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Napoli Centrale - Napoli Centrale
01/06/2019
( 640 letture )
Napoli Centrale è uno di quei dischi che lascia un punto interrogativo fin dai primi istanti quando, tenendolo fra le mani, lasciamo cadere lo sguardo sulla copertina. Sullo sfondo poco accogliente di una campagna partenopea vediamo quattro individui di spalle passeggiare fra qualche albero spoglio e una vegetazione abbandonata a se stessa. Nel cielo bianco svetta il logo "Napoli Centrale", eppure sembra di stare ovunque tranne che nella nota stazione campana. Aprendo il disco e osservando i nomi della formazione l'unico che potrebbe essere assimilabile alla città è quello di Franco del Prete, effettivamente originario di Frattamaggiore (NA). James Senese (all'anagrafe Gaetano Senese, annata 1945) è figlio della liberazione e della Seconda Guerra Mondiale: padre afroamericano e madre napoletana. Mark Harris è un americano trapiantato a dodici anni in Italia, destinato dopo l'esordio dei Napoli Centrale a collaborare con grandi artisti della penisola come Fabrizio De André, Toni Esposito, Giorgio Gaber e molti altri. Infine, al basso parteciperà solo per questo disco l'inglese Tony Walmsley. La grande miscela di influenze, paesi e culture si è integrata perfettamente nel contesto progressive rock italiano di quegli anni, portando una forte vena jazz, chiaramente veicolata dal sassofono di James Senese, debitore degli ultimi anni di John Coltrane nel sound e alle commistioni di generi del periodo elettrico di Miles Davis. Il risultato è un meraviglioso calderone di fusion che nel suo essere retrò, tra cantato in dialetto e temi settantiani, risulta moderno e innovativo, richiamando le sonorità dei colleghi, italiani e non, come Perigeo e Weather Report.

Il piano elettrico Fender di Mark Harris, accompagnato dall'inusuale flauto di James Senese, apre la prima sezione di Campagna, pezzo da novanta del disco. Tra i ritmi jazz sporcati di rock settantiano, prende il via la parte cantata della canzone, rigorosamente in napoletano.

"Chiove e jesce 'o sole
pe' aiutà pure isse 'a varca
pure 'o figlio do bracciante
'nzieme 'o pate va a zappà

Campagna, campagna
comme è bella 'a campagna

è cchiù bella pe' 'e figlie
do padrone della terra
ca ce vene sulamente
cu ll'amice a pazzià
ma po' figlio do bracciante
'a campagna è n'ata cosa
'a campagna è sulamente
rine rutt' e niente cchiù."
(Campagna)


Indipendentemente dal fatto che ci sia il sole o la pioggia, anche il figlio del bracciante va insieme al padre a zappare tutto il giorno. La campagna è ironicamente bella, ma ancora di più per la figlia del proprietario che la usa come terreno per andare a giocare con le amiche, mentre per il figlio del bracciante la campagna significa schiena rotta e nulla più. Il brano, grazie alla voce e al meraviglioso sassofono libero di James Senese, tratta la tematica dello sfruttamento dei braccianti da parte dei proprietari terrieri. Il canto popolare, rock nell'anima e nella protesta, assume una forma jazz nelle sonorità: nel brano si percepiscono appieno questi passaggi fra la prima parte cantata e il finale strumentale, dove le sensazioni musicali si fanno più tese e complesse. Tra variegate e fantasiose parti di batteria e accordi di pianoforte eterei, passiamo rapidamente al secondo brano del platter.

"Ma a famme è chhiù forte d'ammore pa' terra
e a gente 'e Bucciano è emigrata a 'o nord
nun puteva cchiù campà, mo va in fabbrica 'a faticà
jettann' 'o stess' sanghe e 'a salute
e in cchiù se sente gente fernuta

Pecché?
Pecché?
Pecché? Pecché? Pecché? Pecché?...
Pecché 'o papa nunn'è rre!"
(A Gente 'e Bucciano)


'A Gente 'e Bucciano è un altro pezzo che, sulla scia di Campagna, tratta il progressivo passaggio dalla società agricola a quella industriale e delle relative migrazioni dei meridionali al settentrione. Bucciano è un comune del Beneventano che vede sparire la propria gente, che va a gettare sangue e salute nelle fabbriche del Nord nella speranza di una vita migliore. La canzone ha un tiro decisamente più teso e meno frizzante della traccia precedente, mantenendo tuttavia un livello di tecnicismo e inventiva musicale decisamente sopra le righe. Così come spesso facevano i colleghi Perigeo, i Napoli Centrale colgono un momento di rilassatezza e serenità con Pensione Floridiana, breve strumentale che ruota intorno a un bel giro di basso di Tony Walmsley. Il mood della proposta del gruppo si fa decisamente più morbido e gli strumenti -che suonano apparentemente parti molto lontane fra loro- si incontrano in un incastro di accenti, ritmiche e sonorità perfettamente complementari. Un piano elettrico distorto e cupo apre Viecchie, Mugliere, Muorte e Criature, creando una suspense improvvisamente rotta dall'urlo primordiale di James Senese. Quando il basso entra, accompagnato poco dopo dal sassofono, vi è un groove funk, sporcato da influenze a metà tra il progressive più oscuro e il jazz più freddo. La proposta musicale della canzone rispecchia perfettamente il tema dei versi cantati da James Senese, ovvero la fuga di chi scappa -non avendo più vecchi, mogli, morti e bambini- in cerca di qualcosa di meglio. La fuga da una vita poco salubre porta tuttavia a una vita alienante nelle fabbriche, motivo per il quale tutta la composizione è pervasa da una sensazione di continua oppressione e di assenza di vie di salvezza. Nella seconda metà, il pezzo evolve verso uno strumentale con un lungo assolo di sassofono che alterna il tema principale e dei fraseggi che richiamano le geometrie modali di Coltrane in un finale a livelli stratosferici. Vico Primo Parise n°8 è la fotografia del luogo natale di James Senese, crocevia di influenze diverse fra fischietti, percussioni della world music, passaggi di jazz americano e il vociare confuso di una periferia popolare. L'improvvisazione è chiaramente il cavallo di battaglia dei quattro, che riescono a rievocare delle immagini molto nitide nonostante delle soluzioni musicali non facili da seguire durante i primi ascolti. Il gran finale viene successivamente lasciato alla strana 'O Lupo s'ha Mangiato 'a Pecurella, che evoca un'immagine cupa e amara. Tutta la critica rabbiosa e pesante che è stata mossa da i Napoli Centrale durante questo omonimo disco va a canalizzarsi fra i tempi lenti e pacati che con dolcezza si intrecciano con le delicate note di sassofono. Un pezzo simbolico e significativo che va a canalizzare le attenzioni dell'ascoltatore sulla sezione parlata, con le voci di un ambiente napoletano caotico e popolare.

" 'O Crì, ‘o Crì si mmuort,
ma a pace addo sta?
O Crì, ‘o Crì si mmuort,
ma chi cazz t'ha fatt fa!
Durmite! Durmite!"
('O Lupo s'ha Mangiato 'a Pecurella)


La voce chiede al simbolico Cristo, nonostante il sacrificio, dove sia la pace e la salvezza per i meno fortunati e i poveri, per chi scappa e chi passa tutto il giorno a zappare la terra. Un finale senz'altro pesante e cupo, che non lascia molto spazio alla fantasia di un futuro diverso nonostante le risate sguaiate e i canti popolari. Prima basso e batteria, seguiti poi dagli altri strumenti, rientrano per un ultimo giro conclusivo, che va a mettere la firma sul platter.

Napoli Centrale è un disco che si pone l'obiettivo di fare una cronaca verace, di criticare con rabbia e costruttività e al tempo stesso di distruggere grazie al fermento popolare. Forte di soluzioni compositive di altissimo livello e di un'originalità territoriale incredibile, verrà seguito poi da Mattanza (1976) e Qualcosa ca nu 'mmore (1977). La formazione verrà ritoccata più volte dal leader James Senese: Mark Harris e Tony Walmsley dopo l'esordio migreranno verso Il Rovescio della Medaglia per una lunga tournée prima dello scioglimento del gruppo, mentre nel gruppo partenopeo arriveranno nomi noti come Agostino Marangolo, Kelvin Bullen, Bruno Biriaco e per un breve periodo anche un giovane Pino Daniele al basso. Ad ogni modo, sia per elevatezza della proposta musicale che per originalità del concept, l'omonimo esordio dei Napoli Centrale risulta uno dei punti più alti della musica italiana. Un disco da avere nel proprio scaffale per ricordarci di giorno in giorno quanto valide possano essere le nostre idee musicali indipendentemente dalle nostre radici.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
63 su 4 voti [ VOTA]
Zess
Giovedì 6 Giugno 2019, 20.43.45
7
Capolavoro.
Area
Lunedì 3 Giugno 2019, 15.56.51
6
@Le Marquis de Fremont, Io sono del Nord, ma in Napoletano "Fernuto" significa "Finito", tempo fa lo chiesi anch'io a un amico di Napoli che vive dalle mie parti.
Area
Lunedì 3 Giugno 2019, 15.55.34
5
@Area, io sono del Nord, ma in Napoletano "Fernuto" significa "Finito"
Le Marquis de Fremont
Lunedì 3 Giugno 2019, 13.47.59
4
Uno dei dischi più belli del Jazz/rock/fusion Italiano da una delle band più creative ed innovative dei '70, come diceva giustamente Monsieur Area, assieme agli Area di Demetrio Stratos. Personalmente amo molto James Senese e lo considero tra i migliori strumentisti/innovatori Italiani. Questo rimane il migliore dei tre dischi fatti dai Napoli Centrale (anche se poi James Senese ne ha fatto altri 5, mi sembra, come JNC) ma anche su Mattanza e Qualcosa ca nu'mmore siamo solo pochissimo sotto questi livelli. Non c'è un brano, qui, che non sia degno della massima attenzione e eseguito sull'equilibrio tra composizione e improvvisazione in maniera fortemente emozionante. Per quanto riguarda la parte testuale, a parte una lingua che mi è un po' ostica da capire (cosa significa "fernuto"?) non conosco la realtà delle campagne napoletano/campane nei '70 ma ho massimo rispetto della capacità di Senese di portare in primo piano questi temi. Enfin, mi sembra che 85 sia un po' basso, per un capolavoro ricco di significati, come questo. Au revoir.
Area
Lunedì 3 Giugno 2019, 12.31.48
3
Gran bel disco, probabilmente al primo o al secondo posto tra i dischi Prog/Fusion dei 70, se la gioca con Arbeit Macht Frei. Tuttavia questo disco é più "Black" dei lavori di Area e Arti + Mestieri. Questa band (come tante altre di Napoli) era solita esbirsi spesso nelle basi NATO, dove sicuramente per loro é stato possibile essere più avanti di molti altri in Italia anche a livello di ascolti e conoscenze da cui attingere nuove influenze.
Lele 12 DiAnnö
Domenica 2 Giugno 2019, 3.16.33
2
Gran disco, sia nei momenti più calmi che in quelli più irruenti. Notevole lavoro di batteria. Una volta tanto sono d'accordo col voto del recensore perché, pur essendo l'interpretazione veramente buona, il materiale non è proprio originalissimo...
Doomale
Sabato 1 Giugno 2019, 18.28.29
1
Bella recensione, di loro conosco solo "Mattanza" ma dovrei approfondirli meglio, che ad un primo impatto non mi fecero lo stesso effetto di altri mostri sacri del Prog Italiano. Sarebbe bello, raggruppare tutte le recensioni di Italian Prog o in generale di Prog Rock in un unica rubrica, sennò per trovarle o scoprirle a volte è un impresa.
INFORMAZIONI
1975
Dischi Ricordi
Fusion
Tracklist
1. Campagna
2. 'A Gente 'e Bucciano
3. Pensione Floridiana
4. Viecchie, Mugliere, Muorte e Criaturi
5. Vico Primo Parise n° 8
6. 'O Lupo s'ha Mangiato 'a Pecurella
Line Up
James Senese (Voce, Sassofono)
Mark Harris (Pianoforte)
Tony Walmsley (Basso)
Franco del Prete (Batteria, Percussioni)
 
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