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Celeb Car Crash - Ambush!
( 2701 letture )
Un punto di incontro tra diverse ispirazioni, che vengono convogliate all’interno di un preciso costrutto musicale e lirico al fine di creare un prodotto artistico che raccolga in sé un progetto, un’idea, un’identità. Tutto molto semplice e chiaro. Eppure, non sempre una band per quanto si sforzi, per quanto provi e riprovi, per quanto talento abbia potenzialmente, per quanto tempo dedichi a trovare se stessa, riesce a realizzare tutto questo. Specialmente, al primo album. Alcune, non ci riescono proprio mai in maniera coerente. Sembrerebbe facile, in realtà, ma non lo è affatto. L’idea dei Celeb Car Crash nasce dalla constatazione che rimanendo zitti e fermi, si finisce per essere incastrati in un meccanismo che non lascia scampo, nel quale tanto i sentimenti quanto le azioni sono condizionati e decisi, direzionati e stabiliti a priori. Ecco quindi l’impellenza della reazione, della rottura, della creazione di un “incidente sonoro”, che provi se non altro a stracciare il velo della realtà. La band nasce da musicisti già rodati e provenienti da varie altre band (Lena’s Baedream, Klogr, Violet Gibson, Octave etc) che si sono ritrovati in questo nuovo progetto e arrivano velocemente al debutto, forti di idee chiare e una personalità comunque chiara. Si direbbe che i tasselli siano tutti al loro posto e questo Ambush!, questo “agguato mentale”, come viene definito nel foglietto di presentazione della casa discografica, ci offre nei suoi cinquantuno minuti una prima interessante misura delle ambizioni del gruppo.

L’ispirazione musicale, dopo quella lirica, va invece rintracciata in un alternative rock che si rende piuttosto riconoscibile, data l’evidente derivazione dal filone grunge e post grunge a cui si aggiungono altre influenze che vanno dall’alternative tout court al crossover. I primi nomi che vengono in mente sono quindi quelli degli Stone Temple Pilots, in particolare nel cantato di Nicola Briganti, ma anche in alcune soluzioni sonore che sposano il grunge prima maniera all’hard rock (con le inevitabili lievi suggestioni secondarie provenienti dagli Alice In Chains); i Foo Fighters, anch’essi per la capacità di avvicinarsi al rock e all’hard rock classico partendo da una base alternative; gli immancabili Alter Bridge e, infine, qualche ispirazione più particolare, come ad esempio i Jane’s Addiction, tanto a livello ritmico, quanto in alcune soluzioni melodiche. Basti in questo senso ascoltare l’apertura di Floating che proviene dritta dritta dalle atmosfere della band losangelina. C’è da dire, a scanso di equivoci, che se le influenze su citate sono piuttosto evidenti, i Celeb Car Crash non sono da annoverarsi tra quelle band che vivono di luce riflessa, dimenticandosi di creare un proprio cosmo e un proprio riferimento personale. Ascoltando Ambush! si sentono le varie fonti di ispirazione, ma si sente anche che la band suona per se stessa e non per emulare le gesta altrui. Si ha insomma l’impressione che il gruppo sembri assomigliare in generale a molti, ma poi in particolare a nessuno e questo, in prospettiva, si rivela essere un dato molto importante e di cui tenere conto. Strumentalmente parlando la prova dei Nostri è impeccabile e assolutamente di livello risultano tanto la produzione quanto il mixaggio, regalandoci un suono saturo, sempre distorto, ma chiaro e definito, lontano dalle produzioni di stampo grunge, ma abbastanza vero e “suonato”, altrettanto lontano dalle produzioni super compresse che tanto sembrano piacere, in particolare nel settore estremo. I Celeb Car Crash suonano e suonano bene, la voce di Briganti è semplicemente perfetta per il genere e il cantante ricerca con attenzione una poliedricità espressiva che lo rende valido epigono di Scott Weiland, sapendo adattarsi tanto ai brani più rock quanto a quelli più grunge, alle melodie come ai tempi più duri, con una buona prova tecnica e melodica, che lascia senz’altro una impressione positiva. Altrettanto positiva la prova compositiva, con dodici brani originali e una cover validamente reinterpretata degli eterni Beatles. La mano esperta si sente e le canzoni vanno via con piacere ed equilibrio, con degli arrangiamenti assolutamente curati e di buon livello che rendono l’album fluido e interessante per la quasi totale interezza. In effetti, per un gruppo al debutto non è facile riuscire a mantenere la tensione sempre su livelli elevati e bisogna ammettere che qualche calo fisiologico qua e là si percepisce eccome ma, nel complesso, non ci sono brani brutti o sciatti. Gli episodi più significativi vanno ricercati nei primi quattro brani, con una iniziale e palese impronta grunge (Dead Poets Society sembra a tutti gli effetti un brano degli Stone Temple Pilots di Purple, mentre Celeb Car Crash, per assonanza, potrebbe sembrare un brano dei My Sister’s Machine) che poi si stempera via via in un alternative più moderno e meno debitore di questo o quel gruppo (anche se Tied Up in qualche frangente adotta soluzioni che ai più potrebbero addirittura ricordare i Coldplay). Altre buone prove arrivano con Blinded by the Light, che mostra in pieno lo ottime capacità di arrangiamento della band, con un andamento varegato che unisce un incipit country ad un andamento alternative coronato da un buon refrain e da riff potenti e divertenti al tempo stesso; la seguente Jerk, tormentata e retta interamente dalla batteria di Naldini, autore di una prova notevole sulla scia della Sickman degli Alice In Chains, seppur sempre con una leggerezza che la band di Seattle non ha mai avuto; buone anche I Wear Black ‘Cause I’m Blue, la più oscura The Runaways, la ruvidissima cover di I Am the Walrus e la variegata e conclusiva Bushido (Life in Every Breath. Si nota infine che il gruppo non si fa problemi a destrutturare i brani, introducendo partiture strumentali dilatate, che ben si presteranno dal vivo ad improvvisazioni lisergiche, sullo stile di Jane’s Addiction e Mad Season e a pestare quando serve con buone distorsioni e parti ritmiche arrembanti.

Riprendendo l’assunto iniziale, si potrebbe dire che tutti gli elementi vadano a comporsi e che con Ambush! si celebri oggi l’uscita di una band di livello. In realtà, per buona parte è proprio così. Tanto da un punto di vista strumentale che da un punto di vista compositivo i Celeb Car Crash possono tranquillamente dirsi pronti al debutto e in grado di dire la propria in un super affollato panorama musicale. Come detto, non tutto l’album viaggia sugli stessi livelli e a volte l’ascolto per intero dell’album si risolve in qualche momento di “amnesia” rispetto allo scorrere dei brani. In questo senso, non è tanto la caratterizzazione delle singole tracce a mancare, quanto piuttosto l’uniformità di livello: tutti brani di discreta levatura, con qualche apice, ma tra i quali mancano dei veri e propri colpi da maestro. Prese singolarmente le tracce sono piacevoli e ben congegnate, messe assieme, rischiano a volte di far cadere la concentrazione. Niente di irreparabile, in ogni caso. Si tratta di migliorare e perfezionare una formula già ben assortita, capace di svecchiare un genere che ormai viaggia abbondantemente sopra i vent’anni di esistenza, con un piglio moderno e fresco che non manca di qualche inflessione più profonda, ma resta comunque sempre scorrevole. Un buon esordio dunque che costituisce senza dubbio un punto di partenza di cui tenere conto. Se amate il genere, un ascolto è doveroso e meritato.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
68.83 su 6 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2013
Antstreet Records/ New Music Distribution
Alternative Rock
Tracklist
1. Floating
2. Dead Poets Society
3. Celeb Car Crash
4. Tied Up
5. Get More
6. Blinded by the Light
7. Jerk
8. Something Wrong About Him
9. Dorothy
10. I Wear Black ‘Cause I’m Blue
11. The Runaways
12. I Am the Walrus
13. Bushido (Life in Every Breath)
Line Up
Nicola Briganti (Voce, Chitarra)
Carlo Alberto Morini (Chitarra)
Simone Benati (Basso)
Michelangelo Naldini (Batteria)
 
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