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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
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Fake Heroes - Divide and Rule
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( 2476 letture )
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C’è del buono in Italia. Lo diciamo spesso, a volte constatando quanto poco riceva attenzione e giusti meriti; a volte, invece, constatando i limiti tanto di band che si ritengono già arrivate al primo demo, quanto dei loro amici e fans che fraintendono il supporto con la cieca negazione della realtà. Eppure, se parlare di “scena” in Italia appare quanto meno coraggioso e perfino ingenuo, questo non toglie che la media delle uscite, specialmente in qualche settore, stia raggiungendo livelli davvero molto interessanti. Si parla quindi di gruppi estremamente preparati, dalle solide basi tecniche e compositive e con le idee chiare su quella che deve essere la propria collocazione e la propria vena artistica. A questo gruppo di band appartengono senza ombra di dubbio i qui presenti Fake Heroes. La band pescarese ha una formazione piuttosto recente, che risale a febbraio del 2012, ma tutte le carte in regola per arrivare oggi al debutto sulla lunga distanza dopo l’intermezzo dell’EP Beyond this Glass del 2012. Musicalmente la band può ascriversi senza dubbio all’interno del filone rock alternativo, con punte di hard rock e post grunge piuttosto evidenti, in particolare per quanto riguarda l’ispirazione a una band cardine del genere come gli Alter Bridge. Un riferimento che riguarda in particolare le parti strumentali, comunque intessute con grande perizia e ottime qualità di arrangiamento da parte della band, la quale si fregia senza dubbio di un livello tecnico ragguardevole, che costituisce una delle note più positive dell’album. Più particolare invece l’approccio vocale di Manuel Gatta che non si può esitare nel definire “vicino” alla vocalità e alla timbrica di James LaBrie, riletti in chiave hard rock. Un fatto questo che contribuisce a dare una nota personale al sound del gruppo, seppure i riferimenti restino in bella vista lungo tutta l’ascolto, condizionando il giudizio finale su questo Divide and Rule. Da un punto di vista lirico, l’album e il monicker stesso del gruppo riflettono una visione piuttosto critica e decisamente ostile della società occidentale, intesa come creatrice di ossessioni, menzogne e cinismo, figli del consumismo esasperato. Un mondo nel quale quindi si costruiscono simboli e falsi eroi per nascondere la menzogna che circonda la decadenza etica –e ora anche economica- che stiamo vivendo. Temi se vogliamo conosciuti e comunque piuttosto abusati, ma che rivelano comunque l’intenzione di caratterizzare la proposta della band anche da questo punto di vista, senza ricorrere necessariamente ai classici cliché del rock.
Come anticipato, l’album si muove su sonorità abbastanza piacevoli e raramente improntate ad un impatto fisico preponderante rispetto alla melodia. Da questo punto di vista, la voce di Gatta e i ripetuti intrecci vocali costituiscono senza dubbio un riferimento importante all’interno della proposta musicale, tanto da essere spinti anche molto avanti nel mixaggio. Eppure il lavoro tanto del comparto chitarristico, quanto di quello ritmico, sono tutt’altro che secondari ed anzi emergono in maniera prepotente specialmente sulla lunga distanza donando a brani non trascendentali in termini di fantasia e personalità, quel qualcosa in più che fanno di Divide and Rule un debutto interessante, seppure ancora alla ricerca di uno spunto vincente. In particolare, i riferimenti continui ai modelli di partenza limitano le potenzialità della band, costruendo un involucro già fin troppo definito attorno a una compagine che potrebbe invece puntare più in alto. Scendendo nel dettaglio dei brani, sono soprattutto le canzoni della prima parte dell’album a lasciare una buona impressione, mentre da Wise Man in poi la mancanza di una vera variazione e l’eccessiva uniformità compositiva finiscono per pesare non poco sull’ascolto, nonostante un livello pressoché uniforme delle tracce. Sicuramente un po’ di cattiveria in più non avrebbe guastato al fine di mantenere la tensione fino in fondo, anche se poi le vere e proprie ballate sono solo due. Probabilmente, più di tutto non avrebbe guastato qualche spunto compositivo più particolare. Buona l’iniziale FH che anche da un punto di vista lirico introduce molti dei temi “forti” portati avanti dai Fake Heroes. Discreta anche la parte solista, come peraltro in tutto l’album, seppure forse poco sfruttata a favore di intrecci ritmici abbastanza ricercati. Molto interessante anche la successiva Anthill, che si regge su un riff più deciso e mostra uno sviluppo anche melodico molto ben congegnato oltre al consueto ottimo lavoro strumentale. Leggermente meno immediata e anche meno efficace la successiva Beyond this Glass; Between Sound and Noises è la prima vera ballad di un disco comunque mai eccessivamente “duro” e ricorda abbastanza quanto realizzato in situazioni analoghe da Myles Kennedy e compagnia. Meglio Stealing, con un intreccio davvero valido al basso da parte di Francesco Cetrullo e la più cadenzata e pesante Wise Man, nella quale Gatta si conferma dotato di un’ugola di tutto rispetto quanto ad estensione. Da qui e fino alla conclusiva Need of Light è come se il gruppo inserisse il pilota automatico: le canzoni vanno via bene e fluide, anche abbastanza dinamiche, ma meno incisive, giocate sulle carte già messe in luce in precedenza. Buona la chiusura della citata Need of Light, semiballad piacevole e dalla melodia azzeccata, nella quale si segnala l’unico vero scivolone in lingua dell’album.
Divide and Rule è molto interessante e piacevole, specialmente se ci sofferma più a lungo nell’ascolto, senza affrettarsi ad etichettare subito la band, ma piuttosto lasciando che i brani ci entrino un po’ dentro e testimonia che c’è effettivamente del buono in Italia, benché nel complesso si tratti di un album ancora non eccelso, anzi. Nell’ambito del genere siamo in una onorevole media, senza grossi tracolli, ma neanche con punte di eccellenza. Eppure, proprio per questo non si può non sottolineare quanto questa media sia onorevole e quanto i Fake Heroes abbiano fatto un gran lavoro confezionando un disco che si fa ascoltare dall’inizio alla fine, pieno di buone intuizioni a livello strumentale e con un gusto melodico forte e non per forza scontato. Tutto dà la sensazione di essere stato fatto molto bene e, pur con i limiti tipici di molti debutti, lascia la voglia di essere ascoltato ancora, specialmente quando la consapevolezza del tasso tecnico messo al servizio dei brani si fa avanti. Il tutto insomma rivela la cura con cui l’album è stato realizzato e se questa è la media, allora in Italia si sono fatti davvero dei passi in avanti, riuscendo a rendere band come i Fake Heroes competitive a livello internazionale a livello di qualità complessiva. Ora non resta che portare la scena al livello che le band italiane hanno già in buona parte raggiunto. Mentre per l’ensemble pescarese non resta che superare i modelli ispirativi per creare qualcosa che possa portarli ancora oltre i discreti risultati raggiunti con Divide and Rule.
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Jiddu 2. FH 3. Anthill 4. Beyond This Glass 5. Between Sounds and Noises 6. Stealing 7. Wise Man 8. Don’t Believe Them 9. Reflection 10. Sense of Gratitude 11. Need of Light
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Line Up
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Manuel Gatta (Voce) Gianni Vespasiani (Chitarra, Cori) Simone Del Libeccio (Chitarra) Francesco Cetrullo (Basso) Riccardo Ruiu (Batteria)
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RECENSIONI |
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