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TRAFFIC CLUB - ROMA

Abyssmal Sorrow - Lament
( 3907 letture )
Non ora. Non adesso.
Un colpo del genere proprio quando credevo fosse tutto finito. Cosa sarà di quei barlumi di luce che iniziavo a scorgere in tutto questo buio? Svaniranno rapidi nei 55 minuti scarsi di questo nuovo ascolto? Oppure sapranno resistere al cinico attacco di un lavoro che sin dai primi secondi sta cercando di rigettare anima e ragione nel miserrimo oblio che mi è stato fin d’ora riservato? Vivere o Morire?

Prima di perdere definitivamente conoscenza, intendo produrre opportuna descrizione del mio presunto sicario, cosicché anche voi, a scopo cautelativo, possiate conoscerne la fisionomia.

ABYSSMAL SORROW: combo australiano del quale probabilmente non avrete ancora avuto cenno e che ben presto diverrà marchio di preziosa materia funebre.

LAMENT: irragionevole gemito di pena (nonché titolo di questo inedito full-lenght) riservato a coloro che intendono confrontarsi con quanto di più estremo vi sia nell’odierno panorama depressivo.

FUNERAL DOOM: onoranza asciutta, desertica e soprattutto incredibilmente sofferta quella proposta dai nostri beccamorti australi; gli ABYSSMAL SORROW nella celebrazione tipo delle proprie esequie prescindono infatti dalla ricerca ossessiva di quella configurazione sinfonico/corale distintiva della corrente luttuosa più classica (SKEPTICISM, PANTHEIST, CONSUMMATUM EST, RAS ALGETHI), ma pure rigettano con decisione la sperimentazione AMBIENT dei vari solo-project destrutturati (van Cauter, van Haecke, Nortt, Mlandroth, ecc..), “confinando” strumentistica e vocalizzazioni all’interno di scritture senza dubbio semplificate e ripetitive, ciò nonostante coscientemente organizzate e curate fino ai minimi particolari: in altre parole LAMENT prevede un’architettura con strofe, ganci e ritornelli che si agganciano tra loro in una marcia dal progredire rallentato e resa piatta dalla totale assenza di variazioni interpretative dell’amalgama complessivo. Risparmiandovi la solita disquisizione sulla catalogazione dei prodotti a mio carico, che chi mi segue ha comunque ben presente, ritengo che la definizione FUNERAL DOOM spesa per gli ABYSSMAL SORROW possa in linea di principio essere accettabile, nonostante per maggiore precisione si sia optato in testata per una più coerente definizione DEPRESSIVE DOOM.

RITMICA: lentezza sbalorditiva in ogni dove del CD. Le percussioni filano liscie per tutto il running time dei 6 brani inclusi in LAMENT, senza mai concedere alleggerimenti e men che meno cambi di velocità; assolutamente privo di artifici stilistici (rullate, doppia cassa e quant’altro di inutile addobbo) il drumming rintocca con una dilatazione maggiore rispetto all’andatura di basso e chitarra che pertanto appaiono più “suonati” di quanto non lo siano effettivamente. Le distorsioni di stampo DRONE (sature e riverberate) contribuiscono a creare un sottofondo monolitico sul quale esaltare la partitura principale. Unico episodio in controtendenza risulta essere AUSTERE LAMENT PART ONE, che offre come base un virtuoso arpeggiare chitarristico ben più “leggiadro” rispetto a quanto oramai d’abitudine. Un piccolo biasimo alla produzione approssimativa che rende difficoltoso l’isolamento acustico delle linee d’accompagno.

MELODIA: innanzitutto tanta e struggente. La prima linea è fornita principalmente dalla 6 corde solista e solo talvolta dall’elettronica delle tastiere che, per lo più, si preoccupano di completare l’armonia con logica verticale; ogni singolo brano è caratterizzato da un motivo trainante che cicla sulle fondamenta ritmiche in modo così ripetitivo da divenire sfacciatamente logorroico: assicurata in tal modo quella tediosità “positiva” che rende riflessivo ed intimistico il prodotto (mi comprenderanno i fanatici del genere); viceversa scongiurata la monotonia “negativa” (noia) grazie all’encomiabile eleganza delle addolorate composizioni, sempre penetranti e nostalgiche: spiccano, per valore e coinvolgimento emotivo, le arie di BOUND IN LIFELESS AFFLICTION, ECHOES THROUGH THE FIELDS OF DEATH e AUSTERE LAMENT PART TWO).

VOCE: ugola effettatissima e mai rilassata performata su tonalità piuttosto alte che la assimilano ad un mid-growling liquido alla WRAITH OF THE ROPES; non brilla certo per potenza e difatti cede il passo (in termini di restituzione all’orecchio) alla strumentazione solista giustamente più enfatizzata. Pur non potendo vantare un’alternanza tonale da cantato classico (inteso come “pulito”), è più articolato di un semplice grido. Nulla di trascendente, rappresenta l’aspetto perfettibile per il prossimo futuro.

SENSAZIONI: l’approccio umorale degli ABYSSMAL SORROW è oppressivo, teso, soffocante ed al tempo stesso triste e malinconico: ogni brano è una stilettata al cuore che vi priverà di fiato per gridare ma pure di lacrime per piangere. Ogni minuto è mera sofferenza; desolazione allo stato puro. Un tributo ai disillusi, agli eterni rassegnati, a coloro che sono consapevoli di essere soli ed incompresi. I testi parlano di miseria, di alienazione, di immaginaria e reale sconsolatezza. Non vi è nulla di più schietto ed agghiacciante delle parole pronunciate dai Nostri “canguri” che vi consiglio dunque di leggere, oltre che di ascoltare. Ore e ore passate assieme mi hanno consumato; mi sono annientato nelle traversate in metrò, guardando schifato le facce degli insulsi compagni di viaggio al lento incedere di ECHOES THROUGH THE FIELDS OF DEATH (quanto mi piace); ho alimentato la degenerazione nei miei sogni con l’assurdo dolore di AUSTERE LAMENT PART TWO; ho sputato l’amaro sentore della delusione nel mentre della strumentale AUSTERE LAMENT PART ONE. La verità è che sto amando incondizionatamente ogni attimo di questo disco. Semplicemente eccezionale.

GIUDIZIO FINALE: gli ABYSSMAL SORROW sfornano un platter di altissimo valore artistico che sta accompagnando, notte e giorno, le mie silenti meditazioni: 6 brani che dovrei amare incondizionatamente per il centrato feeling depressivo e che invece mi tocca odiare per il modo in cui mi stanno distruggendo. Detto questo sarei un folle a non consigliare LAMENT a tutti amanti del genere, che comunque non avranno ignorato le parole di favore spese durante la recensione e saranno già pronti mandare in cocci il proprio panciuto salvadanaio per evadere la banale pratica commerciale; con irreprensibile onestà intellettuale (ed anche perché oramai ho la mia copia tra le mani) intendo sollecitare all’acquisto anche i fratelli più diffidenti: non passerà difatti molto tempo perchè pure la critica “istituzionale” inizi a considerare LAMENT quale pietra miliare del FUNERAL DOOM rendendolo così appetibile ad un pubblico vasto e variegato che vi diverrà concorrente nella già difficile ricerca; mettetevi in pace e provvedete, rapidi e senza remore, all’atto dovuto. In tutto questo idillio c’è solo da augurarsi che questo ottimo combo non si riveli un’altra dannata meteora alla THERGOTHON: non potrei sopportarlo. Neanche a distanza di 15 anni.

Ora sapete tutto del mio probabile assassino. Guardatevene bene.

Io intanto noto con stupore che le fiammelle a me prossime continuano a farsi largo nell’oscurità.
Ma non vedo speranza: sono i Fuochi Fatui del mio cuore.
Che, maledetti, non si spegneranno mai.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
37.59 su 22 voti [ VOTA]
Simone
Martedì 15 Luglio 2008, 11.16.33
3
E' veramente una perla quest'album. Voto: 85
Simone
Martedì 15 Luglio 2008, 11.16.21
2
E' veramente una perla quest'album. Voto: 85
Arekusu
Mercoledì 9 Luglio 2008, 1.22.00
1
...antidepressivi no?
INFORMAZIONI
2008
Deaden Productions
Depressive Doom
Tracklist
1. Bound In Lifeless Affliction
2. Requiem For The Dying Moon
3. Cavernous Sorrow And Worthlessness
4. Echoes Through The Fields Of Death
5. Austere Lament Part One
6. Austere Lament Part Two
Line Up
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