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17/11/26
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Scorpions - Fly to the Rainbow
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17/10/2026
( 592 letture )
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Quando nel 1974 gli Scorpions pubblicano Fly to the Rainbow la band di Hannover si trova in una fase di trasformazione tanto delicata quanto decisiva per il proprio futuro. L'esordio Lonesome Crow, uscito due anni prima, aveva mostrato una formazione ancora profondamente legata alla psichedelia e a un hard rock sperimentale, lontanissimo da quello che sarebbe diventato il suono universalmente riconoscibile del gruppo. Ma soprattutto, nel frattempo, era accaduto qualcosa di fondamentale: il giovanissimo Michael Schenker, autentico talento precoce della sei corde, aveva lasciato gli Scorpions per entrare negli inglesi UFO, privando il fratello Rudolf di un partner chitarristico che sembrava insostituibile. La soluzione arriva invece con Ulrich Roth, meglio conosciuto come Uli Jon Roth, musicista dalla sensibilità completamente differente, profondamente influenzato da Jimi Hendrix, dalla musica classica e da una concezione quasi spirituale della chitarra elettrica. Insieme a lui entrano stabilmente in formazione il bassista Francis Buchholz e il batterista Jürgen Rosenthal, mentre al centro rimane naturalmente Klaus Meine, quest'ultimo già dotato di quella voce cristallina, potente e immediatamente riconoscibile che avrebbe rappresentato uno dei maggiori punti di forza degli Scorpions per i decenni successivi. Fly to the Rainbow nasce dunque dall'incontro tra due anime: da una parte la concretezza compositiva e l'istinto hard rock di Rudolf Schenker, dall'altra il talento visionario, improvvisativo e quasi mistico di Roth. Il risultato è un disco di transizione soltanto in senso cronologico, perché dal punto di vista artistico possiede già una personalità straordinaria, forse meno immediata rispetto ai successivi In Trance e Virgin Killer, ma proprio per questo ancora più affascinante. Qui gli Scorpions non hanno ancora deciso definitivamente cosa diventare, e la loro musica beneficia enormemente di questa libertà espressiva.
L'apertura affidata a Speedy's Coming è semplicemente folgorante e rappresenta uno dei primi autentici classici della band: un hard rock veloce, diretto e trascinante, costruito su un riff irresistibile, una sezione ritmica pulsante, la prestazione vocale di Klaus Meine magnetica e una chitarra solista che lascia immediatamente intuire le qualità fuori dal comune di Uli Jon Roth. È forse il brano che più chiaramente anticipa gli Scorpions degli anni successivi, ma già con They Need a Million il discorso cambia radicalmente. L'introduzione acustica, le atmosfere malinconiche e gli sviluppi progressivi mostrano una formazione ancora legata alla ricerca sonora degli esordi, capace di alternare delicatezza e improvvise esplosioni elettriche senza preoccuparsi troppo delle convenzioni dell'hard rock. Ancora più particolare è Drifting Sun, lunga composizione firmata e cantata dallo stesso Roth, nella quale l'influenza hendrixiana diventa evidente non soltanto nel fraseggio chitarristico, ma soprattutto nell'approccio libero, quasi psichedelico, alla costruzione del brano. Qui Roth sembra voler trascinare gli Scorpions in una dimensione completamente personale, fatta di assoli incandescenti, cambi d'atmosfera e una tensione espressiva che anticipa il carattere visionario della sua futura carriera solista. Fly People Fly riporta il disco verso territori maggiormente melodici, con una splendida interpretazione di Meine e una sensibilità compositiva che lascia intravedere anche il talento del già partito Michael Schenker, coinvolto nella scrittura di alcuni episodi dell'album. This Is My Song possiede invece un andamento più immediato e un ritornello che anticipa il gusto melodico destinato a diventare uno dei marchi di fabbrica della band, mentre Far Away rappresenta uno dei momenti più suggestivi dell'intero lavoro, sospeso tra romanticismo, psichedelia e aperture chitarristiche di grande intensità. Ma è soprattutto la conclusiva Fly to the Rainbow, con i suoi quasi dieci minuti, a giustificare pienamente il fascino di questo secondo capitolo discografico, una lunga suite che attraversa atmosfere acustiche, suggestioni progressive, passaggi quasi sognanti e improvvise impennate elettriche, lasciando a Roth lo spazio necessario per esprimere tutta la propria sensibilità. La chitarra non è semplicemente uno strumento solista, ma diventa la vera voce narrante della composizione, alternando lirismo, aggressività e una ricerca timbrica che pochi chitarristi hard rock dell'epoca potevano vantare. Fondamentale anche il contributo della sezione ritmica, con Francis Buchholz già solidissimo e un Jürgen Rosenthal decisamente più fantasioso rispetto al batterista tradizionale che il futuro suono degli Scorpions avrebbe richiesto. Il risultato è un album certamente disomogeneo, ma nel quale proprio la varietà rappresenta una delle principali ragioni d'interesse.
Riascoltato oggi, a oltre cinquant'anni dalla pubblicazione, Fly to the Rainbow rimane uno degli episodi più particolari e sottovalutati dell'intera discografia degli Scorpions. Non possiede ancora la compattezza di In Trance, l'aggressività di Virgin Killer o la maturità compositiva di Taken by Force, e naturalmente è lontanissimo dall'hard rock più levigato e commerciale che avrebbe trasformato la band in una delle maggiori realtà mondiali degli anni Ottanta. Ma sarebbe un errore considerare queste caratteristiche dei limiti in senso assoluto. Al contrario, il secondo album degli Scorpions possiede qualcosa che i lavori successivi avrebbero progressivamente sacrificato sull'altare dell'immediatezza: una libertà creativa quasi totale, una capacità di sorprendere continuamente e soprattutto la presenza di un Uli Jon Roth che sembra suonare senza alcun confine stilistico. La sua chitarra rappresenta il vero elemento distintivo del disco, ma sarebbe ingiusto dimenticare quanto già allora fossero importanti la solidità ritmica di Rudolf Schenker e soprattutto la straordinaria voce di Klaus Meine, capace di rendere credibili tanto le accelerazioni hard rock quanto le atmosfere più delicate e malinconiche. È proprio l'equilibrio, talvolta precario, ma sempre affascinante tra queste personalità a rendere Fly to the Rainbow un lavoro così speciale. Qualche lungaggine e una certa dispersione compositiva impediscono forse di collocarlo allo stesso livello dei capolavori immediatamente successivi, ma brani come Speedy's Coming, Drifting Sun, Far Away e soprattutto la title track appartengono a pieno diritto al patrimonio più prezioso degli Scorpions degli anni Settanta. Per chi conosce soltanto la band superficialmente e limitatamente alle hits degli anni Ottanta e Novanta, questo album può rappresentare quasi una rivelazione, il documento di una band ancora giovane, ambiziosa e coraggiosa, capace di esplorare territori che avrebbe in seguito abbandonato ma che restano fondamentali per comprenderne la grandezza. Fly to the Rainbow non è semplicemente il ponte tra Lonesome Crow e In Trance, ma è un'opera dotata di una propria identità, un piccolo gioiello di hard rock progressivo e psichedelico che continua a brillare di luce propria.
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5
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Comprato quando avevo 13 anni (quindi più di 40 anni fa)
... mi ha illuminato .. gli assoli in Fly People Fly sono divini |
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4
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Non sono ancora gli Scorpions “definitivi”, allo stesso tempo alcuni episodi più quadrati, come Speedy’s Coming, lasciano però intravedere il prossimo futuro. La componente psych-prog qui ogni tanto spunta ancora fuori, come nella seconda parte della title-track, che mi fa pensare a qualcosa degli Eloy, gruppo in cui guarda caso andrà a suonare proprio Rosenthal. Nel complesso per me un bell’album, un passetto in avanti anche qualitativo rispetto al debut. Voto 81 |
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3
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Disco molto bello. Drifting song mi ha sempre fatto pensare al perfetto amalgama tra Zeppelin e Hawkwind, mentre Fly People Fly e Fly to the Rainbow fanno autenticamente sognare. Poi per risvegliarsi, basta mettere su Speedy\'s coming. 78 |
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2
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Speedy\'s Coming, sono D accordo, e\' il la\' per le composizioni a venire degli Scorpions, ma tutta l album e\' di levatura |
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1
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Che band! Già si intuiva la classe enorme del combo tedesco |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Speedy's Coming 2. They Need a Million 3. Drifting Sun 4. Fly People Fly 5. This Is My Song 6. Far Away 7. Fly to the Rainbow
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Line Up
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Klaus Meine (Voce) Rudolf Schenker (Chitarra, Voce) Uli Jon Roth (Chitarra, Voce) Francis Buchholz (Basso) Jürgen Rosenthal (Batteria)
Musicista Ospite: Achim Kirschning (Tastiera, Organo, Mellotron)
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