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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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Bongzilla - Amerijuanican
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19/07/2025
( 695 letture )
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Ci sono momenti in cui la pesantezza di un disco ti piega in due e la fuzzosità delle chitarre ti fa addentrare in un vortice di adrenalina e headbanging e tutto questo arriva nei momenti più inaspettati, dai progetti dai nomi meno altisonanti.
I Bongzilla vengono dal Wisconsin e come i loro epigoni Weedeater -con cui hanno condiviso anche il bassista Dave Collins- emergono dalla nicchia dello stoner più rozzo come nome di culto per la schiera di appassionati.
Temi trattati? Cannabis. Manco a dirlo. Stoner purosangue.
Nel 2005 escono con il quarto album, questo Amerijuanican, una bomba ad orologeria che dalle prime battute si appesantisce non lasciando alcuna tregua e, se la voce del Muleboy -qui anche alla chitarra - è un grugnito rozzo, semiafono e straniante, il contesto strumentale risulta adeguato al mood proposto dalla band.
Mentre ci si approcciava all’ascolto del disco, ricordando quella voce, si veniva portati ad un senso di evitamento, rimandando la scrittura della recensione fino a quando non è stato più possibile ed è allora che si è potuto apprezzare in maniera obiettiva il sound dei Bongzilla.
In questo disco c’è tutto ciò che riguarda il genere, anche la completezza di un artwork che, per quanto semplice, è ben disegnato e ci cala subito in un’atmosfera di critica alla società americana, con un soldato intento a fumare erba e le 50 stelle degli stati sostituite da altrettante piantine di marijuana.
Un mastodonte bassistico ci travolge dalle prime note della title track, quell’incedere di scuola Sleep su cui si possono sentire le urla disumane di Muleboy, sostenute dal basso monumentale di Dave Collins, mentre sfuriate batteristiche fendono il suono. Non manca il fuzz delle chitarre di ”Spanky” Jeff Schulz che ci delizia con un solo pregno di sporcizia. Non c’è tregua perché Kash Under Glass ci trascina in un nuovo abisso stoner doom, con la voce di Muleboy ad aprire una voragine. Il brano rievoca gli stilemi del genere che da pochissimi anni gli Electric Wizard avevano sdoganato con il loro capolavoro Dopethrone e tale influenza si inasprisce ancora di più nei passaggi conclusivi del riffing. Il legame con il recente passato si ancora a influenze ancora più primordiali e i passaggi tribali della batteria in Tri-Pack master aiutano a rendere evidenti le influenze blues e rock’n roll. Sempre la batteria protagonista nella seguente Cutdown, seguita da un’angosciante sequenza solistica di basso, voce e batteria (priva di piatti) durante la strofa, incalzata poi da un bridge ipnotico a cui si aggiungono le chitarre, particolarmente esplosive nella parte finale di questa traccia, il cui testo risulta basato sull’idea di una moderna apocalisse.
Sabbatthiana dal titolo, figuriamoci per le sonorità, giunge il riff serrato di Weedy Woman
Weedy woman how does your garden grow
La sequenza batteristica di ”Magma” Michael John Henry è esplosiva e guida il progetto in ritmi alternati di assoluto livello. Stonesphere è un’odissea strumentale con elementi heavy space che si condensano a deliri blues, poco più di dodici minuti leggeri e rilassanti (ovviamente per gli avvezzi a tali sonorità). Un viaggio in cui si può ascoltare una voce tossire in sottofondo (Signor Iommi è lei?), in un particolare frangente psichedelico che aggiunge alla suggestione onirica una certa irriverenza.
Torniamo alle radici, perché se da una parte abbiamo la leggenda di Birmingham, l’altro ramo è dominato dal blues del Delta quello di Robert Johnson, Howlin Wolf e Muddy Waters, quest’ultimo tributato con una cover di Champagne & Reefer adattata in maniera egregia alle sonorità dei Bongzilla.
Trovandoci in piena nostalgia, per l’addio dei Black Sabbath ad inizio mese, forse alcuni dischi derivativi possono dare conforto in questo periodo, l’acidità dei Bongzilla di Amerijuanican può essere di aiuto per sprofondare in una palude di riff fuzzosi e di pesantezza, senza perdere d’occhio, in tutto questo, l’origine di tale sound tra psych e blues (vedasi Stonesphere , Tri-Pack Master e la cover di Muddy Waters), il tutto si contestualizza in un’immersione heavy che tinge di un cupo “verde” lo sporco sound dei nostri, con una produzione così fangosa a completare un quadro sonoro di per sé già perfetto nella sua ruvida semplicità.
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Band adorabile, ti sbrodola il cervello |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Amerijuanican 2. Kash under Glasses 3. Tri-Pack Master 4. Cutdown 5. Weedy Woman 6. Stonesphere 7. Champagne & Reefer
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Line Up
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Muleboy (Chitarra, Voce) Dave Collins (Basso) Spanky (Chitarra) Magma (Batteria)
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