay Me Down O Silent Fear nasce proprio dalla volontà di modificare alcuni equilibri che sembravano ormai consolidati. Una scelta sicuramente coraggiosa, anche se cambiare direzione e riuscire a trasformare questo cambiamento in grandi canzoni non sono necessariamente la stessa cosa. Il nuovo album conserva quella componente oscura che da sempre accompagna la formazione tedesca, ma la inserisce all'interno di un suono decisamente più pesante e moderno. Le chitarre acquistano maggiore importanza, le ritmiche diventano più aggressive, l'elettronica trova molto più spazio e soprattutto la voce di Julian Larre viene sfruttata in tutte le sue possibilità. Ne viene fuori un disco che cerca continuamente di guardare avanti, pur senza riuscire a staccarsi completamente da quanto fatto in passato.
Days of Doom apre il lavoro senza perdere troppo tempo e permette immediatamente di capire quale sia la direzione scelta. Il brano alterna passaggi atmosferici ad altri decisamente più pesanti e mette subito in evidenza la versatilità di Julian Larre, capace di muoversi tra registri differenti con estrema naturalezza. Come apertura funziona, anche se emerge già quella tendenza a inserire parecchie cose all'interno degli arrangiamenti che accompagnerà buona parte dell'album. Con Nevermore la band sembra invece trovare un equilibrio più naturale. Le tastiere tornano a occupare uno spazio importante, le chitarre accompagnano la melodia senza soffocarla e soprattutto riemerge quell'atmosfera notturna che per tanti anni ha rappresentato uno degli elementi più riconoscibili dei Lacrimas Profundere. È probabilmente uno dei brani nei quali passato e presente riescono a convivere meglio, proprio perché la band non sembra avere la necessità di dimostrare qualcosa a ogni costo. Da questo momento il disco inizia però a cambiare pelle con una certa frequenza. Heart I Will Break Before You Break Me spinge maggiormente sulle parti più dure e porta anche la voce verso territori più aggressivi, mentre O Silent Fear concede ancora più spazio all'elettronica. Entrambi i brani permettono di comprendere bene quello che i Lacrimas Profundere stanno cercando di fare, ma allo stesso tempo mostrano quanto non sia sempre semplice trovare il giusto equilibrio tra tutte queste componenti. La title track rappresenta probabilmente uno degli esempi più evidenti. La composizione alterna momenti cupi a sezioni decisamente più pesanti e la produzione cerca continuamente di ampliare il suono attraverso diversi livelli di chitarre e tastiere. L'idea funziona e rende sicuramente il brano più contemporaneo, ma manca quel passaggio capace di imprimersi realmente nella memoria e fare la differenza anche dopo diversi ascolti. Faceless porta questa trasformazione ancora più avanti. La componente metallica prende quasi completamente il controllo, la sezione ritmica diventa più compatta e il riffing assume caratteristiche decisamente moderne. È probabilmente il momento nel quale diventa più chiaro quanto i Lacrimas Profundere siano disposti ad allontanarsi dalla propria zona di comfort. L'impatto non manca, ma proprio qui emerge uno dei principali limiti del disco. Più il gruppo spinge verso determinate sonorità contemporanee, più rischia di perdere parte di quella personalità che lo ha sempre reso facilmente riconoscibile. A Sinful Desire riesce a recuperare un equilibrio migliore attraverso una scrittura maggiormente melodica. Le chitarre rimangono pesanti, ma la voce torna a occupare il centro della composizione e soprattutto aggressività e melodia sembrano convivere senza doversi necessariamente contendere ogni spazio disponibile. Non siamo davanti a qualcosa di particolarmente rivoluzionario, ma è uno dei momenti nei quali il nuovo corso della band appare più convincente. Arcane Promises punta invece maggiormente sull'immediatezza. Il riffing è diretto, la batteria spinge parecchio e il ritornello possiede tutte le caratteristiche necessarie per essere ricordato facilmente. È uno di quei pezzi che probabilmente potrebbero trovare una dimensione ancora migliore dal vivo, mentre ascoltandolo all'interno dell'album emerge una struttura piuttosto prevedibile che ne limita almeno in parte l'efficacia. Con Veil XV i Lacrimas Profundere decidono finalmente di rallentare e il disco ne trae beneficio. La composizione lascia maggiore spazio alla componente emotiva e consente a Julian Larre di mostrare il lato più controllato e melodico della propria voce. Il pianoforte che accompagna la parte conclusiva aggiunge ulteriore profondità e regala uno dei momenti nei quali l'album riesce finalmente a respirare senza sentire il bisogno di riempire ogni spazio. At the End of a Dream Lies the Hope You Once Killed prova invece a raccogliere praticamente tutto quello che abbiamo ascoltato fino a questo momento. Elettronica, chitarre pesanti, atmosfere più cupe e una prova vocale estremamente varia finiscono all'interno di una composizione ambiziosa che cerca di chiudere il cerchio. Il problema è che ancora una volta la quantità di elementi presenti rischia di diventare un limite e il risultato finale finisce per essere meno incisivo di quanto le premesse avrebbero lasciato immaginare.
Ed è probabilmente questa la sensazione che rimane dopo diversi ascolti di Lay Me Down O Silent Fear. Succedono tante cose, forse persino troppe, e non tutte riescono ad avere lo stesso peso. I Lacrimas Profundere conservano una propria identità, ma ogni volta che aumentano la componente più moderna rischiano di avvicinarsi troppo a quelle numerose formazioni che negli ultimi anni hanno costruito il proprio suono sulla combinazione tra riff pesanti, elettronica e parti vocali aggressive. Julian Larre rimane comunque uno degli elementi più interessanti dell'intero lavoro. La capacità di passare con naturalezza da linee melodiche a interpretazioni molto più aspre permette alla band di costruire canzoni e arrangiamenti parecchio differenti tra loro. Quando questa duttilità viene utilizzata al servizio della composizione diventa un valore aggiunto importante. In altri momenti si ha invece la sensazione opposta e sembra quasi che siano le canzoni a essere costruite con l'obiettivo di mostrare tutte le possibilità offerte dalla sua voce. Anche Oliver Nikolas Schmid sembra avere perfettamente chiaro il tipo di suono che vuole ottenere. Le chitarre sono compatte, moderne e molto presenti, mentre la produzione riesce quasi sempre a mantenere un buon equilibrio tra strumenti ed elettronica. Da questo punto di vista è difficile trovare particolari difetti al disco. Il problema nasce quando una confezione sonora così curata deve sostenere composizioni che non sempre possiedono la stessa forza. Il pregio principale di Lay Me Down O Silent Fear rimane quindi la volontà di cambiare. Dopo tanti anni sarebbe stato sicuramente più semplice riproporre ancora una volta le coordinate maggiormente conosciute della band e realizzare un disco rassicurante sia per il gruppo sia per chi lo segue da tempo. I Lacrimas Profundere fanno esattamente il contrario e questa scelta merita sicuramente attenzione. Allo stesso tempo, però, il coraggio di rischiare non può essere sufficiente quando la scrittura non riesce sempre a seguire la stessa direzione con altrettanta convinzione. I momenti migliori arrivano infatti quando le diverse anime della band convivono senza che il loro incontro sembri forzato. Quando il gothic dei Lacrimas Profundere incontra il metal moderno in maniera naturale, il disco riesce a trovare una propria dimensione e mostra alcune idee davvero interessanti. Quando invece la necessità di suonare contemporanei prende il sopravvento, qualcosa della personalità costruita nel corso degli anni inevitabilmente si perde. Lay Me Down O Silent Fear è quindi un album che si fa apprezzare soprattutto per quello che cerca di fare, forse più che per il risultato ottenuto in ogni singolo momento. Le idee non mancano, Julian Larre offre una prova vocale convincente, la produzione è assolutamente all'altezza e alcune canzoni riescono a lasciare il segno. Rimane però una certa discontinuità che impedisce al disco di compiere completamente quel salto di qualità che avrebbe potuto renderlo qualcosa di più. I Lacrimas Profundere dimostrano ancora una volta di non avere alcuna intenzione di vivere semplicemente di quanto costruito in passato e dopo una carriera così lunga non è certamente un aspetto da sottovalutare. Questa volta, però, il cambiamento avrebbe avuto bisogno di canzoni ancora più forti per trasformare una buona intuizione in un album realmente convincente.
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Un album che cerca di introdurre cose nuove. Gruppo sempre molto interessante, |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Days of Doom 2. Nevermore 3. Heart I Will Break Before You Break Me 4. O Silent Fear 5. Agony (In Dread and Dust) 6. Faceless 7. Arcane Promises 8. A Sinful Desire 9. Veil XV 10. At the End of a Dream Lies the Hope You Once Killed
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Line Up
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Julian Larre (Voce) Oliver Nikolas Schmid (Chitarra) Ilker Ersin (Basso) Dominik Scholz (Batteria)
Musicisti Ospiti: Benny Richter (Tastiere)
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