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Racer Cafe - Racer Cafe
( 4612 letture )
Per molti critici la filosofia e la musica si rincorrono.
Lo stesso filosofo e saggista rumeno, Emil Cioran, nel suo scritto “Sillogismi dell’amarezza” riportò un’interessante citazione: «perché frequentare Platone, quando un sassofono può farci intravedere altrettanto bene un altro mondo?». Questo perché da sempre la filosofia ha tentato di svelare razionalmente ciò che si nascondeva dietro alla nostra percezione, d’infrangere il dubbio imposto dalla nostra realtà per infine osare svelarne i suoi più celati significati. Altrettanto fa la musica con tutte le sue manifestazioni ed inclinazioni stilistiche, dalle più complesse ed articolate, a quelle più semplici. Tra le righe del pentagramma si occulta un significato molto profondo che molte volte insensibilmente tralasciamo senza curarcene. In ogni composizione per mezzo della geometria dei suoni e delle aritmetiche dei silenzi, si viene a manifestare innanzi ai nostri sensi un significato taciuto, ma dall’interpretazione e dal valore simbolico unico e sempre dal valore soggettivo.
Timidamente, per ogni nota e filamento sonoro, in maniera del tutto critica, cerco di focalizzare una particolare attenzione anche all’effetto esercitato dal brano sui sentimenti, sulle emozioni e sui sensi che le vibrazioni sonore mirano arbitrariamente nello stimolare. Un meccanismo valutativo che tende ad assicurare un giudizio piuttosto equo in relazione ad un genere musicale che per sua natura tende a sbilanciare l’attenzione dell’uditore esclusivamente sulla capacità tecnica e di esecuzione.

Sviluppare una riflessione il più lineare possibile diviene molto complesso quando dietro alle chitarre ci sono artisti del calibro di Giacomo Castellano e Gianni Rojatti.
Superfluo. Decisamente inutile illustrare la loro splendida, interminabile e sempre crescente biografia artistica. Icone del panorama musicale, nonché esempi di scuola e di didattica nell’insegna dell’innovazione. Come potrò mai dimenticare i miei anni scolastici del ginnasio e della mia gioventù quando, nel più disarmante disordine fisiologico della mia camera da letto, tra libri, quaderni, svariati appunti di greco e latino, vi era su tutto, riposto con meticolosa attenzione e cura il metodo per chitarra heavy metal, chiamato per consuetudine e brevità “il Castellano”. Con franchezza non ricordo molto, ma avrò trascorso numerosi pomeriggi, forse intere notti ad esercitarmi sui tabulati, ripassando le trascrizioni, i licks e gli esempi stampati su quelle pagine, oggi più che mai ingiallite dal tempo e dall’usura. Rammento con piacere che erano i primigeni compendi, veri punti fermi dello studio della chitarra Heavy Metal, nonché della chitarra ritmica e che ancora oggi conservo con feroce avidità insieme a tutte le originali musicassette. Il suono di Gianni Rojatti, d’altra parte, con la sua estrema peculiarità di modi, insieme alla sua complessa ricerca di nuove linee eclettiche, ogni volta ha rappresentato un esempio a cui tendere, a cui fare riferimento con bramosa ossessione. Oggi questi due dissimili chitarristi, dalle discordi forme stilistiche e dall’approccio alla chitarra certamente differente tra loro, si sono incontrati per offrirci un breve quanto tanto travolgente e dirompente prodotto musicale. Le poliedriche personalità fortemente presenti nei due chitarristi sono state abilmente fuse tra di loro grazie al fondamentale presenza dell’ottimo bassista di Castellano, Dado Neri e dall’indiscutibile qualità tecnica del batterista Erik Tulissio, già guida nella sezione ritmica del progetto band Dolcetti.

Sono in viaggio in treno, ancora una volta. Il rumore delle rotaie è abbastanza fastidioso, il carrello delle vivande calde attraversa tutto il vagone, una signora si lamenta animosamente dell’aria condizionata e nel frattempo mi guarda con fare infastidito. Dallo zaino riesco a prendere le mie cuffie e, con molta cura, le indosso. Sul lettore scorro la lista dei brani contenuti. Cerco Racer Café. Premo immediatamente play, sul display compare la scritta Café Indiano. Subito il suono è duro, rapido, spietatamente metal. È una chitarra ad otto corde che vuole sfondare il muro del suono ideato dall’estro di Gianni Rojatti. Immediatamente si percepiscono due distinguibili tecniche, sempre incontenibili, ma dalle molteplici contaminazioni, con due armonizzazioni diverse, due modi di scegliere e affrontare i licks del tutto peculiari. La rapidità dettata delle mani di Gianni si equilibra in tutte le sezioni del brano, che sapientemente vanno ad innescare le distinguibili linee di Castellano, con il suo legato e l’hybrid picking sempre perfetto in tutte le parti. Nel mio condotto uditivo ascolto solo un suono fluido, meravigliosamente armonizzato. Non si fa attendere il successivo brano dal titolo Artifack nato da un riff scritto da Giacomo Castellano. Tra le chitarre ancora dure, prepotentemente metal, si fa strada un assolo contaminato tra l’hard rock ed il metal. Splendido, adeguato nell’arrangiamento, ancora perfetto nel quadro d’insieme. I suoni della chitarra sono meravigliosi, sempre soppesati, puntuali, proporzionati tra le parti. Sentirli duettare insieme lascia realmente esterrefatti. Durante l’assolo ho provato una indescrivibile emozione. La follia non si fa attendere. In un background tra il power metal ed il thrash più spinto, emerge l’incontenibile ed artisticamente benevolo, squilibrio mentale dei due chitarristi. È Sagatava, brano decisamente eclettico, geneticamente modificato, frutto di molteplici e variegati stili tra diversi generi musicali, sempre dalle indefinibili diverse contaminazioni, ma che nel suo cuore custodisce una stupenda quanto semplice melodia di altri tempi, trascinante, sognante e che riesce a catturare tutta l’attenzione dell’uditore. Sagatava è il neologismo della parola musica. Sì, questa brano rappresenta tutto ciò che la musica, nel suo più completo significato, possa descrivere. Conclude questo travolgente esperimento il brano The Core scritto dallo stesso Castellano. Con un arrangiamento consolidato, splendido, dalle basi solide con le quali Giacomo ci ha sempre deliziato nelle sue produzioni. Ancora suoni perfetti, impeccabili. Anche qui tutta la band si esprime con enorme sensibilità, in sintonia con i due chitarristi, tanto da far emozionare ad ogni passaggio e sezione del brano. La durezza del sound si equilibra con decisione al morbido lungo assolo di Giacomo Castellano, che infine innesca ancora una volta il distinguibile sound di uno straordinario Gianni Rojatti. Un brano bellissimo, ancora una volta dalla energiche e muscolose emozioni.

Seppur breve nella sua interezza, Racer Café è un progetto innovativo, trascinante, dannatamente coinvolgente, equilibrato ed emozionante in ogni parte e sezione. La ritmica ed i suoni sono impeccabili, gli arrangiamenti sono sempre curati e soppesati con estrema attenzione e qualità offrendo un adeguato terreno per accogliere i dissimili assoli di chitarra di Giacomo Castellano e Gianni Rojatti i quali, in una visione d’insieme, si arricchiscono compiutamente, completandosi a vicenda con estrema naturalezza e piacevole armonia.
Un disco che posso solo consigliare di acquistare, poiché oltre a far trasparire in maniera del tutto vivida il talento consolidato di questi due straordinari chitarristi, in esso emerge senza riserva tutto il loro inarrestabile ed incontenibile amore per la musica nel suo più ampio e maggiore significato.

Dove i raggi del sole non giungono, pur giungono i suoni. [Søren Kierkegaard – 1813-1855]



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
91.33 su 3 voti [ VOTA]
Enrico
Martedì 6 Settembre 2016, 17.20.03
8
Scoperti in ritardi, ma che grandi!!!!!. Più shred please
Riccardo
Sabato 16 Maggio 2015, 20.01.03
7
Acquistato grazie a questa stupenda recensione. Un dischetto da panico!!
ErnieBowl
Mercoledì 22 Ottobre 2014, 16.38.40
6
Ho ascoltato anche io questo Ep, più che altro incuriosito dal voto accostato ad un genere che difficilmente mi ha fatto gridare al miracolo se non poche volte. Beh, questa è una di quelle, il tutto successo per caso. Grazie per averlo recensito!
Persy
Sabato 18 Ottobre 2014, 19.18.29
5
Recensione stupenda come solo Jimi può fare, grazie per averci fatto scoprire questi due incredibili artisti che purtroppo oggi in Italia non hanno il giusto riconoscimento. Incredibile JM!!!
Mario TBP
Giovedì 16 Ottobre 2014, 16.12.29
4
Recensione bellissima!! L'ho ascoltato miliardi di volte ma sembra sempre la prima volta.
Alberto
Giovedì 16 Ottobre 2014, 8.40.55
3
Un'altra eccezionale recensione per un altrettanto disco spaziale!
Lele DiAnno
Giovedì 16 Ottobre 2014, 2.01.58
2
Jimi hai studiato anche sul Benson?
Monky
Mercoledì 15 Ottobre 2014, 21.38.03
1
Grande Jimi, una recensione perfetta per un EP che ho letteralmente consumato. Nell'assolo doppio di The Core c'è tutto quello che si può artisticamente dire con una chitarra...spaziali!!
INFORMAZIONI
2014
Red Cat Productions
Shred
Tracklist
1. Café Indiano
2. Artifack
3. Sagatava
4. The Core
Line Up
Giacomo Castellano (Chitarra)
Gianni Rojatti (Chitarra)
Dado Neri (Basso)
Erik Tulissio (Batteria)
 
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