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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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The Devil Wears Prada - Dead Throne
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( 4437 letture )
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“Suonare metalcore è come fare surf sull’Oceano. Becchi l’onda giusta e vai a razzo.”
The Devil Wears Prada, dall’omonimo romanzo ad una cittadina dell’Ohio, USA. Le ragioni che portano al collegamento tra una band metalcore ed uno scritto di successo sono a me ignote, ed anche se di mezzo vi fosse l’antimaterialismo citato da wikipedia, non penso che la questione diverrebbe centrale. Così come il discrimine per evidenziare tratti positivi nel prodotto di un gruppo non dovrebbe essere tanto l’ideologia che la muove nei testi, quanto la qualità della musica. Essendo però io fastidioso e petulante come un’ape fatta di metanfetamine, non posso esimermi dal notare il collegamento tra il rifiuto del materialismo e l’ispirazione cristiana che spicca nei contenuti della band, a detta degli stessi membri. Non sta a me giudicare l’ideologia di ognuno, ma la premessa era dovuta.
Passi l’antimaterialismo e i concetti che lo fondano, ma la musica da un po’ di tempo è per grossa parte lontana da parentesi spirituali; somiglia piuttosto ad una tavola da surf sulle rive dell’Oceano: basta beccare l’onda giusta -il metalcore- nella migliore direzione -Nord America- e parti a razzo. Venendo quindi ai dati pratici, si ha a che fare con un gruppo di recente formazione, che nel giro di pochissimi anni è balzato agli onori delle cronache metalliche. Formatisi nel 2005, i The Devil Wears Prada ne hanno fatta di strada, e tanta. Il contratto con Ferret Music -negli Stati Uniti un faro per il core-qualcosa- ne è stata la conseguenza. Dal 2008 il nome si è propagato ovunque e tra gli appassionati del genere i riscontri positivi sono cresciuti. La band però non è rimasta ferma, lavorando sodo e suonando ovunque, questo va riconosciuto. Pur senza cambiare una virgola delle proprie sonorità, il gruppo è tuttora lì e continua a perseverare in ciò che ha realizzato dal 2005, metalcore. Comprendo che il solo citare tale genere faccia nascere pustole di odio convulso in molti lettori, ma è pur vero che l’uscita sia degna di menzione, e magari di un ascolto attento.
L’ensemble, come scritto pocanzi, non cambia una virgola di quanto prodotto negli ultimi cinque anni, non concede alcunché ad un’evoluzione auspicata (se la Roadrunner permettesse ciò non sarebbe sua maestà affaristica), eppure quanto realizza è più che sufficiente vista la penuria qualitativa raccontata dal metalcore ultimamente. Anche se in tema tutto è già stato composto, i sei dell’Ohio riescono a variare una proposta altrimenti scialba, sia attraverso la molteplicità delle voci -growl, scream, clean- sia mediante l’utilizzo della buona tecnica strumentale a disposizione. Dead Throne non sarà del livello degli August Burns Red, vero, ma è di certo superiore agli ultimi, sciatti Killswitch Engage. L’uso della melodia torna ogni tanto nelle tracce, in alcuni casi con preminenza eccessiva, in altri con maggiore adeguatezza e proporzione, ma a caratterizzare il sound è principalmente la fusione del refrain con la rabbia core che si evince dai molti break. La gestione del suddetto connubio è la storia di un genere, e tutti sappiamo bene quanto abbia stancato. Sarebbe però ingeneroso non segnalare chi, malgrado realizzi il solito prodotto con ingredienti abusati, riesca a concretizzare al meglio i propri propositi.
Consiglio Dead Throne a tutti coloro i quali tuttora apprezzino il metalcore, sottolineando tanto la qualità della registrazione di Adam Dutkiewicz dei Killswitch Engage quanto della produzione tout court, nella quale sarà pur vero che latita l’originalità, ma non per questo mancano intrattenimento e capacità di costruire qualcosa di decente. Visto il lassismo in cui versa tale genere non è cosa da poco.
P.S. Curiosità: nella strumentale Kansas mi è sembrato di cogliere una citazione della colonna sonora di Terminator, e considerando che, a differenza del cervello, le orecchie dovrebbero funzionarmi ancora, probabilmente non mi sono sbagliato.
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7
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Ma come 65............. |
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6
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Vabè, sono gusti anche quelli. Però io penso sia sempre sbagliato generalizzare, anche perchè lo skate ha una tradizione nell'America "libera" e nel pensiero immediato al dopo guerra che parte dal surf, per passare allo skate e quindi allo snowboard. Che poi tu sia incappato in qualche vandalo ci può stare e mi spiace, ma la maggior parte sono ragazzi tranquilli che si limitano a vivere la propria passione, rischiando tra l'altro di farsi male. Come ad esempio il mio amico Johnson che ieri si è rotto la mano cadendo dallo skate. (Johnson sei un gran pirla, anche con la barba ) |
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5
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Eh, Alex, devi avere pazienza con me: lo sai che se non lascio un commentino acido contro questi gruppi non sono contento! Pure io sono petulante come un'ape drogata PS: non ho grande simpatia verso gli skaters in generale. Ad Agosto ho rischiato seriamente di essre travolto da un bestione che sfrecciava come un dannato a Budapest. Non hai idea di quanti ce ne fossero per le vie della capitale ungherese, sembravano loro i padroni. Almeno era divertente, la sera, sedersi sulle panchine e gustarsi le cadute dei più negati. Purtroppo si rialzavano subito. |
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4
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Vabè dai, alla fine è un abbigliamento da skaters, e nell'ambito hardcore (nelle varie declinazioni) si vestono grossomodo tutti così. Piaccia o meno è un genere moderno, che per forza di cose, richiama un abbigliamento moderno. Mica possono vestirsi con un chiodo e i jeans strappati con 30 anni di ritardo. |
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3
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L'artwork non c'azzecca assolutamente nulla con la musica che propongono. Lo vedrei bene in un contesto da gruppo Doom, o anche Black. Sprecato per questi "antimaterialisti". Strano, perchè nelle loro foto di gruppo sono sempre vestiti come fighetti in incognito: avete presente quei vestiti che sembrano usciti da un mercatino rionale, ma che alla fine costano dai 50$ in su? |
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2
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Noiosetti e copioni, sembrano i linkin versione fighetto milanese !! |
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da una band con un nome così ridicolo non mi sarei certo aspettato un capolavoro... by-passabili !! io non vesto prada... |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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01. Dead Throne 02. Untidaled 03. Mammoth 04. Vengeance 05. R.I.T. 06. My Questions 07. Kansas 08. Born To Lose 09. Forever Decay 10. Chicago 11. Constance 12. Pretenders 13. Hold Fast
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Line Up
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Mike Hranica - Vocals Jeremy DePoyster - Guitars, Vocals Chris Rubey - Guitars Andy Trick - Bass James Baney - Keyboards Daniel Williams - Drums
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RECENSIONI |
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