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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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13/06/2021
( 2054 letture )
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Con AVOW giunge il sesto disco dei Portal, che ancora una volta hanno il compito di dare un suono alle manifestazioni dell’altrove, dell’orrore cosmico da cui tanto traggono ispirazione. Nonostante il periodo complesso in cui è stato registrato, i quattro non sembrano averne risentito, tutt’altro, ed è quindi con maggiore interesse che ci si approccia a questo nuovo lavoro, edito sempre dalla Profound Lore Records.
Se pensiamo a quanto possa essere difficile convincere disco dopo disco, figuriamoci per un gruppo come questo, che ha fatto dell’estremizzazione di una proposta il suo cavallo di battaglia ed è sempre a rischio; da un lato c’è il timore che l’eccessivo concentrarsi su uno stile così particolare porti ad un pastone privo di mordente e dall’altro c’è il rischio che il tutto non funzioni più come prima. Ma la storia del gruppo ha insegnato che non è così, almeno per ora. Tornando a tre anni fa troviamo Ion, un disco che ancora una volta segnava un “cambio”, mostrandosi come quello più dissonante, schizofrenico, dotato di un senso di verticalità/vertigine che nei precedenti lavori non era mai stato così pronunciato. E se la copertina di quel disco poteva in qualche modo lasciar pensare a quello che poi è stato riscontrato in termini musicali, lo stesso discorso si può fare per Avow, che si presenta con la solita copertina atipica ma suggestiva e sempre e comunque in sintonia con uno stile ormai inconfondibile. Perché AVOW è un disco da “vedersi” esattamente come la copertina, oscuro, con pochi spiragli di luce, asfissiante e a tratti caotico. Diverso dal precedente questo lavoro riporta il gruppo su delle coordinate che suonano come una via di mezzo tra Swarth e Outre’, quindi sicuramente più in linea con quanto ci si aspetta. Si tratta di una caratteristica che però non deve ingannare, perché a non mancare è la qualità di composizioni che in qualche modo riescono a staccarsi dal “già sentito”, toccando picchi che faranno la gioia di chi vuole trovare nel gruppo esattamente quanto registrato. Dalla vertigine del precedente disco si finisce in brevissimo tempo in quell’abisso soffocante e caotico con cui gli australiani hanno fatto scuola, e lo fanno a dovere iniziando con i dieci intensi minuti di Catafalque, una delle canzoni più lunghe del gruppo e in cui s’incontrano tutti quegli elementi che hanno reso unico il gruppo. Tra i tanti riff che si susseguono c’è sempre questa particolare visione della chitarra come di uno strumento utile anche per far rumore, e in alcuni punti la sensazione è quella di avere a che fare con delle soluzioni vicine al drone se non addirittura al noise. Ancora una volta non passa inosservato quanto fatto dalla coppia Horror Illogium / Aphotic Mote, autori di ritmiche folli e particolari miste a dei passaggi solisti che rende più schizofrenico il tutto. Se poi Eye si presenta come uno dei pezzi più quadrati, in senso che abbiamo un maggior utilizzo di ritmiche immediate, Offune è invece un passaggio che si muove tra linearità e caos, quest’ultimo esaltato a dovere dal modo in cui le chitarre si sovrappongono. E attenzione agli strani effetti sonori (presenti ovunque ma qui più in evidenza) in sottofondo, tutt’altro che casuali. I brani che seguono si ha la conferma di come questa volta i Nostri abbiamo volutamente preso ispirazione dagli stili più “rumoristi” della musica e li abbiano applicati alla loro proposta; se Manor of Speaking avanza lentamente, quasi strisciando e accennando ad una vaghissima melodia, Bode si presenta come un monolite sonoro in cui gli australiani tornano a fare qualcosa di simile a quanto sentito su Outre’, creando quindi quella particolare sensazione di continua dilatazione del tempo data dai pattern di batteria, fondamentale quando si punta a creare uno stato di confusione in chi ascolta. Ma come ben sappiamo il gruppo non ha mai puntato solo ed esclusivamente sulle canzoni vere e proprio, ma ha sempre affidato una buona dose del lavoro ai suoni e alla produzione, che specialmente su questo disco giocano un ruolo fondamentale. È infatti importante sapere che AVOW e Hagbulbia sono due dischi da ascoltare anche (non necessariamente, attenzione, e non è chiaro se la cosa sia voluta o meno) in contemporanea, un po’ come fecero i Neurosis con Times of Grace (1999) e Grace (1999) del progetto parallelo Tribes of Neurot. Ed è impressionante notare come la cura per questa strana operazione sia comuqnue maniacale e non lasciata al caso, riuscendo a trasformare alcune sezioni in qualcosa di ancora più opprimente e quasi privo di coordinate sonore a cui aggrapparsi se non la sempre bestiale voce di The Curator, ancora una volta autore di testi criptici e dal linguaggio particolare.
”Potent Strain Stalking the Nonenal Hideous Gland Musk Elder Clutched Siphon Rewarp Spinal Drink Chute
Fossil Essentia...
Thinning the Gray Shice Usher Sustenance. Sap. Sentience Committed Indeed Practioner Hewn”
(Eye)
Un disco che quindi spinge ancora più in là la ricerca sonora del gruppo, che ormai sembra non porsi più alcun limite e pur mirando a ricreare qualcosa che possa dare forma e suono all’orrore cosmico, non sbagliano un colpo e offrono comunque materiale concreto e di qualità senza limitarsi al “fare rumore” fine a sé stesso. Certo il doppio album e un approccio più estremo rispetto ai due dischi precedenti tagliano fuori chiunque non li abbia mai digeriti, ma al tempo stesso conquisterà ancora una volta chi dagli australiani vuole solo ed esclusivamente la musica suonata alla corte del “dio cieco che gorgoglia e bestemmia al centro dell'Universo”.
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4
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Bellissimo album.. Non per tutti, da ascoltare con pazienza e interesse a questa musica🤘 |
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2
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Disco direi "teatrale" che gioca sulle sensazioni. A mio modo di vedere non un gruppo stellare, ma molto valido e sicuramente l'unico che è riuscito a mettere in musica l'orrore cosmico di Lovecraft. |
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1
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Bello, bello, bello. Portal solita sicurezza in campo death metal. Giusto anche far notare come il loro approccio su Avow si avvicini molto a Swarth e Outre che probabilmente sono i loro album più riusciti.
Forse il disco death metal migliore di quest'anno, per ora. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1.Catafalque 2.Eye 3.Offune 4.Manor of Speaking 5.Bode 6.Drain
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Line Up
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The Curator (Voce) Horror Illogium (Chitarra) Aphotic Mote (Chitarra) Omenous Fugue (Basso) Ignis Fatuus (Batteria)
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