IN EVIDENZA
Album

Forbidden
Forbidden
Autoprodotti

Plini
An Unnameable Desire
CERCA
RICERCA RECENSIONI
PER GENERE
PER ANNO
PER FASCIA DI VOTO
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

05/11/26
CALLIOPE
Nel Mio Cerchio

06/11/26
STEVEN WILSON
Requiem for a Village

06/11/26
SHOGUN MOJO
Shogun Mojo

06/11/26
CULT OF LUNA
In the Shadow of Your Shadow

06/11/26
ASIA
Indigo

13/11/26
IRON SAVIOR
Deathbringer

13/11/26
ZEBRA
V

19/11/26
ANGELUS APATRIDA
The Reckoning

20/11/26
GIRISH AND THE CHRONICLES
Disintegrate

20/11/26
DOWN
Volume V

CONCERTI

17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)

18/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
HALL - PADOVA

02/12/26
ACCEPT + DYNAZTY + TAILGUNNER
ALCATRAZ - MILANO

30/03/27
RUSH
Unipol Dome - Milano

Illuminated Void - Veriditas
27/05/2023
( 1541 letture )
Se qualcuno vi dicesse che dovete assolutamente ascoltare un album, e la motivazione fosse perchè è un autentico trip, voi fatelo, perchè c’è la possibilità che sia vero. In un primo momento dovete fingervi titubanti, come per salvare le apparenze, ma dentro di voi sapete già che c’è da fidarsi. Mi rendo conto non sia una cosa che accada spesso in questa vita infame, ma a maggior ragione se vi capitasse l’occasione aprofittatene.
Uno di questi casi potrebbe essere quello degli Illuminated Void, band attiva da qualche anno e che potremo anche definire underground. Talmente underground da non avere neanche una pagina su Metal Archives, e se non si è presenti su Metal Archives significa essere sconosciuti a livello da "Chi l’ha visto?". Gli Illuminated Void sono in realtà una one man band che ruota attorno alla figura di Matt Schmitz: come si dice in questo caso pochi ma buoni. Forse questo è uno di quei progetti che potrebbe risultare fin troppo ambizioso per le capacità di una sola persona, ma non se si tratta di chi ha già numerose esperienze precedenti, con gli Sleestak prima di tutto, ma anche molte altre band. D’altronde si può dire qualcosa ad uno che ha realizzato un album come The Vesper Serpent? Sì, si può dire di continuare così, il più a lungo possibile. Quello che rende ancora più interessante la creatura di Matt Schmitz è la proposta intricata e criptica, oltre al fatto che annoverano tra le loro influenze band come Cathedral e Paradise Lost. Se queste sono le premesse, perchè quindi, dicevamo, l’album dovrebbe rivelarsi un trip, magari anche ostico e di difficile assimilazione. Primo per la struttura della tracklist, con due tracce dalla lunghezza di sedici minuti poste in apertura ed in chiusura, lasciando le altre tre al centro dell’album come una sorta di intermezzo, il che la rende una scelta molto atipica. Secondo perchè Veriditas vuole essere un viaggio all’interno del nostro subconscio, con tutto quello che ne consegue, come sogni, incubi, traumi e visioni introspettive di ogni sorta. Una specie di Freud nel mezzo di cammin di sua vita.

Non sarà quindi un caso se la traccia d’apertura si chiama The Maze of Sleep. Neanche fatto in tempo a schiacciare play che sprofondiamo subito negli intricati grovigli dell’opener, l’atmosfera è già malsana e si cerca quantomeno di orientarsi in questo ambiente ostile, dove ogni passo si fa pesante e difficoltoso. A rendere questo viaggio più ostico ci pensano i passaggi cacofonici così come le lunghe pause oniriche e si ha come la netta impressione che tutte queste sensazioni siano scaturite dai miraggi di una mente offuscata. L’atmosfera è quindi onirica, non appartiene a questo mondo, bensì alla dimensione dei sogni che richiamano il titolo, o beyond the wall of sleep, come dicevano quelli che nel 1970 la sapevano già lunga. Da ascoltare più di una volta chiaramente, così da poter figurarsi bene tutti gli stravolgimenti di registro, i sollevamenti doom, i lunghi break atmosferici o la lunga ripresa, con l’incedere imperioso e magniloquente, dall’ampio respiro epico, probabilmente il momento chiave di tutto questo gigantesco blocco che è la prima composizione dell’album. La prima termina con un suono prolungato e in dissolvenza, lasciando spazio ad una lunghissima parentesi acustica, dopo che la ripresa lasciava presagire quasi un accenno di cavalcata. Non proprio il finale che ci si prospettava, ma non per questo meno efficace, anzi probabilmente più consono a quella che è la natura multisfaccettata del brano. Se uscire dal labirinto dei sogni è stata un’impresa non da poco, ma nulla che cercasse di mettere a repentaglio la nostra incolumità, con Virgo Lucifera le cose vanno un po' diversamente. Si parte abbastanza in sordina, nonostante l’atmosfera si faccia già più carica di tensione e lasci presagire l’incombente arrivo di qualcosa di più solforoso. Difatti la prima parte del brano è lasciata a degli arpeggi incalzati dalla voce, e l’impressione generale è che fin da subito ci si appresti a sentire qualcosa dal tratto più gotico molto imperia tenebrarum e meno etereo, pur mantenendo sugli scudi l’aspetto onirico/visionario. Altra grande differenza rispetto all’opener è l’apporto della chitarra, o meglio l’utilizzo intrinseco, dal momento che qui si esibisce in lunghi fraseggi dal gusto blues e con una buona dose di psichedelia. Tutto ciò ben si sposa con l’approccio fumoso del brano, accentuato anche dal sovrapporsi di cori evocativi. Ben più nitido si presenta l’inizio di The Narrow Gate, con una batteria sostenuta e un andamento incalzante, mentre le urla ferali si sentono in lontananza come facessero parte dei demoni interiori della nostra psiche, sempre confinati all’interno di recinti invalicabili, ma mai possibili da eliminare del tutto. Ed è qui che il viaggio tra i meandri della mente giunge esattamente a metà, nel suo fulcro, dove emerge la vena più prog e psichedelica del nostro traghettatore, mentre tra le voci ascoltate in precedenza una in particolare prende la parola e si fa sentire distintamente sopra le altre. God Is An All Consuming Fire apre invece la parentesi dedicata al dialogo interiore, dove si concentrano le riflessioni personali ed i pensieri più reconditi della nostra mente; musicalmente parlando risulta quindi come una sorta di intermezzo, nel passaggio tra uno scenario ed un altro, in attesa del pezzo forte, quello dove collimera tutto quello che l’autore ha in serbo per noi. Veriditas/Equinox parte con un pattern di batteria che spettina, per poi adagiarsi in un letto sonoro dall’andamento cadenzato con tanto di arpeggi, accordi d’organo e dei già citati synth. Il brano si dipana poi all’insegna di una lugubre parentesi dal mood gotico e tenebroso, una delle moltissime variazioni che si ha modo di sentire in quest’ultimo quarto d’ora abbondante. Difatti è questa la traccia, insieme al brano d’apertura, dentro la quale si concentra tutta la summa di quella che è la dimensione dell’album, fatta di aperture spiazzanti, andamenti cadenzati, aperture epiche, riff pesantissimi, e qui viene posta l’enfasi in ognuno di questi aspetti. Non solo, ma si aprofitta della chiusura per spingersi ancora oltre inserendo ulteriori tasselli al mosaico, con la voce che al solito growl aggiunge anche qualche gorgoglio, ai riff che qui si fanno melodici ma anche zanzarosi a seconda dei casi, disegnando spesso un’ambientazione opprimente e quasi soffocante. Il finale ci riserva uno spiraglio di luce, quello che dovrebbe permetterci di raggiungere la nostra destinazione e che significherebbe la fine del viaggio, con l’uscita dal labirinto senza fine che è la nostra psiche. Evento sugellato dagli ultimi arpeggi acustici, che sembrano trasmettere una qual forma di serenità, come a celebrare l’essere usciti indenni da un percorso dove potevamo anche rimanerci secchi, se non bloccati all’infinito senza possibilità d’appello.

L’album targato Illuminated Void si presenta subito come imponente, non tanto nel modo di porsi quanto per il suo contenuto altamente sfacettato ed estremamente trascinante. A livello qualitativo pone la barra dell’asticella molto in alto e la grande caratura del lavoro fa sì che anche gli ascoltatori più scafati, abituati a decifrare le composizioni più complesse con facilità, trovino pane per i loro denti. C’è da aggiungere anche che se i due predecessori davano maggior spazio alle sezioni strumentali relegando in secondo piano l’apporto della voce, qui non solo si raggiunge un risultato molto più equilibrato, dando risalto in modo omogeneo a tutti gli strumenti, ma dando anche al frontman di fare ampio sfoggio delle sue capacità vocali arricchendo il suo repertorio. Lungi dall’essere un album perfetto, è comunque in grado di risaltare tra la concorrenza dell’anno corrente, facendo della sua forza proprio la sua sfumatura indefinita e l’immensa varietà di soluzioni stilistiche presenti al suo interno, che sanno legarsi perfettamente tra loro pur senza dare segni di completa tangibilità. Consigliatissimo un po' a chiunque, ma soprattutto a chi cerca nuove sfide durante l’ascolto.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Freccia
Domenica 28 Maggio 2023, 13.13.29
1
Attirato dalla recensione sono andato ad ascoltarlo...molto bello, mi è piaciuto. Credo proprio che lo comprerò!
INFORMAZIONI
2023
Altrusia Grace Media
Post Metal
Tracklist
1. Maze of Sleep
2. Virgo Lucifera
3. The Narrow Gate
4. God Is An All Consuming Fire
5. Veriditas/Equinox
Line Up
Matt Schmitz (Voce, Chitarra, Tastiera, Basso, Batteria)
 
RECENSIONI
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]