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Isgherurd Morth - Hellrduk
03/03/2021
( 467 letture )
Che i tre musicisti membri degli Isgherurd Morth -neonata creatura al suo debutto con Hellrduk- non abbiano un approccio ortodosso alla musica risulta evidente dal loro curriculum. Il trio è composto infatti dai siberiani Max Konstantinov alla chitarra e Peter Shallmin al basso, già compagni nella prog metal band internazionale Kamlath, e dal francese Romain Goulon, batterista estremamente attivo che ha lavorato anche, tra gli altri, con Necrophagist e Benighted. In effetti, Isgherurd Morth non è la prima incarnazione di questi tre folli. Nel 2016 realizzarono, con il monicker Stench Price, un EP eponimo di 16 minuti nel quale il grindcore si fondeva con i più disparati generi: dunque, quale mai potrà essere l’approccio al black metal di un trio che ha composto musica grind/bossa nova/lounge?

Purtroppo o per fortuna, a seconda di chi la ascolta, la musica contenuta in Hellrduk non raggiunge simili vette di bizzarria. Essa si colloca all’ipotetica intersezione tra la tradizione del black metal scandinavo e quella del tech death statunitense degli anni '90 (Atheist, Death ecc). Sulla carta un disco molto interessante, dunque, dalle amplissime potenzialità espressive. Purtroppo, però, il risultato è molto meno soddisfacente di quello che avrebbe potuto essere. Sin dai primi istanti del disco è possibile individuare alcune criticità che penalizzano non poco l’opera. Una di queste è la qualità sonora, devastata da un mixing piatto ed inespressivo. Non c’è profondità in quello che si ascolta, le canzoni galleggiano all’interno del padiglione auricolare senza quella forza che un buon missaggio, giocando sui livelli, sui riverberi e via discorrendo, è in grado di donare. Tutto è perfettamente udibile ed intelligibile. Troppo udibile ed intelligibile. Ascoltare Hellrduk è come leggere una lista della spesa sonora, senza quell'espressività e quell’ampiezza che si possono trovare in un buon mixing. Un altro grosso problema risiede nella voce di Peter Shallmin, il cui scream è soffocato, poco più di un sussurro sforzato, come quello di chi per la prima volta si cimenti nell’apprendimento di questo stile canoro (Kultth Tormentr è il brano nel quale i limiti del cantante emergono in modo più netto). Di nuovo, piatto. Ed è un grosso peccato, perché la mezz’oretta di musica qui contenuta avrebbe meritato un miglior trattamento ed un miglior accompagnamento vocale. La rielaborazione della cosiddetta second wave del black metal qui condotta attraverso le asperità del miglior tech death statunitense produce infatti diversi momenti interessanti, nei quali l’aspetto puramente compositivo viene esaltato dalla fusione di questi due generi. Allo stesso modo, però, si possono trovare passaggi poco azzeccati, specialmente quando i nostri provano ad inserire una goccia melodica nell’impasto: nuovamente giunge in nostro soccorso la già citata Kultt Tormentr - a mani basse il pezzo che riassume e rende più lampanti i problemi che affliggono il disco -, la quale si conclude con una linea che vorrebbe essere melodico-atmosferica, sulla scia di certo post-black e blackgaze, fallendo e risultando, anzi, piuttosto fastidiosa all’orecchio. Meglio riuscito è un pezzo come Lucir Stormalah, che, pur soffrendo delle stesse criticità dell’intero disco, riesce a mettere meglio in mostra le capacità del trio. In grado di costruire atmosfere sinistre, come quelle che infestano i primi secondi, di unire velocità ed emotività - in ciò risultando dei lontani parenti degli olandesi Fluisteraars - e di mantenere sempre alta l’attenzione dell’ascoltatore, grazie anche ad una pregevole varietà che ne caratterizza un andamento ondulatorio, esso può fregiarsi del titolo di brano migliore del lotto.

Tuttavia, il giudizio complessivo non può che essere insufficiente. E lo è specialmente a causa dei due grossi problemi enunciati più sopra. Hellrduk è un disco piatto il cui ascolto risulta poco coinvolgente e poco avvolgente: il perfetto esempio per chi voglia capire quale sia l’importanza del missaggio nella musica. Certamente, l’impianto sonoro lo-fi è uno degli elementi cardine attorno cui si è costruito il black metal scandinavo ed ancora oggi, in certe uscite black puriste e tradizionaliste, riveste un ruolo di prim’ordine. Qui, però, la sensazione è che non si sia voluto ricostruire quel risultato “da scantinato”, perché tutto è perfettamente comprensibile, come dicevamo. Dunque, sia che l’intento degli Isgherurd Morth fosse quello di rimanere fedeli a quell’estetica sia che fosse quello di superarla, non è stato decisamente raggiunto, fermandosi in uno sgradevole limbo a metà strada tra i due obiettivi.



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
63 su 17 voti [ VOTA]
Immolazione
Mercoledì 10 Marzo 2021, 18.49.50
3
Concordo con Doom, onestamente è almeno da 75.
Doom
Venerdì 5 Marzo 2021, 10.47.13
2
Mah, questo disco a mio parere è molto più bellino di quel che si dice ed anche i paragoni portati in recensione mal lo rappresentano: a me ricordano molto i Ludicra di "the tenant" (e già ciò dovrebbe dir tanto sulla qualità del disco in questione), quindi un disco di una ottima tecnica ed esecuzione e con una registrazione per niente male ma anzi naturale e direi "live" in cui tutto si sente bene e si amalgama anche piacevolmente. Questi un 80 lo meriterebbero tutto, a mio parere migliori di tanta altra roba per me sopravvalutata per non dire inutile (Harakiri for the Sky: sempre solita solfa tutta arrangiamento e registrazione leccata, roba che ormai la compri al supermercato). Ma ripeto: è un mio parere.
Jan Hus
Mercoledì 3 Marzo 2021, 23.43.03
1
Aridaje 🥸
INFORMAZIONI
2021
Repose Records
Black
Tracklist
1. Inferhn
2. Kultth Tormentr
3. Nokturahl
4. Lucir Stormalah
5. Beliath Todh Grimr
Line Up
Peter Shallmin (Voce, Basso)
Max Konstantinov (Chitarra)
Romain Goulon (Batteria)
 
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