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Aorlhac - L’Esprit Des Vents
04/05/2018
( 2421 letture )
La “chanson de geste”, genere letterario che fiorì nel nord della Francia a partire dal IX e X secolo, è comunemente riconosciuta come uno degli impulsi vitali originali dell’epica cavalleresca medioevale. Composta in lingua d’oïl, madre del francese moderno, era inizialmente destinata con ogni probabilità alla sola trasmissione orale, e vide una prima sistematizzazione del proprio corpus narrativo intorno all’anno Mille quando si affermò il topos letterario di Carlo Magno, figura reale ponte fra l’imperatore romano e il sovrano medioevale, e dei suoi cavalieri, a loro volta originali sintesi fra l’archetipo dell’eroe d’età classica e un’etica cristiana che contribuirà a definire plasticamente la figura del nobiluomo medioevale e rinascimentale. L’Occitania, regione storica comprendente la Francia mediterranea, parte dell’area pirenaica spagnola e delle odierne Alpi liguri e piemontesi, fu teatro di numerose delle vicende che le canzoni di gesta, e in particolare il ciclo carolingio, ci hanno trasmesso.

Gli Aorlhac, band francese nata nel 2007 ad Aurillac, città cuore geografico dell’Occitania da cui prendono il nome, si inscrivono in qualche modo in tale tradizione narrativa. Il presente L’esprit Des Vents, terzo capitolo di una trilogia comprendente À La Croisée Des Vents (uscito nel 2008) e La Cité Des Vents (pubblicato nel 2010), ci racconta delle radici storiche della regione attraverso le esperienze e gli occhi di personaggi che ne hanno calcato la terra nei secoli scorsi, e lo fa ricorrendo spesso all’antico occitano -quella lingua d’oc, coeva del d’oïl, da cui discenderanno numerose delle moderne lingue romanze- come idioma filologicamente più indicato a trasmetterne le vicende.
Coerentemente con il concept, che narra per l’appunto di battaglie, eroismo, e rivolta contro l’ordine costituito, incarnata in senso picaresco dall’anti-eroe contrabbandiere, la proposta musicale dei nostri è la cristallizzazione delle gelide distese di sangue rappreso tipiche dell’epic black scandinavo nello sguardo allo stesso tempo contemplativo e politico del cascadian black metal nordamericano.

L’apertura di Alderica vale da sola il prezzo del biglietto: un blast beat furioso sostenuto da un riffing melodic black ispiratissimo introduce lo scream del frontman Spellbound che, selvaggio ed affilato, ci racconta di Alderica, splendida figlia del re dei Visigoti, eroina e martire della resistenza anti-moresca. Il pezzo procede su ritmi vertiginosi che sostengono incalzanti il flusso della narrazione, punteggiature dal sapore speed/thrash, e cavalcate trascinanti all’ideale incrocio fra l’epica norrena dei Dissection e il gusto intensamente lirico della N.W.O.B.H.M. ottantiana.
La Revolte Des Tuchins è un gioiello di epic black scandinavo che si escoria di quella malignità che dai Bathory discese agli Ulver (periodo Nattens Madrigal); la narrazione si fa politica e si anima nel ricordo delle istanze di libertà dal giogo feudale che furono dei “tue chien” (“ammazzacani”), le popolazioni delle valli del Canavese che nel corso del XIV secolo insorsero contro i feudatari e simbolicamente ne uccisero, appunto, i cani. Il pezzo si gonfia impetuoso su cadenze epiche vicine agli Enslaved e ripiega su colori e sensazioni post-black che a tratti ricordano il taglio quasi ascetico degli Harakiri For The Sky. La successiva Infame Saurimonde apre su un mid tempo ancora una volta scolpito dal riffing preciso e tagliente della sei corde, raddoppia in un blast beat ossessivo su cui si stagliano cori baritonali come echi dalle stanze del Valhalla, e si articola tarantolata in un black and roll stressato da repentine accelerazioni; la melodia portante è improvvisamente disegnata da un cordofono, probabilmente una ghironda, che bagna l’arazzo epico in tinte folk non lontane dall’estetica rurale dei Drudkh o dei Panopticon. Se in Ode A La Croix Clechee, il pezzo più breve e tutto sommato meno convincente del disco, riemerge un certo gusto inglese anni ’80 nelle figure melodiche adottate, in 1802 - 1869 Les Mefaits De Mornac il discorso musicale si raggela in folate black emperoriane per poi aprirsi su paesaggi viking che si specchiano nella rifrazioni armoniche di un delicato arpeggio di acustica.
A seguire, Mandrin L'Enfant Perdu ci racconta la storia del celebre contrabbandiere Louis Mandrin che, intorno alla metà del XVIII secolo, dichiarò guerra al sistema di esazione delle imposte che strangolava le popolazioni della bassa Savoia, avviando un fiorente mercato nero nel triangolo compreso fra Ginevra, la Francia e il Regno di Sardegna. Il brano si lancia in un magnifico assalto black-thrash che fonde l’utilizzo straniante delle dissonanze degli Antaeus con il devastante incedere degli Aura Noir, e muta progressivamente in una distesa più tradizionalmente epic in bassa battuta.
La Procession Des Trepasses è un quattro quarti squadrato su cui Spellbound si esibisce in molteplici variazioni nell’approccio vocale, dal tradizionale scream a un growl scuro e nervoso, spingendosi, nella successiva Une Vie De Reclus, fino a un recitato atonale e cavernoso di ispirazione death. Musicalmente il pezzo vive di sensazioni a metà fra lo zeitgeist norreno affrescato dagli Enslaved in RIITIIR e il fuoco della rivolta armata incarnato dai Forteresse di Thèmes Pour La Rébellion. La chiusura dell’album è affidata a L'Ora Es Venguda, che canonizza una melodia vicina a quella di un canto partigiano col crisma di un classico riffing melodic black svedese, mentre la finale L’Esprit Des Vents è un delicato minuetto a due voci per chitarre acustiche e aliti di vento brulicanti di foglie.

L'Esprit Des Vents è un sapiente e personale collage di suggestioni provenienti da vari angoli dell’universo black metal. Tuttavia ciò che colpisce maggiormente è la compattezza della proposta, l’aderenza quasi maniacale fra la narrazione drammatica, fiera, a tratti disperata della voce e il respiro del discorso musicale dietro di essa. Le linee melodiche delle chitarre risplendono su una tela ritmica a trame fittissime, impreziosite da una grande varietà di soluzioni e coloriture black apportate dal debordante lavoro di batteria di Ardraos. Se si vuole trovare un piccolo difetto nella proposta della band transalpina è una lieve tendenza alla prolissità: l’impressione, in particolare nella seconda parte del platter, è che semplificando l’architettura dei brani l’ascolto ne guadagnerebbe in fluidità. Resta indubbio comunque che gli Aorlhac ci abbiano regalato una delle perle melodic black dell’anno. Si accettano scommesse.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
84 su 3 voti [ VOTA]
Alessio
Martedì 28 Agosto 2018, 23.59.34
5
Ottimo lavoro, cresce con gli ascolti. E anche se non mi fà proprio piacere dirlo, il cantato in francese ci stà alla grande.
God of Emptiness
Lunedì 7 Maggio 2018, 14.05.40
4
Bellissimi!!! A me hanno ricordato moltissimo i messicani Cenotaph di Riding Our Black Oceans, anche per la prestazione vocale \m/\m/
God of Emptiness
Domenica 6 Maggio 2018, 11.51.53
3
Ok grazie delle dritte. Provvederò ad ascoltarli tutti, davvero una band interessante anche per le tematiche trattate
bacodaseta
Domenica 6 Maggio 2018, 10.54.07
2
Non conoscevo neanche io la band prima che mi venisse assegnata la recensione. Sono riuscito a recuperare il precedente La Cité Des Vents e, dopo due o tre ascolti certamente non sufficienti ed esprimere un giudizio completo, l'impressione è che sia leggermente più acerbo nella scrittura (sono passati d'altronde 8 anni) e meno vario nel sound, pur rimanendo un eccellente album di melodic black. Sul primo album non saprei consigliarti @God.
God of Emptiness
Domenica 6 Maggio 2018, 0.37.45
1
Band che non conoscevo e che mi interessa davvero molto quindi aspetterò a votare. E gli altri due album precedenti sono migliori a questo? O questo é il loro top?
INFORMAZIONI
2018
Les Acteurs De L’Ombre Productions
Black
Tracklist
1. Alderica
2. La Revolte Des Tuchins
3. Infame Saurimonde
4. Ode A La Croix Clechee
5. 1802 - 1869 Les Mefaits De Mornac
6. Mandrin L'Enfant Perdu
7. La Procession Des Trepasses
8. Une Vie De Reclus
9. L'Ora Es Venguda
10. L'Esprit Des Vents
Line Up
Spellbound (Voce)
NKS (Chitarra, Basso)
Lonn (Chitarra)
Ardraos (Batteria)
 
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