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Woods of Ypres - Woods 5: Grey Skies & Electric Light
( 4387 letture )
“Non dirò che il giorno è passato, che le stelle portano un velo”

La caduta. La struggente distorsione con la quale ogni battito pigramente si affievolisce e, ancora palpitante, cede il passo – carne che si fa anima – all’inevitabile, “lento sfacelo del tempo”…fluttuano i pensieri all’ombra di un amaro oblio, le note di Career Suicide (Is Not Real Suicide), opening di Woods 5: Grey Skies & Electric Light, continuano ad andare, bruciante consolazione di un patetico scenario mentale al delirio:

We were born to live, in a desperate time
Where it seems the death of dreams, is the end of life

But we have only one life to live, just one opportunity
And failure is not the end of the world, that’s just society!


Parole come lacrime, quelle che si mescolano alla rabbia e all’impotenza, quelle di quando, a conti fatti, hai ormai realizzato che “indietro non si torna”. Quinta release per i canadesi Woods of Ypres, eccoci dinanzi all’ultimo luminoso frammento di una ricerca – musicale e non – mai completamente soddisfatta. Il testamento spirituale di David Gold, come da più parti si è detto, o piuttosto, come a me piace immaginare, un’intensa istantanea sugli iridescenti arcobaleni di uno spirito inquieto. È del 22 dicembre 2011 la notizia della prematura scomparsa, a causa di un incidente stradale, del giovane mastermind della band, poco più di un mese prima dall’uscita di Woods 5: Grey Skies & Electric Light. Trentuno anni, quelli di cui io stessa porto il peso sulle spalle. L’ineluttabilità del crollo, kafkiana metamorfosi di uno sconosciuto altrove, colpisce ancora una volta. Cupi scenari si affollano all’orizzonte, un misto di sangue e ricordi ormai sopiti, la consapevolezza di speranze che non hanno più ragione di esistere. Un doom intriso di post-rock e gotica melanconia è tutto ciò che ora resta…tutto ciò che ora conta. Sprazzi di black dal piglio melodico e un’innata attitudine alla più romantica delle notti, quella che ti prende il cuore e te lo stravolge: ecco la formula con la quale si potrebbe a buon diritto definire la musica dei Woods of Ypres, un’avvolgente, caleidoscopica sopraffazione dei sensi. Tante le influenze, ma una sola, crepuscolare inclinazione.

Dopo l’accattivante apertura di Career Suicide (Is Not Real Suicide) , il violino di Travelling Alone smarrisce la coscienza nel fragile languore di un opaco tramonto…la voce di David Gold è tenebra profonda e carezzevole, soffice vento al cui tocco danzan le foglie. Una mesta disperazione pervade la seguente Alternate Ending, splendida ballata chiusa dalle note di un piano: la visione di un diverso finale diventa qui possibile e ciò che una volta era continua a vivere nel sogno...

We were together, in a memory and we live forever, in finality
Holding on...to a dream...


In Lightning & Snow, il riffing, opportunamente supportato dalle pelli, torna a farsi incalzante e amoreggia adorabilmente con le reminiscenze black di una voce quanto mai coinvolgente: la furia del lampo e il candore della neve. Finality è un inno all’attesa di una vita che non è mai stata: piano e violino dominano incontrastati e il morbido fluire della percezione si muta in quieta rassegnazione...

We didn’t spend our life together
And I will miss you forever


La meditazione introspettiva prosegue in Death Is Not An Exit, laddove anche un guitar solo può mutarsi in una mai colmata sete d’eternità. Con Adora Vivos si ritorna a ritmiche più serrate, ma senza per questo rinunciare alla raffinata essenza evocativa di fondo. Un po’ meno lucente l’atmosferica Silver che presto cede il passo a Modern Life Architecture, lucida analisi di un presente costruito su una precaria struttura di turbamenti…voce e cadenza rallentano pesantemente e, ormai poco più che un lamento, semplicemente prendono atto dell’evidenza:

this modern life architecture is crumbling under the weight of the world

Ed eccoci, dunque, alla fine: le due parti delle quali si compone la conclusiva epopea di Kiss My Ashes (Goodbye) , ironica amarezza di un inatteso epilogo, quello che, nel giro di pochi, ardenti riff, si è portato via il nostro David:

But no monument for me, please... I am not one of them
I didn’t need it in life, I won't need it in death


La produzione, curata per la parte del missaggio da John Fryer (White Zombie, Cradle of Filth, Paradise Lost, Ulver), si mostra poderosa e ben equilibrata: i suoni, tutti chiaramente definiti, sono amalgamati tra loro con diligente accuratezza: ogni elemento concorre ad esaltare l’intima raffinatezza del soffio umbratile di Woods 5: Grey Skies & Electric Light.

Mi guardo intorno. Rapido s’appressa il seme dell’oscurità. Lambisco le mie ferite: l’inquietudine dei Woods of Ypres e una buona fiaba irlandese. Ne trovo una sul Tír-Na-N-Og, la leggendaria Isola dell’Eterna Giovinezza…è sotto le stelle di quella terra che ti auguro di passeggiare…David, fratello mio, compagno di solitudini, possa tu riposare in pace.

In memoriam. Alla luce di una delicata perla.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
73.7 su 30 voti [ VOTA]
zzz
Mercoledì 12 Settembre 2012, 13.25.10
15
non capisco cosa ci sia di male nelle melodie catchy...a volte basta la semplicità per creare un CAPOLAVORO... poi ci sono CAGATE ritenute capolavori solo perchè le note sono algoritmi e bla bla bla, praticamente porcherie che fa figo ascoltare solo perchè lo dice qualche uomo fumetto frustrato e arrapato da decenni...
Mosca
Martedì 15 Maggio 2012, 19.50.41
14
ah, la tauromachia!
fabriziomagno
Mercoledì 9 Maggio 2012, 9.55.05
13
dolcezza e vigore nelle tue parole, vita e morte nella musica dei wood of ypres. tutto bello, da rileggere e riascoltare.
zzz
Martedì 8 Maggio 2012, 22.00.14
12
non conoscevo questa band. è entrata a far parte delle mie preferite in assoluto. ho ascoltato quasi tutti i loro lavori e sapere che questo David non potrà più comporre i suoi capolavori mi dà un senso di malinconia profondissimo. il voto è più che azzeccato, lo dice uno che non ama molto il doom ma questi ragazzi ci sanno davvero fare (apprezzo molto il drumming). ho scoperto un diamante colorato in un mondo di mediocrità. per concludere ecco una blasfemia : rimpiango David più di quanto rimpianga Jon-Dissection) R.I.P. David p.s. R.I.C. Jon
HyperX
Lunedì 7 Maggio 2012, 18.09.11
11
Non so quanto effettivamente la morte prematura di David abbia aggiunto valore emotivo a questo album, ma a me piace da morire e fin qui lo considero una delle migliori uscite di quest`anno. Per me sfiora il 90.
Marco
Domenica 6 Maggio 2012, 14.45.45
10
PS: concorso sulla linearità di alcuni brani da te citati ma ancora, contestualizzandoli e apprezzando nella sua integrità il portato emozionale del disco (unito al messaggio testuale...trovo i testi più maturi e consapevoli rispetto ad alcuni passaggi del ridondante Green) stento a liquidarli con troppo scontati. ripeto comunque, meglio ritrovarsi nelle sfumature delle parole che nei numeri dei voti. Io ho dato un 82. che oscilli fra 78 e 85 poi poco importa. Restano le parole. Chiedo scusa per la lunghezza dei miei interventi.
Marco
Domenica 6 Maggio 2012, 14.42.14
9
Sarò lapidario, non per polemica quanto per maggior precisione. Non ho detto che hai demonizzato il disco; ho scritto che suggerisco di non demonizzare la facilità di un brano. (Tu stesso poi mi dici che ascolti ambient post alternative rock e che quindi sai bene cosa si intende per "semplicità" ed è vero, certa musica si gioca la partita della semplicità spesso col coraggio della grande e sincera ispirazione). Il mio affondo non è sul tuo giudizio riguardo al disco (non ho mai avuto grandi problemi con opinioni differenti) ma sul paragone con "Allure" che per i motivi che ho spiegato è fuori luogo. Da ultimo non ho scritto (e se così non fosse ti chiedo di farmi notare dove) che tu sostenga la tesi per cui il carattere lirico-letterario non va bene in assoluto. diversamente ho replicato a questa tua osservazione "trovo che molti si siano fatti addolcire troppo dalla prematura scomparsa di quel grande artista che (purtroppo) era David Gold". Non credo valga per Alice (e non perchè la conosco e sono amico e la difendo, non conoscendoci va noiosamente precisato; detesto le partigianerie, quelle le lascio ai gregari non agli amici) non credo valga per Alice e provo a spiegarmi meglio: ne abbiamo discusso variamente anche sul forum della webzine per la quale occasionalmente scrivo. David Gold era un artista prolifico (sua madre ha rinvenuto carte con testi per altri due album quasi pronti), ridondante (sai quanto me della durata di woods 3 e del green). Prolifico e "ingenuo". In questa ingenuità si evince però un rapporto con la musica genuino, schietto, senza doppiezza e ombre. La domanda allora è (e ripeto, prescinde dalla sua morte): è meglio questa ingenuità (testuale e musicale alle volte) o è meglio l'algore professionale e impeccabile di tanti altri gruppi di mestiere? io preferisco l'ingenuità di un musicista comunque ispirato che se ha "sbagliato" lo ha fatto in nome di una sincerità che gli ha evitato fino all'ultimo l'etichetta noiosa di "personaggio" che tanti musicisti finiscono col cucirsi addosso. Edoardo, infine non mi interessa spuntarla dialetticamente o dimostrare che ho ragione io o che tu hai torto. Mi interessa che ci si sia capiti, pur nelle immancabili differenze. Buona giornata
Persephone
Domenica 6 Maggio 2012, 14.32.56
8
Caro EdoardoG, innanzitutto ti ringrazio per le tue considerazioni: leggere il pensiero degli altri, quando è esposto in maniera garbata e rispettosa, è sempre un arricchimento e uno spunto di riflessione utile a comprendere limiti e fragilità della propria visione. Avrei dovuto recensire questo disco diversi mesi fa, al momento dell'uscita. Il suo ascolto è coinciso con degli eventi della mia vita che mi hanno particolarmente scavato dentro. Ho avuto il coraggio di riprenderlo in mano per la recensione solo da poche settimane e quello che posso dire è che è un album che cresce con gli ascolti - la scomparsa di David non c'entra proprio nulla - e con la meditazione su musica e parole, entrambe molto vicine al mio personale modo di sentire. Per quanto concerne, il discorso del post-rock, poi, è un genere che io ascolto frequentemente. Nell'album in questione ne ho colto dei semplici echi, soprattutto nella struttura evanescente di talune atmosfere, ma naturalmente anche questa è una considerazione assolutamente soggettiva, come d'altronde lo è il mio modo di scrivere e impostare le recensioni. Mi dispiace se non siamo riusciti a condividere la stessa linea di pensiero per questo disco, ma sono comunque grata per il tuo intervento interessante, in quanto foriero di un'opinione degna di attenzione e di rispetto. Alla prossima.
il vichingo
Domenica 6 Maggio 2012, 14.10.22
7
Ragazzi... se è veramente così bello corro ad ascoltarlo
EdoardoG
Domenica 6 Maggio 2012, 14.07.44
6
Infatti io non ho demonizzato questo disco, ho solo detto che a causa di alcuni brani e strutture che per me sono eccessivamente scontati e banali non darei mai 85, nonostante la prova vocale sia fantastica e tutto il resto dei pregi che hai detto te. Citi anche "Woods III". Anche io ho notato una certa somiglianza con quel CD, ma resta il fatto che è proprio quello che mi piace di meno della band. E comunque è anche ovvio che in una recensione rientrino fattori sia oggettivi che soggettivi. I Woods Of Ypres sono maturati, ma non apprezzato APPIENO il modo in cui l'hanno fatto. Certe soluzioni e certe canzoni pur essendo diverse le trovo davvero fantastiche (vedi "Modern Life Architecture", "Death Is Not An Exit" e "Finality"), fatto sta che brani come "Keeper..." e "Silver" su tutti, seguiti da "Carreer Suicide" sono davvero scontati e banali. Io non condanno la semplicità, ascolto Ambient e Post-Rock, ascolto Alternative Rock e anche Folk, sono generi semplici. Io non condanno affatto la semplicità ma condanno la banalità e la scontatezza che a volte purtroppo ritrovo in quest'album. Secondo me poteva essere fatto di meglio. E poi non ho affermato che il carattere lirico-letterario non vada bene in assoluto, ho solo detto che a me non piace e nelle mie recensione non lo userei mai, o non così evidentemente, tutto qua. Poi a chi scrive rimane la scelta. In conclusione dico che quest'album è bello, nessuno lo toglie, ma non fantastico come viene fatto passare in molte recensioni...
Marco
Domenica 6 Maggio 2012, 13.51.07
5
Vero, keeper of the ledger è inedita nel disco rilasciato rispetto al promo (ma non mi sembra liquidabile con un "inutile", mi ricorda molto il tiro di alcuni brani su Woods III). Kiss my ashes goodbye da doppia è ora singola e l'ordine è sensibilmente diverso rispetto al promo. ok. nemmeno io ci sento post rock e ok. Ma cosa cambia? il fatto che si opti per un approccio lirico-letterario ad un disco di un cantante prematuramente scomparso NON significa automaticamente che sia stata la morte a decantarne il valore.L'impressione, EdorardoG, è che tu dia questo per scontato e laconicamente giochi poi a ribasso tirando fuori il disco d'ESORDIO! del gruppo. Un album completamente diverso (meraviglioso siamo d'accordissimo qui), che nel tempo è distante da questo loro ultimo così come è lontano se considerato nell'ottica dei precedenti dischi che han sempre più virato sulle coordinate attuali (il Green album): motivo per cui non ha senso, a mio avviso, paragonarli. Ho recensito anch'io il disco. Ci son stato su quasi due mesi e son partito proprio da questo assunto: la morte di Gold non deve influire acriticamente sulla qualità del disco. La morte è un'ipotesi emozionale, più che sulla musica si riflette semmai e dialetticamente, sulle parole dei testi. Allure è disco fondamentale che rispecchia un sound notevolmente mutato. il "catchy" rientra in quest'ottica. Il mio suggerimento è di non demonizzare la facilità di un brano se questa facilità è sorretta da una dose di verità e sincera ispirazione. Un corretto paragone sarebbe da farsi col Green album, ancora ridondante e pieno di ingenuità anche sul piano testuale. al pari, Woods V è decisamente più maturo, calibrato e come sottolineato poco sotto, sostenuto da una prova vocale che di là di ogni fatale morte, è obiettivamente degna di nota.
EdoardoG
Domenica 6 Maggio 2012, 13.27.01
4
Un bell'album, ma trovo che molti si siano fatti addolcire troppo dalla prematura scomparsa di quel grande artista che (purtroppo) era David Gold. Il problema è che ciò fa alzare i voti e i giudizi insensatamente e che non fa notare quel gran disco che è (il migliore della loro discografia) "Pursuit Of The Sun & Allure Of The Earth". IL capolavoro in confronto a tutti gli altri dischi prodotti dalla band canadese e in confronto anche a questo. Un album che non so di che cosa risenta, ma di qualcosa risente. Non voglio cadere nel banale e dire che è colpa della label, ma fatto sta che ci sono certe canzoni troppo scontate; prima su tutte "Carreer Suicide (Is Not A Real Suicide)", bello ma classico pezzo da singolo per attirare qualche ascolto, molto catchy e banale. Poi, tra le tracce praticamente inutili, c'è sicuramente anche "Keeper Of The Ledger", pezzo di cui tu non hai parlato perché hai recensito la versione promo del CD con "Kiss My Ashes (Goodbye)" ancora divisa in due parti e con l'ordine delle tracce tutto scombussolato. E poi sinceramente io non ce ne vedo la minima traccia di Post-Rock. Rock sì, ed è anche un'aggiunta rispetto ai precedenti lavori, ma Post direi proprio di no. Non mi piace tanto neanche come hai affrontato la recensione, ma questa è una scelta stilistica personale, che tuttavia io non prenderei mai. Gli avrei (e, invero, gli ho dato in una mia recensione) 75. Purtroppo non di più, non lo merita, anche se David è disgraziatamente morto.
Ahti
Domenica 6 Maggio 2012, 13.08.12
3
Magnifica recensioni per un album toccante, malinconico, intenso come pochi. Muoiono le persone sbagliate, muoiono i poeti.
Arwen
Domenica 6 Maggio 2012, 10.47.22
2
Che recensione Alice...meravigliosa,per questo album stupefacente...
Ubik
Domenica 6 Maggio 2012, 9.58.20
1
RIP David Gold. Disco che ascolto da un pò di tempo e devo dire che è veramente buono. La sua voce in questo disco raggiunge l'apice.
INFORMAZIONI
2012
Earache Records
Black/Doom
Tracklist
1. Career Suicide (Is Not Real Suicide)
2. Travelling Alone
3. Alternate Ending
4. Lightning & Snow
5. Finality
6. Death Is Not An Exit
7. Adora Vivos
8. Silver
9. Modern Life Architecture
10. Kiss My Ashes (Goodbye) (Pt.1)
11. Kiss My Ashes (Goodbye) (Pt.2)
Line Up
David Gold – Vocals, guitars (rhythm), drums
Joel Violette – Guitars (lead), bass
 
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