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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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20/09/2026
( 655 letture )
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Il progressive death metal degli Epitaphe nasce dall'incontro fra una componente death metal pesante e dissonante e una sensibilità più orientata verso atmosfere, dinamiche e contaminazioni.
Su III, terzo album della formazione francese, chitarre elettriche e acustiche, basso fretless, tastiere, effetti e sax ampliano una base già articolata, dando forma a un lavoro denso e stratificato. La band non cerca di semplificare il proprio linguaggio e costruisce un disco che richiede una certa attenzione per essere assimilato nei suoi diversi livelli. Il riffing non punta esclusivamente sulla violenza, ma lascia spazio a variazioni di intensità, cambi di prospettiva e passaggi più sospesi. La componente death rimane comunque il punto di riferimento principale, soprattutto nei momenti in cui le chitarre acquistano maggiore peso e la sezione ritmica assume un ruolo più aggressivo. Accanto a questi episodi trovano posto sezioni acustiche e aperture strumentali che interrompono la compattezza del suono e permettono alle composizioni di cambiare direzione senza ricorrere necessariamente a bruschi stacchi. Questa attenzione alle dinamiche è probabilmente uno degli aspetti più importanti di III. Gli Epitaphe preferiscono sviluppare gradualmente le proprie idee, facendo crescere o diminuire la tensione attraverso piccoli cambiamenti nell'arrangiamento. Il passaggio da una sezione all'altra diventa quindi parte integrante della scrittura, piuttosto che un semplice collegamento fra riff differenti. È un approccio tipico di un certo progressive death metal, ma qui viene utilizzato con una sensibilità particolarmente attenta alla dimensione atmosferica. Il sax è uno degli elementi più caratterizzanti della proposta. La sua componente jazzata viene integrata negli arrangiamenti senza apparire come un corpo estraneo e contribuisce ad ampliare la gamma espressiva della band. In alcuni momenti il suo ruolo è più evidente, in altri rimane maggiormente inserito nel tessuto strumentale, ma in entrambi i casi evita di trasformarsi in una semplice parentesi decorativa. È soprattutto il modo in cui dialoga con chitarre e sezione ritmica a dare maggiore varietà al disco. Anche il basso fretless merita attenzione. Il suo timbro e la maggiore libertà melodica rispetto a un basso tradizionale aggiungono movimento alle parti ritmiche, contribuendo a quel carattere progressivo che attraversa l'intero album. Non viene utilizzato soltanto per sostenere le chitarre, ma partecipa attivamente alla costruzione delle sezioni più articolate. Tastiere ed effetti completano il quadro con interventi generalmente funzionali alla profondità del suono, senza spostare il disco verso una componente eccessivamente sinfonica o elettronica. Le influenze guardano al progressive death metal atmosferico e alle sue varianti più dissonanti, con aperture verso jazz e contaminazioni avant-garde. Si percepisce inoltre un interesse per una concezione del death metal meno legata alla velocità e maggiormente concentrata su consistenza sonora, dinamica e sviluppo. Gli Epitaphe riescono a far convivere questi linguaggi con una certa naturalezza, evitando che ogni elemento debba necessariamente emergere in primo piano. La voce è un altro elemento attraverso cui gli Epitaphe accentuano il carattere dinamico del disco. Il growl, profondo e ruvido, conserva il legame con la matrice death metal, ma viene affiancato in altri momenti da una voce pulita sorprendentemente morbida, soave e rassicurante. Transient rappresenta il caso più evidente di questa seconda dimensione, costruita interamente sul registro pulito e lontana dall'aggressività del resto della proposta. È proprio questo modo di contrapporre due registri vocali così distanti a rendere particolarmente evidente la componente opethiana di III: non tanto per una semplice somiglianza superficiale, quanto per il modo in cui pesantezza, malinconia, melodia e delicatezza vengono fatte convivere all'interno dello stesso linguaggio. La produzione asseconda bene questa impostazione. La quantità di strumenti presenti avrebbe potuto creare un impasto eccessivamente affollato, ma i diversi livelli rimangono sufficientemente distinguibili. Chitarre, basso e batteria conservano il necessario peso, mentre gli elementi secondari possono inserirsi senza essere completamente schiacciati dalla sezione principale. È una scelta importante soprattutto nei momenti in cui gli arrangiamenti diventano più ricchi. L'apertura di Half-Light, costruita su una chitarra pulita e arpeggiata, rappresenta una scelta semplice ma efficace per introdurre il disco. Piuttosto che presentare immediatamente il lato più pesante della band, gli Epitaphe preferiscono creare uno spazio iniziale più rarefatto, lasciando che l'ingresso della componente death metal acquisti maggiore peso proprio grazie al contrasto con ciò che lo precede. La parte meno convincente riguarda lo sviluppo di alcune composizioni. L'approccio progressivo e la volontà di lasciare respirare le diverse sezioni portano occasionalmente a dilatare il materiale oltre il punto in cui avrebbe mantenuto la stessa efficacia. Quando le varie componenti convergono verso un obiettivo preciso, il risultato è convincente; quando invece lo sviluppo sembra procedere soprattutto per accumulo, l'attenzione tende inevitabilmente a calare. È una differenza che si percepisce soprattutto negli ascolti ripetuti, quando la struttura generale diventa più familiare. Nonostante questo, III mantiene una propria coerenza e non dà l'impressione di essere una semplice raccolta di esercizi stilistici. Le diverse influenze vengono filtrate attraverso un'identità già abbastanza definita e il disco conserva un'atmosfera omogenea senza risultare completamente statico. La band mostra inoltre una buona consapevolezza dei propri strumenti, sfruttandoli per modificare il carattere delle composizioni piuttosto che limitarli a un ruolo prestabilito.
Nel complesso, III è un album curato e ragionato, nel quale gli Epitaphe sviluppano una proposta ricca di sfumature senza perdere il legame con la matrice death metal. Il sax e il basso fretless rappresentano i tratti più riconoscibili di una tavolozza che comprende anche dissonanze, passaggi acustici e aperture atmosferiche, mentre la scrittura privilegia uno sviluppo graduale e una certa attenzione alle dinamiche. Non tutto possiede la stessa efficacia e alcuni momenti avrebbero beneficiato di una maggiore sintesi, ma il lavoro mantiene una direzione precisa e può risultare interessante per chi predilige il progressive death metal più introspettivo, contaminato e orientato alla costruzione dell'atmosfera.
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3
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Appena uscirà lo comprerò a scatola chiusa. Cosa che ho fatto con i primi 2.
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Ciao lisablack 🔥 degli expulser (reparto relics) cosa ne pensi? 🤔 scusate l ot 😆 |
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72....mah no comment..uno dei migliori dischi del 2026 in attesa che arrivino i The Ocean e i Cult of Luna, al di fuori dei soliti miei gusti musicali blasfemi |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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01. Half-Light 02. Windswept 03. Spring Frost 04. Transient 05. Liminal
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Line Up
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PB (Voce, Sassofono) LB (Chitarra, Basso, Tastiere) AG (Batteria)
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RECENSIONI |
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