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Aurelio Follieri - Overnight
30/09/2017
( 577 letture )
Solitamente quando si ascolta un disco di musica solista lo si fa per immergersi in un mondo a parte, sospinti dalle note, dall’assenza di parole, che facilita in un certo senso l’abbandono del mondo terreno per quella sorta di limbo che l’arte di grandi musicisti sa evocare. Fin troppo spesso, invece, si finisce per essere preda di un approccio che non ha niente dell’evasione o della creazione di scenari, ma limita sé stesso fino a rendersi protagonista unicamente di una ginnastica priva di alcun calore e caratterizzata solo da una noiosa esibizione di forza muscolare. Un rischio questo che fortunatamente non si corre con la prima uscita da solista di Aurelio Follieri, chitarrista che ha legato gran parte della propria esperienza di musicista al lavoro in studio o come turnista per altri e che oggi, a distanza di ventiquattro anni dalla registrazione del proprio primo demo, ha raccolto quattordici brani, composti negli ultimi due anni e ha dato vita ad Overnight.

Non capita spesso che un titolo e una copertina siano in grado di rendere con cura l’atmosfera di un album, preferendo magari immagini che richiamino ad una particolare scena o identità generale di riferimento. Overnight è invece perfettamente calzante alla musica in esso contenuta, che sembra davvero danzare lungo una notte dilatata, che brilla di luci lontane e promette di durare per sempre. Una sensazione che Follieri riesce a comunicare non solo perché, come egli stesso rivela, i brani sono effettivamente stati composti in orari notturni, ma proprio in conseguenza di scelte stilistiche ben precise. Lo stile di Follieri è infatti perfettamente in equilibrio tra hard rock e AOR, con qualche ulteriore influenza tra rock settantiano e l’immancabile fusion, che ne arricchiscono il bagaglio, all’interno di un percorso comunque molto coerente, dall’inizio alla fine dell’album. L’effetto notturno, che in questo senso non vuole assolutamente rappresentare un qualcosa di pauroso o ansiogeno, ma anzi al contrario, dare quella confidenza e quel calore che solo in determinate notti si può respirare, è dato sia dalla scelta di non forzare mai troppo la mano in termini di velocità di esecuzione, che da una distorsione mai protagonista assoluta e sempre tenuta ampiamente a bada. La sensazione di star ascoltando un disco leggermente retrò, tipicamente anni ottanta, resta molto forte, così come quella di trovarsi di fronte a musica che potrebbe benissimo sottolineare momenti salienti di un film o di una serie televisiva, intendendo con questo non che si tratti di musica di sottofondo e priva di sostanza, ma che riesce in maniera chiara a originare immagini e a scavare nel profondo dell’ascoltatore evocando scenari che tutti abbiamo vissuto e che fanno parte del bagaglio emotivo di chiunque. L’evidente abilità tecnica di Follieri, che rimanda al maestro Satriani e che vede anche il fantasma di Chris Rea comparire qua e là, non risiede dunque tanto nell’affastellare note una dietro l’altra a più o meno assurda velocità, cosa che comunque il chitarrista dimostra qua e là di saper fare, ma piuttosto nel costruire brani dalla forte impronta melodica, ben caratterizzati singolarmente e sui quali il chitarrista gioca spesso con lunghe note e bending ottimamente eseguiti. Certo non mancano al repertorio veloci sweep e altre abilità tecniche, ma difficilmente in Overnight risulteranno decisivi nel colpire l’ascoltatore. Ben più facile farsi cullare o esaltare dalla bella costruzione melodica e dall’ottima qualità dei soli, sempre protagonisti, ma non per sovrabbondanza, rispetto ai temi portanti. Data la coerenza stilistica e il buonissimo livello di tutte le composizioni, risulta anche difficile segnalare i brani migliori, mentre non sembra assolutamente esserci alcuno che possa definirsi meno che interessante. Piuttosto, forse proprio a causa di questa sostanziale omogeneità espressiva, quattordici tracce potrebbero risultare un po’ troppe per garantire una presa costante sull’ascoltatore, che potrebbe ritrovarsi a perdere il contatto con l’album. Seguendo le canzoni, Circle of Life rappresenta ottimamente la summa del percorso stilistico del disco, introducendoci nel mondo notturno, sognante e sospeso di Overnight, mentre Euphoria colpisce per la bellissima frase portante e l’emozionante crescendo, mentre Flyin’ High introduce una maggiore propulsione dinamica e quasi vicina al punk rock nel riff iniziale, dopo la comunque validissima One Step, forse la composizione più brillante della prima parte del disco. Ancora ad esempio ottimo il lavoro di Robuffo al basso sotto Voices, brano vicino al funky che mantiene un andamento lento e sornione e si regge moltissimo sul colore e sull’intensità donata dalla sezione ritmica. Apoteosi melodica che si raggiunge invece con Mary Ann, la ballad che tutti vorrebbero saper scrivere e suonare, tra emozione e tecnica, silenzi ed esplosioni dinamiche che colpiscono al cuore. Sul finale molto valide la potente Heavy Ballad, che si apre comunque ad un bel solo di natura jazz ad opera di Lorenzo Zecchino e Morning Breeze, prima della chiusura dell’ottima Majesty, breve ma intensa.

La qualità complessiva che si ritrova in Overnight è cosa piuttosto rara. Non c’è un solo aspetto che non sia stato curato maniacalmente, dai suoni ai reverberi utilizzati, dalla composizione all’esecuzione solistica. Niente appare lasciato al caso e anche l’interplay tra i musicisti, che pure costituisce il novanta per cento della riuscita di un disco del genere, sembra frutto di una precisa volontà di Follieri, che deve aver diretto in tutto e per tutto le registrazioni dell’album. Così la produzione pulita e profonda del disco rende merito tanto alla sezione ritmica quanto alle sovrapposizioni di chitarra e tastiera, come detto mai votate alla pura successione di note, ma piuttosto capaci di silenzi e grandi iniezioni di dinamica, con crescendo e diminuendo gestiti con abile maestria da parte dei musicisti. L’eleganza formale del disco è notevole, come la capacità di gestire l’emozione suscitata dalle belle frasi melodiche scelte per i brani. Come detto, il punto debole dell’album può essere rappresentato da una omogeneità stilistica che alla lunga finisce per distrarre l’ascoltatore, senza necessariamente annoiarlo, ma togliendogli magari attenzione rispetto agli episodi più ispirati. Resta comunque un disco estremamente interessante, non solo per gli appassionati del genere e una produzione di alto livello, come raramente si ritrova in Italia.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
80 su 1 voti [ VOTA]
Alessio
Sabato 30 Settembre 2017, 18.30.59
1
Bellissimo album, da avere assolutamente! Complimenti Aurelio
INFORMAZIONI
2017
Red Cat Records
Shred
Tracklist
1. Circle of Life
2. Euphoria
3. One Step
4. Flyin’ High
5. Back to You
6. Voices
7. Mary Ann
8. Goliath
9. To the Light
10. Mechanical Heart
11. Anarchy
12. Heavy Ballad
13. Morning Breeze
14. Majesty
Line Up
Aurelio Follieri (Chitarra, Tastiera, Programming)
Valter Robuffo (Basso)
Michele Santoleri (Batteria)

Musicisti Ospiti
Claudio Signorile (Basso su traccia 1)
Lorenzo Zecchino (Piano su traccia 12)
 
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