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Burn of Black - Danger
( 1279 letture )
Ormai la gara a trovare nuove definizioni per la musica suonata dai gruppi ha raggiunto livelli quasi schizofrenici: da una parte troviamo label che pur di non associare le proprie band ad un filone preciso si slanciano in elegie iperdescrittive e sbrodolamenti semantici gonfi di aggettivi, che poi alla fine non descrivono niente; dall’altra si trovano quelle che inventano di sana pianta nuovi generi con costruzioni ardite quanto tronfie accostando paroloni spesso tra loro antitetici o puramente sensazionalisti ai quali poi si spera di trovare una giustificazione. In realtà, queste iperdefinizioni servono a dare solo un alone di mistero e magia a composizioni che sarebbero facilmente riconducibili ad un genere preciso, con qualche piccola novità nel sound che si chiamerebbe “personalità”, senza per questo andare a scomodare l’invenzione di nuovi orizzonti musicali. Altrimenti, ciascuna band fa un proprio genere e allora al diavolo tutti i generi, parliamo solo di “musica pesante” e chissà che poi non sia la soluzione migliore. Il caso dei Burn of Black, band di origine veneta, rientra perfettamente nel secondo dei casi su descritti: sul foglietto inviatoci dalla label troviamo infatti la definizione “thrash/alternative”, che di per sé significa tutto e niente e apre alle ipotesi più fantasiose. Poi all’ascolto le idee diventano in realtà molto più chiare e definite e possiamo tranquillamente dimenticare questo strano ibrido lessicale. La band propone infatti un solidissimo thrash moderno, dalle tinte groove, incalzante e molto duro, sovente condotto su velocità più che discrete, ma fortemente ancorato a riff pesanti e cadenzati, con qualche venatura core e un cantato –qui sta in effetti l’unica variazione effettiva dalla formula- di impostazione heavy/power, ma dal flavour alternativo, che tenta di inserire melodie orecchiabili ma non propriamente scontate. Siamo comunque lontanissimi dal metalcore: niente growl alternati a ritornelli pop, ma appunto un arcigno thrash/groove con un cantato personale e melodico, anche se ancora in via di definizione. Verrebbe quasi di accostarli, come approccio più che come risultato effettivo, a band quali Heathen, Forbidden o Flotsam and Jetsam, fatte le debite proporzioni e differenze di genere, per la scelta di strutturare i brani senza cedere al puro istinto della velocità, usufruendo di un cantato pulito ed ispirato.

L’EP è senz’altro un punto di partenza di tutto rispetto, per una band che ha una storia abbastanza lunga alle spalle, ma anche numerosi stop e altrettanti cambi di line up e genere. Seguendo la biografia, infatti, si parte da un thrash/power con venature gothic all’attuale thrash/groove con venature alternative, conseguenza dei cambi di formazione e del tempo intercorso tra la fondazione della band e l’effettiva realizzazione del qui trattato Danger. D’altra parte, il tempo intercorso non è passato invano e il gruppo che ci troviamo oggi di fronte ha una solidità esecutiva e compositiva che solo l’esperienza può donare. Danger è compatto, arrabbiato, ma melodico, suonato e composto con attenzione e perizia da un gruppo che sa quello che vuole e sta lottando con forza per raggiungerlo. La tonnellata di riff messa in gioco dimostra quanto i Burn of Black abbiano curato l’aspetto relativo agli arrangiamenti, non limitandosi a mettere in fila spezzoni senza senso buttati nella mischia con la sola scusa della velocità esecutiva. Pur rimanendo su durate piuttosto contenute si percepisce chiaramente il tentativo di tirare fuori delle vere e proprie composizioni, articolate e dotate di senso melodico e di una propria identità singola. In questo senso, va inteso il richiamo ai giganti del thrash citati in precedenza, quali esempi di musica ragionata ed evoluta, complessa ma melodicamente efficace. Poi la personalità dei Burn of Black ha una sua specificità individuale in nuce che li conduce da tutt’altra parte. Cinque canzoni non sono poi moltissime per valutare le potenzialità compositive di un gruppo al debutto, soprattutto se le direttive primarie sono più o meno sempre le stesse, ma intanto viene messo in chiaro il terreno sul quale ci muoviamo. L’EP si apre con un brano strumentale, Thrown Into the Chasm, in gran parte acustico, dall’andamento epico ed enfatico, perfetto come apertura per i live. Difatti, a ruota irrompe Fears Driven to Insanity, il brano più orientato al thrash vero e proprio, a metà tra Overkill e Pantera, con un cantato su note alte che mette in luce le ottime potenzialità di Giacomo Cordioli e dell’intero gruppo quando si tratta di pestare duro, senza rinunciare ai tipici break groove, ma anche ad un discreto assolo. Molto in evidenza anche il basso di Sylvia Fabbris per un muro sonoro dalla delicatezza del cemento armato. La melodia dimostra comunque già di essere piuttosto enfatizzata e presente, rendendo il brano commestibile anche per i non avvezzi alle sonorità thrash. Da rivedere sin da subito la pronuncia inglese, decisamente da migliorare. La successiva Charon’s Rebellion è, per converso, quella più orientata verso influenze groove/core con un ritornello melodico, ma fortunatamente sempre di impronta metal, che si staglia sul classico riffing stoppato e sincopato della sezione ritmica. Interessante lo sviluppo melodico della strofa, meno quello del chorus, comunque funzionale al pezzo. Tocca poi alla titletrack, che però alla fine risulta essere stranamente il pezzo più anonimo, pur restando più o meno compresa nelle coordinate espresse finora, mettendo ancora in evidenza un riffing spezzato, con il basso a dominare la scena, miscelato però ad un andamento più cadenzato, che solo all’altezza del solo recupera velocità elevate. Chiude degnamente Slave In Chains, sicuramente la canzone più equilibrata del lotto, quella in cui le anime che compongono la musica dei Burn of Black trovano il migliore compendio e una melodia vocale azzeccata.

Sgombrato il campo dai dubbi relativi al genere di appartenenza di questo Danger e gustati questi quindici minuti di thrash/groove roccioso, contaminato da sonorità e melodie alternative, ci troviamo di fronte un EP valido e che sembra promettere uno sviluppo anche più interessante per la band veneta. I Nostri dimostrano di essere strumentalmente molto efficaci e preparati, già dotati di buona esperienza e in grado di costruire in poco più di tre minuti dei brani ragionati e ragionevolmente complessi e sviluppati, dotati di un senso melodico e strutturale. Certo, la lezione primaria del metal odierno, per la quale ad un’apertura fuoco e fiamme fa poi subito contraltare un ritornello melodico messo velocemente in mostra per non spaventare troppo i distratti ascoltatori, finisce per rendere le canzoni troppo simili tra loro. L’unica traccia che si distingue dalle altre risulta quella di apertura, la quale si regge per forza di cose su coordinate totalmente diverse dalle altre. In questo senso, attendiamo il full lenght per valutare le effettive capacità compositive dei cinque e la profondità della loro vena creativa, come delle loro ambizioni. Al momento, Danger è un buon biglietto da visita, ma esaurisce qui il suo compito, rimandando al futuro la definizione di una identità compiuta e in grado di distinguersi davvero nel calderone di uscite di settore. Non bastano infatti le intuizioni melodiche o qualche riffing più particolare per donare personalità a strutture lineari e strasentite, per quanto ben architettate e gestite da musicisti validi ed esperti. I margini di miglioramento ci sono, dato il livello di partenza più che discreto, vedremo se questa ibridazione porterà i Burn of Black ancora più avanti nella strada della definizione di una propria identità specifica, anche a livello di produzione e mixaggio. Per adesso, l’ascolto è sicuramente consigliato e meritato. Buona la prima.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2013
Sweet Poison Records
Alternative Thrash
Tracklist
1. Thrown Into the Chasm
2. Fears Driven to Insanity
3. Charon’s Rebellion
4. Danger
5. Slave In Chains
Line Up
Giacomo Cordioli (Voce)
Marco Markwild Piva (Chitarra)
Alessandro ‘Banè’ Bassani (Chitarra)
Sylvia Fabbris (Basso)
Alberto Lèmoni (Batteria)
 
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