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NADER SADEK + TSUBO + NEID + HYAENA RABID - Traffic Club, Roma, 23/05/2014
28/05/2014 (2828 letture)
Sono passati tre anni dall'uscita dell'album di debutto dei Nader Sadek, In The Flesh, con cui il gruppo si è da subito fatto notare grazie ad una line up da urlo, che vedeva e vede tutt'ora coinvolte personalità di spicco appartenenti alla scena metal estrema. Dopo un lasso di tempo durante il quale la band ha raccolto consensi e proseliti, abbiamo finalmente l'opportunità di vederli all'opera anche da noi in Europa. Ed ecco che la tappa romana del tour bussa alla nostra porta e noi, come sempre, siamo presenti.

HYAENA RABID
Purtroppo quando arrivo al Traffic Club gli Onryō hanno da poco terminato la loro esibizione, davanti ad un numero ancora poco cospicuo di presenti, per cui attendo che di lì a poco facciano il loro ingresso sul palco gli Hyaena Rabid. Mi approccio con curiosità alla band, che non avevo mai avuto occasione di ascoltare e vedere, e che, guidata dall'incontrollabile IL_Diana, ci farà ripercorrere principalmente i pezzi estratti dall'unico lavoro Homo... Homini... Hyaena!, uscito lo scorso anno. Il concerto della band di Empoli scivola via molto velocemente, con diverse dediche rivolte alla Madonna, a metodi di parto alternativi e persino alle persone mancine presenti in sala, il tutto declinato con un grind punkettone, infarcito di continui spunti sarcastici.
Il vero catalizzatore del concerto è il già citato frontman IL_Diana, che non di rado si cimenta nello sport dello sputo in lungo della birra o che ci delizia con balletti di accompagnamento ai pezzi. Essenziali, rozzi ed insolenti, gli Hyaena Rabid dimostrano di essere un buon gruppo crust/grind, imbastardito da sonorità metal solo per alcune scelte stilistiche che rendono i pezzi più articolati, ma che vede nel mondo del crust e del punk il suo naturale habitat espressivo.

NEID
Passiamo rapidamente (è proprio il caso di dirlo) ai viterbesi Neid, che spostano l'ago della bilancia dal punk dei loro predecessori ad un grind fortemente legato alle esperienze hardcore maturate dai membri del gruppo nelle loro precedenti incarnazioni musicali. Nonostante la velocità possa essere considerata un elemento comune ad entrambi i gruppi appena ascoltati, i Neid la declinano in maniera del tutto diversa, facendo appiglio alla furia ed alla caoticità hc, con una presenza scenica molto più massiccia e corposa. A testimoniare il link diretto con questo genere, ecco che puntuale arriva il tributo al gruppo hardcore punk italiano per eccellenza, i Negazione, che vengono ricordati grazie al pezzo Cannibale.
Assisteremo a venti minuti di furia con un pubblico molto più coinvolto e partecipativo, che si concludono con la battuta finale del cantante Guru Renato, che paragona l'esibizione dei Neid ad un escalation di preliminari-rapporto sessuale-coccole e scusa per andare via. E che volemo de più?

TSUBO
Ecco giunti alla volta dei diretti supporters dei Nader Sadek, che avranno il compito di accompagnare la band anche durante le altre tappe europee del breve tour.
Gli Tsubo sono oramai una di quelle realtà consolidate all'interno del movimento grind locale e, più in generale, italiano, per cui necessitano di poche presentazioni e, dopo un periodo in cui eravamo digiuni di loro concerti, finalmente ci offrono un'altra occasione per (ri)goderci dal vivo lo psychotic adrenalinic grind di cui si fanno da anni portavoce. Ricordo ancora quando, da pochissimo arrivata a Roma, ebbi l'occasione di ascoltare l'allora appena uscito EP Anus Mundi, insieme al promo del 2005 in cui è incluso l'indimenticabile pezzo Zozza. L'opinione molto positiva che avevo maturato dopo l'ascolto di quei lavori è stata confermata ed accresciuta soprattutto dopo aver visto numerosi concerti, durante i quali il gruppo guidato da Giorgioni riesce sempre senza mai troppe difficoltà a raccogliere e dare un entusiasmo immediato e corale.
Ed anche in questa occasione l'impatto degli Tsubo è devastante, trovando un pubblico entusiasta e caloroso, che accoglie e sostiene il quartetto di Latina con continui applausi ed urla, e dimostrando, ancora una volta, di non essersi per nulla arruginiti nello sprigionare la stessa forza di spettinamento degli inizi.

NADER SADEK: OLTRE-MUSICA
Non è un caso che abbia scelto "oltre-musica" come titolo del paragrafo dedicato all'esibizione dei Nader Sadek. Sarebbe scorretto, infatti, ridurre ai soli termini musicali una vera e propria macchina espressiva, quale è la band, che stabilisce una connessione intricata e tangenziale con un tema sociale delicato come il fondamentalismo islamico. Nader Sadek, visual artist egiziano da cui prende il nome il gruppo e che ne è il mastermind concettuale e performativo, svolge da anni una ricerca artistica personale in cui giustappone l'iconografia musicale del death metal e quella religiosa dell'Islamismo, entrambe rappresentazioni di fenomeni considerati culturalmente estremi.
Il palco questa sera è intarsiato da rami di alberi, che dal soffitto si intrecciano per scivolare nella parte frontale dello stage e che, con la strumentazione posta sullo sfondo e un piccolo altare, costruiscono un paesaggio ibrido mistico e suggestivo. Le luci degenerano in fioche sfumature bluastre, proiettandoci metaforicamente in un luogo all'aperto, sotto il cielo lunare dove verrà svolta la cerimonia. Con le prime note di Nigredo in Necromance, la band fa il suo ingresso e ci scuote dalla fascinazione che fino a quel momento aveva provocato la così dettagliata scenografia.
Anche Nader Sadek è presente in scena e, come un sapiente burattinaio, muove i fili della performance partecipando in un angolo appartato del palco e facendo, di tanto in tanto, incursioni al fianco del vocalist principale, Travis Ryan dei Cattle Decapitation. Travis negli abiti di scena incarna una presenza oscura e lugubre, avvolta in numerosi strati lacerati di tessuto. L'aspetto decadente e grottesco del suo figuro viene amplificato grazie alla maschera, creata da Nader ad hoc per il tour, un agglomerato di plastica sciolta resa in brandelli filamentosi, con un tubo che scende sul volto a mo' di proboscide e che fa assumere al singer l'aspetto di un moderno Cthulhu. L'uso di materie plastiche è centrale all'interno della riflessione artistica di Nader, in quanto ottenute con la lavorazione del petrolio, sostanza che nasce dalla decomposizione di materiale organico ma che si fa essa stessa causa di distruzione e nigredo, per l'impatto ambientale che tutti noi, ahimè, conosciamo. Un altro richiamo all'oro nero lo avremo anche con la presenza del piccolo altare posto al centro del palco, su cui è poggiata la bacinella riempita di un liquido scuro, una sorta di fonte battesimale con piccoli pezzi di plastica che verrano scalfiti contro di noi durante il concerto per iniziarci al rito della putrefazione.
L'impatto scenografico sarà talemente tanto forte da lasciarci tutti attoniti e concentrati nel decodificare ed immaginare quello a cui, di volta in volta, verremo sottoposti. Nella setlist verranno ripercorsi i brani di In The Flesh, intervallati da un lungo ed appassionato solo in cui Flo Mounier (Cryptopsy) sfoggerà tutta la sua disinvoltura alla batteria. C'è spazio anche per due nuovi pezzi, che vengono per la prima volta presentati al pubblico; due bocconi inaspettati e gustosi, che alimentano il languore e la curiosità per il prossimo lavoro in cantiere e che, per il momento, sembrano non deludere le già alte aspettative riposte. Oltre ai già citati nomi, troviamo davanti a noi anche Blasphemer (Aura Noir, Twilight of the Gods, ex-Mayhem, ex-Ava Inferi) alla chitarra, Bobby Koelble, che partecipò alle registrazioni di Symbolic dei Death, ed il bassista Martin Rygiel (ex-Decapitated, ex-Lux Occulta), che completano una formazione surreale, perché vengono quasi le vertigini a leggere tutti questi grandi nomi riuniti sotto uno stesso monicker e suonare a pochi centimetri davanti a te.

Coadiuvato da una resa musicale impeccabile (e con certi musicisti, era impensabile accadesse il contrario), il live è stata una vera e propria esperienza, che ci ha coinvolti dal punto di vista musicale, fisico e mentale. Una discesa nel fetore della decomposizione, nella ragnatela della molteplicità di significati ed implicazioni che il progetto Nader Sadek contiene, il tutto sostenuto dalla forza e dalla potenza del death metal.
E' stato davvero un peccato che il numero di presenze registrate fosse decisamente al di sotto di quanto il gruppo meritasse (circa un centinaio). I grossi nomi coinvolti purtroppo non sono stati sufficienti a dare la giusta risonanza alla band, ma mi auguro che presto riescano ad ottenere dei feedback più corposi anche da noi in Europa, dove restano ancora una realtà molto underground ed in attesa di esplodere.

NADER SADEK SETLIST
1. Awakening
2. Nigredo in Necromance
3. Sulffer
4. Exhaust Capacitor
5. Mechanic Idolatry
6. Drama Elecotrp
7. New Track 1
8. Soulless
9. Drum Solo
10. Cello
11. Of this Flesh
12. Rusted Skin
13. New Track 2
14. Petrophilia


Tutte le foto sono di Floriana Ausili "RosaVelata".



LAMBRUSCORE
Giovedì 29 Maggio 2014, 7.48.27
2
Nel mio dialetto Nader Sadek vorrebbe quasi dire anatra sadica...va beh, dai, comunque mi interesserò su di loro, visti anche i musicisti coinvolti, conoscevo gli Tsubo, visti live alcuni anni fa e cercherò anche gli altri gruppi, in Italia abbiamo una scena grind valida, anche se è un genere che conosco meno rispetto ad altri, meglio per me quando è imbastardito con hc ,crust, ecc...tutta roba fine....
precision88
Mercoledì 28 Maggio 2014, 10.31.42
1
Serata clamorosa! Spettacolo sopraffino e musica devastante, Flo in particolare mi ha lasciato veramente senza parole, un'ora abbondante di Blast Bit continui senza mai dare il benchè minimo segno di cedimento. La cosa particolare è che tutto il pubblico era talmente attonito a vedere cosa stavano facendo quei mostri che non c'è stato neanche un accenno di pogo... Band da seguire assolutamente!
IMMAGINI
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locandina del concerto
ARTICOLI
28/05/2014
Live Report
NADER SADEK + TSUBO + NEID + HYAENA RABID
Traffic Club, Roma, 23/05/2014
 
 
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