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Hanging Garden - Isle of Bliss
05/07/2026
( 832 letture )
Pochi gruppi negli ultimi anni hanno saputo cambiare pelle come hanno fatto gli Hanging Garden, mantenendo sempre una qualità mediamente molto alta nelle varie uscite. Specialmente in ambito death/doom/gothic. I finlandesi hanno un talento innato, evidente, che promana irresistibile da ogni composizione. La capacità di vivere intensamente un genere, senza essere schiavi delle regole e senza sentire il bisogno di stravolgerle necessariamente, piegando sempre i vincoli alla propria espressività, fino a essere sempre molto personali, mai totalmente catalogabili pur senza dubbio riconducibili a un alveo ben preciso. Una capacità oltretutto coniugata da una prolificità notevolissima, che dal 2007 a oggi li ha portati a pubblicare nove album e una miriade di singoli ed EP, a cadenza continua. Isle of Bliss arriva dopo tre anni da The Garden, disco che aveva segnato il culmine melodico del gruppo, il punto di massima vicinanza ai canoni del gothic, seppur sempre velato da quell’attitudine prog che è la via di fuga dalle costrizioni di genere sempre coltivata. Caratterizzato da un artwork elegante e minimalista, il disco segna un’ennesima svolta per la band, che decide di non dare seguito a quell’approccio e, seguendo un concept più filosofico e oscuro, punta stavolta a una maggiore aggressività.

Partendo proprio dal concept, che non è una vera e propria storia, ma una comune visione lirica dei testi del disco, i quali tutti si rifanno a contemplazioni sulla solitudine dell’umanità, sui concetti di vita e morte e sui confini e punti di contatto tra i due, è possibile intravedere l’approccio della band a questa nuova creazione. Siamo infatti nell’ambito di un disco introspettivo, volutamente meno ricercato e più diretto, nel quale il gruppo decide di dare spazio a una componente che finora era emersa solo in parte: parlando di solitudine, si spazia tra foreste e cosmo profondo e considerando anche la provenienza geografica della band, appare quasi naturale che il death/doom gotico del gruppo vada quindi ad assorbire una palese influenza black metal nelle proprie composizioni. Una venatura che si esprime tanto nel riffing e nelle atmosfere, quanto nell’uso da parte di Riikka Hatakka di uno scream tipicamente black, che la cantante alterna alle classiche linee melodiche eteree, in contrasto col growl e il cantato in pulito di Toni Hatakka.
Quando si parla di un disco meno ricercato e più diretto, occorre sempre ricordarsi che stiamo parlando degli Hanging Garden e, quindi, la stratificazione sonora e la complessità degli arrangiamenti è sempre molto elevata, in realtà. Ma si esprime volutamente anche attraverso passaggi spietati e freddissimi, che vanno ad amalgamarsi al consueto immaginario gothic, in una formula piuttosto originale e davvero ben riuscita, a conferma dello straordinario talento del gruppo, che sembra davvero non conoscere (o riconoscere) limiti.
L’approccio è evidente sin dalla prima To Outlive the Nine Ravens, posta non a caso in apertura, con riffing black, tremolo, blast beats e scream subito protagonisti e poi contrastati dalle voci in pulito dei due cantanti e dal growl di Tony. L’arpeggio che spezza l’assalto introduce l’elemento atmosferico e siamo solo al secondo minuto di un brano che ne raggiunge quasi sette e che cambia continuamente pelle con una tensione clamorosa e una commistione di generi che lascia spiazzati ai primi ascolti, ma funziona dannatamente bene una volta che l’orecchio dell’ascoltatore si arrende all’evidenza. In questo caso, il limite è davvero solo in chi si dovesse approcciare al tutto in maniera rigida e accademica. Il brano in sé è spettacolare. Sempre aperta dallo screaming anche Eternal Trees of Turquoise, ma qui l’approccio è palesemente più introspettivo e dolente, con arpeggi, cori e sintetizzatori che accompagnano la veemente base ritmica e le intense aperture gotiche che spezzano l’aggressività, mentre i due cantanti mostrano tutta l’ampiezza del proprio repertorio, cambiando registro e duettando in maniera entusiasmante. Davvero ben fatto. Pienamente gothic invece la titletrack, tra distorsione, arpeggi, archi sintetizzati e malinconici fraseggi solistici. In To the Gates of Hel la componente epica gioca un ruolo fondamentale e la disperata marcia si fa pesante ed eroica, seppur sempre stemperata da arpeggi e parti in pulito, che forse durano appena un po’ troppo sul finale. Decisamente bella The Death Upon Our Shoulders, ancora giocata sull’alternanza tra pulito e distorto, anche nelle parti vocali, con una melodia praticamente perfetta, magniloquente e dolorosa al tempo stesso, malinconica e nostalgica. La componente black, mai sopita, riemerge anche nel riffing della successiva The Blights Nine, che mostra un arrangiamento complesso e molto articolato, ma anche una maggiore veemenza rispetto ai brani precedenti e la sempre ottima dinamica tra le due voci. Un’aggressività che torna protagonista in Arise, Black Sun, seppur sempre accompagnata dalle nolenti note del piano e dai rallentamenti tipici del gothic/doom, sui quali Rikka è costante protagonista. E’ in brani come questo che si apprezza l’enorme talento del gruppo nel costruire le canzoni e gli arrangiamenti, belli e non scontati, melodici e potenti al tempo stesso. Her Warning Light apre con la distorsione, ma è la voce in pulito di Rikka su un tappeto di sintetizzatori che introduce la strofa e il refrain ipermelodico e tipicamente gothic funziona dannatamente bene, per una delle tracce più ruffiane e riuscite dell’album. Chiude Beneath the Fallen Sky e, come spesso avviene, si tratta di una delle tracce più raffinate e ricercate, con una bellissima melodia e una intensa interpretazione che esalta la vena dolente del brano. Ottima chiusura di un gran bel disco.

Ennesima dimostrazione di versatilità e profondità da parte degli Hanging Garden, Isle of Bliss ci riporta ancora una band in splendida e isolata forma: una sorta di unicum nel contesto del genere, sia per prolificità, che per qualità e costante ricerca. Il rifiuto di adagiarsi sugli allori non sempre porta la band a realizzare album “definitivi” e forse manca ancora, nel contesto di una discografia di alto livello, un disco che sia un vero e proprio capolavoro o comunque da passare ai posteri. Skeleton Lake ci era andato davvero vicino ed era giusto attendersi dalla band un ulteriore passo in avanti, che in realtà non è arrivato. Isle of Bliss è un gran disco, palesemente opera di una band di qualità superiore, eppure ancora una volta non tutto risuona alla perfezione e, in qualche caso, in particolare nella seconda parte del disco, l’attenzione tende un po’ a scemare. La commistione tra black e gothic/doom risulta comunque riuscita e sorprendente, coraggiosa e ben eseguita, con partiture black un po’ scolastiche, ma efficaci.
E’ sempre un piacere ritrovare gruppi della qualità degli Hanging Garden, perché sono rari e sempre capaci di stupire e ammaliare. Speriamo prima o poi trovino il modo di realizzare quel disco capace di portarli all’attenzione generale o comunque alle soglie del capolavoro che sembra essere nelle loro corde. Nel frattempo, Isle of Bliss è ben più che consigliato.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
81 su 3 voti [ VOTA]
mps
Venerdì 10 Luglio 2026, 17.38.47
2
Buone melodie e buona miscela tra i suoni piu’ cupi e quelli piu’ dinamici. Bella la seconda parte del disco, buona la prima parte. Migliore rispetto al precedente che era gia’ di buon livello. Anche questi fanno fatica a scrivere pezzi brutti. 80/85 perche’ come ha detto il commento che mi ha preceduto, questo e’ un disco che cresce con gli ascolti!
Doom Queen
Mercoledì 8 Luglio 2026, 16.46.00
1
Un album da ascoltare con calma, poi cresce con gli ascolti.
INFORMAZIONI
2026
Agonia Records
Gothic/Black
Tracklist
1. To Outlive the Nine Ravens
2. Eternal Trees of Turquoise
3. Isle of Bliss
4. To the Gates of Hel
5. The Death Upon Our Shoulders
6. The Blights Nine
7. Arise, Black Sun
8. Her Waning Light
9. Beneath the Fallen Sky
Line Up
Toni Hatakka (Voce)
Riikka Hatakka (Voce)
Jussi Hämäläinen (Chitarra, Cori)
Kimmo Tukiainen (Chitarra)
Nino Hynninen (Sintetizzatori)
Jussi Kirves (Basso, Sintetizzatori)
Antti Ruokola (Batteria, Programmazione)
 
RECENSIONI
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