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Green Lung - Necropolitan
03/10/2026
( 591 letture )
Abbiamo avuto modo di conoscere i Green Lung con tre dischi grandiosi, con in particolare gli ultimi due -Black Harvest e This Heathen Land- dalla qualità sopraffina e dalle soluzioni audaci, che avevano fatto apprezzare non poco la band di londinese a livello internazionale, oscillando tra proposte heavy dal piglio settantiano e un’atmosfera occulta originata dal loro legame con la cultura pagana della terra d’Albione, ravvisabile nei loro testi.

Dopo tre anni dal precedente full length, la band capitanata dal frontman Tom Templar torna con un nuovo disco, Necropolitan. Non si perde lo spirito dell’ensemble che affonda ancora di più nella loro etimologia: Green Lung, il polmone verde, deriva infatti da un cartello che indicava come fossero chiamati i sette cimiteri più importanti di Londra, i Magnificient Seven, abbandonati circa cinquant’anni fa alla decadenza dalle compagnie che li gestivano. Quindi, giardini macabri che antiteticamente rendevano viva la città. Con riferimento alle precedenti produzioni la band aveva indicato lo status di questo album, se Woodland Rites infatti era il rituale di primavera, Black Harvest il rito di passaggio autunnale e This Heathen Land l’estate, Necropolitan vuole essere un disco che rappresenta la morte e il gelo invernale, l’assenza della natura in un’atmosfera più “metropolitana”.

Dopo l’intro di Open the Hellmouth, Dance to the Grave si pone come un’ottima opener in piena linea con il sound della band, resa spettrale e doomish dall’utilizzo dell’organo e nella quale vi è un gran lavoro ritmico e di chitarre; in questo frangente la linea vocale assume un valore incredibile soprattutto per la ricercatezza del testo. Anche Black Magick Radio è un ottimo brano occult rock dal riffing accattivante, il ritornello rimane fisso in testa, oscillando tra il sound più classico e uno più moderno. Necropolitan Line ci narra il tema portante del disco, la storia della London Necropolitan Railway, ferrovia che in epoca vittoriana permetteva il trasporto di morenti e defunti al cimitero di Brookwood, situato all’esterno della capitale inglese. E il disco inizia a carburare con questo ibrido quasi psychobilly, con un grande lavoro di tastiera alla fine di ogni riff, ma in cui prevale anche l’influenza dei grandi precursori inglesi -Deep Purple su tutti- riletti con un’impronta gotica. Evil in This House è stato uno dei singoli portanti del disco e, pur essendo un brano discreto, nel lotto appare molto debole pur mantenendo il sound originale dei Green Lung; il riffing in certi momenti interessante, ma risulta più sottotono, riprendendosi sul finale principalmente grazie al solo di organo di John Wright. A seguire viene proposta un interessante ballad come Together in Death che assume importanza grazie all’intuizione chitarristica di Scott Black, sfumando nella sua outro verso Ozymandias, il cui testo è un adattamento del sonetto di Percy Bysshe Shelley, che enfatizzava la dissoluzione degli imperi. La traccia possiede un animo blues oscuro, in cui chitarre fuzzose aprono su un organo settantiano per un brano dall’atmosfera quasi sognante. Alostroel (Be My Babalon) vede il basso di Joseph Ghast in evidenza ad introdurre l’ospite Riley Pinkerton, voce e chitarra dei Castle Rat. La traccia ha ottimi spunti, ma a volte la voce di Tom Templar nel rievocare il titolo della traccia potrebbe risultare ridondante; nota positiva è lo scambio tra chitarra e organo per tutta la traccia, specialmente nel bridge e nei soli che partono da 2:39 che elevano il brano su un altro livello. Dalla prigione di Newgate al patibolo di Tyburn, la ballata To the Gallows Born accompagna il condannato alla forca, passando per l’Angel Inn, la locanda in cui era concesso al prigioniero di bere un goccio prima di andare a morire. Risulta essere una buona traccia, ma vi è l’impressione come le composizioni stiano sfumando sul finale virando su uno stile molto classico in cui a dominare sono la prova vocale di Templar e gli onnipresenti organo e chitarra, con dal lato ritmico l’incedere marziale di Matt Wiseman a guidare la “processione”. Perfettamente adeguato, tra l’altro, l’innesto del canto spiritual nell’outro del brano.

Una nota di merito va anche a Richard Wells, l’artista che si è occupato di tutte le copertine dei Green Lung, che è stato capace anche in questo caso di dare un’atmosfera al disco, riflettendo il contenuto dello stesso prima dell’ascolto, donando un’atmosfera gotica e fantastica. Il lavoro alla produzione di Tom Dalgety, già con i Ghost e Opeth, ma che aveva già avuto esperienza con gli stessi Green Lung, risulta un valore aggiunto in grado di colmare con la cura del sound alcune lacune derivanti da certe scelte compositive. Sia chiaro, Necropolitan è lungi dall’essere un disco brutto, ci sono in alcuni casi scelte stilistiche di assoluto livello e la ricerca lirica è affascinante, tuttavia, nel momento in cui l’asticella viene alzata è lecito, ma forse colpevolmente pretenzioso, aspettarsi di vedere mantenuto il livello invariato. Sembra infatti che le atmosfere delle precedenti produzioni, caratterizzate da scelte sonore stonereggianti, a tratti psichedeliche, in linea con il folklore delle tematiche del disco, siano state sacrificate in funzione di un occult rock più “urbano”. Ciò non vuole essere una critica, anche perché in questo emerge la creatività e la capacità di adattamento della band, capace di portare un clima diverso in base a ciò che si sceglie di trattare, ma sicuramente i picchi raggiunti con il precedente This Heathen land rimangono al momento ineguagliati.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
74 su 2 voti [ VOTA]
Doom Queen
Mercoledì 7 Ottobre 2026, 16.45.44
3
Gli ultimi due album sono andati in calando. Ci sono sempre delle belle canzone, ma non sono riusciti a confermarsi.
Testamatta ride
Lunedì 5 Ottobre 2026, 18.51.58
2
Quando anni fa mi imbattei nel primo ottimo disco percepii del potenziale in questa band. Tuttavia, a distanza di altri tre album, questo potenziale è rimasto parzialmente inespresso. Buona musica, per carità, ma secondo me non c\'è stato un salto di qualità significativo. Uno dei motivi potrebbe anche essere il timbro vocale del cantante, sicuramente particolare ma che dopo un po\' trovo fastidioso e, tra l\'altro, mal si sposa alla loro proposta musicale. Parere mio, ovviamente. Però credo che in generale siano abbastanza apprezzati quindi mi fa piacere per loro.
Lux Chaos
Sabato 3 Ottobre 2026, 23.01.42
1
Per me molto piacevole, sicuramente più a fuoco del predecessore e molto più omogeneo a livello qualitativo
INFORMAZIONI
2026
Nuclear Blast
Heavy/Doom
Tracklist
1. Open the Hellmouth
2. Dance to the Grave
3. Black Magic Radio
4. Necropolitan Line
5. Evil in this House
6. Together in Death
7. Ozymandias
8. Alostrael (Be My Babalon)
9. To The Gallows Born
Line Up
Tom Templar (Voce)
Scott Black (Chitarra)
John Wright (Organo)
Joseph Ghast (Basso)
Matt Wiseman (Batteria)

Musicisti Ospiti
Riley Pinkerton (Voce narrante su traccia 8)
 
RECENSIONI
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