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Perpetual Rage - Empress of the Cold Star
01/10/2017
( 534 letture )
Gruppo per alcuni aspetti spiazzante quello dei Perpetual Rage, per quanto fieramente batte strade dal fondo già più che consunto e per alcuni altri particolari. La band si muove infatti a cavallo di sonorità e modi di comporre che escludono categoricamente tutto ciò che è stato concepito dopo il 1985, con pochi pro e molti contro, in questo caso. Nati nel 2009 a Kupio, in Finlandia, i quattro hanno alle spalle tre demo, un EP ed un album al quale succede adesso Empress of the Cold Stars, un lavoro basato sulla voglia di divertirsi e divertire nel segno dei vecchi tempi e saccheggiando dal lato oscuro dell’heavy primi anni 80, ma non certo privo di difetti.

Presentato da una cover coerente con lo stile della decade di riferimento, ma di una bruttezza che al giorno d’oggi è difficile trovare altrove, il CD evidenzia subito un suono che cerca di ricostruire credibilmente l’atmosfera dei primi anni 80 e tutto sommato ci riesce, mettendo nel contempo in evidenza le discrete qualità esecutive dei musicisti impegnati. Su tutto spicca la voce di Tomi Viiltola, pienamente adatta allo stile e capace di arrivare a note molto alte, ma anche di risultare abbastanza performante nei passaggi più cupi, dove emerge un pizzico di quella leggera approssimazione che fa tanto e giustamente rock. Analizzato nel dettaglio, però, il disco si risolve solo in una lunga e talvolta noiosa citazione di quanto fatto da tempo da tanti, troppi altri. L’album si snoda cavalcando un heavy più che classico con tinte fosche, che ricorda molto da vicino ora i Maiden ora i Sabs, passando attraverso i Crimson Glory, Ozzy, Y&T e talmente tanti altri gruppi che sarebbe impossibile citarli tutti. Senza mai fare niente di brutto in senso stretto, ma anche senza mai far venire per un solo secondo la voglia di risentire qualcosa, i Perpetual Rage ci accompagnano senza scosse da Dragonlancer a Mesmeric Silence. A metà dell’opera a disorientare un po’ è l’inserimento di un “pezzo civetta” ed abbastanza fuori contesto come Evil, una canzone da party band in perfetto stile statunitense che può ricordare addirittura i Kiss per l’interpretazione vocale di Viiltola, oppure i Dokken. Si rientra in carreggiata con Mark of Chaos, altro robusto ed oscuro pezzo heavy che, però, mette ancor più in luce un altro dei difetti di Empress of the Cold Star: quello di una eccessiva prolissità di molte canzoni. Nella fattispecie, una sforbiciata di una novantina di secondi da ricavare specialmente tagliando il finale, avrebbe reso tutto molto più godibile. Ma non è il solo brano ad essere allungato oltre le sue reali possibilità. Privilege e Wildfire non fanno che confermare quanto fin lì ascoltato, prima della chiusura affidata alla ballata piacevolmente manierista intitolata Silent Sky.

Empress of the Cold Star è un minestrone heavy/US power con richiami dark evidenti e qualche accenno epic, che si risolve tutt’al più in qualche momento godibile se preso come tale ed isolato dal contesto generale, ma completamente privo di personalità. Ai Perpetual Rage vanno riconosciute qualità quali la dedizione alla musica, la voglia e la capacità di suonarla e la grinta necessaria a calcare un palco, almeno a giudicare dai video che girano in rete; troppo poco per lasciare il segno. Non malfatto in senso letterale, Empress of the Cold Star non lascia però niente alla fine della sua scaletta, se non una netta impressione di già sentito che non invoglia per nulla al riascolto. Un difetto non da poco.



VOTO RECENSORE
57
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2017
Inverse Records
Heavy
Tracklist
1. Dragonlancer
2. The Empress
3. Boundless
4. The Creation
5. Mesmeric Silence
6. Evil
7. Mark of Chaos
8. Privilege
9. Wildfire
10. Silent Sky
Line Up
Tomi Viiltola (Voce)
Petri Hallikainen (Chitarre)
Ari Helin (Basso, Cori)
Kari Hyvärinen (Batteria)
 
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