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RUNNING DEATH + SWEEPING DEATH + LES LIBETH - Padiglione 14, Collegno (TO), 16/06/2017
21/06/2017 (394 letture)
La serata del 16 giugno si prospetta molto calda e torrida, non solo per la temperatura, ma anche per le band in cartellone che questa sera si esibiscono, tutte e tre piuttosto emergenti per la verità, almeno su suolo italico. Infatti parlando delle due band tedesche che si esibiranno, ossia i Running Death e gli Sweeping Death in Germania hanno giù un discreto seguito, soprattutto la prima che, di recente, ha avuto modo di aprire diversi concerti per gli Exodus. Inoltre, se consideriamo che i bavaresi sono giunti a Torino proprio per presentare il loro nuovo album, DressAge, possiamo dire che le premesse per la riuscita di un concerto memorabile ci sono tutte. Quindi senza ulteriori indugi, direi di procedere oltre.

LES LIBETH
La band in questione ha l’arduo compito di aprire le danze, riuscendoci solo in parte. La band infatti è artefice di un punk hardcore, con ampio spazio ad influenze ska (con testi in italiano), tutto sommato lineare e un po’ anonimo. Nella mezzoretta a disposizione i ragazzi ce la mettono davvero tutta, suonando egregiamente, con il basso che emerge nella performance complessiva. Per tutta l’esibizione della band aleggia un’ atmosfera distaccata del pubblico (in realtà piuttosto scarso per tutta la durata dell’evento), che ascolta attenta, ma comunque rimane piuttosto fredda e statica, applaudendo soltanto nel finale. Nel complesso c’è da dire che la band è risultata fuori contesto, dal momento che gli altri due gruppi propongono thrash metal molto tecnico ed elaborato. Attendo quindi un’altra occasione più consona per valutarli meglio. Per il momento rimandati.

SWEEPING DEATH
Di tutt’altro spessore è invece la performance degli Sweeping Death, band dedita come detto poc’anzi a un thrash metal ad alto tasso tecnico, dalle spiccate influenze progressive. Il loro è un metal molto particolare che si distacca decisamente dal marasma di band anonime che oggi intasano il mercato discografico, riproponendo sempre i soliti cliché. Descrivere la loro musica è difficile, poiché molto complessa ed estremamente personale. In poche parole è un impasto molto interessante di tra sonorità e armonizzazioni maideniane (soprattutto gli elaborati assoli), lo scream imbastardito che potrebbe ricordare la furia di Phil Anselmo dei tempi d’oro e certe cose degli Anacrusis nelle parti più stridule, ma anche certe cose dei Judas Priest, tanto è vero che nel finale i nostri chiudono l’esibizione con una iper-versione di Between the Hammer and the Anvil da pelle d’oca.
Come se non bastasse, questo portentoso mix sonoro viene ulteriormente particolareggiato dall’utilizzo delle tastiere, o meglio di un organo dalle spiccate influenze classiche, superbamente suonate dal batterista/tastierista della band, Tobias Kasper. Per il resto bisogna dire che il guppo si presenta sul palco in perfetta forma, decisamente in palla e super concentrati. Gli Sweeping Death sciorinano per intero il loro EP di debutto, Astoria, più due pezzi inediti e la cover gia citata in chiusura, in un’esibizione coinvolgente e spettacolare, dove a far da mattatore, oltre alla voce particolarissima di Elias Witzgmann, sono le chitarre e il poliedrico batterista, davvero impressionanti per capacità tecniche e precisione. Sono quasi cinquanta minuti davvero intensi in cui è impossibile rimanere indifferenti, soprattutto nelle parti più tirate è pestone, tanto è vero che il poco pubblico presente (e una buona fetta tedesca persino) da vita a un pogo piuttosto furioso, innalzando maggiormente la temperatura interna del locale, di per sé già insostenibile. Se aggiungiamo -in ultimo- che i volumi sono praticamente perfetti, possiamo dire che questo si candida come uno dei concerti underground dell’anno, almeno per il sottoscritto.

RUNNING DEATH
Per gli headliner della serata, ovvero i bavaresi Running Death, sarà difficile bissare la performance dei connazionali. Tuttavia al rientro nello stretto sottopalco del Padiglione 14, dopo la canonica quanto necessaria pausa all’esterno per una veloce boccata d’aria e una bevuta di birra, i nostri salgono sul palco decisi a mettere a ferro e fuoco il locale. Come dicevo in apertura, i nostri hanno suonato insieme agli Exodus, e si sente. Infatti suonano compatti e precisi come delle macchine, proponendo un thrash metal tecnico, tanto brutale quanto melodico, con una perizia invidiabile. A far da mattatore in questo caso è il gigantesco cantante e chitarrista Simon Bihlmayer, che sciorina assoli davvero notevoli e ritmiche altrettanto serrate, oltre a trovare nonostante la voce sia tutto sommato bassa e limitata in estensione, linee vocali avvincenti. I ragazzi tedeschi presentano il loro nuovo disco Dressage, alternando i nuovi pezzi con altri estratti del loro primo album, Overdive. I suoni sono perfetti, rocciosi ed affilati come rasoi, e dal vivo danno il massimo smalto ad un pugno di canzoni avvincenti, magari non innovative al 100%, ma suonate con grande personalità e gusto. Insomma, in altre parole, l’esibizione dei Running Death scorre liscia come l’olio, in un connubio tra muscoli e classe, tanto è vero che il pubblico, decisamente su di giri chiede, venendo accontentato, un paio di pezzi extra fuori scaletta.

Il concerto è dunque finito, con un buon riscontro da parte del -ahimè- scarso pubblico. E qui, veniamo alle note dolenti, rese ancor più evidenti in occasioni simili, dove headliner magari è già abbastanza noto in terra natia, ma qui praticamente ignorato dai più. Già, poiché bisogna essere realisti: ai concerti underground il numero di presenze tra il pubblico è nettamente calato e, almeno qui a Torino, ciò ha avuto ripercussioni sulla scena musicale, con la chiusura di diversi locali dove prima era possibile assistere a concerti con nomi relativamente di spicco.
Gente: andate ai concerti, supportate le band, cercate il più possibile di assistere a piccoli eventi come questi! Perché, altrimenti, non si può parlare di ricambio generazionale se si seguono sempre e solo i soliti quattro nomi di spicco, snobbando l’oceanico mondo dell’underground, dove è proprio lì che tutti i grandi musicisti sono partiti. Se non si corre al più presto ai ripari, almeno parlando della situazione torinese, prevedo un futuro nerissimo.



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