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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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22/02/2023
( 952 letture )
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Avevamo quasi dimenticato i Korrupt, tanto è il tempo intercorso tra la pubblicazione dell’esordio, nel 2017, e il secondo capitolo in studio, il qui presente Secret Sorrows. Sei lunghi anni durante i quali la band norvegese avrebbe benissimo potuto perdersi via, o passare ad altro. E invece, rieccoli qui a dare un seguito all’interessante Preachers and Creatures, accolto più che positivamente su queste pagine in virtù di un miscuglio di modern hardcore e black metal schietto e minimalista. Sei anni dopo, le cose sono parzialmente diverse. Lo scorrere del tempo sembra infatti aver lasciato una traccia nel sound dei Nostri, che si fa più complesso e stratificato. Delle influenze black metal non resta che una tenue impronta, rimane invece l’approccio generale grigio e angoloso, mentre aumenta considerevolmente la dose di melodia, doppiata da progressioni chitarristiche dal vago sapore classic metal. Non proprio la cosa più facile da catalogare, e la nota stampa che presenta il disco come l’incontro tra di Turbonegro, Comeback Kid e Kvelertak non facilita certo le cose.
L’opener Kings of Chemicals non dissipa i dubbi, mettendo in mostra un suono proteiforme dove convivino la voce raschiante del leader Marius Jahnsen, un ritornello melodioso quasi pop punk e un’elegante progressione chitarristica. Il marchio dei Korrupt è sempre presente, ma meno immediatamente afferrabile. La seguente Death to Serenity continua sulla stessa via, riesumando per di più delle vaghe reminiscenze black metal. A partire dalla ritmata Hail Seitan, le cose si fanno più chiare, il puzzle inizia a ricomporsi e svetta finalmente quello che sarà il punto forte del disco: i ritornelli. Da qui in poi, la band di Kristiansand piazza alcuni ottimi refrain, allo stesso tempo grintosi, melodici e trascinanti, a partire proprio dalla succitata Hail Seitan, critica con un titolo un po’ facilone dell’industria della carne. È a suon di dad jokes e parole di saggezza che i punk rockers della costa meridionale ci augurano un caloroso benvenuto nella discarica conosciuta come pianeta Terra, informa sobriamente la nota stampa. E lo fanno con un vigoroso punk rock verniciato di hardcore e metal, a tratti tagliente ma sempre stemperato da una buona dose di melodia. Keyboard Warrior (altro titolo degno di nota) ripesca gelidi afflati norvegesi prima di sciogliersi in un altro ritornello da applausi. Lo stesso discorso si può applicare all’up-tempo Birth of Tragedy, alla post-adolescenziale God is Dead o ancora all’avvolgente Contests and Contempt, anche se la maggior parte dei brani si mantiene su di un buon livello qualitativo. Serpents II mostra (in parte) i canini rifacendosi alla quasi omonima Seprents, brano di apertura dell’esordio, mentre la conclusiva Dirty White rallenta i ritmi e chiude il disco in maniera più posata.
A conti fatti, i tre gruppi menzionati nella descrizione non sono poi così campati per aria. Senza voler tirare in ballo la teatralità decadente dei Turbonegro, si potrebbe tentare un paragone con i connazionali Bokassa, anche se i Korrupt si dimostrano meno chiassosi e attorniati da una leggera patina di asprezza assente nel sound sguaiato e a tratti sconclusionato dei colleghi. È altresì vero che un confronto non è per forza necessario, il Quintetto di Kristiansand dimostra di avere uno stile proprio. A primo acchito accantonabili al mischione -core contemporaneo, i Korrupt riescono ad unire sprazzi non propriamente vicini in un sound efficace e non privo di dettagli ed elementi caratterizzanti, anche se magari non da primissimo ascolto. La maturazione sembra avviata, attendiamo ora il gruppo per il fatidico terzo album, sperando arrivi prima del 2029.
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Kings of Chemicals 2. Death to Serenity 3. Hail Seitan 4. Keyboard Warrior 5. Secret Sorrows 6. God is Dead 7. Birth of Tragedy 8. Hellbound 9. Break All The Rules 10. Contests and Contempt 11. Serpents ll 12. Dirty White
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Line Up
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Marius Jahnsen (Voce, Chitarra) Fredrik Nome (Chitarra) Thomas Holler (Chitarra) Aleksander Johnson (Basso) Henrik Kyte Assmann (Batteria)
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RECENSIONI |
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