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Crimson Glory - Chasing the Hydra
12/08/2026
( 2693 letture )
Esistono ritorni discografici per i quali il semplice trascorrere del tempo finisce per diventare parte integrante della musica. Nel caso dei Crimson Glory, poi, il problema non è soltanto quello di ripresentarsi dopo oltre un quarto di secolo senza un nuovo album in studio: significa soprattutto fare i conti con una storia breve, tormentata e proprio per questo diventata quasi mitologica. Perché, se esiste una band per la quale la parola “culto” non suona come un'etichetta appiccicata a posteriori, quella band sono proprio i floridiani.
Il motivo è presto detto. L'omonimo Crimson Glory e soprattutto Transcendence rimangono due dischi sostanzialmente inarrivabili, capaci nella seconda metà degli anni Ottanta di mettere insieme heavy metal americano, eleganza progressiva, atmosfere visionarie e una componente melodica del tutto peculiare. Sopra ogni cosa aleggiava naturalmente la voce di Midnight, interprete irripetibile e parte essenziale di un'identità che ancora oggi rende immediatamente riconoscibili i Crimson Glory rispetto a buona parte della scena progressive e power metal statunitense dell'epoca.
La storia successiva, tuttavia, merita qualche precisazione. Strange and Beautiful viene spesso ricordato soprattutto come il disco della frattura, quello con cui i Crimson Glory si allontanarono in maniera drastica dalle coordinate dei primi due lavori per esplorare territori più hard rock, bluesy e contaminati. Ed è probabilmente proprio qui che va cercata la ragione principale della sua accoglienza controversa: non tanto in una mancanza di qualità, quanto nello scarto quasi traumatico rispetto a ciò che il pubblico si aspettava dopo Transcendence.
Riascoltato senza il peso di quelle aspettative, il disco mostra infatti più di un motivo per essere rivalutato. Ballad come Song for Angels, Deep Inside Your Heart e Far Away possiedono una delicatezza tutt'altro che scontata e permettono a Midnight di offrire una prova sopraffina, meno legata alle vertiginose escursioni vocali del passato e più concentrata su sfumature, intensità e capacità interpretativa. Ma merita attenzione anche il lavoro ritmico: la batteria si muove spesso su soluzioni più articolate rispetto al passato, con accenti quasi tribali che contribuiscono in maniera decisiva alla particolare identità del disco e ne sottolineano la volontà di cercare un linguaggio differente.
Strange and Beautiful resta quindi un album profondamente diverso da ciò che lo aveva preceduto, e proprio quel cambiamento così radicale finì inevitabilmente per oscurarne i meriti agli occhi di molti ascoltatori. Non è un capitolo assimilabile ai due capolavori iniziali, ma nemmeno il passo falso che una parte della sua reputazione storica potrebbe suggerire. Il fatto che, a distanza di tanti anni, continui a trovare regolarmente spazio nella mia playlist — accanto naturalmente a Transcendence, comprato in vinile al momento dell'uscita e praticamente consumato sul giradischi — dice forse più di qualsiasi rivalutazione a posteriori.
Con Astronomica arrivò invece il tentativo di riallacciare il filo con le sonorità originarie, riuscito però soltanto in parte. Anche il cambio dietro al microfono contribuì inevitabilmente a dividere gli ascoltatori: Wade Black era un cantante tecnicamente dotato, potente e dall'estensione notevole, ma il suo approccio più aggressivo e tagliente rappresentava quasi l'opposto dell'eleganza e delle sfumature di Midnight. Più che una questione di valore assoluto, fu dunque anche un problema di identità e aspettative.

Ed è precisamente da questo punto che bisogna partire per comprendere Chasing the Hydra. Non perché il nuovo lavoro riesca nel miracolo di riportarci alla fine degli anni Ottanta -e sarebbe una pretesa assurda-, ma perché per la prima volta da moltissimo tempo sembra di ascoltare una formazione che non debba continuamente chiedersi cosa significhi suonare come i Crimson Glory. Semplicemente, lo fa.
Il ritorno vede tre componenti storici, Ben Jackson, Jeff Lords e Dana Burnell, affiancati dal chitarrista Mark Borgmeyer e soprattutto da Travis Wills alla voce. Ed è inevitabilmente quest'ultimo a trovarsi davanti al compito più ingrato. Entrare nei Crimson Glory significa infatti confrontarsi con l'ombra di Midnight, una delle voci più particolari e amate dell'intera storia dell'heavy metal americano.
Ebbene, la prova di Wills è semplicemente superba.
Il cantante comprende perfettamente quale sia il linguaggio vocale necessario per questo gruppo. Sa utilizzare registri alti, aperture drammatiche, falsetti e quella particolare teatralità indispensabile per dare vita alle melodie dei Crimson Glory, ma la cosa più importante è che evita di trasformare il tutto in un esercizio di imitazione. Ci sono naturalmente momenti nei quali l'ombra di Midnight emerge con forza -sarebbe quasi impossibile il contrario-, ma Wills possiede abbastanza personalità per cambiare registro, sporcarsi, diventare aggressivo e utilizzare tonalità più medie senza dare l'impressione di essere stato assunto per interpretare una parte. Si cala nel ruolo, ma rimane se stesso. Ed è probabilmente questa la differenza fra un sostituto e un vero cantante dei Crimson Glory.
Anche musicalmente la direzione è piuttosto chiara. Chasing the Hydra recupera riff articolati, armonizzazioni, improvvise aperture melodiche, chiaroscuri e quell'alternanza fra potenza e raffinatezza che aveva caratterizzato soprattutto i primi due lavori. Non si tratta però di una ricostruzione archeologica. Il suono è più pesante in diversi passaggi, il basso di Jeff Lords occupa uno spazio considerevole e le chitarre di Jackson e Borgmeyer alternano continuamente riffing tradizionale, armonizzazioni e sezioni più moderne e muscolari.
Proprio la produzione rappresenta forse uno dei pochi punti sui quali il risultato lascia qualche margine di discussione. Il suono è organico, molto poco levigato secondo gli standard contemporanei, e questo aiuta il disco a conservare un carattere autenticamente heavy metal; allo stesso tempo il basso tende talvolta a imporsi parecchio nel mix, mentre le chitarre avrebbero beneficiato in certi passaggi di una maggiore presenza. Nulla che comprometta l'ascolto, ma una produzione leggermente più equilibrata avrebbe potuto dare ancora più forza ad alcuni brani.
L'inizio di Redden the Sun chiarisce immediatamente quali siano le intenzioni. Non c'è una lunga introduzione deputata a costruire artificialmente l'attesa: il pezzo entra in scena aggressivo e nervoso, con una sezione ritmica viva e una scrittura che recupera immediatamente il DNA classico della band. Anche Wills sceglie intelligentemente di non presentarsi subito attraverso una gara di acuti, partendo da registri più corposi prima di spingersi progressivamente verso l'alto. È un'apertura efficace, forse non ancora il vertice del lavoro, ma perfetta nel dichiarare che i Crimson Glory non sono tornati per riproporre genericamente heavy metal nostalgico.
La title track Chasing the Hydra mette poi le carte in tavola fin dalle primissime battute, perché il riff d'apertura richiama in maniera fin troppo evidente quello di Red Sharks, uno dei brani simbolo di Transcendence. Non si tratta però di un'autocitazione casuale o, peggio, della mancanza di idee nuove: è lo stesso Ben Jackson a confermare che il richiamo è assolutamente voluto. “That was intentional […] we tip the hat to our old style”. Una dichiarazione che aiuta anche a inquadrare correttamente l'intero album, visto che il chitarrista ha spiegato come l'intenzione fosse proprio quella di tornare a muoversi nella direzione di Transcendence, pur senza tentare di ricostruirlo artificialmente. Il riferimento a Red Sharks funziona quindi quasi come una dichiarazione programmatica: pochi secondi per ristabilire il collegamento con il passato, prima che Chasing the Hydra imbocchi una strada propria, più pesante e aggressiva, sostenuta da un riffing serrato e da una componente groove che evita all'operazione di trasformarsi in sterile autocelebrazione, con un chorus aggressivo e d’impatto. Anche qui Wills è protagonista, passando da passaggi aggressivi a impennate acute senza perdere controllo.
Il primo vero picco arriva però con Broken Together. Qui il legame con il mondo di Transcendence non è soltanto questione di timbri o produzione: riguarda proprio il modo di costruire il pezzo, alternando tensione, melodia e improvvise aperture senza perdere continuità. È una composizione nella quale ogni parte sembra condurre naturalmente alla successiva e nella quale la voce può sfruttare appieno la propria componente emotiva. Se qualcuno volesse una sola canzone per capire perché questo ritorno funziona, Broken Together sarebbe probabilmente la scelta più indicata.
Angel in My Nightmare parte invece da atmosfere più sospese e da un'introduzione acustica, per poi crescere progressivamente fino a raggiungere una dimensione decisamente più ampia. Le due chitarre lavorano bene nella costruzione della tensione, evitando di trasformare il brano in una semplice successione di assoli, mentre la struttura concede alla melodia il tempo necessario per svilupparsi. È uno dei momenti nei quali emerge meglio quella componente oscura e insieme elegante che ha sempre contraddistinto i Crimson Glory.
Con Indelible Ashes il disco cambia nuovamente colore. La (lunga) apertura introduce suggestioni quasi mediorientali prima che la composizione si stabilizzi su coordinate decisamente più metalliche. La scelta potrebbe facilmente trasformarsi in un ornamento gratuito, ma il pezzo possiede abbastanza sostanza da non dipendere dal proprio incipit. Il ritornello è uno dei più immediati dell'album e rappresenta bene la capacità dei Crimson Glory di essere melodici senza diventare accomodanti.
Beyond the Unknown privilegia invece un impatto più diretto. Le chitarre diventano più compatte, la ritmica spinge e il brano lavora soprattutto sull'equilibrio fra aggressività e apertura melodica, svolgendo perfettamente il proprio ruolo all'interno della scaletta e impedendo alla parte centrale del disco di ripiegarsi eccessivamente sull'introspezione.
Più spigolosa è Armor Against Fate, una delle composizioni maggiormente orientate verso il lato progressive di Chasing the Hydra. L'avvio è scuro e quasi thrash nella sua energia, mentre la struttura cambia direzione più volte, alternando sezioni aggressive e aperture melodiche. Proprio questa volontà di comprimere molte idee nello stesso brano rende alcuni passaggi meno fluidi rispetto ai migliori episodi dell'album, ma è un difetto relativo: rimane una traccia ambiziosa, che preferisce rischiare qualcosa invece di affidarsi a una struttura prevedibile.
Pearls of Dust è probabilmente uno dei brani più pesanti dell'intero disco. Il basso occupa molto spazio, il riffing diventa denso e l'impatto complessivo è quasi fisico. È anche una canzone che richiede qualche ascolto in più rispetto ai momenti maggiormente melodici, perché inizialmente tende a colpire soprattutto per la massa sonora; con il tempo emergono però diversi dettagli nel lavoro delle chitarre e nell'interazione fra voce e sezione ritmica.
A chiudere arriva Triskaideka (tredici, in greco antico), scelta particolarmente efficace perché contiene quasi in miniatura molti degli elementi che rendono riuscito l'album: atmosfera inquieta, riffing metallico, eleganza melodica, improvvise aperture e una prova vocale nuovamente notevole. È un pezzo che guarda apertamente alla tradizione dei Crimson Glory senza apparire imprigionato in essa e lascia il disco con la sensazione corretta: non quella di avere assistito alla celebrazione di una carriera passata, ma di aver ascoltato una band nuovamente viva.

Nel complesso, la cosa che colpisce maggiormente di Chasing the Hydra è proprio la sua solidità. Non c'è il brano fuori posto, non c'è l'esperimento che sembra inserito soltanto per dimostrare qualcosa e soprattutto non c'è quella spiacevole sensazione, frequente in operazioni di questo tipo, di assistere a un gruppo che tenta di imitare e replicare ciò che era quarant'anni prima.
Naturalmente rimangono dei confini impossibili da superare: Crimson Glory e Transcendence appartengono a un momento irripetibile, non soltanto nella storia del gruppo ma probabilmente nella storia dell'heavy metal americano. Pretendere che nel 2026 i Crimson Glory possano cancellare quasi quattro decenni e ricreare quella stessa alchimia significherebbe condannare preventivamente qualsiasi nuovo lavoro.
Ma Chasing the Hydra è un album decisamente degno di portare quel nome: recupera realmente l'identità storica dei Crimson Glory senza limitarsi a inseguirne il fantasma. E lo fa affidandosi a canzoni solide, a musicisti ancora perfettamente consapevoli del proprio linguaggio e a un cantante che aveva davanti un compito quasi impossibile e lo affronta con una prestazione straordinaria.
Forse è proprio questo il risultato più importante. Travis Wills non è Midnight, non pretende di esserlo e, soprattutto, non serve che lo sia. Ha assimilato il ruolo che una voce deve ricoprire all'interno dei Crimson Glory, rispettandone la tradizione senza trasformarsi in un plagio del suo predecessore. È il cantante dei Crimson Glory del 2026, e dopo aver ascoltato Chasing the Hydra fino in fondo questa affermazione suona molto meno problematica di quanto si sarebbe potuto immaginare.
Non è un nuovo capolavoro destinato a sostituire i classici, né avrebbe senso chiedergli di esserlo. È qualcosa di probabilmente più realistico e, dopo tutti questi anni, quasi altrettanto prezioso: un ritorno credibile, ispirato e tremendamente solido. Un disco che riporta finalmente i Crimson Glory vicino ai fasti della loro epoca migliore senza fingere che nel frattempo il tempo non sia passato.

Tracce imperdibili: Chasing the hydraBroken TogetherAngel in My NightmareIndelible AshesTriskaideka



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
80.39 su 142 voti [ VOTA]
Jeff
Venerdì 4 Settembre 2026, 13.30.28
25
Ottimo disco ottima recensione visti dal vivo sono stati sublimi.. sicuramente non come i primi dischi ma per il 2026 e ‘ oro che cola!!!!
marmar
Giovedì 20 Agosto 2026, 21.03.17
24
Sono tra quelli che hanno i primi due vinili, e se li tiene stretti stretti. Quando uscì \"Strange & Beautiful\" anch\'io rimasi sorpreso; è un buon disco ma totalmente alieno ai primi due capolavori e questo probabilmente ha decretato la fine anticipata del gruppo, peccato. \"Astronomica\" è abbastanza scontato e banale, un tentativo pasticciato e non riuscito di risorgere dalle vecchie ceneri, peccato n. 2. Questo non so, lo sentirò con calma; io ho 40 anni in più dal loro formidabile debutto, e anche loro ne hanno 40 in più, tante cose sono cambiate e nulla è più come allora, ma l\'acquisto sarà obbligatorio, alla devozione non si comanda.
Philosopher3185
Mercoledì 19 Agosto 2026, 13.20.55
23
E\' un album di classe,con alcuni pezzi notevoli ma...come ha gia\' detto qualcuno nei commenti,non decolla.Risulta ostico e pochissimi brani rimangono in testa....preferivo un approccio meno prog e piu\' classico..
Mix
Martedì 18 Agosto 2026, 14.12.08
22
Ho comprato il vinile appena uscito e devo dire che mi ha soddisfatto. La produzione come sempre non è giudicabile tramite telefono o computer, che sia disco o CD I suoni sono proprio diversi. Nel complesso gli darei un 78.
Al
Martedì 18 Agosto 2026, 7.00.51
21
Questo disco lo dovevano fare dopo Trascendence, e sarebbe stata tutta un\'altra carriera, invece di quella schifezza di Strange and beautiful, per non parlare dell\'altro insulso Astronomica. Buon disco da godersi nel vero stile Crimson Glory, ovviamente sotto ai primi due capolavori immortali. Voto a caldo direi che si assesta tra il 70 e l\'80.
Aceshigh
Lunedì 17 Agosto 2026, 12.57.17
20
(Segue) Triskaideka. Ci sono però anche 2/3 pezzi che scivolano un po’ anonimi. Comunque un album 100% Crimson Glory. Midnight rimane irraggiungibile per chiunque provi a cimentarsi dietro il microfono in questa band, ma il nuovo arrivato Travis Wills fa assolutamente il suo dovere. Voto 79
Aceshigh
Lunedì 17 Agosto 2026, 12.51.49
19
Buon ritorno nel complesso. Cresciuto con gli ascolti, effettivamente al primo ascolto mi aveva lasciato un po’ indifferente, ma alla fine i pezzi belli ci sono, penso ad Angel in My Nightmare o la conclusiva
Pacino
Lunedì 17 Agosto 2026, 7.11.06
18
Classe, voce, più potenza e meno seghe (in proporzione) e tre quattro brani ottimi. Voto 77.
Bright Light
Lunedì 17 Agosto 2026, 1.50.49
17
@epic metal: uhm...la tua è la classica frase di chi non ha ascoltato abbastanza il disco. Non serve molto eh, bastano 3 ascolti dati come si deve, e ci si rende conto che i pezzi non mancano e che l\'album non è per niente tutto uguale
Ivan75
Domenica 16 Agosto 2026, 9.57.24
16
Quindi a un Operation Mindcrime dovremmo dare 150...
Alessio
Sabato 15 Agosto 2026, 22.20.32
15
Recensione ben fatta per quanto riguarda la storia ma fuori registro quando si parla dell’ultima fatica dei nostri. Io ho amato profondamente i CG fino ad Astronomica ma questo album è scialbo. Diciamo una grande occasione sprecata perché non decolla come dovrebbe , la voce di Travis buona ma non potente nè intensa . Preferisco Astronomica perchè riprendeva le atmosfere di Strange and Beautiful con sfumature più heavy e convincenti . Avessero avuto un cantante del livello di Todd la Torre avrebbero fatto il colpo. Ma Travis è troppo delicato e non mi lascia nulla di mozionante. Mi spiace , voto massimo 70
Diego75
Sabato 15 Agosto 2026, 20.36.08
14
Personalmente lo trovo un buon ritorno....speriamo non si sciolgano ancora in futuro. Come sempre ripeto a tutti di analizzare il disco per quello che è assieme alla band per quello che può offrire al GG d\'oggi. Inutile fare i paragoni con i primi 2 dischi di 40 anni fa\'....non ha assolutamente senso. Voto 87 pieno!....ditemi quali dischi dello stesso genere potrebbero suonare meglio !...non mi sembra che ci siano in giro quali fenomeni.
Ivan75
Sabato 15 Agosto 2026, 17.05.51
13
Quoto. Non lo sento decollare. Lo trovo piatto.
Epicmetal
Sabato 15 Agosto 2026, 16.19.20
12
Per carità, gli mancano i pezzi. Non decolla mai, tutto uguale, nessuna canzone che rimanga impressa in testa. 87 a un disco così, allora i primi due cosa meritano, 150?
Ivan75
Venerdì 14 Agosto 2026, 11.16.06
11
Disco discreto ma nulla più. 2-3 buoni pezzi, ma niente che faccia gridare al miracolo. Songwriting piuttosto piatto, produzione e missaggio migliorabili. Non mi viene voglia di riascoltarlo.
Lux Chaos
Venerdì 14 Agosto 2026, 9.00.41
10
Ottimo ritorno. Almeno 6 pezzi su 9 sono validissimi, ispirati e ben fatti, e crescono con il passare degli ascolti. Uniche pecche? 1. Una registrazione che avrebbe potuto essere migliore 2. La voce di Travis Wills, buona ma che inspiegabilmente a volte opta per soluzioni molto \"sottili\", soprattutto nelle parti più acute (dove invece sarebbe servita quell\'enfasi potente, teatrale, \"grossa\" e strabordante che era propria del compianto Midnight), smorzando un po l\'impatto di alcuni momenti che avrebbero potuto essere ancor più esaltanti. Comunque sia, disco da avere, molto ben fatto.voto 75/78
Epic
Giovedì 13 Agosto 2026, 21.06.57
9
Eh dai che esagerazione, è un buon album con 3 o 4 pezzi davvero egregi, un paio di filler, posti alla fine della scaletta, e altre buone canzoni. Produzione brutta e spompa, però un gradito ritorno e Wills fa il suo dovere..voto 75
Giollo
Giovedì 13 Agosto 2026, 19.56.35
8
Ohhhhh! Allora, il disco a me è piaciuto molto e condivido la recensione. Però come voto direi che un 80 va più che bene: solido, ma senza i capolavori dei primi due bellissimi album.
Shock
Giovedì 13 Agosto 2026, 19.24.44
7
@Noesis: ovviamente so e quoto quello che hai scritto, ma non mi capacitero\' mai di come tante persone, meglio tanti imbecilli perdano il loro tempo a venire su questo sito, e non solo, ad insultare gruppi che non piacciono e non gli interessano piuttosto di andare a commentare quello che gli piace. Infatti è pieno di notizie e recensioni di gruppi metal senza commenti o magari un paio e poi su altri gruppi ci sono decine di commenti denigratori e basta. Ma non c è da stupirsi, in questi tempi, con internet e social, come si suol dire, la mamma degli imbecilli è sempre incinta.
Graziano
Giovedì 13 Agosto 2026, 18.02.03
6
Acquistai la ristampa su CD del debutto, edita da Metal Mind, perché c\'era Dream Dancer come bonus. 😅
Fabio
Giovedì 13 Agosto 2026, 16.05.43
5
No Shock, grandi picchi alla Red Sharks ( canzone che ha sempre stimolato la mia fantasia, anche perché Midnight all\'inizio del brano sembra andare volutamente \'fuori giri\' e finisce per somigliare al cantante di Cirith Ungol ) non ci sono, per esempio. Infatti anch\'io ho parlato di disco solido con qualche riserva perché ,ripeto, è meno personale dei due capolavori, ma sarebbe stato chiedere troppo. A proposito, tra i due album, i Crimson Glory pubblicarono anche un maxi single ( con la copertina identica al primo ) con Dream Dancer, che per me rientra tra le loro migliori composizioni
Noesis
Giovedì 13 Agosto 2026, 16.02.38
4
@shock, la differenza tra il mondo online e quello reale è enorme. Qua sono tutti bravi a fare i fenomeni, ma ti assicuro che sia a Cremona, sia in Germania sotto al palco per loro eravamo in tanti, e tutti in visibilio
Shock
Giovedì 13 Agosto 2026, 15.46.48
3
@Fabio: lascia stare il voti lettori, spesso e volentieri sono i soliti leoni da tastiera che danno pessimi voti giusto perchè sono dei poveracci. Quello che mi fa strano è che ci sono tanti che si lamentano per la poca truezza del sito e quando c\'è la recensione di un disco metal i commenti dove sono? Vabbè, lasciamo perdere. Per quel che mi riguarda l\'album lo trovo più che discreto, ovviamente siamo lontani dalla qualità dei primi due inarrivabili album, ma si lascia ascoltare con piacere senza avere dei grandi picchi, secondo me.
Noesis
Giovedì 13 Agosto 2026, 14.42.01
2
Ritengo il voto assolutamente esagerato, soprattutto se messo in rapporto col 91 e 93 già presenti in database per i due capolavori del gruppo. Ma l\'album è validissimo, Angel in my Nightmare e Pearls of Dust sono regolarmente suonate dal vivo riscuotendo successo ovunque e comunque, il nuovo (si fa per dire) cantante è la reincarnazione di Midnight e il gruppo è ultra-coeso (li ho visti due volte dal vivo); in soldoni, un caloroso bentornato ad un gruppo storico e spaziale del nostro universo
Fabio
Giovedì 13 Agosto 2026, 13.09.26
1
Sono d\'accordo col recensore, soprattutto per ciò che riguarda il cantante, per me è un disco dal songwriting solido, forse un po\' più \'power generico\' rispetto i due capolavori che hanno segnato la loro storia ( e anche quella del metal classico ), forse appunto un po\' meno personale, e da lì qualche riserva, ma è un disco riuscito ( soprattutto se paragonato a certi ultimi lavori classici, vedi Sword ). Non capisco il voto così basso del lettori ( che attualmente è sul 50) , per me siamo sul 75 circa, forse anche qualcosa in più
INFORMAZIONI
2026
BraveWords Records
Heavy/Prog
Tracklist
1. Redden the Sun
2. Chasing the Hydra
3. Broken Together
4. Angel in My Nightmare
5. Indelible Ashes
6. Beyond the Unknown
7. Armor Against Fate
8. Pearls of Dust
9. Triskaideka
Line Up
Travis Wills (Voce)
Ben Jackson (Chitarra)
Mark Borgmeyer (Chitarra)
Jeff Lords (Basso)
Dana Burnell (Batteria)
 
RECENSIONI
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