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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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31/10/2026
( 394 letture )
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Uscito nel 1999, Heretic è il secondo dei due soli LP pubblicati dai Disembodied, band statunitense originaria di Minneapolis. In quel finire di secolo il metalcore era un genere ancora relativamente giovane, ma ormai codificato attraverso il lavoro pionieristico portato avanti dai primi anni' 90 da band quali Integrity, Earth Crisis e Converge, solo per citarne una manciata di quelle più note. I Disembodied si inserivano in un filone che stava prendendo lentamente piede e, benché certe sonorità non rappresentassero più in quegli anni una novità assoluta, la band di Minneapolis offriva il suo contributo per arricchire ed allargare il panorama metalcore, un contributo di tutto rispetto, è bene rimarcarlo da subito.
I Disembodied attingono a varie fonti sonore: mescolano le atmosfere cupe e claustrofobiche dei Coalesce con i riff dinamici, massicci e groovy di Vision of Disorder e Snapcase. Ma il modo in cui la band lavora con questi riff dal taglio groove porta la loro musica molto vicino anche al new metal del periodo. Basta ascoltare la traccia d'apertura, Cynic, con il suo riff circolare, per sentire immediatamente la vicinanza alle sonorità dei Deftones. Così come 7 Stiches e Amaranth recano vividi richiami ai Machine Head. Quando la violenza smorza i toni si producono tracce più orecchiabili come Barbiturate, scandita da riff heavy/thrash decisamente meno ostici. Nemesis è invece interamente costruita su tempi lenti e riff dissonanti, per aprirsi poi in un granitico riff thrash sul finale. Anche One for the Wicked gestisce al meglio l'alternanza tra ritmi veloci e improvvisi rallentamenti che ricordano lo sludge metal glaciale e oscuro dei Will Haven. Massicci breakdown e rallentamenti con riff fangosi dal sapore sludge/doom costellano la scaletta e l'esigua durata delle tracce, delle quali solo due sfondano il tetto dei quattro minuti, rende l'ascolto fluido e mantiene la tensione alle stelle per tutta la durata del platter. I Disembodied gestiscono con sicurezza un ampio ventaglio di influenze e fonti di ispirazione, facendole sentire tutte, questo va detto, eppure riuscendo a non risultare mai eccessivamente derivativi. Il difetto maggiore dell'album è forse il cantato monocorde di Aaron Weseman, che saltuariamente cerca di variare approccio con parti parlate, ma rimanendo sostanzialmente vincolato all'uso di harsh vocals e grida e ruggiti vari che, comunque, calzano a pennello alla furia nichilista dei brani.
Heretic è un vero rullo compressore, un ottimo esempio del metal estremo che andava per la maggiore alla fine del secolo scorso ed è invecchiato veramente bene. I Disembodied non hanno la profondità e l'estro dei Converge o degli Zao ma, con appena due album ed un paio di EP, hanno sicuramente contribuito in modo efficace alla diffusione del metalcore per come lo conosciamo ancora oggi. Dopo Heretic la band americana cominciò una infinita sequenza di scioglimenti e reunion che ha scandito la loro carriera fino a tempi recenti, pubblicando però solo un paio di compilation. Heretic rimane il loro lascito più importante, un album decisamente da riscoprire.
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Cynic 2. 7 Stitches 3. Amaranth 4. Nemesis 5. Barbiturate 6. One for the Wicked 7. Godless 8. Scapegoat 9. Sticks and Stones 10. In the End
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Line Up
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Aaron Weseman (Voce) Joel Andrew Johnson (Chitarra) Mario Diaz de Leon (Chitarra) Tara Johnson (Basso) Justin James Kane (Batteria)
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RECENSIONI |
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