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BINARY ORDER - Blu oceano e Rosso sangue
29/11/2023 (923 letture)
Benjamin Blank è un polistrumentista e produttore londinese che, dopo varie esperienze musicali, ha deciso nel 2008 di lanciare il suo progetto solista. Un progetto che aveva, ed ha tuttora, uno scopo: immaginare il vero volto della realtà, e metterlo in musica. Dipingere sul pentagramma la visione di un mondo in disfacimento a causa dell`essere umano che lo abita, in un quadro scevro di docili illusioni. Abbiamo allora contattato Blank per farci addentrare nella sua seconda fatica in studio, “The Future Belongs to the Mad”, e abbiamo scoperto una fitta tela di ispirazioni e influenze – da Blade Runner a Mad Max, da Akira a Terminator, da Trent Reznor alla scena indipendente tedesca – ma anche un uomo che ha scelto la musica per cercare il proprio posto nel mondo. Tutti questi fili, tessuti insieme, formano il freddo panorama distopico che è Binary Order.
McCallon: Ciao Benjamin, è un piacere accoglierti su Metallized! Come stai? Prima di parlare del tuo nuovo album, The Future Belongs to the Mad, vorrei chiederti una breve presentazione per i nostri lettori, visto che sei qui sul nostro sito per la prima volta.
Benjamin: Certo, e innanzitutto grazie per l`ospitalità! Beh, Binary Order è il nome di questo mio progetto musicale. È la miscela di un certo tipo di Industrial metal, IDM [“Intelligent Dance Music”, sottogenere di musica elettronica sperimentale, più tecnica e meno orecchiabile, ndr], ed elementi ripresi dall`ambient, il tutto sotto la forte influenza dell`estetica e delle tematiche proprie del cyberpunk e della distopia.

McCallon: Grazie a te! Allora… Hai lavorato da solo per tutto il processo creativo del disco, suonando ogni strumento, producendo la musica, realizzando perfino la copertina! Quali sono i pro e i contro di questo metodo di lavoro?
Benjamin: È una bella domanda, perché ci sono vantaggi e svantaggi che definirei significativi. Uno dei contro più importanti è che alle volte sarebbe ottimale avere qualcuno con cui confrontarsi su certe idee; ad esempio, ogni tanto trovo che, mettendo su carta alcune delle cose che ho in mente, io non arrivi al risultato che vorrei. È a quel punto che, o sgobbi fino a che i pezzi non vanno al posto giusto, o devi mollare l`idea. Quando sono stato in qualche gruppo, avere gente intorno per elaborare alcune idee è sempre stato d`aiuto, una delle parti più belle del processo creativo. D`altro canto, il vantaggio di lavorare da solo è il pieno controllo su tutto quanto, e l`indipendenza che viene dal non doversi necessariamente appoggiare a qualcuno per la produzione o la scrittura. Tutto ciò che senti in una canzone viene dalla spinta della mia forza creativa ed è stato deciso da me. Una cosa con cui ho faticato negli anni, stando in un gruppo, è stato il problema di trovare sempre un compromesso con i gusti o gli entusiasmi di altri membri [della band], una cosa di cui non mi devo preoccupare lavorando da solista.

McCallon: Tutto chiaro. Volevo poi farti una domanda motivata anche dai dubbi che hai espresso riguardo il futuro del progetto Binary Order; pensi che possa evolversi in una band vera e propria o – anche alla luce di quello che mi hai appena detto – l`approccio solista rimane quello che preferisci?
Benjamin: Ti dirò, mi piacerebbe coinvolgere altre persone, ma ho sempre fatto un po` fatica a trovare artisti con la medesima visione o le stesse passioni. Per dire, [il progetto] Binary Order è influenzato da una specifica branca della fantascienza, quasi fosse la colonna sonora per un film che ho nella mia testa, con l`obiettivo di evocare un certo tipo di atmosfere e suoni attraverso la musica e l`estetica. Penso che questo tipo di focus andrebbe perso con altri [artisti] coinvolti, ma non è certo detto che sarebbe una brutta cosa… semplicemente potrebbe risultare in una versione diversa dei Binary Order rispetto a quella attuale. Effettivamente, mi piacerebbe moltissimo suonare le mie canzoni dal vivo, e mi servirebbe una band vera e propria per farlo, dal momento che nel modo in cui lavoro mi sarebbe impossibile.

McCallon: L`ultima domanda riguardo al lavoro da solista, promesso! Volevo chiederti, operare sulla parte grafica del disco – la copertina, l`estetica dei visualizer video – influenza la tua musica o è piuttosto vero il contrario? Voglio dire, parti da un`immagine nella tua mente e crei poi della musica che ne rispetti l`estetica o prima scrivi la musica e poi ti lasci ispirare da essa per disegnare?
Benjamin: Si tratta in realtà di un processo molto organico, che vede le due cose andare di pari passo: mentre scrivo un album, si vengono a creare certe sensazioni che divengono ben visibili ai miei occhi, e questo mi aiuta mentre scrivo le parti strumentali di un disco, prima di curare qualsivoglia parte vocale. Una volta che inizio a percepire quella che sarà l`“estetica” del disco, allora questa ne influenzerà il tono. Per esempio, la palette di colori che ho usato alla fine per Future è molto scura e intensa, con dei blu oceano e del rosso sangue, ma inizialmente avevo pensato per l`album di optare per un giallo fluo e del nero, solo che non stavano bene con le canzoni. Una volta trovati i giusti colori, i quali rispecchiassero il tono delle canzoni, allora questi hanno influenzato con la loro intensità e pesantezza l`intero disco. La titletrack è stata scritta con l`intenzione di dare vita alle atmosfere dell`artwork di copertina, ad esempio. Ho anche iniziato ad usare l`intelligenza artificiale per generare dei disegni, una cosa che amo fare. Come l`IA interpreta e realizza immagini basate sulle diverse indicazioni che le affidiamo è infinitamente affascinante per me, e per Future è stata perfetta per creare questo paesaggio strano, alieno, futuristico e cyberpunk che non penso che avrei realizzato allo stesso modo, e che non sarebbe risultato così [freddo] se affidato a un vero artista.

McCallon: “Dentro celle intrecciate. Dentro celle intrecciate. Dentro celle intrecciate.” Rimaniamo su un tema legato alla distopia e al cyberpunk con la prossima domanda; non appena quel singolo [Cells Within Cells, ndr] è stato pubblicato, sono stato incuriosito dalla citazione a Blade Runner 2049, dal momento che ho amato quel film (e più o meno tutto ciò che abbia a che fare con Blade Runner). Ebbene, una è abbastanza evidente, ma quali sono le tue principali fonti di ispirazione al di fuori della musica?
Benjamin: Sì, io amo, amo, amo citare i film, i libri e i videogiochi che più mi influenzano. Ovviamente, anche per me il franchise di Blade Runner rappresenta una grossa fonte di ispirazione e, mentre scrivevo quella canzone, ho avvertito immediatamente la grande opportunità di citare una scena di 2049 che ha avuto un forte impatto su di me. Il pezzo è basato in realtà sul fenomeno delle “echo chambers” [“camere d`eco”, ndr] e sui gruppi d`odio online, più che sul film, ma la metafora mi pareva ideale. Lo stesso vale per Slow Blade, con il titolo che richiama Dune benché il brano non sia esplicitamente riferito a Dune, bensì basato sulla metafora del nostro declino sociale paragonato ad una lama che affonda lentamente.
Al di fuori di Blade Runner, potresti sparare nel mucchio di tutto ciò che sia legato al genere del cyberpunk e della [fantascienza] distopica e trovare certamente qualcosa che sia una mia fonte di ispirazione. Mad Max sicuramente, il già menzionato Dune, ma anche Terminator. Ci sono riferimenti a queste cose sparsi per tutto Future.

McCallon: E invece quali sono i tuoi punti di riferimento musicali? Tu sei principalmente un musicista metal, ma suoni anche elettronica, quindi immagino che possano variare di molto.
Benjamin: Uh, questa è difficile… Sento di aver appena cominciato a trovare quel suono che ho sempre ricercato. Scrivo una canzone e penso “Questo è quello che volevo sentire dalle mie band preferite da adolescente!”, ma parlarti di veri e propri punti di riferimento è difficile perché ci sono così tanti fili che cerco di annodare per trovare il mio sound.
Penso che il punto di incontro tra tutti sia l`atmosfera, che deve essere emozionante e viva per me. C`era un album di Kuedo [nome d`arte del berlinese Jamie Teasdale, ndr], uscito un anno fa mi pare, intitolato Infinite Window, un album di IDM strumentale che mi ha colpito davvero. Poi ci sono artisti come gli Health che sono davvero una grande influenza, piuttosto ovvia, sulle mie sonorità. Hanno fatto uscire recentemente una canzone, Demigods, che penso faccia tutto quello che cerco di fare con Binary Order ma molto, molto meglio! [ride]

McCallon: Il tuo nuovo disco fluisce dall`inizio alla fine senza soluzione di continuità; prendendo in prestito le tue parole, è una colonna sonora cyberpunk, pur con le sue parti cantate. Da appassionato di colonne sonore, volevo appunto chiederti se tu abbia mai composto qualcosa per il teatro o per qualche film.
Benjamin: No, ma mi piacerebbe moltissimo. Ho scritto della musica per dei progetti videoludici di amici nel corso degli anni, ma per una ragione o per l`altra questi non si sono concretizzati. È qualcosa che vorrei fare da tempo perché [quando si compone una colonna sonora] gran parte del processo creativo non direttamente legato alla musica è eliminato e sarebbe davvero entusiasmante dare vita, attraverso la mia musica, alla visione di qualcun altro. Ad esempio, amo Akira [film d`animazione, 1988, regia di Katsuhiro Ōtomo] e – sebbene io abbia il terrore del remake americano che ogni tanto viene ipotizzato – comporre per qualcosa del genere sarebbe un progetto che considererei il sogno di una carriera intera.

McCallon: La continuità dell`album, che ho appena citato, è a mio parere uno dei suoi punti di forza; con una struttura simile, è stato più difficile scegliere i singoli promozionali?
Benjamin: Non è stato difficile, è stato più che altro doloroso strapparli dalla continuità del disco. Dico sempre che non scrivo canzoni, scrivo album, e così ogni traccia è posizionata in maniera specifica per creare quella che – nella mia visione – è l`effettiva esperienza musicale del [progetto] Binary Order.
In ogni caso, i singoli per Future sono stati praticamente ovvi per me, benché altre persone che hanno ascoltato il disco si siano focalizzate più su altri pezzi. È in ogni caso difficile trovare il giusto equilibrio, perché, se avere una canzone che confluisce nella successiva può essere gratificante quando si ascolta l`album, nel momento in cui si sceglie un singolo può sembrare che si chiuda improvvisamente o che gli manchi l`intro. È comunque una sfida che mi diverte, anche se devo dire che una volta arrivato al punto di legare insieme una canzone con un`altra, il grosso del lavoro è stato ormai fatto. Non ricordo dove l`ho letto, ma so che Trent Reznor è un grande fan di questo processo e [l`ha seguito] sia su The Downward Spiral [Nine Inch Nails, 1994, ndr] e The Fragile [Nine Inch Nails, 1999, ndr], due dischi che mi hanno influenzato enormemente.

McCallon: Ecco, parlando dei singoli, tu li hai ovviamente scelti in modo autonomo, avendo pubblicato il disco in maniera indipendente. Richiamando un po` il discorso di prima, trovi che sia conveniente lavorare separato da una casa discografica?
Benjamin: Lo faccio per avere le mie tempistiche, i miei obiettivi e, come dicevo, un completo controllo creativo, ma avere il sostegno di un`etichetta per il marketing e gli altri aspetti che devo gestire da solo sarebbe qualcosa per cui varrebbe la pena trovare un compromesso. In questo momento sto faticando a trovare il mio pubblico di riferimento, perché ci sono due gruppi di persone che vengono ad ascoltare un mio album: quelli che ascoltano metal, e quelli che ascoltano elettronica; spesso, sfortunatamente, chi apprezza una cosa non ama l`altra! [ride] Ecco, se lavorassi con un`etichetta questa mi aiuterebbe sicuramente a trovarmi la giusta fetta di pubblico. Detto questo, sono gli inconvenienti del mestiere come in ogni cosa, e alla fine sono semplicemente felice di poter creare la mia musica.

McCallon: Ok, abbiamo quasi finito, ma volevo chiederti un`ultima cosa, un po` più complessa. Ho trovato interessante e al contempo deprimente il fatto che, se i maestri del romanzo distopico – penso a H. G. Wells, Huxley o Orwell – parlavano delle loro paure legate a come sarebbe divenuta la società, nei tuoi testi tu hai sostanzialmente parlato del mondo a noi contemporaneo. Ebbene, se questo è vero per quasi tutto l`album, verso la fine del disco arriva la titletrack, The Future Belongs to the Mad, che, come da titolo, dovrebbe parlare del futuro ma… è strumentale. È un artificio pensato per lasciare che sia l`ascoltatore a trovare delle risposte?
Benjamin: Grazie, bella domanda… per me The Future Belongs to the Mad è una dichiarazione che parla da sola. È presa dalla tag-line del film Fury Road [Mad Max: Fury Road, 2015, regia di George Miller, ndr], e nel film Max prova a trovare il suo posto in un mondo distopico, franto, essendo egli stesso spezzato: “Difficile capire chi fosse più folle… Io, o gli altri”.
Ma non mi serviva tanto a citare Fury Road quanto a richiamare le tematiche del film, che mi trasmettono davvero qualcosa. Sebbene Max sia un estraneo in quel mondo che sembra malato, nel corso del film trova la sua redenzione, credendo di poter fare del bene nonostante il suo difficile passato. E così il titolo sembrava perfetto non solo per ciò di cui stavo scrivendo nei testi dell`album, bensì anche per rappresentare il punto in cui mi trovo nella mia vita. Il motivo per cui il pezzo è strumentale è perché per tutto il disco, in ogni canzone, osservo un mondo che sta perdendo la sua sanità mentale e descrivo la mia incapacità di trovare un posto in esso. La differenza è che Max la sua redenzione l`ha trovata.

McCallon: Grazie per questa risposta molto personale. Ho finito con le domande. Ti ringrazio anche per il tempo che mi hai concesso; vuoi dire qualcosa ai nostri lettori?
Benjamin: Grazie a te per questa intervista molto divertente e stimolante. L`album esce il 28 novembre e non vedo l`ora che le persone lo ascoltino. Sono aperto a qualsiasi tipo di dibattito, opinione o commento, siano essi postivi o negativi, perché sono interessato a sapere quel che hanno da dire tutti coloro che in qualche modo entrano in contatto con la mia musica.



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