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TORCHIA - Congrega segreta al chiaro di luna
13/04/2020 (1550 letture)
Dai loro esordi con l’EP Ending Beginning ad oggi sono cambiate un bel po’ di cose in casa Torchia: la band melodic death metal finlandese sembra aver infatti acquisito l’agognata identità ricercata in ambito artistico nella sua accezione più ampia. A distanza di poco dal loro ritorno con The Coven, abbiamo incontrato i due mastermind del gruppo, Edward Torchia (voce) e Ville Riitamaa (compositore, autore dei testi e chitarrista), per farci spiegare il contenuto del disco…

Annie: Ciao ragazzi, vi do il mio benvenuto su Metallized! Per noi è un grande piacere avervi qui.
Abbiamo iniziato a conoscervi con il vostro demo Ending Beginning che abbiamo recensito anni fa, e ora siamo qui per parlare del vostro album inedito The Coven. Il disco è uscito da poco: come sta andando la promozione e quali sono le impressioni generali che avete raccolto?
Edward Torchia: Grazie per averci ospitati! Sembrano passati secoli dall’EP Ending Beginning. Hai probabilmente notato che ne sono successe parecchie nel regno dei Torchia da quella volta! Con The Coven abbiamo voluto realizzare un album oscuro e spietato e, stando alle prime reazioni e recensioni, ci siamo riusciti. La maggior parte delle persone ha elogiato l’intensità e alcuni hanno detto che è davvero troppa, quindi non c’è stata nessuna pietà! Sfortunatamente non possiamo promuovere il disco con un tour prima della fine del 2020, ma onestamente va bene prendere un attimo di respiro dopo aver concluso l’album.

Ville Riitamaa: Grazie anche da parte mia! È davvero bello vedere che il disco abbia suscitato dell’interesse in molti posti e le recensioni sono per la maggior parte molto buone! Stiamo ancora aspettando di pubblicare l’album in Giappone e nel Nord America.

Annie: La band è attiva da dieci anni ma forse c’è ancora qualcuno là fuori che non conosce i Torchia. Potreste riassumere brevemente la vostra storia e presentarvi?
Edward Torchia: Sì, suppongo che il nostro monicker e la prima attività del gruppo risalgano più o meno a dieci anni fa. Ad ogni modo non stiamo pensando a nessun anniversario, dal momento che riteniamo che la vera essenza dei Torchia si sia realmente avviata solo tre anni fa con la nostra line-up attuale e con la realizzazione del nostro album d’esordio Of Curses and Grief. Veniamo da Tampere, in Finlandia, e agli esordi il nostro obiettivo era quello di creare del vero heavy metal orientato al death con una forte aggressività e con melodie alle stelle…

Ville Riitamaa: Ad un certo punto abbiamo iniziato a prendere la band più seriamente. Questa è una delle ragioni per cui pensiamo di non essere mai stati i Torchia che siamo ora. In un certo senso siamo come rinati quando abbiamo iniziato a comporre il full-length d’esordio.

Annie: The Coven giunge a tre anni da Of Curses and Grief. Come descrivereste l’evoluzione della band dal precedente lavoro a quello appena uscito?
Edward Torchia: Come accennato, ci è voluto del tempo prima di comprendere quale sarebbe stato il nostro sound, e sono contento che abbiamo avuto la pazienza di non mettere mano all’album di debutto prima di maturare dimestichezza col percorso che volevamo intraprendere. Of Curses and Grief è stato un album d’esordio maturo e siamo ancora molto fieri di ciò, quindi non abbiamo voluto attuare cambiamenti radicali sul suo successore. The Coven è un altro album metal molto organico, con una forte enfasi sul lavoro aggressivo delle chitarre e su una batteria implacabile. Ad ogni modo, se Of Curses and Grief era a suo modo un disco dalle sfumature thrash, abbiamo voluto che The Coven avesse tinte più death. Tutto ciò viene espresso da un sound più pesante, oscuro e ancor più brutale.

Annie: Quali sono le tematiche principali toccate dai nove brani?
Edward Torchia: Molte canzoni del debutto provengono dai primi anni dei Torchia, quindi avevano a che fare con la natura umana e le sue maledizioni in un’accezione più ampia. Su The Coven, Ville ha scavato davvero profondamente nella magia nera e nelle storie fuori da questo mondo. Quando abbiamo realizzato il video di Moon, Rise!, raffigurante una caccia alle streghe, abbiamo iniziato ad interpretare tutti i brani dalla prospettiva delle streghe. Ciò, con una piccola ispirazione presa dai Mercyful Fate, ha portato al titolo The Coven.

Ville Riitamaa: Devo dire che il termine “misterioso” copre la maggior parte delle storie contenute in The Coven. Sì, ogni canzone è una storia proveniente da una dimensione molto diversa rispetto a quella che viviamo davvero al di fuori dei Torchia. Non si tratta di storie del tipo “un uomo cammina per strada” ma sono narrazioni che lasciano l’interpretazione molto aperta. Ad esempio, la storia in Memoirs racchiude diverse parti di un diario appartenente ad una specie di mago.

Annie: Sto ascoltando The Coven e sto apprezzando molto il ruolo giocato dai riff massicci e dai veloci assoli. Quali sono le vostre ispirazioni per le parti di chitarra? Da quel che sento non c’è solo del puro death metal…
Ville Riitamaa: Il death metal old-school e il thrash sono delle grosse influenze per me, quindi i riff possono provenire in qualche modo da lì. Apprezzo inoltre aspetti più cupi rintracciabili nel marchio di fabbrica del black metal. Non ho mai deciso di mettermi a scrivere melodic death metal, solo death e thrash metal con altri stili e melodie che mi piacciono. Beh, la proposta nel complessivo si può riassumere come melodic death ma non si tratta di un chiaro obiettivo che avevo in mente. Per quanto riguarda le chitarre, posso dirti che si sono rivelati molto importanti per me Andy LaRocque, Vinnie Moore, Michael Romeo e John Petrucci. E, come menzione onorevole, forse tutte le parti clean di chitarra sono molto influenzate dal grande Mark Knopfler.

Annie: Avete collaborato nuovamente con Santiago Caruso per l’artwork di The Coven, che personalmente ho trovato molto cupo ed evocativo. Penso inoltre che si sposi perfettamente con il mood dei brani. Quali sono i significati veicolati e come mai avete scelto questo scenario per descriverli?
Edward Torchia: Vogliamo che i nostri album suonino in modo organico e non “elegante”, quindi è sempre stato ovvio che non potessimo usare dell’arte digitale nelle nostre copertine. Santiago ha utilizzato in entrambi gli artwork dei nostri lavori la sua peculiare tecnica “ink & scratch”, che crea una trama molto grezza con un’attenzione incredibile per i dettagli ‒che ricerchiamo in ugual misura nel nostro sound. Quest’opera è stata inoltre ispirata dalla scena di noi appesi alla forca mentre cantiamo nel video di Moon, Rise!. Abbiamo girato intorno all’idea degli uomini appesi mentre cantano, ma l’immaginazione di Santiago ha infine preso il sopravvento e ha creato questo scenario molto surreale e misterioso, qualcosa che non avremmo potuto minimamente immaginare neanche nei nostri incubi. L’immagine delle streghe probabilmente morte è scioccante, ma allo stesso tempo mostra l’affascinante potenza rinnovatrice della natura e della Luna.

Annie: Parlando un po’ dello stile di The Coven, nell’album non ci sono soltanto canzoni veloci di genere melodic death. Ci sono episodi diversi e un esempio è dato da Jäämaa, con una sezione ritmica più lenta che decolla solo verso la fine del pezzo. La mia domanda è: come gruppo melodic death, vi viene più semplice comporre le parti più taglienti e serrate oppure quelle più melodiche e meno opprimenti?
Ville Riitamaa: Per me non dipende dallo stile della canzone. Alcuni brani risultano più difficili di altri in termini generali ma non è una cosa che riguarda la melodia o la velocità. Ad essere complicato è il fatto di farli suonare esattamente come percepisco la loro atmosfera nella mia testa. Un’altra cosa difficile è scegliere, tra le cento idee che hai in mente, per quali davvero vale la pena lottare. Hai citato Jäämaa, che per me ha seguito un songwriting abbastanza facile, ma ad esempio con il pezzo Sky ho faticato di più con gli arrangiamenti. E un’altra canzone veloce come Memoirs mi è riuscita spontanea.

Annie: Vorrei focalizzarmi un attimo sui due video che avete creato per i brani Moon, Rise! e Plague Peasant, che richiamano molto l’immaginario evocato dalla copertina. Secondo voi, quanto è importante oggigiorno investire sui video musicali?
Edward Torchia: Abbiamo registrato Moon, Rise! e la canzone Memoirs ben prima rispetto al resto dell’album. Pertanto, quando abbiamo girato il video di Moon, Rise!, il resto del disco era davvero una lavagna vuota e, in questo modo, la clip è diventata l’ispirazione per tutti gli aspetti visuali dell’album. Credo che alcuni artisti ottengano più beneficio dai videoclip rispetto ad altri e dobbiamo ancora vedere che ruolo rivestono nella carriera dei Torchia. Si tratta comunque di qualcosa di importante per noi a livello artistico, dal momento che contestualizzano e rendono visibile la musica stessa. Ecco perché vogliamo che tutti i nostri video, o almeno quelli tratti dallo stesso album, provengano dal medesimo mondo.

Annie: Ciò mi porta ad un’altra domanda… Ho notato che la vostra attenzione come band ricade sia sugli elementi musicali che su quelli visivi. Nello specifico, avete rafforzato la parte visiva nell’ultimo periodo, cosa che può essere notata ad esempio sui vostri spazi web ‒ma credo che sia altrettanto evidente durante i live. Che importanza ha il look, la superficie, per i Torchia?
Edward Torchia: L’heavy metal è una forma d’arte sia sonora che visiva, che piaccia ad alcune band o no. Come ho anticipato poco fa, non abbiamo avuto un vero e proprio concept nei primi anni di attività del gruppo, ma è sempre stato come se ci mancasse qualcosa, come se fossimo alla ricerca di un’identità. Allora abbiamo pensato che la band avesse bisogno di un concept fortemente definito, così come vediamo gruppi suonare “viking metal”, “troll metal” o “samurai metal”… Alla fine abbiamo abbracciato il nostro fascino verso la morte, la magia nera e la fantasia oscura per costruire un concept che negli anni è diventato un mondo tutto suo. Ciò ha davvero fatto di questa band, per noi, qualcosa di più emozionante e divertente, e sono sicuro che abbia lo stesso effetto sugli ascoltatori.

Annie: Perfetto, ho finite le domande a mia disposizione. Grazie mille per esservi concessi ai nostri microfoni! Volete aggiungere qualcosa?
Edward Torchia: Grazie per le domande interessanti che ci hai posto. Vi auguriamo tutto il meglio in termini di salute in questo momento particolare e speriamo di vedervi dal vivo molto presto. In attesa di ciò, The Coven vi dà il benvenuto!

Ville Riitamaa: Sì, auguro la migliore salute a tutti voi, specialmente a tutti voi italiani là fuori! E durante questi tempi bui ricordatevi che dall'oscurità arriva la luce.



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