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THE SMASHING PUMPKINS + MARK LANEGAN BAND - Ippodromo Capannelle, Roma, 14/07/2013
20/07/2013 (3856 letture)
Quello a cui ho modo di assistere questa sera al Postepay Rock In Roma è il secondo live che maggiormente attendo in questa estate concertistica (il primo di diritto è quello dei Depeche Mode). Avere l'opportunità di ascoltare dal vivo due autentiche icone del grunge/rock alternative anni '90 come Mark Lanegan e gli Smashing Pumpkins costituisce senza dubbio un momento imperdibile, non solo al livello musicale ma anche al livello “storico”, proprio per ciò che i due leader hanno rappresentato e tutt'ora in parte continuano a rappresentare per gli appassionati di questo genere. Mi aspetto molta gente per questa domenica di metà luglio ed in effetti le mie previsioni non tardano ad essere confermate, quando al mio arrivo all'Ippodromo Capannelle ho modo di constatare la grande affluenza di persone già giunte sul posto, nonostante sia relativamente presto.

Purtroppo non faccio in tempo ad ascoltare l'esibizione dei Beware Of Darkness, che avevano il compito di aprire ufficialmente la serata, così, quando calco il terreno polveroso dell'area antistante lo stage sono le note di The Greavedigger's Song ad accogliermi. Un impatto quasi surreale, se si pensa che l'ex-frontman degli Screaming Trees insieme alla sua band sgrana con religiosità ed eleganza la rosa di track che compongono la setlist sotto la piena luce del giorno, uno scenario che non aiuta la performance in termini di atmosfera. La calda e sensuale voce di Lanegan darebbe il massimo della sua potenzialità in situazioni più intimistiche e soffuse, ma dobbiamo “accontentarci” e cerchiamo comunque di calarci nei meandri della sua musica, crepuscolare e melanconica, dimenticando tutto il contorno.
Ascoltare l'incedere quasi marziale dell'opener mi fa precipitare subito a bordo palco per apprezzare da più vicino l'ovattosità di uno dei brani estratti dall'ultimo lavoro Blues Funeral, che ha avuto il merito di portare sotto i riflettori la Mark Lanegan Band come progetto a sé stante, dopo le numerose e sparse collaborazioni che il rocker di Ellensburg ha maturato in questi anni di carriera solista.
Con un'essenzialità rappresentata non solo dal livello di interazione con il parterre (pressoché nullo), ma anche dal sobrio ed elegante abito nero con cui Mark domina il palco, i brani scorrono senza pause, tra gli applausi dei presenti che dimostrano di apprezzare il suo timbro baritono nonostante molti ammetteranno di non conoscere affatto l'artista. Quasi un peccato mortale, in parte giustificabile dalla commercialità degli headliners a raffronto di una carriera altresì brillante, ma decisamente più di nicchia di Lanegan, che non è riuscito mai -a malincuore- a raggiungere quei vertici di notorietà che molte altre realtà sue contemporanee o affini musicalmente hanno avuto la fortuna di afferrare. Eppure parliamo pur sempre di una delle voci più belle del rock americano, che può vantare collaborazioni con i più mainstream Queens Of The Stone Age e Soulsavers, ma che si è sempre ritagliato uno spazio nel limbo dei "bravissimi ma ai più sconosciuti".

Tralasciando questi discorsi formali, dal punto di vista dei brani scelti in scaletta i fan di vecchia data avranno senz'altro provato un certo amaro in bocca per l'eccessiva contrazione della performance. Ma del resto lo imponeva il ruolo da supporter, per quanto l'amore viscerale per la sua musica ci abbia fatto momentaneamente dimenticare questo particolare e ci abbia fatto desiderare di ascoltarlo ancora ed ancora. Ho trovato strana la scelta di proporre il trittico di cover Black Rose Way-Devil In My Mind-Creeping Coastline Of Lights, rispettivamente tributo ai compianti Screaming Trees e riproposizioni di brani del duetto britannico delle Smoke Fairies e della band dei Leaving Trains. Per quanto la prima me l'aspettassi, forse sarebbe stato opportuno sacrificare una delle altre due, se ciò ha significato togliere spazio a pezzi come Bleeding Muddy Water o Ode to Sad Disco, grandi assenti nella setlist e che personalmente avrei gradito ascoltare con il loro elextro-blues. L'esecuzione di Creeping Coastline Of Lights l'ho trovata, ad ogni modo, molto interessante: il clima originale del pezzo è parzialmente stravolto, abbandonando i graffianti ritmi rockeggianti per lasciare spazio ad una versione più languida e con un effetto ulteriormente ipnotizzante. Quanti avessero finora desistito dall'essere trascinati da Lanegan, adesso sono di diritto all'interno del vortice insieme a tutti noi estasiati.
A concludere il bellissimo concerto, ecco l'attesa Metamphetamine Blues, che ci riporta alle sonorità di Bubblegum in un delizioso finale e con l'augurio di avere l'occasione di rivederlo presto da protagonista.

SETLIST MARK LANEGAN BAND

1.The Gravedigger's Song 
1. Sleep With Me 
2. Hit the City 
3. Gray Goes Black 
4. One Way Street 
5. Black Rose Way  (Screaming Trees )
6. Devil in my Mind (Smoke Fairies cover)
7. Creeping Coastline of Lights (Leaving Trains cover)
8. Phantasmagoria Blues 
9. Harborview Hospital 
10. Methamphetamine Blues 



Con un po' di anticipo rispetto all'orario previsto, il djset che ci ha accompagnati durante il cambio palco si interrompe, facendoci presagire l'ingresso degli Smashing Pumpkins.
Un vero e proprio boato si raggiunge quando intravediamo da lontano la figura di Billy Corgan, che dall'alto del suo metro e novanta sale sul palco e scatena la folla.
Faccio fatica a nascondere l'emozione, perché a questa band sono legati tanti ricordi affettivi che inevitabilmente riaffioreranno nell'ascoltare le note dei brani che hanno reso più celebre il gruppo di Chicago e che hanno scandito molte delle mie “esperienze di vita”. Ma è ancora troppo presto per i sentimentalismi, perché a sancire ufficialmente l'inizio del concerto sono Quasar e Panopticon, direttamente dall'ultimo lavoro Oceania.
Ammetto di non aver approfondito più di tanto l'ultima prova in studio di Billy Corgan, che dopo il flop registrato con i suoi orribili Zwan (concedetemi questo aggettivo), ha dimostrato molta incostanza nel ricomporre gli Smashing, annunciare l'impegnativo progetto di rilasciare i 44 brani che sarebbero dovuti essere racchiusi all'interno di Teargarden by Kaleidyscope, salvo poi fermarsi al decimo brano e decidere di comporre questo ultimo full. Probabilmente è stata proprio questa frammentarietà a non aver fatto innescare quella curiosità tale che, se fosse scattata, mi avrebbe invogliata ad un ascolto meno superficiale. Fatto sta, che l'impatto è stato buono e che il pubblico ha iniziato timidamente a riscaldarsi. Prometto di sopperire alle mie lacune.

Il fervore viene parzialmente placato dalla cover di Space Oddity del Dio David Bowie; a tratti sarei stata tentata di urlare alla blasfemia, forse sono un po' troppo pedante nei confronti di una personalità così Sacra come il the thin white duke, perciò surclassando questa parentesi, le prime battute del live mi sono sembrate un succulento antipasto prima di assaporare il piatto principale. E' con X.Y.U. che entriamo nel vivo del concerto e sarà come cadere in un vortice temporale che ci ha riportati indietro al 1994, anno di uscita dell'imprescindibile Mellon Collie And The Infinite Sadness .
Confesso di essermi abbandonata ad urletti adolescenziali, ma l'adrenalina nell'ascoltare questo brano era talmente alta che la tentazione di tornare teenager era troppo irresistibile per darsi un contegno. Effettivamente Mellon Collie è un po' l'album dell'adolescenza di ognuno di noi, anche di chi, come me, nel '94 era ancora troppo piccola per essere nel pieno di quella fase. Uno strano primato che gli da' un valore aggiunto, quello di racchiudere le sensazioni di un periodo talvolta triste, per buona parte divertente, nel bene o nel male travagliato, e di rendere tutti nostalgici non appena viene scoperchiato il vaso di Pandora in cui questo miscuglio di vissuto è intrappolato, a prescindere dall'età anagrafica. Del resto è questo che rende un album immortale.
Ascoltare Disarm è stato davvero toccante e, malgrado fosse arrangiata in maniera più rock rispetto alla versione studio, ha conservato in sé tutta la dolcezza che mi ha colpita la prima volta che l'ho ascoltata con gli occhi lucidi. Andiamo dunque in esplorazione di Siamese Dream, già in parte assaporato qualche pezzo prima con Rocket, per intenderci l'album che riporta in copertina le due bambine che si abbracciano. La bimba biondina sulla sinistra forse alcuni di voi non sanno essere Nicole Fiorentino, attuale bassista delle Zucche ed ex-musicista delle Spinnerette, che ha svelato la sua identità solo dopo essere stata presa in pianta stabile da Corgan.
Dopo la prima metà del concerto in cui è stata solo la musica a parlare, ecco che Billy interrompe il suo silenzio per salutarci ed intrattenerci con un divertente intermezzo in cui scherza sui cliché legati all'Italia (donne, centurioni romani appostati al Colosseo, buon cibo) e dove rivendica le origini per metà italiane di Nicole e le sue origini per un quarto siciliane. Sono sorpresa di trovarlo così loquace e quando ci fa la classica domanda che ogni americano sogna di fare ad un italiano su cosa voglia dire il gesto che facciamo con le mani quando vogliamo intendere "Cosa vuoi?!" o "Cosa stai dicendo?!" (quello in cui portiamo tutte le dita della mano verso il pollice e che lui dice di aver spesso visto fare dalla sua cognata italiana) noi glielo spieghiamo e glielo riproponiamo in massa, facendolo scoppiare a ridere. E' molto divertito, è palese che stia suonando con piacere e la sensazione che ci sia un certo feeling tra noi italiani -e romani in particolare- e lui permane per tutto lo show, abbattendo le "distanze" che verrebbe spontaneo interporre.

E' un concerto molto eterogeneo, in cui la sofficità di Thirty-Three, Today e della romantica Stand Inside Your Love viene alternata alla chiusura intimistica degli estratti dell'ultimo Oceania, per passare attraverso la spensieratezza di Ava Adore fino ad arrivare alla scatenata Bullet With Butterfly Wings. Quando Billy inizia a cantare "The world is a vampire" e mi rendo conto che si tratta di lei esplodo insieme a tutta la folla, letteralmente impazzita mentre a pugni alti e con molti spintoni urla all'unisono il ritornello/mantra:

Despite all my rage I still feel just a rat in a cage!

Nell'inesauribile energia sprigionata dal parterre la band sembrava non voler abbandonare più il palco: ben due gli Encore, il primo sancito da I Am One-Siva-Rhinoceros, trittico direttamente preso dall'esordio Gish, in cui gli Smashing Pumpkins non si risparmiano dal citare con mia grande sorpresa Breathe dei Pink Floyd. Il secondo bis sarà, invece, composto dall'egregiamente eseguita cover di Immigrant Song dei Led Zeppelin e dalla bellissima Cherub Rock, che ha l'oneroso compito di mettere un punto finale al live.

Dopo due ore e mezza di concerto, con i piedi impolverati ed il sudore ancora addosso, prendiamo atto di essere giunti al termine della serata, nonostante avessimo ancora la linfa sufficiente per reggere un altro paio di brani. E' stata un'esperienza davvero suggestiva, al di là del significato che personalmente attribuisco ad alcuni brani che ho potuto avere l'onore di ascoltare stasera, c'è da ammettere che a distanza di oltre vent'anni gli Smashing Pumpkins sono ancora una band validissima. Seppur la mancanza di personalità del calibro del "mandorlato" Iha, della bellissima Melissa Auf der Maur o della più scapestrata D'arcy si senta al livello di impatto visivo, dal punto di vista sonoro devo dire di non aver percepito lacune, tutt'altro. La resa dei brani è stata impeccabile, così come molto apprezzata è stata la capacità di Billy Corgan che, seppur ingrassato di qualche chilo, ha dimostrato di non essersi troppo adagiato sugli allori di un nome che ha fatto la storia e che ha il merito di portare avanti un gruppo di cui oramai è rimasto l'unico esponente originario, senza ridurlo ad una nostalgica e mera cover band di sé stesso.

SETLIST THE SMASHING PUMPKINS

1. Quasar 
2. Panopticon 
3. Starz 
4. Rocket 
5. Space Oddity (David Bowie cover)
6. X.Y.U. 
7. Disarm 
8. Tonite Reprise 
9. Tonight, Tonight 
10. Pinwheels 
11. Oceania 
12. Thirty-Three 
13. Ava Adore 
14. Bullet with Butterfly Wings 
15. One Diamond, One Heart 
16. Pale Horse 
17. Today 
18. Zero 
19. Stand Inside Your Love 
20. United States 

Encore:
21. I Am One 
22. Siva (con accenno a "Breathe" dei Pink Floyd)
23. Rhinoceros 

Encore 2:
24. Immigrant Song (Led Zeppelin cover)
25. Cherub Rock 



brainfucker
Sabato 20 Luglio 2013, 21.06.57
6
direttamente dal telefilm super vicky... billy corgan!!
quel mona che sbatte la porta
Sabato 20 Luglio 2013, 12.00.55
5
mi dispiace che degli smashing originali alla fine sia rimasto solo lui... anche se comunque è il principale compositore. ed è una delle ragioni per cui non so andato a vederlo... però cazzo che scaletta, ci so praticamente tutti i pezzi che adoro... manca solo 1979...
Witchcraft
Sabato 20 Luglio 2013, 11.58.49
4
grande Selenia, ottimo report...c'ero anch'io....gran concerto....
Bloody Karma
Sabato 20 Luglio 2013, 11.51.39
3
presente anche io domenica scorsa...divertenti i Beware of Darkness, cazzoni e rumorosi al punto giusto per scaldare il pubblico...su Lanegan concordo in parte con te, questo ambiente non si addice alla sua musica, troppo intima e particolare per uno stadio come Capanelle, eppure il suo starsene per i fatti suoi, la sua voce unpo' nascosta dal mixaggio, ha dato origine ad una performance stupenda e molto diretta al cuore (almeno per me)...sugli smashing c'è poco da dire, gran bel concerto con la band molto a contatto con il pubblico...certo i brani di oceania (a parte qualche eccezione) non reggono con il passato, pessima la cover di bowie ma coinvolgente quella degli Zep...personalmente avrei tolto un paio di pezzi da Zeitgeist e fatto qualcosa di piu da mellon collie...
Elena
Sabato 20 Luglio 2013, 11.34.27
2
Ma chi ha scritto questa recensione? è davvero bella complimenti! io ci sono stata ed è stato il mio primo concerto di questo genere..bello!
Greatest_Tiz
Sabato 20 Luglio 2013, 8.15.49
1
Grandissimo show! Io stesso avevo qualche dubbio sulla qualità della performance ma mi hanno fatto ricredere! I 3 pezzi di Gish sono stati un colpo da maestro così come X.Y.U. che per me è stato il pezzo meglio eseguito! Per certi versi direi che è stato anche migliore di quando li ho visti ad Assago!
IMMAGINI
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Il flyer del concerto
ARTICOLI
20/07/2013
Live Report
THE SMASHING PUMPKINS + MARK LANEGAN BAND
Ippodromo Capannelle, Roma, 14/07/2013
 
 
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