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IN TOUR CON I KISS - Le storie on the road della Original KISS KREW - 1974-1976
17/02/2016 (1686 letture)
Non esiste band nazionale o super entità musicale di livello mondiale senza tutte le pedine al posto giusto. Quelle particelle che lavorano dietro le quinte, spesso sconosciute al pubblico, in grado di creare un meccanismo oliatissimo e quasi perfetto, al fine di spingere i musicisti verso l’agognata meta del successo, giorno dopo giorno, concerto dopo concerto. Una di queste componenti imprescindibili è certamente la crew, ragazzi dediti alla causa tanto quanto chi imbraccia gli strumenti sotto i riflettori. Per i Kiss, l’original Krew del periodo 74-76, è stata ancora qualcosa di più che imprescindibile. Senza di loro, i quattro ceronati, non sarebbero mai divenuti quello che anche i paguri e le anemoni di mare conoscono. Se oggi i Kiss sono "the hottest band in the land", lo devono anche e soprattutto a quegli individui che li hanno accompagnati fedelmente in tour nei primissimi anni di carriera: una road Krew, rigorosamente con la K come amavano definirsi loro stessi, dura, capace, indefessa, fedele e determinata, in grado di gestire infinità di problemi e ogni aspetto dello spettacolo complesso del quartetto e della difficile vita in tour. Ragazzi devoti ai loro capi nonostante la scarsità di soldi, la dura vita sulla strada e centinaia di altri contrattempi, alcuni davvero a rischio della vita stessa, solo per far sì che il sogno di diventare il gruppo rock più importante del mondo decollasse. E diciamolo chiaramente, quel sogno, al tempo del primo album autointitolato da parte di Gene, Ace, Paul e Peter, sembrava più che altro un’idea incredibile, una chimera impossibile a realizzarsi, piuttosto che una progressione matematica. Soprattutto nel 1974, un anno assurdo e non sempre positivo per tanti fattori che troverete tra le righe di questo scritto, tratteggiati in maniera minuziosa con particolari dettagliati e inediti. Ma andiamo per cronologia e ordine.
In questo volume, redatto dai quattro membri cardine della Original KISS Krew, ovvero Peter “Moose” Oreckinto, J.R. Smalling, Rick Munroe e lo scomparso-compianto Mick Campise, viene riferito, senza remore e peli sulla lingua, cosa accadeva dietro le quinte dei concerti dei Kiss dal 1973 al 1976: il durissimo lavoro, i ritmi inumani ( anche due concerti nello stesso giorno in due città diverse), gli avvenimenti, gli scazzi, come funzionavano gli effetti speciali e i fuochi pirotecnici, gli screzi con altre band e relative crew, i rischi mortali che affrontavano ogni ventiquattrore, i chilometri macinati lungo le strade (145 mila solo nel 1974!!), le donne, le risse, le gioie, le ubriacature, le malattie, i rapporti con il gruppo. Racconti reali di prima mano, vissuti sulla propria pelle, e capirete più avanti cosa intendo letteralmente, a cui si affiancano gustose foto esclusive e documenti originali dell’epoca, per offrire uno spaccato unico e completo sugli anni formativi in cui, l’ensemble più mascherato del pianeta, ha costruito la propria leggenda on stage. Giusto sottolineare che i Kiss appaiono sullo sfondo e sono a malapena i co-protagonisti di queste pagine, una sorta di compimento e perfezionamento del cerchio, con i libri editati dai quattro membri originali, quello di Lydia Criss, ex consorte del Gatto, e le numerosissime biografie varie, ufficiali e non, scaraventate sul mercato in questi anni sui newyorkesi. Teoricamente mancava l’ultimo tassello ed è giunto, mi permetto di affermare in maniera roboante e veritiera, talvolta molto scomoda per la mitologia creatasi. Certo, sarebbe stata l’ultima pietra un’eventuale pubblicazione da parte di qualcuno del management o della vecchia label Casablanca, ma costoro non ci sono più, a partire dal manager Bill Aucoin, passando per il seminale Sean Delaney, arrivando al grande cervello della casa discografica Neil Bogart. Si parte con un profilo e un curriculum di esperienze dei quattro narratori, interessante scoprire chi erano e cosa facevano prima di arrivare alla corte della band e come giunsero ad ottenere il posto: una cosa totalmente segreta che getta luce e chiarori prima sul uomo che sul mulo da fatica atto a preparare la scenografia e poi smontare ad ogni concerto. Ripartendo con i camion colmi di tonnellate di attrezzature, sino alla prossima venue, alla prossima data. Un lavoro massacrante, materiali spostati con cadenze bestiali, che chissà in quanti avrebbero retto. La TOKK (The Original Kiss Krew) era fatta da uomini veri che divennero uniti come dita di un pugno, sviluppando amicizie che ancora oggi reggono all’usura del tempo. Magari con un po’ di autocelebrazione ed enfasi, ma sono pienamente d’accordo con gli autori, i quali, senza tanti giri di parole asseriscono sibillinamente:” Senza di noi i Kiss non sarebbero mai diventati i Kiss”. Leggere delle vite e delle sperimentazioni dei singoli elementi aiuta a capire le varie inclinazioni lavorative di ognuno della ciurma, e credetemi sarà molto utile per addentrarsi a fondo in varie vicende raccontate e mai spifferate dal privato del entourage: i Kiss non ne escono molto bene, anzi. Men che meno il loro management. Soprattutto per alcune promesse solenni mai mantenute e per atteggiamenti da consumati business-men senza un filo di gratitudine per chi ci ha lasciato una mano sul campo, nel senso vero del termine, o chi ha tirato la carretta senza esser pagato o chi ha rischiato la propria vita in incidenti stradali gravissimi. Il filo narrativo è pungente, veritiero e spesso trapela la delusione e il giusto risentimento per aver creduto a persone che promettevano e che non hanno mai mantenuto. Ma l’estremo orgoglio di esser stati parte integrata e basilare dell’ingranaggio, fiorisce un po’ ovunque. Il che dimostra l’integrità di chi ha voluto togliere tanti veli alla mitologia, finalmente. Dicevo, i Kiss, il loro management, su queste pagine non fanno affatto una splendida figura, nonostante il rispetto e la vera ammirazione di Moose e soci. Vengono riportati episodi intollerabili, dove è venuta a mancare la parola data da uomini che si ritengono tali a tutto tondo, oltre a quella del musicista e della rockstar. Gli episodi, che non illustrerò con tutti i dettagli per non rovinare la piacevolezza della lettura a nessuno, sono acri e amarissimi e fanno riflettere. Talvolta al limite dello schifo per atteggiamenti.
Momento di crisi nera in tour, pochi soldi manco per mangiare, la band e la crew fanno un patto vero a San Francisco, un giuramento tra uomini, e Paul Stanley rassicura testualmente:” Ragazzi il momento è critico, teniamo duro tutti insieme, poi quando le cose andranno bene noi ci ricorderemo di voi e vi pagheremo tutto il dovuto”. Ebbene, cosa credete sia accaduto? I Kiss, Paul, Gene e soci, non hanno mai, e dico mai, dato quello che spettava all’affezionatissima crew: trovo tutto ciò scandaloso, immorale e vergognoso. Periodo pre-Destroyer, Bob Ezrin pretendeva di ascoltare dei demo prima di dare il si definitivo circa la sua produzione. I Kiss, in un giorno off, in tutta fretta chiamano a casa J.R. Smalling, con un passato da batterista, per convocarlo in studio e invitarlo a prestare le sue bacchette, al fine di completare e registrare i pezzi, Peter Criss, in vacanza e in faida piena con la band, non era interessato a tornare in sala d’incisione. Per farla breve, vengono messi su nastro 15 pezzi in due giorni, un lavoro pazzesco, e anche qui la promessa di retribuzione da parte dei Kiss non verrà ottemperata, ma J.R. Smalling, avendo tenuto una musicassetta con la prova del suo operato, riuscirà dopo decenni ad ottenere il suo, solo tramite azioni legali, visto che quei demo verranno immessi, nel cofanetto The Box Set, ovviamente senza neppure aver chiesto il permesso del ragazzone di colore Smalling. E poi l’episodio più inquietante, l’incidente che avrebbe potuto uccidere Peter “Moose” Oreckinto, tecnico dei fuochi artificiali e delle famose “bacchette spara-scintille” di Peter Criss. L’episodio tragico è già stato menzionato tante volte, ma mai dalla fonte che ha subito la quasi amputazione della mano. Il racconto si arricchisce di particolari sconosciutissimi, ancora più orrorifici e avvolti nel mistero, dieci pallottole di fucile buttate sul palco con i nomi di band e crew dopo un concerto, un uomo avvolto in un mantello nero comparso sul palco e sparito nel buio del backstage non visto da alcuno, l’esplosione, il sangue, la corsa in ospedale, il terrore, le sofferenze, la disabilità (c’è una foto eloquente della mano come è ridotta ancora oggi), le teorie depistatorie, le bugie, il menefreghismo del gruppo, il silenzio imbarazzante del management, le lotte legali e il boicottaggio sleale per non far ottenere un risarcimento, la verità sconvolgente di Aucoin che, nel 2006, rivelerà alla vittima alcune cose irripetibili. Sabotaggio, eliminazione fisica o che altro? Scopritelo da voi. E ancora il licenziamento in tronco, senza una ragione precisa, dell’intera squadra da parte del management alla vigilia della leg americana di Destroyer, gli errori marchiani della nuova produzione, voluta dai burocrati-assetati di denaro della Glickman/Marks, che quasi costarono la folgorazione a morte al chitarrista extraterrestre on stage, e ancora le gnokke della Krew, saporitissimi racconti di donne e attimi hot, i momenti con la band, il “fuori di testismo” di Ace e Peter, quest’ultimo ragazzo adorato ma raccontato crudamente per il bullo, dipendente da sostanze, che era. Compreso un mezzo tentativo di suicidio dopo una sbronza colossale in Europa. E ancora gli incidenti clamorosi con i truck sulle strade americane, la genesi della celeberrima intro nei live, la polvere di Licopodio, l’arsenale esplosivo che viaggiava con la crew ( oggi manco i soldati in missione di guerra potrebbero maneggiare un armamentario pericoloso come quello) lo sciroppo di ipecac, le centinaia di bombolette spray di vernice nera opaca, quintali di nastro adesivo, estintori e kerosene, le corse sfrenate verso gli show, gli scherzi, le tempeste di sabbia del Texas, la spiegazione e il funzionamento degli effetti da palco (con tanto di disegni esplicativi), gli incontri con i Kiss negli anni duemila, Gene Simmons che si rifiuta di prestar soldi agli “amici” per principio, lavandini volanti, la lotta con i “magliettari” abusivi, le mansioni di ogni singolo elemento, ovvero tutti dovevano saper fare tutto. E ancora arresti, carta lampo, orge, distruzioni di camere di hotel, e la dialettica pura e diretta di Mick Campise, uno che le cantava chiare a tutti, sparito da questa terra troppo presto. Il puro valore aggiunto di questo tomo è un ritratto compiuto, ricco di informazioni e aneddoti su Sean Delaney, cosa mai fatta da nessuno prima d’ora. Delaney, all’epoca compagno nella vita di Bill Aucoin, manager dei Kiss, è stato un consulente molto più che prezioso per lo sviluppo del progetto mascherato, per lo spettacolo e non solo, grazie a coreografie, allestimenti della strumentazione, arrangiamenti sui pezzi, idee sui costumi, songwriting, attitudine e consigli pratici per i quattro, insomma l’uomo più coinvolto e bravo ad attuare la crescita del carrozzone con il make-up, lui che era stato un valente cantante e performer. Nei primi tempi i ragazzi della band pendevano dalle sue labbra, proprio lui aiutò Simmons e soci ad elaborare il trucco, orientandolo sui personaggi iconici che oggi conosciamo, da Gene il demone ad Ace extraterrestre, ecc., la session fotografica al Michigan Palace per Alive!, dove diresse tutto, dalle pose, alle mani sugli strumenti, alle espressioni, e ancora la capacità di dissuadere Paul Stanley dal farsi customizzare una chitarra a mezzaluna per motivazioni religiose, e tanti altri fatti piccantelli di quei primi tempi. Poi, guarda caso, anche lui venne dismesso, accantonato, e come ci racconta Jr Smallling, anche Sean, tipo tutt’altro che tranquillo e pacifico, si sentì tradito, deluso e ferito per il trattamento subito, lui che è stato uomo cardine dell’intera pianificazione verso l’empireo del successo. Senza ottenere i palesi riconoscimenti della sua genialità: lo show della band, ancora oggi, dopo oltre 40 anni, è basato su pilastri inventati e voluti dal ex paracadutista del esercito americano. Trecentocinquanta pagine che scorrono via come un fulmine versato nel whisky, tante storie che potrete apprezzare, commenti fuori dai denti, episodi succulenti e appetitosi, interviste sincere e opinioni che, nonostante i torti e le delusioni subite dalla Krew, vedono ancora oggi i sopravvissuti, ricordare con entusiasmo ed affetto i vecchi tempi, un po’ meno i loro datori di lavoro e tradimenti annessi. Un volume solo per Kissomani, mi pare ovvio.

::: ::: :::RIFERIMENTI ::: ::: :::
AUTORE: Peter Oreckinto - J.R. Smalling - Rick Munroe - Mick Campise
TITOLO: IN TOUR CON I KISS – Le storie on the road della Original KISS KREW - 1974-1976
EDITORE: Tsunami Edizioni
N° PAGINE: 350
PREZZO:
20 €



TPR
Domenica 6 Marzo 2016, 16.47.33
25
Paul Stanley visto a Verona scendere (quasi) in platea tra i poltronisti imbizzarriti dà il senso dell'umiltà dei grandi , simile a Coverdale di Milano all'Alcatraz dove, su un palco privo di fatto di protezioni , ad ogni sguardo incrociasse regalava un cenno tale da far capire che apprezzava la partecipazione: piccole cose che rendono più caldi i ricordi che ci accompagnano nella vita.
Galilee
Domenica 6 Marzo 2016, 15.20.08
24
È comunque Paul Stanley dal vivo è Dio, se non l'avete mai visto non potete capire.
Galilee
Domenica 6 Marzo 2016, 15.18.23
23
Comunque nickname spettacolo...
Galilee
Domenica 6 Marzo 2016, 15.17.12
22
Hey Lambruscore, Verginella superporcella è amica tua?
hard`N`heavy
Domenica 6 Marzo 2016, 14.13.40
21
x verginella superporcella si, piena libertà di commentare. x Mulo io vado letteralmente pazzo per i thin lizzy & u.f.o. due band che amo alla follia, ho tutta la loro discografia in CD originali.
verginella superporcella
Venerdì 4 Marzo 2016, 13.29.55
20
Che hard 'n' heavy nun capisca na beneamatissima fava di musica, lo si può dire?
matthias heinz
Sabato 20 Febbraio 2016, 19.33.28
19
hard and heavy@ come dice la lege di murphy mai discutere con un asino in pubblico, la gente potrebbe non capire la differenza
klostridiumtetani
Sabato 20 Febbraio 2016, 18.03.54
18
Non voglio sminuire il valore artistico dei Kiss (anche perché ho quasi tutti i loro album, tranne Sonic Boom e Monster), ma basta leggere una qualsiasi intervista a Gene Simmons, per capire che razza di coglione sia... e lui ti risponderebbe che è fiero di esserlo...
Mulo
Sabato 20 Febbraio 2016, 17.25.37
17
A Darrell gli dirò che lo rispetto come musicista ma la sua musica non mi è mai piciuta... Chuck invece è il n.1 ma dei kiss la sua musica non ha nulla x fortuna.... Li sentiva da bambino (come molti bimbi americani)xche'li vedeva come eroi dei fumetti in carne ed ossa... Era marketing x vendere... Io vado a sentirmi artisti veri come ufo e thin lizzy,buona continuazione.
hard`N`heavy
Sabato 20 Febbraio 2016, 16.38.44
16
x mulo, quando arriverà..... diglielo in faccia a Chuck Schuldiner (r.i.p.) & Dimebag Darrell (r.i.p.) due geni, scrivilo tu un album come unmasked se sei capace oppure le nuove leve se ne sono capaci ma non penso proprio se lo possono sognare solo di notte.
Mulo
Sabato 20 Febbraio 2016, 15.00.16
15
I kiss sono immondizia pure, in europa abbiamo avuto band di grandissimo livello nei seventies ed elogiamo questi qua... Ma x piacere!!! Unmasked grande capolavoro di demenzialita'!!
lux chaos
Sabato 20 Febbraio 2016, 11.45.38
14
Bhe dei grandi del rock indiscutibilmente, tra i più grandi, che poi fossero delle merde umane su due piedi non è che ci voleva un genio per capirlo...
tino ebe
Giovedì 18 Febbraio 2016, 12.26.51
13
Sono d’accordo con metal shock, gran dischi scarsi i kiss non li hanno mai fatti, forse love gun era un po’sotto tono per alcuni pezzi, ma comunque hanno scritto capolavori che suonano freschi ancora oggi. Lo stesso creatures of the night è uno degli album heavy metal più bello di tutti i tempi (perché quello è un album di heavy metal). Che siano degli stronzi o abbiano aspetti da stronzi non lo posso mettere in dubbio, ma il loro valore storico, artistico è incontestabile. Diciamo anche che ci sono gruppi “buoni” con fan abbastanza “pacifici” che sono oggetto spesso di critica feroce o di revisionismo, addirittura su queste pagine avevo letto di uno che non capiva come mai gli ac dc stessero lassù, molto più su dei motorhead. Come se criticare kiss o acdc fosse socialmente acecttato, mentre altri meglio di no. Mi immagino se uno andasse sulla recensione dei mayem o dei darkthrone a dire che non ha mai capito le ragioni della loro popolarità,,,sarebbe a rischio linciaggio,
Elluis
Giovedì 18 Febbraio 2016, 12.05.32
12
Sto leggendo questo libro proprio in questi giorni un po a spizzichi. È una gran bella testimonianza, erano davvero altri tempi, i TOKK sono stati dei veri pionieri del Music biz, dove si facevano migliaia di km non sapendo nemmeno se il concerto fosse confermato o no. Credo che con questo libro si siano tolti più di un sassolino dalle scarpe, mostrando una volta di più di che pasta siano fatti Stanley e Simmons: e intendo dal punto di vista umano, non artistico che non critico affatto.
Metal Shock
Giovedì 18 Febbraio 2016, 11.39.23
11
@Hard`n`heavy: la mia era solo una battuta perche` non ti ho mai visto fare una critica ad un disco, figurati che a me i Kiss non piacciono neanche tanto, quindi non do` giudizi negativi ad un qualcosa che non conosco bene!!!!
hard`N`heavy
Giovedì 18 Febbraio 2016, 10.55.08
10
x Metal Shock ma tu li hai ascoltati per bene questi album 1980 – Unmasked 1981 – Music from "The Elder" 1982 – Creatures of the Night 1983 – Lick It Up 1984 – Animalize 1987 – Crazy Nights 1992 – Revenge....? Per me sono tutti dei capolavori, si lasciano ascoltare dall'inizio alla fine senza filler, dove sono oggi gruppi che compongono album come i KISS? x Metal Shock non accetto più provocazioni, perché un – Dynasty non lo è.......! per te......, invece per me è un capolavoro!!!! Si ascolta che è una goduria vero hard Rock.
Enrico
Giovedì 18 Febbraio 2016, 8.26.33
9
.... dopo 40 anni la gallina fa ancora le uova evidentemente .....denunciarli subito no? La verita è che sono dei professionisti e lo sono stati fin da quando hanno iniziato suonando per dieci persone come per quarantamila
Metal Shock
Giovedì 18 Febbraio 2016, 7.49.45
8
@Hard`N`heavy: ma c`e` qualcosa che non ti piace? Ogni volta che commenti un album sono tutti capolavori, pure quelli dei Kiss reputati brutti!!??!!
terzo menati
Giovedì 18 Febbraio 2016, 0.11.33
7
Beh insomma è chiaro che sono tra i padri del movimento. Se uno non ha capito i loro meriti probabilmente e' uno problema suo, avrà altre preferenze
hard`N`heavy
Mercoledì 17 Febbraio 2016, 23.12.25
6
x terzo menati hai perfettamente ragione, ho citato quelli che mi sono venuti in mente. Adesso mi vengono in mente Sebastian Bach ''skid row'', Overkill, Lenny Kravitz, Dinosaur Jr., Extreme, Poison, ecc. La lista e lunga e tutti nomi importanti
terzo menati
Mercoledì 17 Febbraio 2016, 22.26.06
5
Ti sei scordato dimebag darrel che aveva un'adorazione per ace frehley tanto da averlo tatuato e il clessidrone abbath che e' praticamente diventato l'erede di gene simmons. Ha recentemente affermato ridendo di aver plagiato ladies in waiting in un pezzo degli I. Ho controllato ed e' vero
terzo menati
Mercoledì 17 Febbraio 2016, 22.15.15
4
Vedo con piacere una voce fuori dal coro e cita unmasked come capolavoro. Quando ace attacca con two sides o talk to me o torpedo girl e' sempre una goduria. La mia prima band e una Delle mie preferite, mi e' sempre piaciuta la tattica beatlesiana delle 3 voci più una
hard`N`heavy
Mercoledì 17 Febbraio 2016, 22.08.00
3
x daniele, 1974 – Kiss (capolavoro) 1974 – Hotter Than Hell (grandissimo album) 1975 – Dressed to Kill (grandissimo album) 1976 – Destroyer (capolavoro) 1976 – Rock and Roll Over (capolavoro) 1977 – Love Gun (capolavoro) 1979 – Dynasty (capolavoro) 1980 – Unmasked (capolavoro) 1981 – Music from "The Elder" (capolavoro) 1982 – Creatures of the Night (capolavoro) 1983 – Lick It Up (capolavoro) 1984 – Animalize (capolavoro) 1985 – Asylum (grandissimo album) 1987 – Crazy Nights (capolavoro) 1989 – Hot in the Shade (grandissimo album) 1992 – Revenge (capolavoro) carta canta (li possiedo tutti in CD & LP originali), è dalla loro parte pende anche la storia dell' hard Rock chiedere per conferma anche a gruppi thrash & death, black metal, cito alcuni nomi importanti: darkthrone, anthrax, death angel, metallica, slayer, entombed, possessed, Death di un certo ''Chuck Schuldiner'' (r.i.p.) grandi estimatori dei KISS e ho detto tutto.
daniele
Mercoledì 17 Febbraio 2016, 21.31.38
2
non capisco come hanno fatto tutto sto successo,non li sopporto
Metal Shock
Mercoledì 17 Febbraio 2016, 8.00.28
1
L`ho sempre pensato e sempre lo pensero`: i Kiss, come componenti, sono sempre stati una merda, Gene e Paul in primis.
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ARTICOLI
17/02/2016
Articolo
IN TOUR CON I KISS
Le storie on the road della Original KISS KREW - 1974-1976
 
 
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