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ORANGE MAN THEORY - Il concerto di Roma
26/04/07 (2965 letture)
Live report Orange Man Theory @ Sinistre Noize Club, Roma - Domenica 13 marzo 2007

Nella circostanza dell’approdo al Sinister Noise Club di Roma di una delle band di culto del rock-prog alternativo californiano, nutrivamo una certa curiosità sul nome che la gestione del locale avrebbe inteso affiancare al quintetto di Oakland per aprire l’esibizione. Sarebbero stati verosimilmente in molti a desiderare di farlo, a causa della natura della serata, con un locale verosimilmente pieno o quasi, ed anche a causa dell’importanza della band americana, che si segnala tra gli acts più luminosi della The End Records e propone un misto di follia musicale e genialità capace di rinveridire con vigore i fasti di tutto il filone pattoniano in California, addirittura ora che l’Alma Mater del crossover West Coast sembra essersi legato alla sua inconfondibile cifra stilistica in modo quasi eccessivo, considerando la precedente feconda multiformità della sua produzione. Tra i tanti nomi emersi, quelli davvero verosimili risultavano essere ben pochi, a causa della caratura e della particolarità della band americana, ed anche a causa della scarsa abitudine di alcune delle band underground romane ad esibirsi al fianco di artisti di un calibro simile (tra l’altro gli S.T.G.M. erano, all’epoca, in tour consecutivamente da circa sei mesi…). Tra le tre o quattro band che superavano “tanta selezione” la scelta è caduta, affatto casualmente, sugli Orange Man Theory, peraltro una delle poche band underground della capitale ad essersi già esibita con profitto in America, ed una delle pochissime band italiane a poter vantare un’attività live degna di questo nome al di là dell’oceano. Iniziamo subito col dire che eventuali perplessità legate alla differenza di genere sembravano fin da subito fuori luogo, e forse anche dettate da un minimo di comprensibile invidia, visto che il suono della band di Gabbo & Co. è uno dei più statunitensi e californiani che si possano sentire a Roma, grazie ad una produzione decisamente made in U.S.A. (Steve Austin) ed ad un sound generale che mischia il grind e L’H.C. con inedite atmosfere surf. Per quanto riguarda la performance della band, è stata decisamente all’altezza dell’occasione. Il set è stato proposto con un’energia a tratti impressionante, grazie ad uno “strabordante” contributo da parte di Marco “Cinghio” Mastrobuono al basso, davvero a suo agio nella band nonostante una militanza non ancora di lunga data nel quartetto, e con una buona immedesimazione nelle parti ed un’esecuzione ineccepibile di Tommaso Moretti (Thrangh) che sta aiutando il combo in queste ultime date mentre lo stesso è alla ricerca di un batterista che sostituisca l’ormai “storico” Merendina dietro le pelli. Tornando Al concerto, gli O.MT. si sono lanciati a capofitto nei sette brani del loro set, proponendo, accanto ad alcuni classici dell’ormai celebre Riding A Cannibal Horse From Here To… diverse nuove tracce che sarà possibile ascoltare nel nuovo prodotto del quartetto romano (che dovrebbe essere pronto ad uscire nei prossimi mesi). La “metallurgia” delle chitarre di Gabbo e della voce di Gianni, e l’acustica tipicamente H.C. del locale hanno creato fin dalle prime battute, insieme ad un pubblico decisamente coinvolto nella performance, la giusta atmosfera, e la tensione ha raggiunto il suo culmine quando lo Screamer romano ha annunciato in modo perentorio: “Vampiri!…” preludendo all’esecuzione di Vampires In The Sun, vera gemma del sopra-citato disco d’esordio. Al termine dell’esibizione il pubblico ha tributato un caldo applauso alla band romana e si è apprestato ad assistere all’esibizione degli S.T.G.M. “fermamente deciso a dare battaglia”. La band di Oakland è stata a sua volta protagonista di una esibizione d’altri tempi, che ci ha fatto tornare con la mente a metà anni ’90, con una rielaborazione di quel sound inconfondibile che diede il La a tanta innovazione nella musica americana e mondiale ed a cui ancora oggi alcune delle band di maggiore successo devono molto più di quello che si potrebbe pensare. Il combo di Oakland appare comunque un caso a sé, sfoggia un sound davvero inimitabile e interpreta, nel live, la propria musica in una chiave a tratti sorprendente, rispetto a quanto è dato ascoltare nei propri stessi dischi. Si subisce il bombardamento della sezione ritmica (sensazionale il lavoro del batterista Matthias) e delle custom percussions, pur essendo tuttavia continuamente accecati dai lampi del violino di Carla Kihlstedt e dall’ottima trama di arrangiamenti geniali ed elaboratissimi, ma assolutamente mai caotici, proposti nei vari brani. Alla fine si torna a casa con il cervello ridotto male, ma decisamente sazi di musica, dopo aver assistito ad un concerto di quelli a cui si vorrebbe aver occasione di assistere più spesso.

Scaletta Orange Man Theory:
9 SUMMERS LATER
MERENDINA WILL HAVE HIS REVENGE ON CAPESIDE
ORANGE IS THE COLOR OF ROBOTIC SEASON
GAVINO IS BACK IN TOWN
VAMPIRES IN THE SUN
PSYCHO POSES TO FALL BACK ON
GIMME SOME GOAT



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Orange Man Theory (foto by Lipsia)
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