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TBP - Musical Colors
( 1969 letture )
Ripetersi su ottimi livelli non è mai facile e sappiamo bene di grandi artisti, scrittori, ballerini, architetti e via citando, che dopo un grande exploit non sono più riusciti a raggiungere quel livello. Tanto che un episodio così importante e significativo, per il quale spesso si viene ricordati, finisce per essere un riferimento ingombrante e perfino fastidioso. Nel caso di Mario Contarino e dei suoi TBP, per fortuna, il problema non si pone proprio e il secondo album dopo l’esordio Universe of Emotions del 2012, riesce ad alzare ulteriormente l’asticella, raggiungendo un risultato straordinario. La storia di Mario Contarino è una di quelle che dovrebbero riempirci tutti di orgoglio e voglia di fare. Mario è affetto da distrofia muscolare di Duchenne dall’età di cinque anni ed ha sempre coltivato una grande passione per la musica, il che gli ha consentito a sedici anni di entrare nei Ladri di Carrozzelle in qualità di batterista (lo strumento era suonato da quattro persone attraverso pad elettronici) e di apprendere quindi la scrittura dello strumento e la lettura ritmica. Dopo anni e centinaia di concerti, Mario esce dalla band nel 2006. L’anno successivo inizia a comporre grazie alla tecnologia moderna che gli consente di mettere in musica le proprie idee. Il progredire della malattia, infatti, impedisce a Mario di continuare a suonare, ma questo non ferma la sua fame di musica e la sua voglia di comunicare attraverso essa. Nasce così il progetto TBP, prima come cover band, poi con la produzione del primo disco, grazie all’aiuto e alla produzione di Giacomo Castellano. Il disco ottiene l’attenzione e il rispetto di molti musicisti e anche del pubblico ed è così che la volontà di proporre qualcosa di ancora più ambizioso viene alla luce con questo Musical Colors.

Il disco si avvale sempre del coordinamento di Giacomo Castellano, ma in questa uscita coinvolge anche moltissimi artisti italiani e non solo (la lista è davvero lunga e ricca), riuscendo a realizzare infine un disco che farà la gioia di tanti. L’album si muove principalmente lungo coordinate heavy e hard rock ma, come nel precedente caso, le influenze inserite nel contesto sono davvero tante e toccano anche spunti prog e fusion, intervallando questa volta anche tre brani cantati alla preponderante vena strumentale. L’alternanza tra generi e interpreti offre un larghissimo spettro di suggestioni all’ascoltatore, che potrà godere dell’estrema musicalità delle melodie approntate da Contarino, il quale riesce sempre a coniugare ricerca sonora ed estrema fruibilità di ascolto. La mano sicura della regia di Castellano garantisce d’altra parte una certa uniformità di contesto ai vari brani, che non risultano affatto slegati tra loro e pur svariando moltissimo tra sonorità diverse, riescono a mantenere comunque una loro logica di insieme. Inutile dire che la ricchezza che Musical Colors offre, sin dal titolo, è una delle sue qualità principali, ma non è la sola. Non di sfoggio di tecnica si tratta e questo è un bene per un disco quasi interamente strumentale e quasi interamente dedicato alla chitarra. I brani sono assolutamente degni di questo nome e pur nella loro diversità offrono tutti una qualità di scrittura davvero importante. Il talento dei singoli musicisti, di livello sinceramente entusiasmante, è quel qualcosa in più che dona spessore e valore aggiunto ad un album che di per sé sarebbe già davvero molto valido. Descrivere i singoli brani potrebbe risultare frustrante, ma vale la pena cominciare dall’ottima iniziale Orient Express affidata a William Stravato, che su una base principalmente hard rock riesce ad inserire un break centrale davvero ottimamente orchestrato ed evocativo. Stravato si ripete poi in Cry for Nothing, brano caratterizzato da una alternanza tra hard ed heavy metal ed elevato da una prestazione strumentale eccellente. Nella titletrack, invece, colpisce il contrasto tra le parti di tastiera e synth che conducono principalmente il brano e gli improvvisi squarci prodotti dalla chitarra di Lorenzo Venza, tutti di qualità eccelsa e dei quali almeno l’ultimo produce un climax devastante, in un dualismo intrigante; forse il brano è leggermente lungo, ma anche il break centrale dona atmosfera e spessore. Crooked Streets e The Scorpion sono a loro volta due brani molto interessanti e forse ancora maggiormente orientati alla sperimentazione, nei quali sia Giacomo Castellano che Gianni Rojatti (compagni nei Racer Cafè) offrono ampi stralci della loro classe strumentale. In particolare, il primo si avvale del contributo di Luca Ballabio e di un ottimo assolo di Castellano, mettendo in evidenza un riff portante maestoso e potente, mentre il secondo offre una resa sonora più oscura, vicina alla fusion e al prog metal (piacerà ai fan dei Dream Theater), con frequenti cambi di atmosfera nel quale spiccano moltissimo anche il basso, lo stupendo assolo di Leonardo Porcheddu e l’uso delle chitarre a otto corde che ben si adatta al mood del brano. Più dolce e malinconica J. interpretata da Luca Ballabio (F.E.A.S.T.) alla chitarra e Lorenzo Feliciati (Naked Truth, Twinscapes) al basso. Menzione particolare anche per l’ultima canzone del lotto, Good Luck, che già dal titolo offre la melodia più solare e cantabile tra quelle strumentali offerte nel disco, con un riuscitissimo break percussionistico ed è ancora Lorenzo Venza ad offrire qui il suo ottimo contributo. Entrando invece nello specifico dei tre brani cantati, c’è da dire in generale che tutti rispetto al resto dell’album sono maggiormente orientati verso l’heavy metal e tutti risultano ottimamente composti e dotati di belle melodie vocali: Marco Sivo dei Planethard si occupa di Lady Hope con la sua timbrica chiara e prettamente hard rock, che sa graffiare quando serve, affiancato da Giacomo Anselmi alla chitarra, mentre all’eccellente duo Alessandro Del Vecchio (Edge of Forever, tra gli altri) e Roberto Tiranti (ex Labyrinth) è affidata Reach for the Sky, brano scattante e vicino anche ad influenze prog metal, nel quale anche l’ottimo Marco Pistone al basso dona un grandissimo contributo ritmico, assieme alla chitarra di Irma. Infine, Wishing Well affidata alla voce e alla chitarra di Fabri Kiarelli (Terrana, F.E.A.S.T.) e di Luca Ballabio, per un brano cadenzato e quasi epico nel quale il singer mostra delle potenzialità enormi in campo metal pur raggiungendo forse fin troppo i limiti della propria notevole estensione. Menzione di merito per Erik Tulissio (Dolcetti, Racer Cafe) e John Macaluso, che si occupano delle parti di batteria con grandissima qualità, mettendosi al servizio dei brani e degli interpreti con potenza, umiltà e classe esecutiva; dote questa che è giusto riconoscere così a tutti gli interpreti che hanno dato il loro prezioso contributo alla realizzazione del disco.

Non era facile fare meglio del già ottimo Universe of Emotions ma, sotto tanti punti di vista, Musical Colors riesce ad essere un album straordinario, che si caratterizza per moltissimi pregi: la qualità di scrittura di Mario Contarino, il grande spettro di generi ed emozioni affrontati, l’equilibrio con cui questa varietà viene comunque ricondotta ad un registro comune e, infine, la straordinaria partecipazione di tanti veri talenti, che contribuiscono con la loro arte a rendere ciascun brano speciale e ancor più di ricco di qualità. Qualche sbavatura qua e là, così come un paio di brani forse leggermente inferiori agli altri, non tolgono nulla all’equilibrio di un lavoro per lunghi tratti entusiasmante. Non capita spesso di sentire prodotti di tale livello in un settore che spesso si concentra fin troppo sull’edonistico sfogo chitarristico individuale. Qua il primo interesse è la musica in quanto tale e in questo il merito principale del disco è quello di essere avvicinabile da chiunque pur essendo estremamente complesso e denso di significati. E’ un album che si scopre con gli ascolti nella sua interezza e complessità, ma che può essere gustato anche traccia per traccia, spezzone per spezzone, grazie alla qualità degli interpreti e del lavoro di arrangiamento e produzione. Siamo senza dubbio su livelli di qualità assoluta, internazionale e questo dovrebbe spingere tutti gli amanti del genere e non solo ad un moto di orgoglio non solo per il risultato finale, ma per l’amore e l’impegno profuso da così tanti talenti nel progetto di una grande persona, di un musicista vero e di un ottimo compositore come Mario Contarino. Consigliatissimo.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
99 su 1 voti [ VOTA]
raven
Sabato 24 Gennaio 2015, 20.28.47
7
Progetto da sostenere
Mario TBP
Martedì 6 Gennaio 2015, 20.27.29
6
Grazie a tutti voi per l'apprezzamento, non ho parole! Questo accade quando le cose vengono fatte con anima e cuore, e riuscire ad emozionare chi ascolta è la cosa più bella al mondo!
Jimi The Ghost
Mercoledì 31 Dicembre 2014, 11.49.09
5
In cucina fervono i preparativi di fine anno e questa mattina le due Torri, simbolo della mia città, (insieme alle altre due T) sono imbiancate. La mia tiepida casa è colma di mille e mille colori dipinte dalle note musicali di Mario. Senza attendere conferme l'ho acquistato online un disco che mi ha dato ancora una volte conferme certe che i nostri artisti italiani hanno fatto passi da gigante e sono diventati dei GRANDI artisti. Questo disco TBP ha un profumo internazionale, trasuda di idee, di innovazione, dalle composizioni sempre attente nei particolari e con una produzione di classe eccelsa e che ti colpisce forte, proprio come diceva Bob Dylan: “Il bello della musica è che quando ti colpisce non senti dolore”. Gran disco. E sulla recensione del bravissimo autore Lizard, vi auguro un Buon Anno Nuovo. Jimi TG
Lizard
Martedì 30 Dicembre 2014, 23.08.24
4
Grazie lux chaos per la segnalazione, hai ragione.
Monky
Martedì 30 Dicembre 2014, 22.51.17
3
Basta leggere i nomi sulla destra, dal primo all'ultimo, per capire di essere di fronte ad una "line-up" incredibile. Poi, con delle doti compositive così rare e grandiose, non poteva che uscire un secondo disco coi fiocchi! Grandi.
lux chaos
Martedì 30 Dicembre 2014, 22.28.16
2
Complimenti a questo straordinario musicista e complimenti a Lizard per la sentita recensione. Mi permetto (essendo il mio lavoro) di dirvi che la distrofia si chiama "distrofia di Duchenne", non Duchesse
Mauro Paietta "My Refuge"
Martedì 30 Dicembre 2014, 20.40.34
1
Il precedente Universe of Emotions l'avevo comprato a scatola chiusa e l'ho apprezzato molto e lo ascolto ancora molto volentieri, considerata la bella recensione non potrò che fare lo stesso con il disco in oggetto. Ribadisco i complimenti fatti a Mario nella recensione del precedente disco (mi firmavo come Piemme): Mario sei un grande esempio di umanità e di attaccamento vero ad una grandissima passione! Continua così!
INFORMAZIONI
2014
Red Cat/Audioglobe
Shred/Metal
Tracklist
1. Orient Express
2. Musical Colors
3. Lady Hope
4. J.
5. Crooked Streets
6. Reach for the Sky
7. The Scorpion
8. Cry for Nothing
9. Wishing Well
10. Good Luck
Line Up
Mario Contarino (Composizione, Arrangiamenti, Tastiera, Programming)
Giacomo Castellano (Produzione, Chitarra, Synth, Chitarra acustica su traccia 2, Assolo su traccia 5)

Musicisti Ospiti
Marco Sivo (Voce su traccia 3)
Alessandro Del Vecchio (Voce su traccia 6)
Roberto Tiranti (Voce su traccia 6)
Fabri Kiarelli (Voce, Assolo su traccia 9)
William Stravato (Chitarra su tracce 1, 8)
Lorenzo Venza (Chitarra su tracce 2, 10)
Giacomo Anselmi (Chitarra su traccia 3)
Luca Ballabio (Chitarra su tracce 3, 4 e 9)
Irma (Chitarra e assolo su traccia 6, Cori su traccia 9)
Gianni Rojatti (Chitarra su traccia7)
Leonardo Porcheddu (Assolo su traccia 7)
Marco Pistone (Basso su tracce 1, 2, 3, 5, 6, 7, 8, 10)
Lorenzo Feliciati (Basso su traccia 4)
Mirko Serra (basso su traccia 9)
John Macaluso (Batteria su tracce 1, 5, 7, 8)
Erik Tulissio (Batteria su tracce 2, 3, 4, 6, 9, 10)
 
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