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O.L.D. - Lo Flux Tube
21/11/2015
( 2307 letture )
La scena industrial metal degli anni '90 ha potuto contare su artisti unici che, pur con le loro diversità musicali, si sono rivelati fondamentali per lo sviluppo del metal più sperimentale: oltre a band celeberrime, come ad esempio Godflesh, Scorn, Nine Inch Nails, andrebbero citati anche i molto meno conosciuti O.L.D.: nonostante questo complesso statunitense non abbia sicuramente la stessa importanza storica delle band sopracitate e nonostante non abbia mai goduto di una grande fortuna, infatti, ha avuto il merito di crearsi una propria identità all'interno del panorama del tempo e, al contempo, di mutarla nel corso della propria carriera, pubblicando almeno due album decisamente validi e troppo spesso ingiustamente snobbati.

Formato nel 1986 con il nome di Regurgitation, l'anno seguente il trio di Bergenfield, New Jersey, composto a quel tempo da Alan Dubin alla voce, James Plotkin alla chitarra e al basso e Ralph Pimentel alla batteria, adotta il moniker "storico" e nel 1988 esordisce su full-length con Old Lady Drivers, album nel quale veniva proposto un grindcore frenetico e ai limiti del parodico, sicuramente d'impatto per il sound estremo e sopra le righe (a partire dalla voce urlata e demoniaca -al punto che definirla "black metal oriented" non sarebbe così esagerato- di Dubin) e interessante in alcune soluzioni, ma non abbastanza concreto da stupire o da rimanere impresso, anche a causa di una produzione quasi amatoriale. Sebbene non possa essere considerato un "must" della (breve) discografia degli O.L.D., Old Lady Drivers è senz'altro una validissima testimonianza di come la band sia riuscita, negli anni a venire, a reinventare quasi totalmente il proprio stile, svincolandosi da questo "grindcore d'intrattenimento" ed abbracciando, con ottimi risultati, sonorità più sperimentali.

Dopo aver assunto Jason Everman (personaggio di spicco della scena grunge di quel periodo, che vantava collaborazioni anche con act del calibro di Nirvana e Soundgarden) come bassista, Dubin e compagni decidono, infatti, di virare su lidi industrial metal (il che è confermato anche dal rimpiazzo di Pimentel con una drum machine, uno dei segni distintivi del genere) e nel 1991 danno alla luce quello che è senza ombra di dubbio il loro lavoro più personale e riuscito, ovvero Lo Flux Tube.
Quello degli O.L.D. di questo disco è uno stile tra i più particolari ed eterogenei di tutto l'industrial (di quegli anni e non), che fonde, in modo intelligente, attitudini e sonorità tra le più disparate: l'influenza principale deriva dai maestri Godflesh del capolavoro Streetcleaner (evidente in primis nel chitarrismo stridente, meccanico e dissonante di Plotkin -erede di quello inconfondibile di Justin Broadrick), ma l'industrial degli O.L.D. non è desolante e apocalittico come nel caso del gruppo di Birmingham, bensì schizofrenico e oltranzista: l'accoppiata composta da Everman e dalla drum machine scandisce ritmi impazziti, tanto che, in alcune accelerazioni e in alcune sezioni più intricate, viene rievocato anche il thrash metal cybernetico dei Voivod del periodo Dimension Hatröss/Nothingface, a dimostrazione del fatto che l'approccio "core" degli esordi non fosse stato abbandonato completamente (tra l'altro, il cantato dilaniante è lo stesso che Dubin aveva esibito nell'album precedente).

Non è un caso, inoltre, che i debiti stilistici di quest'album siano rintracciabili in particolare in complessi che hanno fatto dei suoni futuristici e spesso dissonanti (a prescindere dall'effettivo genere di appartenenza) il loro punto di forza: tutto Lo Flux Tube è immerso in un'atmosfera de-umanizzante ed è governato da continui e inquietanti effetti e distorsioni elettronici, che a volte sfociano in vere e proprie orge sonore simil-noise. I singoli brani (in ogni caso, tutti più che pregevoli) non presentano grandi differenze tra loro, proponendo sempre questo metal massimalista e, in alcune sezioni, quasi cacofonico; un'eccezione è Disassemble, a tutti gli effetti un collage di voci e suoni pre-registrati, un pezzo disturbante dal punto di vista sonoro anche per la mancanza di punti di riferimento e di una struttura precisa. Tra l'altro, è da segnalare la presenza di John Zorn nella title-track, la cui parte schizoide e delirante di sax è però sommersa dal caos strumentale generale e, quindi, quasi indistinguibile.

Due anni dopo, gli O.L.D. pubblicheranno l'altrettanto buon The Musical Dimension of Sleastak, un lavoro più lineare ed ambientale di Lo Flux Tube (seppure ne riprenda in gran parte quanto espresso e lo contamini anche con degli spruzzi di psichedelia floydiana, valorizzati da una produzione più nitida) e il trascurabile Hold On to Your Face. Infine, nel 1995, il canto del cigno Formula (con, ormai, una line-up ridotta al duo Dubin-Plotkin), senza dubbio interessante e piacevole nel suo elettro-industrial spaziale, ma decisamente meno "unico" e ispirato dei precedenti due dischi, anche a causa dell'abbandono delle sonorità estreme che avevano contraddistinto la band del New Jersey in passato (un esempio: il cantato di Dubin non più urlato a squarciagola e spesso filtrato da un vocoder). Successivamente allo scioglimento, Dubin e Plotkin andranno poi a prendere parte al leggendario supergruppo sludge/noise Khanate, nel quale dimostreranno, ancora una volta, il loro talento.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
83.2 su 10 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
1991
Earache Records
Industrial
Tracklist
1. Outlive
2. Disconnect Self
3. Citient Null
4. Lo Flux Tube
5. Vein Water
6. Marzuraan
7. Disassemble
8. Z.U.
Line Up
Alan Dubin (Voce)
James Plotkin (Chitarra)
Jason Everman (Basso)

Musicisti Ospiti
John Zorn (Sassofono nella traccia 4)
 
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