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Silverhead - Silverhead
16/01/2017
( 1220 letture )
Una misconosciuta ma grande band dei seventies, ingiustamente finita nel novero delle realtà-cult senza successo ottenuto, cosa intricata da spiegarsi e probabilmente senza una reale motivazione precisa. Il successo arriva o non arriva, si possono intentare tutte le analisi che si vogliono, ma la musica, come altre cose della vita, non ha una formula alchemica precisa per trionfare e forare l’attenzione dei fans, installandosi lato cuore. Insomma, rimane inspiegabile come i Silverhead non siano riusciti a diventare famosi agli inizi degli anni settanta, visto che possedevano tutte le carte in regola per ripercorrere sentieri che avevano distillato lustrini dorati ad altri interpreti, David Bowie e T-Rex solo per citare alcuni nomi. Il gruppo nasce attorno alla figura carismatica del eccellente singer Michael Des Barres, al quale si aggiungono gli altri musicisti qui presenti in formazione, un quintetto che pubblica nel 1972 il proprio debutto autointitolato, a cui seguirà il secondo 16 and Savaged (1973), unici veri dischi dei nostri in studio. Release pienamente facenti parte del “glam rock music scene” locato in Terra d’Albione, così zelante con altri act sfonda classifiche.

Colpisce la sostanza musicale contenuta e la freschezza dei riff, anche a distanza di tanti anni, questo risulta un disco attuale, certo la registrazione è datata vista l’incisione di ben 45 anni orsono, ma rimane un buonissimo lavoro. Dietro la consolle troviamo il produttore Martin Birch, noto per la collaborazione con i Deep Purple, e di lì a qualche anno nume tutelare assoluto degli Iron Maiden tanto da diventare per parecchie decadi il sesto Maiden, insomma la qualità tecnica, le song e la produzione non mancano di certo su questi solchi “argentati”. Michael Des Barres fa la parte del leone con le sue istrioniche corde vocali sempre in evidenza, ma anche gli arrangiamenti sanno essere incisivi per tutto l’arco della tracklist, 10 pezzi tutti molto validi con perle disseminate lungo la scaletta: ascoltate lo sviluppo di In Your Eyes, una sorta di suite, e comprenderete esattamente cosa intendiamo, tra cori, arrangiamenti de luxe, con tutti gli strumenti in bella evidenza corposa. Riff boogie con le contropalle in Long Legged Lisa e Rolling With My Baby, accompagnati da una slide guitar che richiama alla mente gli Aerosmith, peccato che all’epoca Tyler e soci non fossero nemmeno nati discograficamente parlando, l’hard rock ipnotico con grande tiro di Underneath The Light, che farà scuola e verrà ripreso da tantissimi altri gruppi che venderanno slavine di vinili. E ancora l’immediatezza glam di Ace Supreme, le belle ballad estese di Johnny e Wounded Heart, per un pezzo blues come Sold Me Down The River i Cinderella avrebbero reso al diavolo tutte le pentole pur di avere anche solo un coperchio, e poi l’inno-emblema di Rock And Roll Band. In definitiva un long playing molto molto buono, ideato e incarnato da tante componenti anche variegate, ma sempre all’insegna della qualità e delle peculiarità di questo quintetto: c’è da dire che il singer appare sempre sopra le righe e perfettamente a suo agio in ogni frammento qui illustrato, ma tutto l’ensemble si distingue per le prove offerte sempre su alti standard. Una nota per Stevie Forest, chitarra solista, capace di tracciare sentieri che poi ritroveremo stilisticamente in altri musicisti bollati da critica e pubblico come vere rockstar, anche lui marchia a fuoco un segno profondo e prezioso, ma tutto il gruppo è significativo. Il disco non ebbe successo commerciale e nemmeno il seguente capitolo (molto molto hard rock) naufragò nonostante il ruolo di support band a fianco dei Nazareth e un bel po’ di live gig raggranellate in giro. Mentre la band registrava in studio il probabile terzo album, la line-up deflagrò in mille pezzi e si sciolse istantaneamente con i vari componenti diretti per le proprie strade, ecco la fine definitiva dei Silverhead. Des Barres riapparirà con i Detective, da solista, e con i Chequered Past di Steve Jones, rilasciando lavori interessanti, mentre l’aura del gruppo rimarrà intatta come una bolla fino all’esplosione del glam/street metal di Los Angeles, movimento che li decreterà come guide e anticipatori-pionieri del grande successo commerciale a base di look esasperati, accordi minimali, big guitar, rossetti e make-up.

I Silverhead possedevano tutti i pre-requisiti per diventare dei mastodonti del genere: immagine, attitudine, capacità e sfrontatezza, e ancora vena compositiva, abilità strumentali, ma il successo ha deviato altrove, lasciandoli come un fulgido esempio di come nulla sia mai scontato. Un disco da riascoltare, un monicker da rivalutare, senza se e senza ma.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
91.4 su 5 voti [ VOTA]
jaw
Domenica 28 Gennaio 2018, 17.06.43
10
Inimitabili, bello il primo comm una chiesa gotica adibita a strip club. Quelli che sono cresciuti a 69 Eyes li ascoltino, gli him glam, forse, possono solo baciare il tacco delle loro zeppe
jaw
Domenica 28 Gennaio 2018, 17.00.57
9
Inimitabile, il commento 1 e' il migliore una chiesa gotica adibita a stip club. Quelli cresciuti a 69 eyes li ascoltino e gli him glam possono, forse, solo baciargli il tacco delle zeppe
Luciano
Domenica 3 Dicembre 2017, 19.38.58
8
VOTO 100. CAPOLAVORO ASSOLUTO. DEL RESTO, MARTIN BIRCH, PRODUTTORE DEI DEEP PURPLE, CAPÌ SUBITO CHE ERA UNA GRANDE BAND CHE, PURTROPPO, NON HA RICEVUTO QUELLO CHE MERITAVA. ASCOLTATE QUESTO DISCO ATTENTAMENTE E CAPIRETE QUALCOSA IN PIÙ SULL'HARD/GLAMROCK.
LELIO
Sabato 2 Dicembre 2017, 16.11.52
7
Acquistai questo disco proprio dopo la sua uscita , dopo aver letto la recensione su Ciao 2001 , una meritoria rivista musicale che era praticamente l'unica fonte di novitàed aggiornamenti per noi adolescenti dei primi anni 70 . Ero un fan dei T . REX . Questo disco è assolutamente formidabile . Rock and Roll suonato come va suonato . Conservo ancora gelosamente il vinile .
Rob Fleming
Sabato 21 Gennaio 2017, 18.42.42
6
Ho sempre associato i Silverhead ai Mott The Hoople; non per chissà quale somiglianza stilistica (che pure c'è), ma perché sono due grandi gruppi che non si è filato nessuno per un lungo periodo. Però un bel giorno Ziggy Stardust decise di regalare la sua All the Young Dudes ai Mott The Hoople. E Bam! Di colpo tutti si accorsero (giustamente) di loro. Purtroppo i Silverhead non ebbero la stessa fortuna e, pur avendo composto uno dei pesi massimi del glam rock in grado di rivaleggiare con lo stesso Bowie, nella storia del rock sono menzionati perché Des Barres era il marito della regina delle groupies, miss Pam, o perché ha fatto l'attore in qualche serie tv. Peccato. Perché l'omonimo dei SIlverhrad è dinamite pura dove tra glam, rock, r'n'b, non si può stare fermi un attimo lasciandosi trasportare da ritmi lascivi, furibondi, suadenti. Grande album e grande riscoperta. 80
nat 63
Venerdì 20 Gennaio 2017, 14.06.32
5
Martedì scorso ho trovato la recensione di questo disco, Non lo ascoltavo da parecchio tempo, ma ne sono sempre stato innamorato, ed infatti nel commento 1 ho dato 100 come voto. Mi è presa, insopprimibile, la voglia di andare a riascoltarmelo: in due giorni, lo ho ascoltato 4 volte. CAPOLAVORO. Il paragone con la chiesa gotica adibita ed addobata come un sexy night club è, a mio parere, quanto mai appropriata. Decadente e struggente, lascivia e paillets, mascara e slide guitar, fiati (andate a riascoltarvi "Rolling with my baby", un boogie da infarto) sfiatati ed insolenti come solo una banda di ubriachi strafatti con le trombe in mano alle quattro di notte in un vicolo illuminato dalla fioca luce di un lampione e con una prostituta col rossetto ed il make up ormai sbavatii come unica spettatrice del loro improvvisato concertino, calze a rete e blues polveroso e bellissimo ( "Sold me down the river"), ballate mai troppo zuccherose ma, anzi, struggenti ed amare (le già citate "Wounded heart" e "Johnny"). "In your eyes" è un pezzo su cui migliaia di bands avrebbero potuto costruire un'intera carriera con un refrain semplicemente irresistibile e quei cori femminili così ...azzeccati. Il riff pachidermico e peccaminoso di "Long legged Lisa" , song sinuosa e tremendamente sexy, così bella da farti innamorare, anche se non la conosci, di una certa Lisa dalle lunghe gambe. "Underneath the light" è la gemma di questo LP pieno zeppo di gemme, la mia preferita,con una eccezionale prestazione vocale del singer Michael des Barres. Proprio il marchese-cantante-attore è il protagonista assoluto ed il mattatore di questo lavoro: aspetto inquietante, provocatorio ed allo stesso tempo piacevole e molto cool; macho ed allo stesso tempo allusivo, ambiguo ed androgino; voce grezza ed abrasiva ,ma tremendamente eccitante ed accattivante: quando cantava, ci metteva veramente il cuore (chissà quanti cantanti ha ispirato e quanti addirittura lo hanno copiato, vero David Lee Roth?). A questo punto non mi resta che modificare il voto del mio post precedente: voto 101.
rik bay area thrash
Mercoledì 18 Gennaio 2017, 14.28.30
4
Ne ebbi modo di sentire o meglio leggere di loro nel 1980 in una rivista italiana ... e ne descriveva il gruppo molto ma molto bene. Siamo in ambito quasi proto glam metal come già anticipato da review. Ci sono già tutti gli elementi che diverranno simbolo sia di suono che di immagine. In effetti andando ad ascoltare in rete si può notare come i suoni siano veramente 'antiquati'. Ma la grinta il songwriting e tutto quanto è glam è già tutto codificato in questo pregevolissimo pezzo di storia dell' heavy rock.
Raven
Mercoledì 18 Gennaio 2017, 13.43.49
3
Fa parte di quelle che inseriamo in data base "fuori menù" e delle quali vi diamo poi conto nella rubrica trimestrale "L'archivio della 'Zine"
Rob Fleming
Mercoledì 18 Gennaio 2017, 12.57.49
2
Ohibò e questa recensione di due giorni fa da dove salta fuori? Non è né nei Low Again né negli album rispolverati. Ci sono altre cartelle che non riesco a vedere? Dopo me la leggo con calma e commento
nat 63
Mercoledì 18 Gennaio 2017, 12.44.28
1
Album micidiale. Una chiesa gotica adibita a strip-club, con il decadente marchese Des Barres, inquietante e luciferino, gran cerimoniere ed officiante di questo rito pagano, che celebra stravizi e perversione. 10 pezzi uno più bello dell'altro. Le ballate "Johnny" e "Wounded heart" antesignane delle famose power ballad che domineranno le classifiche dell' hair-glam metal quindici anni dopo. Se non proprio 100, ci siamo molto, molto vicini. Anzi per me 100.
INFORMAZIONI
1972
Purple Records
Glam Rock
Tracklist
Lato A
1. Long Legged Lisa
2. Underneath The Light
3. Ace Supreme
4. Johnny
5. In Your Eyes

Lato B
6. Rolling With My Baby
7. Wounded Heart
8. Sold Me Down The River
9. Rock And Roll Band
10. Silver Boogie
Line Up
Michael Des Barres (Voce)
Stevie Forest (Chitarra, Cori)
Rod Davies (Chitarra, Cori, Percussioni)
Nigel Harrison (Basso)
Pete Thompson (Batteria)
 
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