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Evoke Thy Lords - Drunken Tales
( 2350 letture )
Fa sempre piacere constatare lo sviluppo e la crescita di nuove realtà musicali, soprattutto in quelle zone del globo che sono considerate, diciamo, “meno famose”. Mi trovo ad accogliere con molto piacere la notizia del secondo album gli Evoke Thy Lords, giovanissimo gruppo ancora a livello “embrionale” proveniente dalla città di Novosibirsk in Russia, Paese che qualche tempo fa aveva fatto parlare di se per la volontà di voler censurare, se non addirittura vietare, la diffusione dell’heavy metal in diversi paesi e città.
Questo quintetto è formato rispettivamente da Sergey Vagin e Yuri Kozikov alle chitarre, Alexander Mironov alla batteria, Alexey Kolov come bassista e cantante e per finire Irina Drebushchak al flauto.

La band russa ha pubblicato il suo primo full-lenght cinque anni fa, un lavoro che appariva agli occhi di tutti come un progetto doom/death con forti influenze gothic simili a My Dying Bride, The Gathering e Draconian, tanto per menzionarne alcuni. Nei primi mesi del 2013 escono di nuovo sul mercato con la loro seconda produzione intitolata Drunken Tales, e già dal titolo si possono capire tante cose riguardo a una evidente metamorfosi che questa band ha subito nei primi anni di vita. Comparando i due dischi saltano subito all’occhio alcune differenze:

- Il logo del gruppo, più complesso e articolato nella sua grafia.
- L’artwork, meno tetro e oscuro del primo, raffigurante un astronauta (uguale in tutto e per tutto a quello che ha reso famosa la simbologia dei grandissimi Sleep) che beve whisky seduto al bancone di un bar... Questo è lo Stoner!

La mutazione non ha colpito solo la parte visiva ma anche quella sonora, come dimostra la opening Routine Of Life, che del vecchio stile preserva solo un carnoso e gutturale cantato in sottofondo che ricorda molto quello dei tedeschi Ahab. Il brano presenta una struttura iniziale molto solida che procede con passo spedito; nella parte centrale è il flauto a spezzare la monotonia, donando vera e propria linfa vitale con la sua melodia, animando anche la parte finale con il suo tocco a limite del “fiabesco”.
Tutto un altro paio di maniche per Dirty Game: un'introduzione soave e melodica che mantiene calda e sulfurea l’atmosfera offerta sin ora, con un timido e fugace accenno di rantoli in sottofondo.
In Down The Drain la performance vocale si fa sentire un po’ di più, curandosi di mantenere sempre i decibel al minimo e lasciando così campo libero all’ispirazione della flautista che sfocia in ogni punto del brano. Molto bella la scelta di chiusura di questo pezzo, che vede convogliare tutti gli strumenti in un vortice di suoni distorti e aggraziati al tempo stesso.
Avvio in chiave soft anche per Dregs, la quale sboccia in un ampio crescendo di sferragliate doom pesanti al punto giusto, e conclusa analogamente alla precedente.
La bonus track dal nome Cause Follows Effect si differenzia completamente dal resto dell’album, caratterizzata com'è da un cantato profondo e aggressivo e da una base musicale dalle radici più death Metal, con in più il sempre presente supporto del flauto e il chorus di voce femminile.

Drunken Tales è indubbiamente un discreto passo in avanti verso il miglioramento di questo quintetto russo, che ha provato a unire i riff doom/stoner ad una performance vocale death che sembra provenire direttamente dai meandri più profondi dello spazio, ma che nella maggior parte dei casi però non ha avuto il giusto rilievo arrivando ad essere quasi “marginale”. Da lodare invece l’eccellente lavoro svolto dalla flautista/corista che, con le sue pennellate astratte qua e là, riesce a infondere quell’energia calda, in stile - Shape Of Despair - senza la quale i pezzi sarebbero risultati decisamente più fiacchi.
Un disco intriso di armonia e traboccanti contaminazioni che cercano di coesistere al fine di generare un prodotto finale che sia differente dal solito stoner, caratteristica questa che spesso si trasforma in un'arma a doppio taglio, dividendo i gusti e i pareri dei fan più “tradizionalisti” da quelli più “sperimentalisti”.



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
68 su 4 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2013
Solitude Productions
Stoner
Tracklist
1. Routine of Life
2. Dirty Game
3. Down the Drain
4. Dregs
5. Cause Follows Effect
Line Up
Alexey Kolov (voce e basso)
Sergey Vagin (chitarra)
Yuri Kozikov (chitarra)
Irina Drebushchak (flauto)
Alexander Mironov (batteria)
 
 
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