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07/04/26
KREATOR + CARCASS + EXODUS + NAILS
ALCATRAZ - MILANO
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Delirium X Tremens - Belo Dunum, Echoes From The Past
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( 6475 letture )
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Tornano dopo quattro anni di silenzio i deathster veneti Delirium X Tremens e, diciamolo subito, tornano alla grande! Belo Dunum, Echoes From The Past è un album coraggioso, ricchissimo di influenze e riferimenti, un lavoro forse pretenzioso, ma ottimamente realizzato ed in cui ogni componente è dosata al punto giusto.
Cominciamo con il concept lirico, visto che influenza pesantemente anche le scelte compositive: Belo Dunum (probabile etimologia del toponimo di Belluno) è una sorta di omaggio dei Delirium X Tremens alla loro città e alle loro montagne (le Dolomiti, per gli indotti in geografia), passando dal folklore locale di Cazha Selvàrega (la cosidetta "caccia selvaggia", leggenda diffusa in forme diverse in tutta l'Europa continentale) alla storia contemporanea di 33 Days Of Pontificate, ovviamente riferita alla breve esperienza pontificia di Giovanni Paolo I, passando anche per la notissima tragedia del Vajont a cui è dedicato il trittico finale e che ha inevitabilmente cambiato (o distrutto) la vita di un'intera area a cavallo fra Veneto e Friuli. Come già detto, alla base death metal (diciamo un blando technical death, in cui i tecnicismi non intaccano il fluire dei pezzi) si intersecano dverse contaminazioni in tema con le lyrics del pezzo. Si va dal canto gregoriano di 33 Days Of Pontificate fino ad arrivare addirittura al coro alpino di Artiglieria Alpina (esperimento su cui non avrei scommesso una cicca, che si rivela invece riuscitissimo), brano dedicato alla Grande Guerra e impreziosito dal cantato in italiano. A questi si affianca l'uso di strumenti insoliti nella tradizione death, come la fisarmonica di Life Before Nothing o il flauto di An Old Dusty Dream, senza però arrivare a contaminazioni folk metal e lasciando intatto l'impianto puramente death, ambito in cui i Delirium X Tremens se la cavano in modo più che egregio. Non mancano momenti in cui i quattro bellunesi si lasciano prendere dalle sfuriate propriamente extreme, come la breve ma intensa The Guardian o l'ottima Teveròn (The Sleeping Giant) (d'altronde anche la già citata 33 Days, quando ci si mette, pesta di brutto). Unica piccola pecca di tutto l'impianto è la voce di Ciardo, dotato di un solidissimo growl che però si adatta poco ai vari temi trattati. Non si tratta certo di una prestazione monocorde, ma di certo meno versatile di quella del resto della band. La scelta del cantato tipicamente death è perfetta per momenti più bellicosi (in Artiglieria Alpina, ad esempio, in cui premierei anche la scelta della lingua), mentre avrebbe richiesto più espressività per narrare i passaggi più sofferenti, come nel trittico Vajont, 9 ottobre 1963. D'altro canto mi hanno convinto poco le prestazioni in clean vocals, usate per fortuna con molta parsimonia.
Tirando le somme, consiglio sinceramente a tutti di dare una possibilità ai Delirium X Tremens e a questo Belo Dunum, Echoes From The Past, tentativo indubbiamente molto ambizioso, ma davvero riuscito, di piegare e contaminare il death metal in modo inedito ed originale. E vi sembra poco?
Un ultimo, piccolo, spunto di riflessione: sono veramente felice di incontrare una band italiana, prodotta da una label italiana (l'attivissima Punishment 18), che canta in lingua italiana un concept di storia italiana con risultati così alti e personali. In genere non sono un difensore a tutti i costi della scena tricolore, spesso provinciale, litigiosa e dilettantesca, e proprio per questo quando capita un lavoro di tale spessore ne sono davvero fiero. Perchè fa figo parlare dei fiordi oppure delle strade malfamate di South Central Los Angeles, ma a fare i gangster o i vichinghi della domenica in fondo siamo un po' capaci tutti... e allora tanto di cappello, ancora una volta, ad una band che ha deciso di non seguire la via più facile e di non uniformarsi alle mode.
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4
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Un ottimo ritorno per i Delirium X Tremens (band della mia provincia tra l'altro), bella la musica e interessantissime le tematiche trattate come il pezzo sulla marcia dell'artiglieria alpina durante la grande guerra, quello sull'assassinio di Papa Albino Luciani morto dopo soli 33 giorni di pontificato e la minisuite di 3 pezzi sul famoso disastro del Vajont, un elogio a loro per aver parlato di fatti e leggende della provincia di Belluno, bravi! |
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3
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Un ottimo album con un mini concept storico tra i piu drammatici della storia della popolazione di quella zona...Un album molto profondo...fosse uscito in un altra nazione staremmo a gridare al miracolo...Purtroppo non e' cosi e penso che e' stato apprezzato da pochi che ne anno avuto la fortuna..Peccato perche merita davvero tanto! Onore a loro.. |
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2
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Scoperti per caso grazie una mia amica.... Piacevolissima scoperta. lo sto consigliando a tutti miei amici ( che ovviammente possano apprezzare il genere) . Apprezzatissima la rivisitazione di Artiglieria da montagna. e' ormai utilizzata come intro iniziale in molti miei allenamenti. che dire? per chi non l'avesse gia' acquistato e' sicuramente un ottimo ( e poco dispendioso!) investimento. |
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1
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bè una band della mia amata regione, che canta in italiano e fà un ottimo death non posso non supportarla!!! e poi massimo rispetto per il trittico sul vajont, una tragedia che da quando la conosco fin da piccolo mi ha sempre colpito molto e ancora oggi mi fà star male pensare alla fine di tutte quelle persone per le cazzate di poche persone. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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01. I Was 02. Teveròn, The Sleeping Giant 03. The Legend of Càzha Selvàrega 04. Artiglieria Alpina 05. The Guardian 06. 33 Days of Pontificate (Vatican Inc) 07. An Old Dusty Dream 08. Vajont, 9 ottobre 1963 - Life Before Nothing 09. Vajont, 9 ottobre 1963 - cream of 2000 Screams 10. Vajont, 9 ottobre 1963 - The Memory
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Line Up
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Ciardo - Vocals Thomas - Drums Med - Guitar Pondro - Bass Fabio - Live Guitar
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