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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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25/10/2026
( 580 letture )
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Ci sono chitarristi che hanno contribuito a definire il suono di un'intera epoca senza ricevere, almeno al di fuori della cerchia degli appassionati più attenti, il riconoscimento che meriterebbero. Andy LaRocque appartiene senza alcun dubbio a questa categoria. Entrato nella band di King Diamond da metà Eighties, il musicista svedese è diventato nel corso dei decenni uno dei principali artefici di quel linguaggio musicale unico nel quale heavy metal classico, atmosfere horror, virtuosismo chitarristico e soluzioni progressive convivono con una naturalezza quasi disarmante. Da Fatal Portrait ad Abigail, da Them a Conspiracy, fino ai successivi capitoli della discografia del Re Diamante, il suo contributo è stato determinante non soltanto per la qualità degli assoli, ma soprattutto per una scrittura chitarristica capace di alternare riff taglienti, armonizzazioni sinistre, improvvisi cambi di tempo e melodie di straordinaria eleganza. Un musicista completo, insomma, capace di essere tecnico senza diventare sterile, aggressivo senza rinunciare alla raffinatezza e soprattutto immediatamente riconoscibile dopo pochissime note. Non va dimenticata neppure la sua partecipazione a Individual Thought Patterns dei Death, testimonianza di una versatilità che supera abbondantemente i confini dell'heavy metal tradizionale. LaRocque è inoltre un apprezzato produttore e tecnico del suono, attività che svolge da anni anche attraverso i propri Sonic Train Studios, e possiede una conoscenza dello strumento che gli permette di passare con assoluta disinvoltura dalle sonorità più aggressive delle chitarre elettriche alle sfumature delicate e suggestive di quelle acustiche. Eppure, per quanto il suo nome sia indissolubilmente legato a King Diamond, sarebbe riduttivo considerarlo soltanto il fedele braccio destro del cantante danese. La nascita dei Lex Legion offre finalmente l'occasione di ascoltarlo all'interno di un progetto nel quale la sua personalità compositiva può esprimersi senza essere necessariamente subordinata a un preciso universo narrativo. L'idea, sviluppata nel tempo insieme all'altro chitarrista Pete Blakk, affonda le proprie radici addirittura nel 2008, ma prende forma concreta soltanto molti anni dopo, riportando insieme quattro quinti della formazione responsabile di Them e Conspiracy: oltre ai due chitarristi troviamo infatti Hal Patino al basso e Mikkey Dee alla batteria, quest'ultimo protagonista di una carriera straordinaria tra Motörhead e Scorpions. A completare il quintetto arriva il norvegese Nils K. Rue, voce dei Pagan's Mind, cantante tecnicamente preparatissimo e dotato di un'estensione perfettamente adatta a un heavy metal teatrale e melodico. Le premesse, dunque, sono di quelle che fanno inevitabilmente aumentare le aspettative: non una semplice superband costruita a tavolino, ma la riunione di musicisti che hanno già scritto insieme alcune pagine fondamentali della storia del genere. Il rischio, naturalmente, è quello di essere giudicati esclusivamente in relazione a quel passato, ma Lex Legion dimostra fin dalle prime battute di possedere una propria ragion d'essere.
L'apertura affidata a Sleep Eternally chiarisce immediatamente le coordinate del progetto: riff corposi, una sezione ritmica imponente e soprattutto quella particolare costruzione chitarristica che rende impossibile non pensare agli anni d'oro di King Diamond. Sarebbe però ingeneroso parlare di semplice imitazione, perché la presenza di Nils K. Rue modifica sensibilmente l'equilibrio complessivo. Il cantante norvegese possiede un'impostazione più direttamente riconducibile al power metal e al progressive metal, alterna registri alti e passaggi più controllati e riesce a conferire ai brani una dimensione melodica differente rispetto alle interpretazioni estreme e teatrali di King Diamond. Gypsy Tears prosegue lungo coordinate simili, lasciando emergere il gusto per le armonizzazioni e soprattutto il dialogo tra Andy LaRocque e Pete Blakk, due chitarristi che sembrano ritrovare immediatamente un'intesa rimasta intatta nonostante il trascorrere degli anni. Il primo è riconoscibile per il fraseggio elegante, le accelerazioni improvvise e quella capacità di costruire assoli che sembrano autentiche composizioni dentro la composizione; il secondo contribuisce a dare solidità al riffing e a rendere il suono sufficientemente compatto da non trasformare ogni canzone in un'esibizione virtuosistica. When the Stars Align introduce sfumature più melodiche e progressive, mettendo particolarmente in evidenza le qualità di Rue, mentre (I Am) The Resurrected recupera una maggiore aggressività, con cambi di atmosfera e soluzioni ritmiche che riportano inevitabilmente alla memoria l'epoca di Them. Qui emerge anche il valore di Mikkey Dee, batterista dal tocco potentissimo ma capace di una precisione e di una fantasia spesso sottovalutate da chi lo associa esclusivamente al rock'n'roll travolgente dei Motörhead. La sua prestazione è fondamentale per sostenere una scrittura ricca di stacchi, ripartenze e variazioni dinamiche, mentre Hal Patino garantisce al basso quella profondità necessaria per non lasciare tutto il peso degli arrangiamenti sulle chitarre. Lost Inside insiste sul versante più oscuro e introspettivo della proposta, mentre Dreams of Darkness rappresenta uno degli episodi nei quali la componente teatrale e quella melodica trovano un equilibrio particolarmente convincente. In diversi passaggi emergono inoltre le qualità timbriche di LaRocque, capace di alternare chitarre elettriche dal suono tagliente a interventi acustici più morbidi e atmosferici, sfruttando una tavolozza sonora particolarmente ampia che arricchisce gli arrangiamenti senza appesantirli. Con Saviours il quintetto torna a spingere sull'acceleratore, confermando una notevole capacità di costruire brani complessi ma sufficientemente immediati, prima che Life Eternal e la conclusiva Far Away accompagnino l'ascoltatore verso la fine di un lavoro decisamente compatto. Ed è forse proprio questa compattezza, paradossalmente, a rappresentarne anche uno dei pochi limiti: nove canzoni per poco meno di trentacinque minuti lasciano la sensazione che ci sarebbe stato spazio per qualche ulteriore sviluppo, magari per una composizione più lunga e articolata capace di portare fino in fondo le ambizioni progressive della formazione. Resta comunque un disco suonato in maniera eccellente, nel quale le chitarre dominano senza soffocare la voce e la sezione ritmica offre una dimostrazione di classe impressionante.
Il giudizio su Lex Legion dipende inevitabilmente dalle aspettative. Chi sperava di ritrovare un nuovo Abigail o Them potrebbe rimanere parzialmente deluso, perché l'assenza della voce e dell'immaginario di King Diamond cambia radicalmente il risultato; chi invece cerca un heavy metal oscuro, melodico e tecnicamente raffinato troverà parecchi motivi di soddisfazione. I Lex Legion recuperano un linguaggio fatto di riff articolati, assoli dalla forte personalità e arrangiamenti ricchi di dettagli, con Andy LaRocque ancora una volta protagonista assoluto e perfettamente affiatato con Pete Blakk. La qualità esecutiva è indiscutibile, ma non tutti i brani possiedono la stessa forza memorabile e manca quella composizione davvero straordinaria capace di trasformare un buonissimo debutto in un piccolo classico. Lex Legion rimane comunque un lavoro convincente, che guarda al passato senza trasformarsi in una sterile operazione nostalgica e conferma quanto LaRocque continui a essere uno dei chitarristi più importanti e personali della storia dell'heavy metal.
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12
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Cmq fa piacere ascoltare Rue in un contesto del genere...ottime cose con i Pagan\'s Mind. |
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11
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Sì, e da molti quella di questo Lex Legion è ritenuta la formazione migliore mai avuta da KD (Them, Conspiracy). Magari è così ma continuo a preferire album con una formazione diversa. |
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10
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Tutti i componenti (tranne uno ovviamente), sono gli \'ex\' del re diamante .... che strana che è la vita 🤘 |
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9
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Hal Patino Al basso, il mito nel mito. |
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Bel dischetto ma mi gasa leggermente di meno rispetto agli utenti sottostanti. 77 |
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7
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questo vale per tutte le band \"datate\". io il Re lo adoro sia con i MF che da solista ma,onestamente, dover aspettare ancora il nuovo disco annunciato non so quanti secoli fa, anche no. comunque disco dei Lex legion superbo. |
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6
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Praticamente la formazione è KD con un cantante diverso. Spero anche io che vadano avanti perchè i musicisti non si discutono. Sul Re, penso anche io che non riuscirà a rimpiazzare LaRoque, ma va detto che il lilvello dei suoi album è fermo agli anni 90, House of God e Abigail II li trovo veramente mediocri e i due successivi carini e niente più. Forse con i MF potrebbe tirare fuori qualcosa di meglio, ma ormai è come aspettare Godot... forse meglio limitarsi ai concerti e stop, il repertorio eccelso c\'è, godiamoci quello e via... |
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5
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Temo che King Diamond senza Laroque non andra’ da nessuna parte e mi auguro che questa band non resti un progetto one-off ma vadano avanti sulla scia di questo buon esordio. |
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4
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Per chi ama il Metal classico, soldi spesi bene.. Garantisco io |
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3
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Disco di metal classico dell\'anno, per ora. |
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2
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Notevole quanto paradossale album di King Diamond, senza King Diamond... Tra i miei preferito dell\'anno, comunque. Sono molto d\'accordo col recensore a proposito dei soli 35 minuti: anche secondo me poteva starci dell\'altro. |
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1
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Avevo già scritto una riga sotto il singolo Sleep Eternally...questo debutto mi è piaciuto molto,aspetto il secondo lavoro che dovrebbe uscire il prossimo anno ad Agosto/Settembre(fonte Blabbermouth)...questo un 82 se lo merita. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Sleep Eternally 2. Gypsy Tears 3. When the Stars Align 4. (I Am) The Resurrected 5. Lost Inside 6. Dreams of Darkness 7. Saviours 8. Life Eternal 9. Far Away
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Line Up
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Nils K. Rue (Voce) Andy LaRocque (Chitarra) Pete Blakk (Chitarra) Hal Patino (Basso) Mikkey Dee (Batteria)
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RECENSIONI |
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