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JUDAS PRIEST + NEVERMORE - Auditorium Parco Della Musica, Roma, 09/09/2026
15/09/2026 (672 letture)
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I Judas Priest, uno dei monicker più importanti della storia della nostra musica preferita, la creatura guidata da Rob Halford non hanno certo bisogno di presentazioni: più di 50 anni di storia, dal primo album Rocka Rolla fino al più recente Invincible Shield, uscito giusto un paio d'anni fa. Ad accompagnarli un altro gruppo di cui si sentiva la mancanza, i Nevermore, che quasi nessuno si sarebbe aspettato di rivedere sui palchi dopo la scomparsa del frontman Warrel Dane nel 2017. E invece l'anno scorso Jeff Loomis ha stupito tutti… Nel 2026, per questo tour intitolato Faithkeepers, che tocca l'Italia per 4 date disseminate in tutta la penisola, i due gruppi uniscono le proprie forze. E chi siamo noi per non andare a porgere tributo ai metal gods? Il concerto romano è previsto all'Auditorium, e immaginando la grande affluenza decido di recarmi con congruo anticipo. Dopo aver ingurgitato un panino al volo e fatto un saluto al collega Andrea "Barry" Barricelli (e consorte), prendo posizione in tribuna centrale pronto a godermi l'apertura a cura dei Nevermore.
NEVERMORE La reunion dei Nevermore ha fatto molto discutere, tra chi non poteva concepire una sostituzione del compianto Warrel e chi invece ha accolto con gioia l'opportunità di riascoltare dal vivo i pezzi intramontabili del combo prog/thrash statunitense. Anche se attualmente di statunitensi ce ne sono solo 2, ovvero Loomis e il batterista Van Williams. Il resto della formazione è infatti composto dalla coppia turca formata dal mastodontico cantante Berzan Önen e dal bassista Semir Özerkan, nonché dal giovanissimo chitarrista portoricano Jack Cattoi. Alle 20 in punto risuona l'intro di Ophidian ed è proprio Van Williams a salire per primo sul palco, ma le tribune dell'auditorium sono ancora praticamente vuote, a differenza del grande afflusso sul parterre. Questo disturba un po' la mia attenzione per il grande via vai di persone che cercano il posto a sedere, ma i Nevermore fanno del loro meglio per ricatturarla, sciorinando una serie di classiconi. Si parte col botto con Narcosynthesis, primo dei 5 estratti da Dead Heart In a Dead World e secondo me anche i più scettici detrattori della reunion hanno abbandonato in quel momento ogni perplessità. Il gruppo è affiatatissimo e Berzan Önen si erge a grande mattatore, dando prova della sua grande versatilità, mentre Özerkan chiamato a sostituire Jim Sheppard -che ha deciso di non prendere parte alla reunion- si divide con grande professionalità tra le ritmiche forsennate e i cori. Loomis si occupa della quasi totalità delle parti soliste, come la rinomata sezione centrale di The River Dragon Has Come, coadiuvato da Jack Cattoi, che a dire il vero è un po' statico sul palco, probabilmente a causa della giovane età, ma comunque fautore di una solida performance. Tra estratti di grande impatto come My Acid Words, pezzi strappalacrime (Believe In Nothing) e badilate in faccia (Enemies Of Reality) i 45 minuti di spettacolo scorrono velocissimi e la voglia di sentire ancora i Nevermore è fortissima. Che dire, speriamo di vederli prossimamente in un tour da headliner.
SETLIST NEVERMORE 1. Narcosynthesis 2. My Acid Words 3. Inside Four Walls 4. The River Dragon Has Come 5. Believe in Nothing 6. Engines of Hate 7. Born 8. Enemies of Reality
JUDAS PRIEST Nel frattempo la cavea si è riempita e c'è un momento di attesa prima dell'attesissima esibizione dei Judas Priest, dopo ben 35 anni di assenza dalla capitale. Come da copione, l'introduzione è affidata a War Pigs dei Black Sabbath, che alle 21:10 circa risuona nell'impianto, cantata a gran voce da tutti gli astanti. Il palco è pantagruelico: grande proiettore che illumina lo sfondo più 5 monitor a livello dei musicisti, di cui uno posizionato sotto la pedana della batteria di Scott Travis. Scenografia indubbiamente al top, ma la musica? Si parte con un classicone da Screaming For Vengeance, ovvero You've Got Another Thing Comin' e quando entra Halford, con la sua giacca borchiata d'ordinanza (ne avrà cambiate una mezza dozzina) nonostante l'afa, dal pubblico si leva un boato di entusiasmo. Il cantante, che ha da poco superato le 75 primavere, fa indubbiamente del suo meglio ma gli anni si fanno sentire e se l'intonazione non ne ha risentito, purtroppo il fiato sì. Ma non importa perché i pezzi parlano da soli. La prima parte della scaletta infatti è composta di superclassici della band, tra estratti da British Steel, come una Breaking The Law che infiamma il pubblico, e la splendida The Sentinel, che dà modo di prendere la scena alla coppia di chitarristi Ritchie Faulkner ed Andy Sneap, noto produttore della scena metal, quest'ultimo in sostituzione di Glenn Tipton dal 2018. Dal punto di vista dei suoni la resa è più che buona, ma sembra che proprio le due chitarre siano un po' scariche e indietro nel mix. Si prosegue con Lightning Strike, singolo dell'ultimo album con un'ottima presa dal vivo e Turbo Lover, accompagnata dalle visualizzazioni sullo sfondo, che hanno caratterizzato tutta l'esibizione -in The Ripper la band sembrava muoversi nei vicoli di Londra- e da spettacolari giochi di luce laser sul palco. Il concerto prosegue praticamente senza pause e un plauso va a Scott Travis, sempre inossidabile. Dopo qualche pezzo meno coinvolgente (Delivering The Goods, Victim of Changes) si arriva alla pausa prima dell'encore con No Surrender, discreta mazzata tratta da Firepower, e il pezzo atteso con trepidazione da tutti: Painkiller. Poco da fare, Halford con la sua voce al vetriolo incanta la Cavea, mentre i suoi comprimari lo supportano egregiamente. Tra gli applausi, i Priest scendono dal palco per qualche minuto di pausa, per poi tornare in pompa magna sulla classica intro The Hellion: è il momento di Electric Eye ma dopo Painkiller Rob sembra decisamente affaticato, per cui il pubblico interviene a dargli manforte nei momenti salienti. Non può mancare il momento in cui Rob Halford entra in scena in sella ad una Harley Davidson, che in questo caso viene riservato verso la fine dello spettacolo. Dopo circa un'ora e mezza la conclusione arriva con Livin' After Midnight e la cosa fa un po' ridere perché sono appena le 23. Sulle note di We Are The Champions il pubblico comincia a defluire, soddisfatto della serata. Insomma, i Judas Priest non si arrendono, per parafrasare uno dei loro titoli, continuando a calcare i palchi di tutto il mondo. Ho il sospetto che continueranno finché ce la fanno.
SETLIST JUDAS PRIEST 1. War Pigs (Intro) 2. You've Got Another Thing Comin' 3. Metal Gods 4. Breaking the Law 5. The Ripper 6. The Sentinel 7. Desert Plains 8. Lightning Strike 9. Turbo Lover 10. Steeler 11. Delivering the Goods 12. Panic Attack 13. Victim of Changes 14. No Surrender 15. Painkiller --'Encore--- 16. The Hellion / Electric Eye 17. Hell Bent for Leather 18. Living After Midnight 19. We Are the Champions (Queen song)
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Delivering the goods, steeler non sono brani cosi presenti nelle loro scalette. Negli ultimi anni hanno suonato brani come saints in hell, invader, rock rolla, one shot at glory, take this chains, out in cold. Quindi secondo me hanno dato spazio a brani meno suonati. Il periodo di maggiore stabilità delle loro setlist secondo me è stato sia con ripper e sia nel peridoo Reunion/angel of retribution(dove i brani suonati erano più o meno gli stessi). Pretendere addirittura che suonino brani presenti come bonus nelle remasters 2001 è pura fantascienza. |
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@Michele: era al teatrotenda a strisce. |
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@sad wings e mos maiorum: si, possono farlo. Innanzitutto non è necessario fare un tour completo, bastano alcune date, magari nelle città dove comunque le presenze sono sempre garantite. Inoltre, non è che devi suonare tutti tutti i classici o toglierli tutti, ci sono le vie di mezzo. Fai una data indicando “exclusive, con le hidden gems”, ed il sole out te lo assicuri. Specie i Maiden. E poi ogni tanto buttare lì una B-side (specie i Judas in questo caso) credo che farebbe contenti tutti, anche coloro che non le hanno mai sentite. Una fired up penso farebbe gridare al miracolo chiunque ad un loro concerto. |
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@Michele: mi risulta solo una data nel marzo 1991, questa la setlist:
Hell Bent for Leather
Grinder
Electric Eye
All Guns Blazing
The Sentinel
Metal Gods
Night Crawler
The Ripper
Beyond the Realms of Death
Riding on the Wind
Victim of Changes
Painkiller
The Green Manalishi (With the Two Prong Crown)
(Fleetwood Mac cover)
Breaking the Law
Living After Midnight
You\'ve Got Another Thing Comin\' |
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Io andrò leggermente controcorrente: sarà che non li avevo mai visti i Judas Priest, sarà che avendo visto tanti video su youtube avevo tante remore sullo stato delle corde vocali di Halford... ma mi aspettavo una prestazione decisamente più sottotono. Adesso non voglio scatenare il panico, ma facendo un confronto raffazzonato, Halford non è di certo invecchiato come Dickinson. Da studio sono entrambi cantanti superlativi, ma avevo la sensazione che uno live reggesse e l\'altro semplicemente no. Invece devo dire che sono stato piacevolmente colpito ! Forse erano le mie aspettative drammatiche XD Una curiosità: stavo cercando l\'ultimo concerto dei Judas Priest a roma prima di questo del 9/9 all\'auditorium, ma non ho trovato molto. Qualcuno si ricorda o sa quand\'è stata l\'ultima volta che i JP sono venuti a Roma prima di questo tour ? Pura curiosità eh ...  |
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Pare che Ian Hill abbia problemi ai tendini del braccio sinistro |
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La mancanza di freewheel burning piuttosto, era un singolo che nell\' 84 trasmettevano continuamente... assieme a love bites. Comunque sono scelte tecniche, pezzi rodati che provano e poi suonano ad occhi chiusi,. cambiare continuamente scaletta difficile da farsi |
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per iommi: non tutti hanno caratteristiche anagrafiche che consentono di seguirli da 50 anni, né le risorse economiche per farsi più di una data |
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Non lo fa nessuna band storica e lo dovrebbero loro? esiste una scaletta degli iron maiden senza fear of the dark?esiste una scaletta dei deep purple senza smoke on the water? il pubblico non è detto che sia tutto cosi appassionato ai judas e quindi alcune canzoni sono inevitabili. anche io vorrei nei sogni vorrei brani che non hanno mai eseguito come reckless ma sono consapevole della realtà e pretendere cio che non sarà mai possibile lo trovo un po una utopia.
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certo che potrebbero fare a meno di breaking the law, Living After midnight, metal gods ecc. perché no? sono anche tra i meno bellI, ma anche fossero capolavori: vuoi premiare i fan che ti seguono da 50 anni (per dire un numero) o quelli che ti vengono a vedere per la prima volta? e...seconda domanda: ma a prescindere non sarebbe bello vedere sempre un concerto completamente diverso? anche andando a vederli solo una volta in italia ad ogni tour (per non parlare di chi come me li seguirebbe in tutte le date italiane e di qualche è paese limitrofo) non sarebbe bello vedersi una cscaletta non solo aprzialmente cambiata ma totalmente cambiata? recupererebbero anche chi ha inizato ad andare a vederli solo di recente |
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Ma onestamente i judas priest hanno variato nei corsi degli ultimi anni la setlist. Ma onestamente veramente pensate che possono fare meno di brani come breaking the law? Sappiamo che alcuni brani sono inevitabili e lo saranno per sempre ( queeto non vale solo per loro). Per me l\'unico brano che possono togliere porrenbe essere painkiller, vista la difficoltà evidente nel cantarla. Io ho amato la prestazione di roma dei judas. |
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Sempre un\'emozione ascoltare i Priest. Per me la decima a Bari e l\'undicesima. a Roma. Daje!!!! |
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@Iommi: concordo, ma è un discorso generale, vale per tutte le grandi bands. Fosse per me potrebbero fare setlist con solo pezzi mai o poco suonati, e sarei felicissimo. E come te mi faccio le mie playlist e vengono fuori cose pazzesche. Perché non una out in the cold? Tyrant? Stained Class? Night comes down? Lochness? Pestilence and Plague (con la parte in italiano)? Potremmo andare avanti all’infinito. Non parliamo dei Maiden poi… |
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Io a Roma sono uscito con un\'impressione un po\' diversa rispetto ad altri. Ci sono ancora brani molto acuti e impegnativi che Halford può cantare benissimo: Saints in Hell, per esempio, a Milano l\'avevo trovato cantato davvero molto bene, non semplicemente “portato a casa”. E anche All Guns Blazing o Solar Angels possono funzionare alla grande.
Quello che mi delude è piuttosto che, avendo un repertorio enorme, continuino a puntare così tanto sulle solite Breaking the Law, You\'ve Got Another Thing Comin\', Living After Midnight ecc. Io ormai vorrei che avessero il coraggio di costruire concerti diversi. Non necessariamente più facili: più interessanti.
per esperimento ho provato a costruire 4 scalette da 15 pezzi senza ripetizioni, e viene fuori una quantità impressionante di combinazioni possibili.
ci sono pezzi difficili che gli vengono ancora molto bene e vorrei sentire quelli, e non necessariamente l\'ennesima Breaking the Law.
A Roma non era in pienissima forma ma non tutte le serate possono venire bene uguali (più in difficoltà su Panic Attack che su painkiller, e la prestazione su no surrender e Lightning Strike è stata un po\' sciatta) ma la scaletta fa davvero la differenza e potrebbero fare davvero milioni di combinazioni per rendere i concerti sempre freschi, imprevedibili eppur bilanciati.
Soprattutto perché halford rende molto bene su cose non così prevedibili (esempio Saints in Hell: dimostrazione di potenza ancora attuale) a 75 anni e proprio perché il suo repertorio è sterminato, avrei voglia di vedere i Priest variare moltissimo di più. |
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Presente all\'evento di Roma, purtroppo a causa di un imprevisto mi sono perso buona parte dei Nevermore (sono riuscito ad arrivare durante Engines of Hate) un grande peccato perché il nuovo cantante è stato straordinario e mi lasciato di stucco sulle ultime canzoni proposte nella scaletta. Per quanto riguarda i JP, prima volta che li andavo a vedere, è vero che stiamo parlando di una band con alle spalle 50 e passa di anni di carriera e il buon Halford con i suoi 75 anni continua a fare del suo meglio, per quanto aiutato anche dalla tecnologia, però anche vero che ha coinvolto molto ed è stato un bel concerto e tutt\'ora mi manca la voce nonostante ormai sia passata una settimana. Un applauso va anche a Scott Travis che ha spaccato di brutto anche in pezzi che non mi aspettavo chissà cosa (Desert Plains) però tutta la scaletta mi ha entusiasmato fortemente, pure con Delivering the Goods. Miglior regalo di compleanno di sempre (nato il 9 settembre) quindi per me è più che ottimo questo concerto, sicuramente in passato Rob aveva più energie e meno problemi ma la sua figura riesce a mantenerla nonostante l\'età  |
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@Painkiller: meno coinvolgenti per l\\\'impatto che hanno avuto sul pubblico (sempre come mia impressione ovviamente, non verità assoluta) rispetto agli altri pezzi più famosi. Per quanto riguarda la prestazione di Halford, li avevo visti nel 2015 e stavolta l\'ho trovato più affaticato, ma 11 anni non sono pochi a quell\'età... |
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Concertone pazzesco. Nevermore tellurici e chirurgici, spero di vederli da headliner con anche brani presi da altri album. Judas Priest vabbè... Halford incredibile, sicuramente ci sarà qualche aiutino tecnologico, ma la sua prestazione è stata comunque notevole. Se proprio dovessi fare il pignolo, avrei messo un paio di pezzi in più da \"Invincible Shield\" |
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@Judas: li ho visti tutte le volte che sono venuti in Italia e non é così. Nel 2015 al forum é stato mostruoso ad esempio. Altro che aiuti |
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Qualcuno ha visto i Nevermore la scorsa settimana a Trezzo? Come se la sono cavata? Ho guardato la scaletta, purtroppo hanno estromesso completamente brani da POE, almeno The Seven Tongues of God e Next in Line non potevano mancare, non hanno suonato nemmeno Dreaming Neon Black, forse come segno di rispetto perchè come pezzo è quello più personale di Warrel Dane? |
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Delivering spacca di brutto |
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Rob sono 20 anni che fatica e viene aiutato in ogni modo con effetti di ogni tipo. Basta sentire gli acuti che lancia, sono sottilissimi e molto ridotti rispetto al passato (quando non gracchia). Detto questo, grazie alla tecnologia ha trovato il suo equilibrio e può comunque fornire uno spettacolo molto coinvolgente a 75 anni, con tutti i problemi che ha avuto e la mobilità ridotta. Per la sua età resta stupefacente, ma è inutile dire \"canta come negli anni\'80\" o anche solo i primi anni 2000, perché sarebbe falso e facilmente smentibile. Eric Adams è suo coetaneo e ha mantenuto uno standard più alto, fortuna sua... vedremo Dickinson quando arriverà a quell\'età. |
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A leggere questo report sembra che Rob abbia faticato, mentre a Brescia se l’é cavata egregiamente.
Sono curioso di capire da Wonderboy cosa intenda per “ Dopo qualche pezzo meno coinvolgente (Delivering The Goods, Victim of Changes)”. Sono stati meno coinvolgenti per la prestazione o perché sono pezzi che non ti entusiasmano in generale? Nel primo caso non posso commentare, se invece guardiamo ai pezzi in sé definire victim of changes “meno coinvolgente” mi lascia molto perplesso. Poi personalmente amo delivering the goods ed é stato bello sentirla. Comunque grande band, Rob nate qualsiasi altro cantante alla stessa età. |
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