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Mob Rules - Rise of the Ruler
23/09/2025
( 1619 letture )
Partiamo da un concetto semplice: questo album riesce a trasmettere l’essenza primordiale del power/heavy, mantenendoci immersi in quel sacro mood che ha reso più dolci i sogni di molti. Non sempre sofisticato, ma diretto e sincero, orientato verso la passione che ha segnato l’esistenza di intere generazioni di appassionati. Non si tratta di un capolavoro, e questo lo sanno bene sia i Mob Rules sia lo zoccolo duro dei fan nostalgici di un genere ancora prolifico: non in via d’estinzione, ma talvolta incline a rigenerarsi su sé stesso con ripetizioni funzionali e poca innovazione. Eppure funziona, e riesce a mantenere viva una tradizione. Rise of the Ruler segna il ritorno dei Mob Rules dopo sette anni di silenzio discografico, un tempo lungo che avrebbe potuto spegnere ispirazione ed energia. Non è questo il caso: la band nord-tedesca rimette in circolo la propria idea di power/heavy con solidità, senza concessioni a fronzoli né a sperimentazioni che non le appartengono e che probabilmente non entreranno mai nel loro repertorio.
Il mio complimento, dunque, rimane ancorato più all’aspetto filosofico del suono, alle chitarre, comunque dense di sonorità gradevoli e tecnicamente impeccabili, ma resta evidente, nel complesso, un qualche limite strutturale che depotenzia la struttura armonica complessiva, di stesura e amalgama, appunto, di un suono che a volte appare privo di quella fragranza dura che contraddistingue l’epoca d’oro ed epica di band che hanno fatto la storia del genere.
La Germania resta il terreno da cui il genere trae linfa, fertile ma anche saturo, e in questo paesaggio i Mob Rules si confermano onesti interpreti. Non cercano vie traverse: riff e assoli sono classici, lineari, spesso prevedibili, ma ancora convincenti. La produzione pulita di Markus Teske dona al disco la giusta chiarezza, mentre il concept — che prosegue la saga iniziata con Savage Land e Temple of Two Suns — regala un filo narrativo che lega le undici tracce. Il tutto è accompagnato da un’edizione earbook ricca di contenuti, a testimonianza di un lavoro pensato anche per i sostenitori più attenti.
Klaus Dirks rimane il centro espressivo della band. La sua voce, ben consapevole, limpida e solida, ha mantenuto freschezza e credibilità, qualità non scontate dopo trent’anni di carriera. Non tenta virtuosismi forzati, ma regala interpretazioni convincenti e attuali, capaci di dare identità a brani che, altrimenti, rischierebbero di perdersi tra le convenzioni del genere.

I momenti più forti si trovano laddove la band unisce immediatezza e atmosfera. Back to Savage Land è il brano manifesto: veloce, melodico, con un ritornello che resta inciso. Dawn of Second Sun si apre a un respiro quasi cinematografico, grazie anche al lavoro di tastiere che innerva il disco in più punti. Ma è con le ballad che i Mob Rules confermano una sensibilità tipica delle band tedesche: Nomadic Oasis spezza il ritmo con toni sospesi e un’intimità che sorprende, mentre On the Trail, con la voce di Ulli Perhonen, è un duetto intenso e capace di aggiungere calore alla scaletta. Non mancano i limiti: alcune tracce — Trial and Trail of Fear, Future Loom — faticano a lasciare il segno, appesantite da soluzioni già sentite. L’album non brilla per inventiva, e questo lo sapevamo e qualche passaggio appare troppo scolastico, quasi un’esigenza stilistica più che davvero immaginato per colpire a freddo l’ascoltatore. Eppure, nell’insieme, Rise of the Ruler non è malaccio: è un disco che si lascia ascoltare, che custodisce e che mostra come i Mob Rules abbiano ancora qualcosa da proporre, almeno per chi ha nel DNA la grammatica del power metal classico.

È un ritorno che profuma di coerenza più che di sorpresa, ma forse è proprio questa la sua forza.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
85.25 su 4 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2025
ROAR
Heavy/Power
Tracklist
1. The Fall of Dendayar
2. Exiled
3. Future Loom
4. Dawn of Second Sun
5. Back to Savage Land
6. Trial and Trail of Fear
7. Providence
8. Nomadic Oasis
9. Coast of Midgard
10. On the Trail (feat. Ulli Perhonen)
11. Equilibrium (Rise of the Ruler)
Line Up
Klaus Dirks (Voce)
Sven Lüdke (Chitarra)
Florian Dyszbalis (Chitarra)
Jan Christian Halfbrodt (Tastiera)
Markus Brinkmann (Basso)
Sebastian Schmidt (Batteria)
 
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