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Fake Idols - Fake Idols
( 3481 letture )
Bravi! Bene! Bis! La recensione del disco d’esordio dei nostrani Fake Idols si potrebbe anche concludere qui. Sì, perché siamo davanti a un debutto coi fiocchi, senza dubbio uno dei migliori di questo primo semestre 2014. Qualche centinaio di parole è però d’obbligo, per rendere onore a un lavoro così ben realizzato e confezionato, e che non può far altro che stuzzicare il campanilismo musicale di ogni metallaro italico che si rispetti.
Partendo dai cenni storici: i Fake Idols sono una “vecchia nuova band”. I componenti provengono infatti da gruppi di qualità già noti nella scena underground (Raintime, Slowmotion Apocalypse, Jar of Bones) . I Nostri, però, in controtendenza rispetto alla maggioranza delle band formatesi per accorpamento, sono riusciti a fondere percorsi musicali pregressi piuttosto eterogenei (dal death al crossover, passando per il prog) in un collettivo tanto compatto quanto sfaccettato, un meraviglioso caso di come la somma degli addendi possa dare a volte un risultato tanto differente quanto superiore alle attese. Se si dovesse definire un genere d’appartenenza per i Fake Idols la sfilza di caratterizzazioni rischierebbe di diventare addirittura prolissa. Si potrebbe azzardare un: alternative/heavy/emo metal, solo per citare alcune delle suggestioni principali presenti in questo debut album (rischiando di tralasciarne almeno altrettante). In ogni caso, il sound risulta genuino e meravigliosamente ispirato, pur se di chiara ascendenza americana (soprattutto nel vibe festaiolo che contraddistingue la quasi totalità dei pezzi).

1-2-3 via! Ed è subito una botta clamorosa! Parte il circo dei Fake Idols, con un riff irresistibile e i pugni che sferzano l’aria seguendo il tempo. Benvenuti al vostro One Way Trip, signori. La voce tagliente e piacevolmente sporca del frontman Claudio Coassin vomita olio incandescente sull’ingranaggio metallico costituito dalla coppia di axemen Odorico/Tavano. I due sfornano un lavoro di randello incessante, reinterpretando soluzioni tipicamente ottantiane con grande proprietà di linguaggio, per inserirle in un brano dal piglio assolutamente alternative (cosa che continueranno a fare alla grande per tutta la durata del disco). Eccellente, su questa direttrice, anche la collaborazione con Mia Coldheart delle Crucified Barbara (sul pezzo successivo My Hero). Qui è ancor meglio riconoscibile l’anima multiforme dei Fake Idols: il brano fonde soli armonizzati heavy con parti al confine con l’industrial e con un mood pressoché emo. Le voci graffianti dei due cantanti, poi, s’incastrano benissimo. Il terzo brano modernizza ulteriormente il sound: i Fake Idols propongono una sorta di versione estremizzata e metallizzata dei Foo Fighters più carichi, incrociati con l’irresistibile cazzonaggine del principe dei cazzoni Andrew WK. Il risultato è la velocissima e incontenibile Switch; da segnalare la grande prestazione fornita dalla sezione ritmica, che va ad affiancarsi a quella sempre eccellente regalata dal trio melodico. Con Push Me Down le vibrazioni industrial si fanno più telluriche: al bridge emocore segue un ritornello ascrivibile alla frangia più scanzonata del metallo industriale (Rob Zombie in testa) ed il risultato è l’ennesima, ottima canzone. When the Curtain Closes è un altro brano da battaglia; da segnalare in questo caso l’intrigante stacco melodico post ritornello, seguito da uno dei migliori assoli di chitarra dell’intero album. Con Far from My Widow siamo di nuovo in bilico tra Foo Fighters, Lostprophets e ballata metallica vecchia maniera. La band si rifiuta, al netto delle reinterpretazioni in un senso o nell’altro, di perdere un colpo che sia uno. Arrivati alla metà di un disco normale di una band normale insistentemente contaminato come questo, con ogni probabilità si sarebbe già perso il filo da un po’. Ma i Fake Idols non sono una band normale.
La seconda parte del lavoro convince in misura pressoché uguale alla prima (appena meno in realtà, per una semplice questione di imponenza intrinseca dell’LP. Dodici brani forse sono un po’ troppi). Highlights assoluti del troncone finale sono la stramba e forse proprio per questo azzeccatissima (dato il mood del disco) scelta di coverizzare la hit pop del 1998 My Favourite Game (degli svedesi The Cardigans) e l’inno all’ignoranza festaiola The Prankster, così credibile, nella sua squisita cafonaggine, da risultare indistinguibile dai migliori pezzi yankee del genere. Obbligatorio segnalare anche la conclusiva The Trap of a Promise, che si accende gradualmente, sprigionando effluvi in bilico tra la power ballad ottantiana e il post-grunge più introverso. Una degnissima conclusione per un lavoro eccellente, che lascia solo una punta di amaro in bocca. In fondo ai Fake Idols non sarebbe costato nulla tentare la carta ballata un poco prima (come già detto il vero problema dell’LP è la sua durata eccessiva), per far rifiatare l’ascoltatore giusto una manciata di minuti. Ma sono minuzie.

Quel che resta dopo l’ascolto di Fake Idols è la certezza di aver scoperto una band italiana al passo coi tempi (internazionalmente parlando) e forse addirittura avanti, per certi aspetti, a certi colleghi americani troppo fossilizzati sull’alternative e sul nu metal delle origini (che ridendo e scherzando sono ormai diventati maggiorenni). Se siete appassionati del metallo più alternativo, e anche se non lo siete, date una chance ai Fake Idols. Non ve ne pentirete! Al limite vi frantumerete il collo a forza di scapocciare...



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
75.63 su 36 voti [ VOTA]
Metal Shock
Lunedì 5 Dicembre 2016, 22.48.24
4
Gran bella scoperta questo gruppo. Per me invece di crossover parlerei di hard rock moderno, questo mi sembra il giusto termine per questo disco molto bello in tutto e per tutto. Se dovessi trovare un neo, beh un paio di canzoni in meno e sarebbe stato perfetto. My hero mi piace da impazzire, uno degli highlights del disco sicuramente. E come scritto sotto e` anche uscito il nuovo album che ad un primo ascolto e` ottimo. Grande band!!!!
Luke25
Martedì 18 Ottobre 2016, 17.41.01
3
Bella rece Midnight, sono assolutamente d'accordo con te, solo che secondo me anche come durata non è affatto male Inoltre posso aggiungere che live spaccano un sacco!! Ascoltatevi anche il neo uscito Witness!! Ancora più maturo a mio avviso
vai steve
Mercoledì 31 Agosto 2016, 22.48.47
2
si ma la chitarra la suono meglio io!!!
Anonimo
Domenica 22 Giugno 2014, 12.09.15
1
Disco bello,penso che questi ragazzi possano avere un bel futuro davanti Voto:80
INFORMAZIONI
2014
Lifeforce Records
Crossover
Tracklist
1. One Way Trip
2. My Hero (feat. Mia Coldheart)
3. Switch
4. Push Me down
5. When the Curtain Closes
6. Far from My Widow
7. No One
8. I Am Wrong
9. My Favourite Game
10. The Prankster
11. All My Memories
12. The Trap of a Promise
Line Up
Claudio Coassin (Voce)
Ivan Odorico (Chitarra)
Cristian Tavano (Chitarra)
Ivo Boscariol (Basso)
Enrico Fabris (Batteria)
 
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