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17/11/26
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Lake of Tears - Forever Autumn
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27/08/2016
( 4582 letture )
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Mentre in Inghilterra si faceva strada il doom alla Paradise Lost, i quali da poco avevano dato alle stampe Gothic e il successivo Shades Of God, nel 1992 in Svezia si formavano i Lake of Tears, un gruppo che non poteva non rimanere influenzato sia dal panorama musicale della propria terra e dal contesto musicale estero, in cui si andava a delineare in modo sempre più definito quel gothic imbevuto ancora da atmosfere doom vecchio stile, ma mescolato a melodie malinconiche e passaggi atmosferici. L'esordio dei Lake of Tears è segnato da Greater Art, che si aggrappa ancora alla scena doom con forza, mentre il successivo Headstones saluta un gruppo che sta prendendo la sua strada, mescolando la cupezza e rudezza, mai eccessiva, con testi poetici e melodie più morbide e sognanti. Ma arriviamo quindi sette anni dopo con Forever Autumn:
So, the season of the fall begins Down the crossroads in a sleepy little inn by the fire when the sun goes down
Un disco che suona profondamente decadente per l'atmosfera malinconica e nostalgica, e ascoltato a distanza di quasi quindici anni, non si può fare a meno apprezzarne il sound anni '90 ormai un po' “desueto” e persino troppo semplice per chi è abituato al gothic di oggi. Ma è ora tempo di scendere nei dettagli.
Forever Autumn è un disco che si distacca dalla discografia precedente del gruppo svedese, di tanto in tanto continuano a comparire dei momenti più rudi, legati al passato della band, su tutte la centrale Pagan Wish o Demon You/Lily Anne, ma rimangono quasi un episodio isolato in cui a prendere le redini della melodia è la distortissima chitarra, mentre la voce di Daniel Brennare si fa più roca e meno armoniosa. Questi episodi più aggressivi sono però appunto sporadici: Forever Autumn è infatti un album in cui si susseguono pezzi lenti, ovvero delle dolci e quiete ballad, in cui è la chitarra acustica insieme a partiture di tastiere semplici ed essenziali a fare da sfondo al cantato in pulito di Brennare che perde completamente quella cadenza alla Nick Holmes, per rivelare invece un timbro più melodioso e morbido. Anche se l'iniziale So Fell Autumn Rain, in cui per altro è presente un ottimo assolo di chitarra lontano dalle influenze metal, potrebbe far pensare soltanto ad un ammorbidimento dei toni da parte dei Lake of Tears è con la successiva Hold On Tight, ma ancora di più con la dolce e stupenda titletrack, che l'intento del disco diventa chiaro. L'obiettivo non è la rudezza e cupezza del doom metal, i Lake of Tears con Forever Autumn si focalizzano difatti al contrario sul loro lato più quieto e melodico. A parte l'intermezzo di Pagan Wish, infatti, le ballad si susseguono fluidamente come la strumentale Otherwheres, in cui una costante melodia di piano fa da sfondo all'entrata progressiva degli altri strumenti, o ancora The Homecoming che non nasconde alcuni richiami ai Pink Floyd. La triste To Blossom Blue con i suoi otto minuti chiude il disco immergendo ancora una volta l'ascoltatore in queste atmosfere delicate e poetiche che hanno preso vita man mano che la tracklist scorreva.
Dunque, pur restando all'interno dell'etichetta gothic per l'atmosfera malinconica e nostalgica, Forever Autumn si allontana non solo dai precedenti lavori della band, pur portando a compimento alcuni elementi già presenti, ma prende le distanze anche dal panorama gothic metal che si stava sviluppando in quegli anni. I Lake of Tears con questo album sono infatti ben lontani dal gothic romantico eppure cupo di molte altre formazioni, il sound è semplice ed essenziale tanto da richiamare di tanto in tanto il rock più introspettivo, anche le tastiere non sono mai invadenti e costituiscono lo sfondo per la voce e gli altri strumenti, come la chitarra acustica e il basso, costantemente presente con un suono pieno. Forever Autumn ancora oggi, anzi forse ancora di più oggi, ha quella tinta decadente e nostalgica che ne rende affascinante l'ascolto tutt'ora.
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8
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Una piccola gemma di fine anni 90 invecchiata egregiamente.
Voto: 85. |
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7
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Uno degli album gothic più belli mai concepiti. Un inno alla malinconia. Meraviglioso dalla prima all'ultima nota. 78 è quasi un insulto. Voto 95 |
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5
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Eeeeeee se a scuola prendevi 78 |
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4
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Che quest'album non prenda nemmeno 80 sinceramente,mi fa un po' storcere il naso..non è un album da 90 probabilmente,ma vista la mole di materiale che avete su questa rivista,a volte capita di affidarsi "passivamente" ai soli voti per scoprire nuovi gruppi,e se mi fossi affidato solo a quell'anonimo 78 forse oggi non conoscerei un gruppo che invece ora adoro..un po' come il 78 dato ad Aegis ed i bassi voti dati ai masterpiece dei Paradise Lost. |
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3
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la titletrack dell'album è un pezzo che mi ha stregato e che ascolto volentieri . |
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2
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Band che adoro, probabilmente il loro migliore resta Headstone, molto più doom rispetto ai successivi che sono molto più melodici, però Crimson Cosmos e questo sono album fantastici lo stesso. "So fell autumn rain" è uno dei pezzi più belli e struggenti mai concepiti. |
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1
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Bella recensione che condivido in pieno. Gran bell'album, questo e crimson cosmos sono dei capolavori del genere. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. So Fell Autumn Rain 2. Hold On Tight 3. Forever Autumn 4. Pagan Wish 5. Otherwheres 6. The Homecoming 7. Come Night I Reign 8. Demon You/ Lily Anne 9. To Blossom Blue
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Line Up
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Daniel Brennare (Voce, Chitarra) Christian Saarinen (Tastiera) Mikael Larsson (Basso) Johan Oudhuis (Batteria)
Musicisti Ospiti Magnus Sahlgren (Chitarra)
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