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Abyssic - High the Memory
09/04/2019
( 1574 letture )
Era l’estate del 2016, l’ennesimo viaggio in solitaria mi aveva portato, in quell’occasione, in terre scandinave. Mi trovavo a Stoccolma, e come da tradizione, ho cercato sin da subito un negozio di dischi specializzato in metal. Sono entrato nel famoso Sound Pollution e, tra la miriade di album presenti nel locale, due in particolare fecero breccia nel mio cuore: una ristampa doppia del classico Live in Leipzig e A Winter’s Tale degli allora sconosciuti Abyssic. Parlai col proprietario del mio amore per il black, della passione per il funeral doom e, dopo qualche minuto, si presentò con quello splendido digipack aranciato tra le mani: non volli sapere nulla e comprai il lavoro a scatola chiusa: il cuore tuttavia comprende bene i gesti di cui benefica il corpo tutto. Me ne innamorai sin dal primo ascolto, sprofondando in un marasma catacombale che mi ha inghiottito dai primi minuti. Certamente la presenza all’interno della band di Asgeir Mickelson (Borknagar e Asgeir Spiral Architect, ed oggi non più parte del gruppo) mi ha spinto ad acquistare il full-length ma, sapere che del doom estremo veniva concepito con contrabasso, mellotrom e minimoog alzò l’asticella della curiosità a livelli esponenziali. Oggi il mio “capo” mi offre generosamente la possibilità di raccontare il nuovo secondo capitolo di questa infernale realtà che prende il nome di High the Memory (ti devo un favore, Costanza). La formazione è oggi leggermente differente rispetto a tre anni addietro, due nuovi membri in seno alla band: alla batteria troviamo Tjodalv (Susperia -Dimmu Borgir e Old Man’s Child) che non è di certo il primo che passa dalla strada, mentre al basso c’è a Makhashanah (Sirenia e Tiamat dal vivo). Probabilmente si è di fronte ad un primo esperimento di all-star-band in formato funeral doom, poiché, per quanto giovane a livello discografico, il gruppo ha dalla sua musicisti di tutto rispetto, che calcano i palcoscenici da molteplici anni. Meglio tardi che mai, vien da pensare: i nostri hanno difatti all’anagrafe ventun anni, pur avendo tra le mani solamente due album pubblicati. Il piacere è l’attesa stessa: almeno così si dice.

Ora, non avendo alcun desiderio di attendere, mi butto a capofitto in questo maestoso ed infernale nuovissimo High the Memory, che mette a dura prova la tenacia di ogni ascoltatore; credo che la discesa negli inferi dantesca sia stata più facile in confronto a questi corposi settantasei minuti di musica. Lento, lentissimo, estremamente lento, così lento che è l’archetipo base del concetto “più è lento, più è violento”. Una melodrammaticità sviluppata con eleganza e incantesimi, dove il funeral doom prende una veste nuova ed assolutamente inaspettata. Si percepisce l’agonia, ma allo stesso tempo una ventata di allegorica e deturpante voglia di riemergere dall’inferno in terra. Voglio essere blasfemo, probabilmente esagerato ma durante l’ascolto di Where My Pain Lies ho visualizzato in certi momenti le atmosfere di Death Cult Armageddon, concepite in modalità slow-motioin. Una sensazione di enorme piacere insieme a brivido lungo la schiena si sono intrufolati dentro me, ho chiuso gli occhi e mi si è palesata dinnanzi una voragine catartica. A differenza del precedente A Winter’s Tale, oggi gli Abyssic hanno trovato la formula perfetta per unire le molteplici sfumature presenti nel loro articolato labirinto sonoro. L’utilizzo più intenso delle tastiere e il contrabbasso -che non ha più necessità di essere in prima linea, tendendo più ad arricchire piuttosto il sottofondo strumentale- hanno innalzato la soglia del dolore, espandendo contemporaneamente le sovrastrutture sonore. Un deciso salto in avanti che rischia di mettere in serio repentaglio il trono degli Evoken nel palinsesto doom. L’utilizzo del doppio pedale in maniera prepotente, e a tratti, anarchica su Transition Consent mi ha lasciato ancora di più comprendere come ci sia la brama di libertà, dove i dogmi del genere sono stati presi, studiati e ribaltati per trovare la chimica perfetta ai fini di lasciarsi spontaneamente evolvere. Ogni minuto una sorpresa: ogni brano vive di vita propria e questo li comprende quando inaspettatamente ti trovi all’interno del classico black Norvegese durante la conclusiva Dreams Becomes Flesh. Non ci si deve porre nessuna domanda sul perché di questo cambio repentino, bisogna lasciarsi cullare e goderne a pieni polmoni.

Non riesco ad andare oltre, ho dolore al petto, ho fame di oscurità e questo è l’ingresso in un mondo spettrale, anacronistico e fuori dagli schemi classici. Settantasette minuti, suddivisi in cinque canzoni soffocanti che di certo non sono per tutti, ma possono far entrare qualche nuovo adepto dentro questo “inner circle” che trasforma la carne umana in amorfe creature. Ottima la produzione, magnifico l’artwork che accompagna il disco ed ennesimo colpo azzeccato per Osmose, che ogni tanto ci vede ancora lungo. Sono estremamente soddisfatto di come la band, a dispetto dei cambi di line-up, abbia evoluto il proprio suono, riuscendo ad ammaestrare ogni singolo strumento per farlo diventare parte di un insieme opprimente e minuziosamente curato. Non rimane altro che godersi questa nuova bestia mentre gli spettri delle catacombe del dolore entrino in noi: buon viaggio.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
90.33 su 3 voti [ VOTA]
Le Marquis de Fremont
Venerdì 20 Dicembre 2019, 13.34.04
4
Lo ascolto solo ora perché mi era sfuggito all'uscita. Album bellissimo e profondamente intenso. Non si percepisce minimamente la lunghezza dei pezzi, perché sono bene articolati nel songwriting e coinvolgenti. Veramente eccellente. Au revoir.
DF800
Venerdì 12 Aprile 2019, 13.25.31
3
Suonato bene e ben prodotto ma eccessivamente prolisso e monocorde in troppi punti rischiando di sfiorare la noia. 68/70
Freccia
Giovedì 11 Aprile 2019, 21.28.27
2
Proprio bello questo album. Un macigno di lentezza e potenza. Concordo con il recensore (magari aumentiamo il voto di 2 punticini per arrivare ad un meritato 80 tondo)?
Stagger Lee
Martedì 9 Aprile 2019, 20.47.09
1
Bello davvero. Arrotondiamo un po'....80 suvvia!!
INFORMAZIONI
2019
Osmose Production
Death / Doom
Tracklist
1. Adornation
2. High The Memory
3. Transition Consent
4. Where My Pain Lies
5. Dreams Become Flesh
Line Up
Memnock (Voce, Contrabasso)
Elvorn (Chitarra)
Makhashanah (Basso, Voce)
Tjodalv (Batteria)
Andre Aaslie (Pianoforte, orchestrazione)
 
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