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17/11/26
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Vade Aratro - I Racconti del Macero
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07/10/2026
( 1254 letture )
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È musica che sa di terra, sole e lavoro nei campi quella proposta dai Vade Aratro, uno dei progetti più originali del panorama musicale italiano, metallico e non solo. Nati vent'anni fa nelle campagne della provincia bolognese, i Nostri hanno coniato uno stile particolarissimo, da loro stessi definito “heavy metal agreste”: una descrizione piuttosto azzeccata, visto quanto il suono del Terzetto sfugga alle normali classificazioni, invero già parecchio dettagliate, utilizzate abitualmente per catalogare la musica dura. Proviamo dunque a descriverlo noi, quello che suonano i Vade Aratro: un heavy metal ruspante, che si avventura talvolta in territori thrash, talora epicheggianti, non privo di una certa vena progressive, intriso di melodie popolari e da una decisa componente cantautorale. Questa si manifesta soprattutto nei testi, densi e raccontati, incentrati sulla vita rurale, sui suoi cicli e le sue tradizioni.
Questa volta però, i campi restano parzialmente sullo sfondo. Quarto album della formazione, il qui presente I Racconti del Macero assume infatti toni nettamente più personali. Le canzoni trasportano l'ascoltatore nell'estate 1996, a ridosso della notte di San Lorenzo, e restituiscono i ricordi, più o meno fittizi, del frontman Marcello Magoni, all'epoca diciassettenne. Il macero a cui il titolo del disco fa riferimento, un piccolo stagno artificiale utilizzato ai tempi per la lavorazione della canapa, diventa dunque luogo di incontro, ipotetico centro di un mondo luminoso sul quale si allunga già l'ombra dell'inizio della scuola. È attorno allo stagno che ci si ritrova a fumare e a cercare le rare ragazze della comitiva, è lì che si fa il bagno migliore, salvo poi imbattersi in cattive sorprese (vedasi il brano omonimo, davvero ottimo); è nelle sue acque che si fanno le scoperte più sorprendenti (Panzer) o che si buttano i sassi senza motivo, sassi che diventano, nell'universo allo stesso tempo poetico e terre à terre dei Vade Aratro, “uova di pietra covate dal cielo” (Uova di Pietra). Il legame con il passato agricolo non è però lontano, come rievocato dalla lunga e strutturata Nel Tempo della Canapa, resoconto dettagliato, nei ricordi della nonna del narratore, dell'antica lavorazione della suddetta pianta. Pare insomma di immergersi nei toni seppia dell'evocativa copertina, in un tempo idealizzato in cui ciascuno può, a modo suo, ritrovare stralci del suo passato. Racconto iniziatico, con le sue sfide (Il Recinto dei Morti) e le sue tragedie (Il Ragazzo con la Giacca Rossa), fino al consumarsi dell'inevitabile rottura finale, quando, con grande sgomento, il protagonista si rende conto che gli amici sono ormai maggiormente attirati dalle luci della città che dalle stelle cadenti (Le Rane di San Lorenzo).
Appare chiaro che i testi rivestano un ruolo centrale nella proposta del Terzetto. Allo stesso tempo accessibili e cesellate, le liriche de I Racconti del Macero possono essere toccanti o ironiche, ma sempre estremamente vivide, anche grazie all'interpretazione molto espressiva di Magoni. Soprattutto, i testi si attorcigliano attorno ad una pasta strumentale particolarmente angolosa ed irrequieta, un tessuto sonoro cangiante dove le parole e le note si rincorrono e si completano mutualmente. Il risultato è, di primo acchito, imprevedibile, sicuramente inusuale, ma anche molto impattante. La musica dei Vade Aratro è infatti schietta e potente, e i Nostri dimostrano di saper pestare alquanto duro. La precitata Panzer ne fornisce un buon esempio, così come Che il Bagno Migliore si Fa Nello Stagno, a tratti addirittura vicina a sorprendenti umori black metal. Dall'altro lato dello spettro troviamo invece melodie a profusione, stacchi ariosi, momenti acustici e delicati passaggi di pianoforte (Fifty), accoppiati a sonore cavalcate metalliche, spesso e volentieri nel corso di una sola canzone. C'è dunque molta varietà nei solchi del disco: citiamo ancora l'incedere (guarda caso) vagamente epic di Warlord, il retrogusto folk che si respira ne Il Recinto dei Morti, così come Arare il Mare, brano forse più canonico ma pregno di un gusto melodico non banale. Il songwriting si dimostra infatti sopraffino, e viene sublimato dalla produzione calda e vibrante. Scopriamo infatti che il disco è stato registrato autonomamente dalla band, in presa diretta e senza metronomo. Ne risulta un suono molto autentico, chiaro, potente ma anche sferragliante e libero, che ben si adegua alle colorite liriche alle quali si è poc'anzi accennato.
Tirando le somme, I Racconti del Macero è un lavoro dai molti pregi. Certo, ad un primo ascolto, il platter può suonare straniante, quasi incongruo, a maggior ragione visto l'uso della lingua italiana, purtroppo ancora minoritario nel genere. Vale però la pena perseverare, perché l'album cresce indubbiamente con gli ascolti. Una volta addomesticate tali asperità e abituati al personalissimo linguaggio del Terzetto, tutti gli elementi si incastrano perfettamente in un suono fluido e diretto, quanto ricco di dettagli e finezze che si offrono ad un orecchio più attento. Non si tratta però solo di un album piacevole ed ottimamente congegnato, ma anche e soprattutto di un lavoro emozionante, zeppo di sensazioni ed immagini intense, a loro modo universali, veicolate da una musica assolutamente originale ed inedita. E questo, in un universo musicale estremamente popoloso e saturo, è una qualità molto rara. Fatelo vostro.
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Dove la vedete tutta questa demenzialità lo sapete solo voi. |
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Non ho mai soportato questa demenzialitá nella musica. Sarano anche gusti, ma credo che sta roba non faccia altro che abbassare il livello, giá infimo in molti casi, delle produzioni nostrane degli ultimi 20 anni. Cioé, perché devono fare i buffoni, cosa mi sta a significare? Boh. Provato anche ad ascoltarli, ma mi fanno lo stesso effetto del coltello sul piatto, e in questo piatto sicuramente non c\'è traccia di succulente bistecche... |
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Li ho scoperti un paio di settimane fa e sto ascoltando tutta la discografia, mi piacciono! Sono genuini e coerenti con la loro proposta di metal agreste in tutto: tono e tematiche dei testi, sound volutamente grezzo, molto poco ritoccato, registrato in presa diretta, originale ma non per questo poco curato nel mix, anzi (un approccio direi tipicamente black metal...se qualcuno sa di cosa sto parlando), attitudine da vendere, un cantante con una voce vulcanica e molto particolare come non ne sentivo da un po\'... insomma, se cercate la precisione e la pulizia esecutiva e sonora qui non esiste (e NON deve esistere!) e non avete compreso la proposta. I loro dischi precedenti sono tutti della stessa qualità, quindi ve li consiglio. Il passo successivo potrebbe essere quello di collaborare con un produttore lungimirante che non snaturi la proposta ma la renda un po\' più organica. Bravi! |
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Gran disco secondo me. Certi commenti negativi mi lasciano un po\' perplesso. Si può non apprezzare una proposta senza essere meschini... |
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Vedo che commenti di utenti mai visti spopolano...classico schema all\'italiana, componenti della band, fidanzate, parenti, amici, ecc ecc ecc  |
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Finalmente un disco che non suona finto!
Già perché è registrato tutto in analogico e chi qua parla di \"drum machine\" proprio non capisce una sega di musica e sicuramente quello non è il suo problema più grave, ma cosa vuoi mai: purtroppo ormai il metal è appannaggio di bimbiminkia fichetti totalmente assuefatti dai suoni chirurgici fatti in studio che un\'alternativa a ciò che già conoscono non riescono nemmeno ad ascoltarla. Figuriamoci se gente così povera di cultura musicale possa mai avere la capacità di riconoscere un capolavoro, recensore compreso...
Sì perché questo album in realtà è un fottuto capolavoro assoluto, non è affatto demenziale e NON è propriamente metal bensì una sorta di vocal driven prog-rock con la doppia cassa, con una CATERVA di influenze della zona emiliana, compresi momenti cantautoriali e pure un po\' di punk tupa-tupa di fine anni \'80 che mi ricorda qualcosa della cara vecchia Paolino Paperino Band. Altre influenza sono senz\'altro i classici del prog italico dei primi \'70 ed eventualmente i Fiaba di Siracusa.
L\'album l\'ho comprato su cassetta (sì, cazzo!), mi è arrivata in un pacchetto disegnato a mano che conteneva anche l\'adesivo della band, una fanzine agreste (questa sì demenziale), una lettera personale scritta a mano su pergamena (!!!) e una spiga di avena selvatica.
Il 30 ottobre li fanno suonare all\'Alchemica di Bologna, ci vado con la raganella di legno di recupero fatta in casa per fare il tifo che manco allo stadio! |
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Chi paragona i Vade Aratro a Bardomagno e Nanowar si è fermato forse al nome, senza comprendere neanche lontanamente la proposta della band, a nessun livello.
I testi dei VA sono certamente ironici, ma hanno dentro tante altre cose. Quello che fanno semplicemente non è ascrivibile al genere demenziale (che pure adoro, ma che è proprio tutt\'altra cosa).
E questa cosa qui, fatta così, fidatevi che la fanno solo loro in Italia.
Per la questione dei suoni evidentemente qualcuno è ormai talmente assuefatto alle produzioni di plastica che suonano tutte uguali, che appena si trova davanti ad un disco che suona \"vero\" si spaventa.
La batteria, per concludere, non è assolutamente una drum machine, ed il batterista è anzi autore di un\'ottima prestazione. |
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Da certi commenti mi sembra che non sia molto chiaro qual è l\'intento del gruppo... se non se ne intende il concept è più difficile apprezzarli. Il paragone coi Nanowar sinceramente non lo colgo, peraltro i Vade Aratro sono in giro da parecchio più dei Bardomagno. Coi canadesi non c\'entrano nulla, i Cultivateurs Contestaires sono uno dei tanti gruppi grind che ce l\'hanno con un particolare genere.
Sul fatto che suoni vecchio... la grafica del gruppo mi sembra autoesplicativa, sia per quanto riguarda certi lavori vecchi sia per il lato più bucolico del gruppo. Difficili da inquadrare, è vero, ma validi secondo me |
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Lunga vita alle birrerie! |
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Attratto dal voto elevato ho dato un ascolto, ma il livello è da birreria. 85!? |
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Personalmente mi fanno schifo anche i Bordomagno e i Nanowar. Ma almeno loro hanno effettivamente una qualità generale infinitamente maggiore. Qui invece sembra di sentire un demo. |
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\"Idea originale\"? Nel nostro Lazio, i Bardomagno (ci suona Valerio Storch dei Nanowar of Steel) fanno la stessa cosa dal 2014, con una qualità sonora che questi neanche li vedono e fanno sold out quasi ogni volta che suonano a Roma. Certo, di mezzò c\'è \"Feudalesimo e Libertà\", associazione culturale/partito politico semi-serio, ma non c\'è proprio paragone. Inoltre, secondo Metal Archives, il primissimo progetto musicale metal con testi sull\'agricolutra risale al 1992 (\"Les 7 années d\'vaches maigres\", demo dei canadesi Cultivateurs Contestataires), quindi neanche a dire che sono pionieri...  |
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L\'idea è originale, ma solo per le tematiche e il cantato in lingua italiana. Il tutto suona abbastanza vecchio, ma invecchiato male e neanche tanto originale. Se avessero fatto gli stessi pezzi ma cantati in inglese non credo avrebbero preso voti così alti e commenti così positivi. |
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Bello il pezzo qui sopra e apprezzabile la registrazione in presa diretta, ascolterò anche il resto. |
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Dov\'è quel tale che si lamenta sempre dei gruppi tutti uguali e senza personalità? |
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Oddio, tanto ragazzini no... |
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Ho ascoltato qualche pezzo. Più che metal direi rock. Un metal pop rock cantautorale all\'italiana. L\'ascolto è sicuramente piacevole. I suoni potrebbero essere migliori. Soprattutto il suono secco della batteria è un po\' così. Comunque non male. In fondo non sono dei ragazzini e di sente. |
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Cmq...\"Dai diamanti non nasce niente,dal letame nascono i fior\",mai bistrattare il leame. |
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@MH: Infatti è una drum machine. Non che il resto sia registrato meglio (due tracce di basso digitale, di cui una SEMPRE in pseudo- slap tutta acuti che si sente più delle chitarre), non parliamo poi le voci, qui l\'Auto-Tune è un optional. |
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Il suono della batteria è una scherzo, vero? Così come lodare la produzione \"calda e vibrante\"...
Comunque per rimanere in tema con i commenti qua sotto, direi che \"sisso\" e \"leame\" sia ciò che si può definire la proposta di questa band. |
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voto giusto solo per il nome della band, geniale. |
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Qui si chiame leame o luame. Dipende dal estro del interlocutore |
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@progster78 ruji piú che mai |
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Nella mia regione si chiama anche \"leame\"...ahahah
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Io alla mattina, quando apro le finestre, sento l\'odore del sisso, non so in quanti sappiano cosa sia  |
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Approfondirò..@Korgull W i Catarrhal Noise! |
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Per me gran disco. Provengo dal entroterra veneto e sono un agreste anch\'io, ammetto di essere un po di parte |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Warlord 2. Uova di Pietra 3. Nel Tempo della Canapa 4. Che il Bagno Migliore si Fa Nello Stagno 5. Fifty 6. Arare il Mare 7. Il Ragazzo con la Giacca Rossa 8. Il Recinto dei Morti 9. Panzer 10. Le Rane di San Lorenzo
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Line Up
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Marcello Magoni (Voce, Chitarra, Piano, Fisarmonica) Federico Negrini (Basso, Voce) Riccardo Balboni (Batteria, Voce)
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RECENSIONI |
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