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PLATENS - Lontano dal mondo
21/12/2014 (1332 letture)
Il clamore a volte forzato con cui vengono accolte molte uscite discografiche al giorno d’oggi e l’esagerata attenzione che viene rivolta a band o album che poi alla resa dei conti non sono in grado di reggere il confronto qualitativo con i veri maestri, rischia molto spesso di far passare in secondo piano anche gli album che invece meriterebbero davvero maggior attenzione. Out of the World, seconda prova dei Platens è proprio uno di quelli. Il nostro Franco Leonetti “Frankiss” ha potuto scambiare due chiacchiere con Dario Grillo cantante, polistrumentista e leader della band.

Franco Leonetti: Ciao Dario e benvenuti su Metallized! Cominciamo dall’inizio e presentiamo la band anche a chi non dovesse conoscervi: come nascono i Platens e come si evolve la band negli anni?
Dario Grillo: Ciao Franco. Innanzitutto grazie per lo spazio e per la review. Il progetto Platens nasce nell’ottobre del 2003 per mio volere dopo aver realizzato un demo di 8 brani inediti. Il primo disco Between Two Horizons è stato pubblicato nel 2004 dalla nostrana Frontiers Records e propone un bel mix tra hard rock melodico, metal e progressive rock. In questa decade sono stato impegnato su diversi fronti sia come produttore che come cantante, realizzando diverse collaborazioni più o meno significative e portando a termine alcuni progetti importanti (su tutti il debut album dei Violet Sun). Solo da qualche anno ho deciso di pubblicare il secondo capitolo Platens, coadiuvato da alcuni amici musicisti (Domiziano Mendolia al basso, Riccardo Barbiera alla batteria e Gabriels all’hammond) e incentivato dalla label australiana Melodic Rock Records che ha acquistato i diritti di stampa e distribuzione del disco. Out of the World ripropone quindi in versione più matura e ragionata tutti gli elementi presenti nell’album di debutto.

Franco: Vi lancio una piccola provocazione: solo due album in un decennio, un po’ pochino come bilancio produttivo. A cosa si deve questo lungo lasso di tempo tra un’uscita e l’altra?
Dario: Semplicemente perché non viviamo di musica. In questo lasso di tempo ognuno di noi è stato impegnato con i propri progetti personali di vita. Io ho un lavoro full time che inesorabilmente mi tiene occupato tutta la settimana. Il tempo da dedicare alla musica è sempre molto esiguo. Inoltre chi lo dice che bisogna per forza fare un disco all’anno? La musica è passione e ispirazione ed essendo una forma artistica non la si può imbrigliare dentro scadenze temporali prestabilite. L’ispirazione non è mai costante per quel che mi riguarda. Ci sono giorni in cui riesco ad essere molto prolifico dal punto di vista compositivo ed altri in cui è meglio lasciar stare onde evitare di scrivere banalità. Credo sia del tutto normale. Diffido da chi dice di essere sempre ispirato 365 giorni all’anno. Quante band riescono a mantenere uno standard qualitativo costante nel tempo? Pochissime. Preferisco quindi pubblicare solo buona musica, seppur con tempi molto dilatati, che realizzare tanti dischi mediocri solo per rimanere a "galla".

Franco: Quali sono le vostre band preferite da cui avete tratto ispirazioni e come nascono le vostre composizioni? Io ho notato alcuni spunti direttamente provenienti dai Dare, mitologica band britannica di Darren Wharton, siete d’accordo?
Dario: Gli spunti sono tanti così come le band che ascoltiamo. Mi piacciono molto i Dare di Wharton soprattutto quelli più incazzati di Blood from Stone ma anche quelli più riflessivi di The Calm Before the Storm. E’ una band che nel tempo ha avuto degli alti e bassi a dire la verità ma che possiede un’enorme carica emotiva soprattutto grazie alla splendida voce di Darren. Tuttavia i miei ascolti attuali sono piuttosto diversi dall’AOR tradizionale spaziando verso generi musicali che non hanno nulla a che vedere col rock.

Franco: La copertina del disco è accattivante ed evocativa, ma tutto il booklet incuriosisce e colpisce chi la osserva, quante bozze avete dovuto visionare prima di sceglierla?
Dario: In realtà abbiamo dato delle direttive piuttosto precise al disegnatore (che ricordo essere Caio Caldas, colui che sta curando gli artwork dei Dragonforce). Sapevamo cosa realizzare sin da subito e le nostre idee erano abbastanza chiare. Il booklet quindi è in linea con la nostra direzione musicale e con le tematiche affrontate.

Franco: Out of the World, il vostro nuovo disco, è davvero sensazionale: composizioni eccelse, arrangiamenti superbi, un AOR contaminato da tanti generi, una mistura davvero sbalorditiva. Siete soddisfatti del risultato ottenuto e quali aspettative nutrite per questo album?
Dario: Grazie Franco. Siamo abbastanza soddisfatti del risultato finale ma non nutriamo chissà quali aspettative. Suono principalmente perché è un’esigenza del mio essere e nel tempo ho imparato a focalizzare la mia attenzione su ciò che voglio veramente esprimere e non su ciò che vorrei ottenere. Il mio legame con la musica è qualcosa di molto intimo e personale. E’ il modo in cui riesco ad essere veramente me stesso. In tutto questo trova poco spazio il successo o il tornaconto personale. Probabilmente sono in controtendenza rispetto a tanti altri musicisti dato che oggi si suona principalmente per "apparire" o per "dimostrare". Penso che la musica debba essere totalmente sganciata dall’ego individuale. Si rischia di non capirne il vero significato e confonderlo col desiderio di autorealizzazione personale. L’arte non ha nulla a che fare con la popolarità, il successo o la gloria. Al massimo questi possono essere degli effetti collaterali. Purtroppo viviamo in una società malata di autocelebrazione in cui tutti vogliono avere spazio e considerazione per qualità che molto spesso non posseggono. C’è un esasperato bisogno di certezze dovuto all’insicurezza collettiva che caratterizza questo periodo storico. Tutti vogliono avere qualcosa da dire ma nel 99% dei casi sarebbe meglio rimanere in silenzio.

Franco: Se vi dicessi che siete competitivi a livello mondiale e apparite come la vera sorpresa del 2014 della scena italiana, cosa vi viene in mente?
Dario: Ti ringrazio e mi fa piacere che tu sia riuscito ad essere empatico con la nostra musica. Ovviamente ci fa piacere ricevere feedback positivi ma come ribadito precedentemente suoniamo per pura passione al di là di ciò che potremmo raccogliere in termini di successo e riconoscimento.

Franco: Dopo i complimenti, una critica al vostro platter: la batteria ha un sound un po’ troppo sintetico a parere mio, c’è qualcosa che oggi mutereste rispetto al prodotto finito?
Dario: Hai ragione ma non credo che sia un problema legato a tutto il sound della batteria. Abbiamo dovuto triggherare cassa e rullante per esigenze di missaggio. Avendo curato personalmente la produzione, oggi sistemerei meglio il suono del rullante che suona un po’ troppo secco e “asciutto” per il genere.

Franco: La tua voce, davvero maestosa e sublime, si attaglia perfettamente al vostro songwriting, sembrate una band compatta, virtuosa nei vari elementi ma che non si specchia mai in se stessa, badando solo al ottenimento del risultato finale. E’ corretta questa analisi?
Dario: Grazie nuovamente. La voce ti sembra perfettamente integrata nel contesto musicale poiché le nostre canzoni nascono sempre da una linea melodica cantabile. Molte band commettono l’errore di comporre prima la struttura dei brani (accordi e base ritmica) e in un secondo momento adattano la voce al contesto. Le canzoni non dovrebbero nascere da un riff o da degli accordi sporadici ma è la linea melodica che dà le direttive per lo sviluppo strutturale della song. Inoltre la tecnica e lo studio personale devono sempre essere messi al servizio del buon gusto. I virtuosismi non impressionano più nessuno e se non sono “ragionati” e pensati ad hoc rischiano di rovinare anche le buone idee.

Franco: Tutto l’album colpisce per la grandissima qualità dei pezzi e la capacità di renderli vivi e variegati, però personalmente sono stato colpito da Save Me, ultima traccia del CD che reca in sé accenti da colonna sonora cinematografica. Vi va di parlarcene un po’ in maniera più approfondita?
Dario: Save me è un brano a cui sono molto legato. Ha un potere evocativo molto forte. L’ho composta qualche inverno fa ed è la song che risente maggiormente di questa influenza "climatica" che caratterizza da qualche anno le mie composizioni. Probabilmente il fatto di vivere in montagna a contatto con la natura ha enfatizzato il lato più intimista e spirituale del mio songwriting.

Franco: Avete piani per suonare live in Italia e all’estero?
Dario: Ne abbiamo discusso con la casa discografica. L’idea è quella di fare qualche concerto soprattutto all’estero, magari prendendo parte a qualche Festival itinerante. Ho chiesto alla Melodic Rock Records di poter suonare al Melodic Rock Fest che ogni anno si tiene negli States e sono ancora in attesa di una risposta. Mi piacerebbe molto tornare a suonare dal vivo. Tuttavia per quel che riguarda i live in Italia sussistono delle problematiche di carattere logistico che ci impediscono di poter pianificare un tour vero e proprio. Io e il resto della band viviamo in città diverse per cui è davvero difficile incastrare gli impegni lavorativi di ognuno di noi. Avremmo bisogno di un management serio disposto a supportare la nostra musica ed ad organizzarci delle date. Da soli possiamo fare ben poco non avendo un budget adeguato che ci permetta di coprire i costi di spostamento, vitto e alloggio. Suonare in un qualsiasi pub in compagnia di amici e parenti non è proprio quello a cui aspiriamo.

Franco: Il tempo passa e vista la qualità dell’album, vorremmo non dover attendere un altro decennio per un nuovo capitolo. Pensate di riuscire a dare ai Platens una continuità maggiore in futuro?
Dario: Sinceramente non lo so. Sono troppi i fattori che influenzano la realizzazione di un disco: le giuste motivazioni, l’alchimia all’interno della band, il sacrificio, il dispendio di soldi e di tempo. Se pensi che il ritorno economico è quasi sempre pari a zero allora potrai facilmente capire perché sono parecchio scettico su un terzo full length. Non siamo una band con un seguito tale da poterci permettere pianificazioni a lungo termine e ragioniamo sempre sul carpe diem. Quindi staremo a vedere cosa accadrà in futuro. Probabilmente continuerò a suonare e a comporre musica come ho sempre fatto ma oggi non so dare una risposta certa a questa domanda.

Franco: Cosa vorreste dire a chi non vi conosce ancora, per avvicinarlo alla vostra musica?
Dario: Di ascoltare il nostro album senza pregiudizi e con calma. Non aspettatevi un primo ascolto da urlo perché rimarrete delusi. Se invece avete voglia di ascoltare qualcosa di più “Impegnato” che cresce dopo diversi ascolti allora Out of the World potrebbe fare al caso vostro.

Franco: L’intervista è finita, grazie per il vostro tempo. Vi va di aggiungere qualcosa o salutare i nostri lettori?
Dario: Grazie a te per lo spazio. Un caro saluto a tutti i lettori di Metallized.



Third Eye
Martedì 23 Dicembre 2014, 16.20.33
9
Non conosco la band in questione ma ho apprezzato moltissimo le risposte che Grillo ha dato all’intervistatore, denotano una maturità ed un’intelligenza che non sempre è possibile ravvisare nelle parole e nei comportamenti dei musicisti rock o metal (che siano). Sono convinto anch’io, per esempio, che la musica debba essere slegata da logiche meccaniche, da una reiterazione forzata che miri ai massimi guadagni e rispetto profondamente chi interpreta tale pensiero, così come trovo normale che l’ispirazione sia altalenante e legata al caso. Di gente che pubblica “dischi mediocri solo per rimanere a galla" il genere è pieno (soprattutto tra i cosiddetti big). Infine, trovo bellissima la concezione che Dario ha della musica, il fatto cioè che si concentri su ciò che vuole “veramente esprimere” e non su quello che vorrebbe “ottenere”, la trovo una cosa straordinaria e penso infatti che lui sia certamente in “controtendenza rispetto a tanti altri musicisti” che badano molto al successo o al proprio tornaconto personale.
Elluis
Lunedì 22 Dicembre 2014, 23.50.35
8
L'indirizzo IP, questo sconosciuto.......
Argo
Lunedì 22 Dicembre 2014, 22.22.17
7
Riguardo il discorso dell'ispirazione a scrivere canzoni... negli anni d'oro venivano sfornati uno dopo l'altro capolavori da parte di diverse band. Io come scusa più che l'ispirazione direi che tutto quello che di bello si poteva "inventare", è già stato scritto e suonato.
Giorgia
Lunedì 22 Dicembre 2014, 21.54.56
6
Complimenti a Frankiss [@Vince: uno scherzo è bello quando dura poco, sono giorni che ti diverti a usare diversi nick per commentini stupidini in qua e là, dacci un taglio Edit by Lizard]
HeroOfSand_14
Lunedì 22 Dicembre 2014, 20.04.34
5
Conosco questo disco e questa band solo da qualche settimana ma..che disco che hanno sfornato!! Musica fenomenale, grandissima prova strumentale e una voce fuori dal comune. Dario sembra una persona con la testa sulle spalle, molto intelligenti le sue risposte, anche controcorrente. Mi piace molto il suo modo di pensare, forse potrebbero dare qualche chance anche a suonare in localini piccoli per poter essere notati da qualcuno di importante e poter esplodere, cosa che gli auguro con tutto il cuore perchè sono tra quei gruppi che mi fanno pensare a quanto talento nascosto c'è nella nostra nazione, ma mi rattrista anche pensare all'ingiustizia della loro "non fama", mentre altra gente vende milioni di dischi creando la nullità più totale. Vado a commentare anche il disco perchè se lo merita, ancora complimenti alla band e a Dario, perchè la sua voce è paragonabile a quella di altri grandissimi italiani, da Alessandro Conti a Michele Luppi, con un qualcosa anche di Tiranti.
Frankiss
Lunedì 22 Dicembre 2014, 17.29.52
4
Grazie di cuore Giorgio!
Minna
Lunedì 22 Dicembre 2014, 8.46.31
3
Che tristezza però che una band del genere non faccia concerti e che sia così poco considerata...
Giorgio
Lunedì 22 Dicembre 2014, 8.26.35
2
Bella intervista. Complimenti a Frankiss
lux chaos
Domenica 21 Dicembre 2014, 23.27.31
1
Complimenti a dario e alla band, il disco è stupendo, ma il vero tocco di classe è la sua torrenziale voce, un vero tornado
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